Per quanto riguarda i trasferimenti valutari da e verso l’estero, la nuova amministrazione argentina ha operato un cambio di rotta di 180 gradi rispetto al precedente governo, eliminando ogni controllo sui flussi di capitale e i tassi di cambio.

 

L’Argentina possiede un settore bancario abbastanza solido, basato su entrate diversificate, costi operativi contenuti e elevati livelli di liquidità. Tuttavia, questo risulta fortemente penalizzato dalla scarsa domanda interna di credito, dall’elevato livello di disoccupazione, dal lavoro nero e dal rallentamento della crescita economica. La banca più importante del paese è il Banco de la Nación Argentina. Altre banche, in ordine di importanza, sono: Banco Santander Rio, Banco Macro, BBVA Banco Francés e Banco de Galicia. La Banca Centrale Argentina agisce in qualità di ente regolante per tutto il sistema bancario.

 

Recentemente, il presidente Macri ha rimosso ogni controllo sui flusi di capitale in entrata e in uscita dal paese.  L’agenzia per le tasse con la risoluzione No. 3.819, del dicembre 2015, ha tolto tutte le limitazioni sui cambi. Nel gennaio 2017, il governo argentino ha inoltre eliminato l’obbligo per i capitali investiti in Argentina di rimanere nel paese per una durata minima di 120 giorni. Adesso gli investimenti sono quindi liberi di entrare ed uscire dal paese senza limitazioni. Inoltre, le compagnie assicurative non sono più tenute ad effettuare parte dei propri investimenti (30%) in progetti indicati dal governo.

 

Le imprese argentine restano comunque tenute a convertire in pesos i guadagni derivanti dalle esportazioni di beni e servizi. Per contro, le risoluzioni generali No. 3.819/2015 e 1/2017 stabiliscono che le imprese e gli investitori non siano più soggetti a restrizioni sulla conversione di valuta, rimesse di profitti verso l’estero o rimpatri di profitti realizzati all’estero.