Conflitti e rischio terroristico

Nonostante dal 2006 sia in vigore un accordo di pace, nella regione di Cabinda continua ad  esistere un movimento separatista fortemente radicato. Ex-colonia portoghese annessa d’ufficio dall’Angola nel 1975, la regione di Cabinda consiste in una sottile striscia di terra, chiusa tra la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo, abitata da circa 400.000 persone. Il suo territorio ha un grande valore economico e strategico per l’Angola, poiché ospita gran parte delle riserve petrolifere del paese. Al suo interno sono presenti due gruppi armati separatisti: Il FLEC-FAC, Forças Armadas de Cabinda, e il FLEC-PM, Posiçao Militar. Durante il periodo 2008-2010 si sono registrati alcuni gravi attentati e violenze ai danni di stranieri presenti nell’enclave, che ne hanno causato in qualche caso la loro morte. Sono stati inoltre registrati occasionali attacchi a convogli e installazioni militari dell’esercito angolano. L’evento di maggiore risonanza internazionale è forse stato l’attacco al pullman della squadra nazionale di calcio del Togo, in transito nel territorio di Cabinda nel 2010, che causò tre morti e nove feriti. Tuttavia, dal 2011 al settembre 2014, non si registrano attacchi armati/attentati terroristici di rilievo nella regione. Nell’aprile  2014, uomini armati, presumibilmente, appartenenti al FLEC hanno rapito cinque impiegati nel settore petrolifero. I cinque uomini, due francesi, due portoghesi e un angolano, sono stati liberati nel luglio dello stesso anno. Nel paese non risultano attive cellule terroristiche transnazionali di qualsiasi natura, etnica, politica o religiosa. Tuttavia, in generale, il rischio terroristico rimane medio. L’Angola  non ha in corso dispute internazionali con paesi terzi suscettibili di evolvere in conflitti armati.