Rischio espropri e protezione degli investimenti

Investire in Bolivia è difficile, sia per le imprese locali sia per quelle internazionali a causa di diversi motivi, tra i quali: la mancanza di trasparenza; un sistema legale lento, macchinoso e pervaso dalla corruzione; politiche di rinazionalizzazione in corso in numerosi settori chiave dell’economia; la creazione di imprese di stato e l’approvazione di leggi e regolamenti che sanciscono il possesso da parte dello stato sulle risorse naturali del paese. 

Gli investitori non possono de facto fare affidamento sul sistema giudiziario boliviano per risolvere le loro controversie, poiché la risoluzione dei casi è lenta e le decisioni arbitrarie. La situazione è anche aggravata dal fatto che il governo boliviano ha deciso di non riconoscere i principi dell’arbitrato internazionale negli accordi da questo stipulati con gli investitori stranieri. Questi ultimi hanno quindi adesso solo un limitato potere per risolvere possibili controversie con lo stato boliviano. La Bolivia ha anche recentemente abrogato unilateralmente numerosi trattati bilaterali sugli investimenti, giustificando tali atti come un passo obbligato per assicurare coerenza normativa con la nuova costituzione del paese. 


Inoltre, negli ultimi anni rivolte sociali e proteste hanno condotto il governo della Bolivia a nazionalizzare attività private per soddisfare le richieste dei gruppi sociali. Nonostante questo, gli investitori che riescono a valutare e gestire al meglio questi rischi possono trovare in Bolivia molte opportunità di realizzare utili, in un mercato in forte crescita.


L’attuale legge sugli investimenti (legge 1182/1990) garantisce uguaglianza di trattamento per le imprese nazionali e straniere. Tuttavia, l’incertezza del quadro giuridico sugli investimenti rende una parte della comunità imprenditoriale esitante nell’investire nel paese. Questa incertezza comprende i cambiamenti normativi introdotti dalla nuova costituzione boliviana del 2009 e un’attesa nuova normativa sugli investimenti.


Un importante cambiamento nella costituzione che potrebbe avere un impatto sugli investimenti esteri, consiste nel fatto che la Bolivia non riconosce più i fori internazionali di arbitrato (articolo 320). Questo significa che in caso di controversia, le parti non possono risolvere le dispute tramite tribunali internazionali.


Inoltre, il sistema giudiziario boliviano è lento, macchinoso e minato dalla corruzione. Una rapida soluzione dei casi, sia promossi dagli investitori, che contro di essi, risulta improbabile. Inoltre, la Legge anti-corruzione Marcela Quiroga del 2010 rende le imprese e i loro rappresentanti penalmente responsabili per le inadempienze contrattuali nei confronti del governo e può essere applicata anche retroattivamente. Le autorità possono utilizzare queste disposizioni per fare pressione sulle imprese ad accettare soluzioni di controversie a loro sfavorevoli. Le controversie commerciali possono spesso comportare denunce penali. I casi sono processati lentamente e le persone indiziate possono rimanere detenute, senza accuse formali a loro carico, fino a diciotto mesi, durante la fase investigativa; e fino a trentasei mesi, finché il caso non venga risolto da un giudice. Gli stranieri sono considerati più a rischio dei cittadini boliviani e sono più soggetti a non ottenere il rilascio su cauzione al posto della custodia cautelare in carcere.


La costituzione stabilisce che tutte le risorse di idrocarburi del paese sono di proprietà del popolo boliviano e che lo stato deve assumere il controllo sulle attività di esplorazione, industrializzazione, trasporto e marketing (articoli 348 e 351). Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB), un’impresa pubblica, gestisce il trasporto e la vendita d’idrocarburi e assicura il soddisfacimento della domanda interna ai prezzi stabiliti dall’autorità per gli idrocarburi, prima di autorizzarne l’esportazione. YPFB ha beneficiato della decisione del governo, presa nel 2006, di obbligare gli operatori a cedere le proprie attività produttive all’azienda di stato e a stipulare nuovi contratti che hanno conferito a YPFB un controllo sulla distribuzione dei carburanti (benzina, diesel e LPG) nelle stazioni. La legge permette a YPFB di stipulare contratti di Joint Venture per periodi limitati con soggetti nazionali o stranieri desiderosi di operare nel settore.


L’articolo 366 della costituzione stabilisce che le imprese straniere che conducono attività lungo la catena di produzione degli idrocarburi nel nome e in rappresentanza dello stato siano sottoposte alla sovranità e all’autorità dello stesso. Nessuna sentenza giudiziale o giurisdizione straniera è riconosciuta, e gli investitori esteri non possono invocare nessuna situazione eccezionale per l’arbitrato internazionale, nemmeno appelli a rivendicazioni diplomatiche.  

In base alla costituzione, nessuna concessione o contratto potrà trasferire la proprietà delle risorse naturali o altre industrie strategiche nelle mani di interessi privati. Al fine di conformarsi ai principi espressi dalla nuova costituzione, il governo della Bolivia deve negoziare più di 10.500 accordi commerciali per lo sfruttamento di risorse forestali, minerarie, telecomunicazioni, elettricità e servizi idrici. 


Il governo boliviano ha manifestato l’intento di nazionalizzare tutte le imprese in precedenza privatizzate negli anni 90, durante il processo di privatizzazione. Durante questo processo le imprese pubbliche sono state privatizzate fino al 50% del loro capitale.  Fino ad ora, il governo ha nazionalizzato tutte le imprese di trasporto e vendita d’idrocarburi, la maggioranza di quelle operanti nel settore dell’elettricità, la più grande impresa di telecomunicazioni, un impianto di produzione di lattine e una cementiera. Alcune imprese straniere colpite dalle misure del governo hanno promosso ricorsi presso centri di arbitrato internazionali. Il futuro delle nazionalizzazioni in Bolivia non è chiaro, poiché ci sono ancora imprese in precedenza privatizzate ancora nelle mani di soggetti privati, nel settore ferroviario, dei servizi aeroportuali, del trasporto e della distribuzione di elettricità.

La prima impresa non in precedenza posseduta dal governo è stata nazionalizzata nel dicembre 2012. Il processo di nazionalizzazione non è stato comunque discriminatorio e ha colpito proporzionalmente tutti i paesi in egual misura. Tra i paesi colpiti vi sono stati Argentina, Francia, Spagna, USA, UK, Spagna, Argentina e Cile.


Nel novembre 2007, la Bolivia è divenuta il primo paese a ritirarsi dall’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID). Nell’agosto 2010, il ministro della difesa legale dello stato boliviano ha dichiarato che il governo boliviano non avrebbe più accettato le sentenze dell’ICSID nelle cause contro lo stato boliviano promosse dall’impresa cilena Quiborax e dall’italiana Euro Telecom. Tuttavia, nel caso di Euro Telecom, il governo della Bolivia ha alla fine accettato di pagare 100 milioni di dollari USA all’impresa italiana, in seguito a un negoziato tra le parti. Questo accordo è stato ratificato dal Decreto Supremo 692 del novembre 2010.


Nel caso di Rurelec - un’impresa britannica che possedeva una quota del 50 percento del più grande impianto di generazione di energia elettrica della Bolivia (Guaracachi) - nel febbraio 2014, questa ha ottenuto una sentenza favorevole di arbitrato internazionale contro il governo boliviano per 42 milioni di dollari d’indennizzo, per la nazionalizzazione “illegale” dell’impianto da parte del governo boliviano, avvenuta nel maggio 2010. Dopo la sentenza, il governo boliviano ha raggiunto un accordo con l’impresa britannica, mettendo fine alla disputa, pagando 31,5 milioni di dollari. Nel maggio 2010, oltre al pacchetto azionario di Rurelec, il governo boliviano aveva nazionalizzato anche la Corani, filiale del gruppo francese GDF, e Valle Hermoso, gestita dal consorzio boliviano Bolivian Generationg Group.


In un altro caso di esproprio, riguardante un’impresa mineraria canadese, l’impresa ha mancato di completare un investimento, necessario per soddisfare i contenuti di un contratto con l’azienda mineraria di stato boliviana. L’impresa canadese si è difesa sostenendo di non avere potuto completare il progetto perché l’azienda mineraria di stato boliviana non ha consegnato a quella canadese i necessari diritti di proprietà. L’azienda canadese ha sottoposto il caso a una procedura di arbitrato nazionale (il contratto non permetteva l’arbitrato internazionale) e nel gennaio 2011, le parti hanno annunciato di essersi accordati per un indennizzo all’impresa canadese pari a 750.000 dollari USA. L’azienda ha dichiarato che avrebbe utilizzato l’indennizzo per pagare tasse, gli impiegati e i debiti in sospeso. In pratica lo stato ha lasciato l’impresa canadese senza indennizzo per l’investimento che aveva originariamente fatto, del valore di 5 milioni di dollari USA.


Il governo boliviano, comunque, risulta ancora parte della  è parte della Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) e è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA). 


Per quanto riguarda i trasferimenti di fondi all’estero, il bolivar boliviano è liberamente convertibile presso le banche boliviane e società di cambio del paese. La legge boliviana permette di rimpatriare gli utili, previo pagamento di una sovrattassa del 12,5 percento. Tuttavia, l’articolo 351.2 della nuova costituzione obbliga che gli utili derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali siano reinvestiti all’interno della Bolivia. Tuttavia, finché non sarà emanata una legislazione specifica, non è chiaro come queste disposizioni dovranno essere applicate. Ogni transazione bancaria superiore a 10.000 dollari USA, in una singola operazione o in un arco di tre giorni consecutivi, richiede un modulo indicante la provenienza dei fondi Inoltre, qualsiasi trasferimento in denaro contante da o verso la Bolivia di ammontare uguale o maggiore di 10.000 dollari USA deve essere registrato presso la dogana. Gli ammontari tra 50.000 e 500.000 dollari USA devono essere autorizzati dalla Banca Centrale della Bolivia; e le quantità superiori ai 500.000 dollari USA richiedono l’autorizzazione del ministero dell’economia e delle finanze pubbliche. La multa per dichiarazioni false sottostimanti gli ammontati trasferiti è pari al trenta percento della differenza tra gli ammontari dichiarati e quelli trasferiti. Lo standard di dichiarazione è internazionale, però, molte imprese private in Bolivia trovano nella pratica la domanda farraginosa a causa della richiesta da parte del governo boliviano di fornire i dettagli delle transazioni anziché permettere la sola dichiarazione dei totali.