Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)     Libertà di scegliere il proprio governo

 

Con la vittoria alle elezioni politiche dell’agosto 2012, José Eduardo dos Santos, il presidente in carica da 34 anni, e il Movimento per la Liberazione dell'Angola (MPLA), il partito che lo sostiene, si sono assicurati altri cinque anni al potere. Osservatori nazionali e internazionali hanno considerato le elezioni pacifiche e, in generale, credibili, sebbene fortemente condizionate dallo strapotere dell'MPLA,  che ha continuato ad esercitare un controllo sui principali mezzi di informazione e sulle risorse del paese. I partiti dell'opposizione hanno contestato il processo elettorale anche per il tardivo finanziamento pubblico ai partiti in competizione, la mancata registrazione da parte della commissione elettorale nazionale di alcuni osservatori elettorali dell'opposizione e della società civile, e per il grande numero di cittadini impossibilitati a votare, in quanto non registrati o registrati in luoghi distanti da quelli di residenza. Tuttavia, nonostante queste contestazioni, i partiti dell'opposizione hanno accettato di ricoprire i propri seggi in parlamento. 

Nel settembre 2012, la Corte Costituzionale ha rigettato I reclami dei partiti dell'opposizione e certificato i risultati delle stesse come liberi e corretti.


II)     Libertà di riunione e di associazione


Sebbene le elezioni abbiano consolidato il controllo del potere dell’MPLA, gli apparati dello stato hanno intensificato le misure repressive per ridurre la libertà di riunione e associazione. Il governo ha continuato a soffocare proteste anti governative, scioperi e manifestazioni politiche utilizzando arresti arbitrari, violenze e intimidazioni.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)     Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Sebbene, contrariamente agli anni precedenti, nel corso del 2013 e nel primo quadrimestre del 2014 non si siano registrati casi di sparizioni motivate da ragioni politiche, le forze di sicurezza e i sostenitori del MPLA, il partito al governo, si sono resi responsabili  di almeno 12 casi di omicidi arbitrari, due dei quali motivati da ragioni politiche. Ad esempio, nel novembre 2013, la guardia presidenziale uccideva  Manuel Hilberto “Ganga” de Carvalho, un attivista della Grande Convergenza per la Salvezza dell'Angola (CASA-CE), mentre fuggiva dopo essere stato scoperto mentre affiggeva illegalmente cartelloni politici. Un altro omicidio politico è avvenuto, invece, nel maggio 2013, durante un assalto da parte di attivisti dell'MPLA contro una sede dell'UNITA, il principale partito d'opposizione del paese. La polizia non ha aperto alcuna inchiesta per arrestare I responsabili.


Le forze di sicurezza hanno continuato a esercitare torture e altre violenze e abusi contro individui tratti in arresto, soprattutto durante il trasporto e la detenzione nelle stazioni di polizia, e in particolare durante gli interrogatori.


Nel giugno 2013 un membro del movimento giovanile ha denunciato di essere stato torturato dalle polizia dopo essere stato arrestato per avere partecipato a una contestazione anti-governativa.  Secondo la madre della vittima, la polizia ha utilizzato pinze per strappargli le unghie delle mani, e le pesanti percosse subite gli hanno lasciato un occhio nero, e  il corpo coperto di bruciature  e ematomi. In un altro caso, nel settembre 2013, la polizia ha imprigionato senza accuse, percosso per oltre quattro ore e minacciato di morte i giornalisti Rafael Marques, Alexandre Neto e Coque Mukuta.

Sebbene, occasionalmente, le autorità abbiano adottato provvedimenti amministrativi contro il comportamento violento delle forze di sicurezza, di fronte a casi come questi, non risulta che siano stati presi seri provvedimenti per punire i responsabili.

Nonostante la legge sulla sicurezza dello stato in base alla quale sono stati condannati sia stata abolita, all’inizio del 2013 risultavano detenuti almeno tre attivisti politici del Movimento di per l'Autonomia e l'Indipendenza dei Lunda, condannati per reati contro la sicurezza dello stato e istigazione alla ribellione. Il segretario di stato per i diritti umani Bento Bembe ha riconosciuto l'illegalità della detenzione e nel novembre 2013 ha provveduto alla loro scarcerazione.

 

Nella regione di Cabinda, enclave ricca di giacimenti petroliferi dove esiste un radicato movimento separatista, nonostante l’ accordo di pace esistente dal 2006, le forze di sicurezza angolane hanno utilizzato il pretesto della sicurezza per soffocare il dissenso pacifico, conducendo  arresti arbitrari e torture ai danni dei sostenitori del movimento separatista del Fronte per la Liberazione di Cabinda (FLEC), facendo pressioni sui giornalisti che documentavano questi abusi, e minacciando gli avvocati incaricati di difendere le vittime.

Durante il 2013 e nel primo quadrimestre del 2014, il governo ha inoltre continuato una brutale politica di sgomberi di massa di insediamenti abusivi intorno alla capitale Luanda e ha lanciato una nuova iniziativa per reprimere i venditori ambulanti nella capitale. Le forze di sicurezza hanno inoltre continuato a condurre operazioni per identificare, arrestare ed espellere migranti irregolari, a Luanda e nelle province di confine con la repubblica Democratica del Congo.

Durante l'esecuzione di queste operazioni di espulsione, le ONG e i mezzi di informazione hanno denunciato violenze, abusi sessuali e stupri perpetrati dalle forze di sicurezza. Il governo non ha aperto alcuna inchiesta indipendente sull'operato delle forze di sicurezza, continuando a negare la veridicità delle accuse.

 

II)     Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Sebbene la legge vieti gli arresti e le detenzioni arbitrarie, le forze di sicurezza spesso vi fanno ricorso. Ad esempio, la polizia spesso usa l'arresto arbitrario come strumento per prevenire le proteste di strada. I detenuti  sono spesso rilasciati alcune ore dopo, anche se in alcuni casi gli arresti si sono protratti per giorni. Ad esempio, nel marzo 2013, la polizia, la mattina presto, ha arrestato quattordici membri  del Movimento Rivoluzionario dell'Angola, mentre si accingevano  a partecipare ad una dimostrazione che avrebbe dovuto tenersi la stessa mattina. La polizia li ha rilasciati tutti entro la mattina del giorno seguente.


Sebbene la costituzione del paese sancisca l'indipendenza del potere giudiziario, questo ha continuato a permanere sotto organico, inefficiente, corrotto e sottoposto a una forte influenza politica. I processi subiscono sistematicamente forti ritardi e i tribunali penali hanno un grosso arretrato di casi da smaltire. I tribunali informali e i leader tradizionali presenti nelle aree rurali hanno continuato a rimanere le istituzioni principali a cui i cittadini si rivolgono, seguendo regole locali. Molte municipalità non dispongono di alcuna autorità giudiziaria. La polizia locale, spesso, deve operare in molteplici ruoli, come investigatrice, magistratura inquirente e giudicante. La polizia nazionale e le forze armate hanno un sistema giudiziario interno chiuso, le cui informazioni non sono accessibili dall'esterno.


Nonostante la legge garantisca agli imputati un processo equo e corretto, questa prescrizione non è sempre rispettata. Nei processi penali gravi è previsto che vengano forniti agli imputati indigenti avvocati d'ufficio, ma fuori da Luanda, gli avvocati d'ufficio spesso non sono qualificati.  In generale, agli imputati è dato abbastanza tempo per preparare la propria difesa. Agli imputati e ai loro avvocati è concesso il diritto di avere accesso alle prove e hanno il diritto di ricorrere in appello. Tuttavia, non sempre questi diritti vengono garantiti.

 

III)     Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di detenzione della popolazione carceraria continuano ad essere estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Associazioni e mezzi di informazione locali hanno continuato a denunciare casi di corruzione, sovraffollamento e decessi causati dalle cattive condizioni di detenzione.  Secondo José Bamoquina  Lau, vice ministro degli interni, nel settembre 2013 le carceri angolane ospitavano complessivamente 19.400 detenuti, dei quali solo 11.000 già condannati, 8.000 in attesa di giudizio e 400 detenuti in via “cautelativa” a causa dei loro precedenti.  Sebbene non vi siano informazioni sul numero di detenuti minorenni, secondo il ministero degli interni, donne, uomini e minorenni sono detenuti separatamente. Tuttavia, altre informazioni indicano che nelle prigioni provinciali i minorenni sarebbero incarcerati insieme agli adulti a causa della mancanza di apposite strutture e di un sistema giudiziario differenziato.   Le autorità, inoltre, tengono i detenuti già condannati insieme a quelli in attesta di giudizio.  Lo standard delle prigioni è molto vario. In genere le strutture forniscono alcune cure mediche, servizi igienici, acqua potabile e cibo, sebbene è abitudine delle famiglie portare cibo ai detenuti. A Luanda esiste anche un ospedale per detenuti, con oltre 100 posti letto, per la cura dei casi più gravi.


Le autorità forniscono ai detenuti programmi di istruzione e di formazione tecnica, con lo scopo di promuoverne la reintegrazione nella società. In alcune prigioni i detenuti  coltivano i campi e producono pane che vendono alla polizia e sul mercato locale, mentre altre carceri permettono ai detenuti di lavorare in fabbriche locali, a titolo volontario. In alcune prigioni esistono strutture sportive.


Le autorità permettono l'ispezione delle prigioni ad associazioni per i diritti umani, sia locali che internazionali e al personale diplomatico. La Croce Rossa Internazionale visita le prigioni di Cabinda e i centri di detenzione nella provincia di Lunda Norte.

 

IV)     Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Per quanto la legge stabilisca sanzioni penali per i reati di corruzione nella pubblica amministrazione, le autorità hanno continuato a non applicare le norme in materia in modo efficace e ONG e mezzi di informazione internazionali hanno coninuato a denunciare atti di corruzione in un contesto di impunità. Il paese non possiede alcun organo specializzato nel combattere la corruzione e le inchieste su questi reati sono molto rare. Tra il gennaio 2013 e l'aprile 2014, le autorità non hanno denunciato o inquisito alcun funzionario di alto livello per corruzione. La corruzione nel settore pubblico è  estremamente diffusa, mentre i controlli  continuano a rimanere limitati, sia per insufficiente capacità degli organi preposti, sia per una diffusa cultura dell'impunità. Il sistema economico ha continuato a favorire individui legati al governo, come ad esempio i componenti della famiglia del presidente. Nel marzo 2013, la rivista Forbes ha indicato Isabel dos Santos, figlia del presidente, come la più giovane miliardaria del continente africano, con un patrimonio stimato di circa tre miliardi di dollari, asserendo che la sua ricchezza derivi dal fatto di prendere una quota da ogni azienda che vuole aprire un business in Angola  o da ogni contratto autorizzato dal presidente. I ministri del governo hanno interessi dichiarati in imprese regolate da o operanti nell’ambito dei rispettivi ministeri.  Esistono leggi sul conflitto di interessi, ma non sono applicate.


Estremamente diffuso è poi il fenomeno della piccola corruzione in categorie quali le forze di polizia, gli insegnanti e altre professioni pubbliche. La polizia pratica estorsioni ai danni di cittadini e rifugiati. Nelle carceri, gli agenti di custodia estorcono soldi  alle famiglie dei detenuti.


Nel febbraio 2013, l'ONG svizzera  “Berne Declaration” ha denunciato la presenza di un potenziale business illecito tra Trafigura, la terza più grande impresa Svizzera, e Leopoldino “Dino” Fragoso do Nascimento, un generale delle forze armate angolane e consigliere del presidente dos Santos. Seconso l'ONG, Claude Dauphin, un importante azionista di Trafigura, e Dino do Nascimento sarebbero azionisti e direttori di un'azienda che avrebbe contratti in monopolio per il valore di 3,3 miliardi di dollari  con l'impresa petrolifera di stato angolana, Sonangol. L'ONG ha inoltre evidenziato numerose altre attività in Angola tra Trafigura e varie holding che sono completamente o parzialmente possedute da Dino do Nascimento e altri funzionari statali di alto livello, tra I quali il vice presidente Manuel Vicente e il capo  della sicurezza dello stato, Generale Manuel “Kopelipa” Helder Vieira Dias Junior.


Le entrate finanziarie provenienti dal settore petrolifero continuano a essere difficili da tracciare, così come i trasferimenti provenienti dalla azienda di stato Sonangol. Il governo ha preso misure per rimediare a questi problemi e ha completato con successo la sua seconda revisione tecnica dopo avere concluso accordi di stand-by con il Fondo monetario Internazionale nel marzo 2012. Sonangol ha cessato la gran parte, ma non tutte, delle sue attività scarsamente rendicontate.


Il governo ha pubblicato su internet una contabilità mensile dettagliata, blocco per blocco, dei fondi ricevuti da Sonangol per la produzione di petrolio. Tuttavia, la compagnia continua a non diffondere informazioni sul prezzo di vendita dei suoi blocchi petroliferi off-shore, avvenuta nel 2011. I blocchi sono stati venduti per miliardi di dollari USA, e i bonus che le imprese petrolifere pagano per acquistarli, erogati come extra rispetto al prezzo dell'offerta, dovrebbero aggirarsi intorno alle decine di milioni di dollari.


E' continuata inoltre la notevole carenza di trasparenza nel sistema degli appalti pubblici e nell'uso dei prestiti ricevuti da banche private  e governi stranieri. L’industria diamantifera presenta gravi problemi di trasparenza, in particolare con riferimento  all'allocazione delle esplorazioni, produzioni e dei diritti di acquisto e rendicontazione delle entrate finanziarie. Il bilancio di Endiama, l'azienda statale produttrice di diamanti, non è stato reso pubblico.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Il controllo statale di gran parte dei mezzi di informazione, l'autocensura e le pressioni economiche esercitate dal governo sotto forma di offerta di tangenti o minacce di ritirare finanziamenti e contratti, hanno limitato fortemente la libertà di parola e di stampa in tutto il paese.

Nel paese esistono tredici riviste settimanali di proprietà privata e otto stazioni radiofoniche con sede a Luanda. Si ritiene che tutte le testate giornalistiche tranne una, Folha 8, siano possedute da individui o gruppi vicini al governo.


Le stazioni radiofoniche indipendenti possono trasmettere solo nelle province dove fisicamente stabiliscono una propria antenna, dato che l'uso di ripetitori è consentito solo alla stazione radiofonica pubblica Radio Nacional, l’unica in grado di trasmettere programmi in gran parte del paese.  La maggior parte delle stazioni radiofoniche private trasmettono, comunque, solo da Luanda.


Le radio e le testate giornalistiche private hanno criticato il governo apertamente e in modo duro, sebbene talvolta abbiano subito vessazioni e/o arresti specialmente in caso di critiche riguardanti il presidente e la sua famiglia.    


Nel maggio 2013, il ministero per la comunicazione sociale ha inviato una lettera alla stazione radiofonica Despertar (legata al partito d'opposizione UNITA) e alla testata giornalistica Folha (legata  al partito di opposizione CASA-CE), intimando di cessare gli “insulti  e i commenti diffamatori” contro il le istituzioni del governo e i suoi leader e minacciandole di chiusura.  Si sono anche verificati occasionalmente arresti, vessazioni e intimidazioni ai danni di giornalisti. In alcuni casi, le forze di sicurezza hanno interferito con il lavoro dei giornalisti, sequestrando materiale fotografico e video, quando questi documentavano situazioni di violenza da parte della polizia o omicidi rituali, argomenti considerati dalle autorità sensibili e suscettibili di aumentare le preoccupazioni sulla situazione dei diritti umani nel paese.