Un’altra limitazione agli investimenti (che vale sia per quelli nazionali che per quelli esteri) riguarda, in generale,  le attività di importazione ed esportazione. Le importazioni sono, infatti, subordinate ad approsite licenze, che possono essere di natura automatica o non automatica, e gestite da un Sistema integrato di monitoraggio delle importazioni (SIMI), creato nel dicembre 2015 dall’Agenzia Nazionale delle Finanze (AFIP).

 

Uno dei principali problemi delle licenze di importazione consiste nel fatto che non esiste attualmente un limite temporale per la loro emissione da parte delle autorità. Inoltre, mentre le licenze di importazione automatiche sono valide 180 giorni dalla data di approvazione, quelle non automatiche sono valide solo 90 giorni.

 

Il settore privato continua a lamentare ritardi nel ricevimento di prodotti importati e la conformità di tale sistema alle regole del WTO rimane dubbia. Il sistema non automatico di licenze rappresenta un  particolare problema, poiché copre ancora oltre 1.500 articoli merceologici appartenenti a settori quali: cartiero e cartotecnico, degli strumenti ottici,  automobilistico, delle gomme per veicoli, delle apparecchiature mediche, del ferro e dell’acciaio, dei reattori nucleari, dei giocattoli, del tessile, dell’abbigliamento e calzaturiero.

 

Sul fronte delle esportazioni, invece, subito dopo il suo insediamenteto, il governo Macri ha eliminato le tasse sulle esportazioni gravanti sul grano e mais e ridotto la quella sulla soia, abbassandola dal 35% al 30%, e promesso ulteriori tagli a partire dal 2018. L’Argentina è il terzo maggiore produttore mondiale di soia e questo legume, sotto forma di farina, olio e grani, è di gran lunga il principale prodotto esportato e la maggiore fonte di entrata di valuta estera del paese.