Conflitti e rischio terroristico

L’Algeria combatte gruppi islamici armati sin dal 1992.  In termini di perdite di vite umane, il conflitto ha toccato il suo picco massimo negli anni novanta. Negli anni più recenti, il livello di violenza, per quanto diminuito, continua a rimanere elevato, così come continua a permanere molto alto il rischio di attacchi armati da parte di gruppi islamici jihadisti, in particolare dell’AQMI, il più attivo e articolato tra i gruppi armati presenti nel paese.  Dal gennaio 2013 all’aprile 2014, l’AQMI ha continuato a colpire obiettivi governativi e attività economiche straniere in tutto il paese. Il gruppo ha ramificazioni in Mali, Mauritania e Niger. In Algeria, opera con l’obiettivo di rovesciare l’attuale governo.

 

L’AQMI compie i suoi attentati utilizzando esplosivi improvvisati a controllati a distanza, falsi posti di blocco, rapimenti, imboscate nelle aree a est e a sud di Algeri e nelle aree trans-sahariane. Solo nel corso del 2013, il gruppo ha compiuto 196 azioni armate.

Attualmente, l’organizzazione sembra avere un basso tasso di reclutamento di nuovi affiliati tra individui di nazionalità algerina, segno che il sostegno da parte della popolazione è andato scemando, man mano che le forze di sicurezza del paese ne hanno smantellato la rete di supporto. Nel gennaio 2013, “Quelli che si Firmano con il Sangue”, un gruppo legato all’AQMI, hanno attaccato  l’impianto per la produzione di gas di Tiguentourine, una joint venture algerino-britannico-norvegese ubicata vicino a In Amenas, nel sud est del paese. Durante l’operazione, oltre 800 persone sono state prese in ostaggio per molti giorni. L’assalto finale da parte delle forze di sicurezza algerine ha causato la morte di 37 ostaggi stranieri e 29 terroristi. Il gruppo terroristico ha in seguito annunciato la fusione con un’altra formazione, il MUJAO, prendendo la denominazione di al-Murabitun.

 

Il conflitto interno con i movimenti armati di matrice islamico-jihadista nel corso del 2013 ha causato oltre 250 morti, di cui 220 terroristi.  Nel primo quadrimestre del 2014, le operazioni delle forze di sicurezza hanno portato all’ulteriore uccisione di decine di guerriglieri jihadisti. Nel maggio 2014, l’Algeria ha chiuso il confine con la Libia per il timore di un ingresso di nuovi militanti jihadisti nel paese.

 

La politica di arabizzazione del paese sia nel campo dell’istruzione che della politica ha continuato ad essere vista come un elemento di forte discriminazione e svantaggio da parte della comunità berbero-algerina, che rappresenta oltre un terzo della popolazione. In Kabilia, una regione a est di Algeri, i gruppi berberi chiedono il riconoscimento della propria lingua e dei propri diritti culturali. Le attività terroristiche dell’AQMI nella regione e le misure di sicurezza adottate dal governo algerino ne hanno acuito i problemi economici, e il senso di discriminazione e abbandono da parte dello stato ha alimento rivolte periodiche e conflitti intercomunitari con le popolazioni arabe.

 

L’Algeria non ha attualmente dispute con paesi terzi suscettibili di sfociare in conflitti interstatali.