In base alla costituzione argentina, gli espropri devono essere autorizzati per legge e avvenire dietro il pagamento di un indennizzo. L’Argentina e l’Italia hanno siglato un accordo bilaterale per la promozione e di protezione degli investimenti, in forza sin dal settembre 1992. Questo sancisce il principio che i reciproci investimenti nei rispettivi paesi non debbano essere espropriati o nazionalizzati fatta eccezione per le finalità di pubblica utilità, ma sempre dietro pagamento di indennizzi calcolati al giusto valore di mercato.

 

E’ bene ricordare che l’Argentina ha un importante storico di espropriazioni durante le passate amministrazioni (soprattutto durante le amministrazioni Kirchner), la più recente delle quali, avvenuta nel marzo 2015,  ha riguardato il sistema ferroviario. In precedenza, nel 2012, il governo argentino aveva espropriato il 51% del pacchetto azionario dell’azienda petrolifera nazionale argentina YPF, controllata in quel periodo dalla multinazionale spagnola Repsol. Il contenzioso internazionale che è seguito è durato fino alla fine del 2014, quando è stato raggiunto un accordo sull’indennizzo.

 

Ancora prima, nel dicembre 2008, il parlamento argentino aveva rinazionalizzato la compagnia aerea Aerolineas Argentinas, al tempo controllata dal gruppo spagnolo Marsans, fallito poi  nel 2010. Occorre dire però, che in questo caso l’azienda si trovava in gravi difficoltà economiche che rendevano necessario un intervento pubblico.

Nell’ottobre dello stesso anno,  l’Argentina aveva anche nazionalizzato i fondi pensione privati, i quali ammontavano a circa

un terzo del PIL argentino, trasferendoli all’ente pensionistico di stato.

 

Oltre alle nazionalizzazioni in precedenza menzionate, un problema rimasto per lungo tempo irrisolto è stato quello del default finanziario. Nel 2001, il governo argentino ha dichiarato l'incapacità tecnica dello stato di rispettare le clausole contrattuali previste per il ripagamento del suo debito pubblico, al tempo pari a 132 miliardi di dollari. A seguito di questo, il governo argentino ha proceduto a ristrutturare il 92% del suo debito, tra il 2005 e il 2010, emettendo nuovi titoli in sostituzione dei precedenti con un valore nominale molto più basso (inferiore rispetto ai precedenti del 70-75%) e tempi di ripagamento molto più lunghi, che hanno comportato una sostanziale perdita per i creditori.

 

Alcuni creditori hanno però rifiutato l’accordo e hanno intentato una causa legale negli USA contro lo stato argentino. La situazione è rimasta in stallo per un po’, finchè il governo argentino, sotto la guida di Macri, ha riaperto le trattative, giungendo nel febbraio 2016 ad un accordo, approvato dal congresso argentino nel marzo dello stesso anno. Questo ha permesso all’Argentina di riguadagnare l’accesso ai mercati di capitale internazionali.

 

L’Argentina è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), dal 1994. L’Argentina è tenuta quindi a riconoscere i principi dell’arbitrato internazionale nelle dispute tra stato e imprese straniere. Inoltre, sin dal 1992, l’Argentina ha anche un accordo bilaterale sugli investimenti con l’Italia, il quale ha una sezione dedicata alla soluzione delle controversie tra stato e investitori. l’Argentina è inoltre membro a pieno titolo dell’s United Nations Commission on International Trade Law (UNCITRAL) e della World Bank’s Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).

 

L’Argentina ha attualmente in forza ben cinquantadue trattati bilaterali sugli investimenti, siglati con altrettanti paesi, oltre all’Italia,  con gli Stati Uniti, Cina, Canada, Germania, Brasile, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Colombia e Corea del Sud.

Tramite il Mercosur (Mercato Comune del Cono Sud), l’Argentina ha, inoltre, accordi di libero scambio con Israele, Perù, Bolivia e Cile; accordi commerciali quadro con il Marocco e il Messico e un accordo commerciale preferenziale con l’Unione Doganale dell’Africa del Sud, Messico, Colombia, Ecuador, Venezuela e India. Contrariamente a molti altri paesi dell’America Latina, però, l’Argentina non ha ancora accordi di libero commercio con gli Stati Uniti, cosa che può creare ostacoli a chi voglia intraprendere in Argentina un’attività orientata all’esportazione o all’importazione verso o da gli Stati Uniti.

 

L’Argentina ha firmato accordi di doppia tassazione con l’Italia e altri paesi, compresi Canada, Brasile, Germania, Regno Unito e Russia. I livelli di tassazione non distinguono tra imprese straniere e nazionali. Le autorità locali controllano le imprese straniere affinchè non utilizzino società off-shore per eludere il fisco argentino.