Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Nel dicembre 2009 le elezioni politiche hanno riconfermato alla presidenza del paese Evo morales Ayma, leader del Movimento Verso il Socialismo, che ha conquistato il 64,22 percento dei voti. Le elezioni sono state considerate pacifiche, libere e corrette da gruppi di monitoraggio come l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), l’Unione Europea (UE), e il Carter Center.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

La costituzione garantisce la libertà di riunione e associazione e il governo in generale rispetta tali diritti. La legge richiederebbe permessi per la maggioranza delle dimostrazioni pubbliche, ma le autorità raramente la applicano e la maggior parte delle proteste ha luogo senza permessi. Mentre la gran parte delle dimostrazioni è stata pacifica, occasionalmente i dimostranti si sono muniti di mazze, machete, armi da fuoco e dinamite. Le forze di sicurezza (principalmente la polizia e occasionalmente i militari) di solito disperdono i gruppi che portano armi o minacciano edifici pubblici o privati.

 

Nel febbraio 2013, la polizia ha utilizzato i lacrimogeni per fermare un gruppo di pacifici dimostranti che voleva entrare nella piazza del governo per chiedere l’approvazione di una legge contro la violenza sulle donne, Tuttavia, le autorità hanno alla fine fatto entrare i manifestanti nella piazza, dopo l’intervento di numerose ministre del governo che partecipavano alla marcia.

 

Non risultano nel paese restrizioni sui partiti politici, anche se alcuni leader dell’opposizione accusano il governo di avere promosso azioni legali contro rappresentanti eletti e leader politici dei partiti oppositori, motivate da ragioni politiche. Nel maggio 2013, Margoth Arriaga, sindaco di San Ramón nel dipartimento di Beni e membro del Partido Primero el Beni, è stata arrestata e posta in custodia cautelare con l’accusa di corruzione. Nel maggio 2013, la donna ha subito un attacco cardiaco dovuto allo stress ed è stata portata all’ospedale German Busch di Trinidad per cure mediche. Almeno cinque udienze sul suo caso sono state cancellate senza spiegazioni e alla fine del 2013 rimaneva in stato di fermo detentivo senza alcuna accusa formale nei suoi confronti.

 

Nel luglio 2013, Boris Villenas, un ex avvocato del ministero degli interni, arrestato con accuse di estorsione riguardanti un altro caso, ha riferito agli inquirenti che l’ex ministro del governo Sacha Llorenti, avrebbe costruito false accuse contro Ernesto Suárez, con il fine di farlo rimuovere dalla sua carica di governatore del dipartimento di Beni. Suarez, uno dei pricipali leader di PODEMOS, il maggiore partito dell’opposizione, era stato obbligato a dimettersi dalla carica di governatore nel 2012, a seguito di un procedimento amministrativo per presunta corruzione.  A seguito delle rivelazioni di Boris Villenas, Suárez ha sporto denuncia contro il ministro della presidenza Juan Ramón Quintana, Llorenti, e il presidente della corte suprema Gonzalo Hurtado, per il reato di sedizione, per avere tentato di destabilizzare la sua autorità nel Beni.

 

Nel febbraio 2013, la corte costituzionale ha deciso di cancellare quattro articoli della legge sull’autonomia dei dipartimenti che permettevano al governo di sospendere dalla loro carica i funzionari pubblici sotto inchiesta, ma ancora non giudicati. La decisione della corte costituzionale non è stata però applicata retroattivamente, e i funzionari sospesi sono dovuti ricorrere in appello per ottenere la revoca della sospensione delle loro cariche elettive. Almeno uno di essi è stato reintegrato (René Joaquino Cabrera, membro del Partido por la Alianza Social e sindaco di Potosí).

 

Complessivamente, oltre venti funzionari, tra cui i governatori Ernesto Suárez e Mario Cossio, sono stati rimossi dalle loro cariche a causa degli articoli di legge in seguito abrogati dalla corte costituzionale, in quanto confliggenti con la costituzione.

 

La costituzione e la legge elettorale del paese riservano alla camera bassa sette seggi per i distretti indigeni speciali, per aumentare la partecipazione politica della popolazione indigena.  Uno di questi è riservato a un rappresentante della comunità afro-boliviana. La legge ha stabilito inoltre la preselezione di un certo numero di candidati indigeni per le elezioni giudiziarie del 2011. Le persone indigene detengono il 40% delle posizioni nelle quattro corti di grado più elevato.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Mentre non si registra nel paese alcuna presenza di prigionieri politici o sparizioni motivate da ragioni politiche, l’opposizione segnala la presenza di denunce contro personalità politiche elette, motivate da presunte ragioni politiche.  Nel paese hanno, inoltre, continuato ad avere luogo uccisioni arbitrarie. I meccanismi per investigare e punire gli abusi e gli atti di corruzione nelle forze di sicurezza hanno continuato a rimanere inapplicati. Le autorità si sono rifiutate di fornire informazioni su diversi casi di morte di personale militare, almeno sei nel solo 2013. Ad esempio, nel luglio 2013, Wildo Daniel Delgado, un cadetto dell’Accademia dell’Aviazione di Santa Cruz, è stato ucciso da colpi di arma da fuoco. I militari non hanno fornito però alcuna informazione sul caso. Nell’agosto del 2013, il ministro della difesa Rubén Saavedra ha riferito a un comitato delle forze armate che dal 2010 erano deceduti a seguito d’incidenti e omicidi venti membri delle forze armate, undici dei quali per annegamento, senza però fornire dettagli sui casi.

 

Per quanto riguarda la tortura e altri trattamenti degradanti da parte delle forze di sicurezza, proibiti per legge, se ne registrano alcuni sporadici casi, soprattutto da parte agenti di polizia per estorcere confessioni o all’interno delle forze armate. Non risulta che la polizia promuova alcuna inchiesta su questi casi.

 

II)         Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Nell’esecuzione di arresti d’individui sospetti, la legge fa obbligo alla polizia di munirsi di mandati e di informare l’autorità giudiziaria degli arresti effettuati entro otto ore. Secondo la legge, gli individui arrestati devono comparire davanti ad un giudice entro ventiquattro ore (salvo che nei casi di stato di assedio, in cui un detenuto può essere trattenuto in custodia per quarantotto ore). Il giudice deve ordinare il rilascio della persona in custodia qualora non ravvisi motivi sufficienti per il suo trattenimento in carcere. Lo stato riconosce ai detenuti la possibilità di contattare un avvocato di propria scelta o, a richiesta, ne fornisce uno d’ufficio.

 

I tempi eccessivamente lunghi di custodia cautelare in carcere in attesa di giudizio rimangono un problema irrisolto nel paese. Sebbene la legge stabilisca che la fase inquirente e quella processuale non debbano eccedere i trentasei mesi complessivi, la fondazione Costruir ha stimato che il settantacinque percento dei sospetti è rimasto in custodia cautelare in attesa di giudizio oltre i limiti stabiliti della legge, a causa della corruzione dell’apparato giudiziario, la mancanza di avvocati, la complessità e l’inefficienza organizzativa.   La legge stabilisce, inoltre, che i sospetti non possano rimanere in stato di detenzione senza accuse formali per più di diciotto mesi. Passato questo periodo, i giudici devono ordinare il rilascio dei detenuti, senza che questo faccia cadere le accuse contro di loro. I minori tra gli undici e i sedici anni possono essere trattenuti a tempo indeterminato in appositi centri, per avere compiuto reati o perché sospettati di averli compiuti, su ordine di un operatore sociale. Di tali ordini non esiste però alcun esame giudiziario.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Nel settembre 2013 erano presenti nelle carceri boliviane 14.771 detenuti, a fronte di una capacità ufficiale tra i 5.000 e 5.750 posti. L’ottantatré percento dei detenuti risulta in attesa di giudizio, ed è tenuto insieme ai detenuti già condannati. Il sovraffollamento rende le condizioni di detenzione particolarmente dure.  Le autorità riconoscono che a causa della corruzione presente ai livelli bassi del personale carcerario, malpagato, lo stato ha continuato a non essere in grado di controllare la popolazione carceraria all’interno delle strutture. Questo ha creato un ambiente insicuro, dove molti prigionieri sono obbligati a pagare tangenti per ottenere protezione e una sistemazione, e si verificano episodi di violenza e rivolte. Nell’aprile 2013, i detenuti della prigione di Palmasola a Santa Cruz hanno ucciso un detenuto Carlos Enrique Pereira Marisa. Le autorità non hanno aperto alcuna inchiesta sulla sua morte. Nell’agosto 2013, sempre a Palmasola, un incendio è scoppiato durante un violento scontro tra due gruppi di detenuti uccidendo trentacinque persone, compreso un bambino di diciotto mesi presente all’interno della prigione. Le autorità hanno risposto trasferendo dieci detenuti sospettati di avere generato lo scontro nella prigione di Chonchocoro, nel dipartimento di La Paz.

 

All’interno delle carceri boliviane continuano a essere detenuti centinaia di minorenni, esposti al rischio di gravi abusi, anche sessuali, da parte sia dei detenuti più adulti sia delle guardie carcerarie. Nel corso del 2013, si sono registrate almeno due morti tra i detenuti minorenni.

 

Molti sono i minori ospitati nelle strutture penitenziarie al seguito dei genitori detenuti. Ufficialmente, la legge permette la permanenza in prigione dei bambini fino all’età di sei anni, ma nelle strutture si trovavano anche casi di ragazzi di dodici anni che vivevano con i genitori. Secondo i dati del programma alternativo d’istruzione del ministero per l’istruzione, rilasciati nel giugno 2013, nelle prigioni del paese erano ospitati almeno 2.100 bambini e adolescenti, 1.197 dei quali più giovani di sei anni, mentre 903 avevano un’età superiore a quella legale, di sei anni. Nel corso del 2013, il governo ha intrapreso alcune iniziative per trasferirne almeno una parte in strutture più idonee.

Nelle carceri, i bambini e gli adolescenti al seguito di genitori detenuti sono esposti a rischi elevati.  Nel giugno 2013, le autorità del carcere di Palmasola hanno scoperto che un detenuto aveva abusato sessualmente di un bambino di sei anni che viveva all’interno della struttura penitenziaria. Durante lo stesso mese, nella prigione di San Pedro a La Paz, le autorità carcerarie hanno scoperto abusi su di una bambina di dodici anni, perpetrati dal padre, da uno zio e da un padrino, in un lasso di cinque anni. I minori ospitati all’interno delle strutture sono esposti anche al rischio di contrarre gravi malattie, come la meningite, a causa delle precarie condizioni igieniche delle strutture.

 

Nel paese esistono tre prigioni per sole donne ubicate a La Paz, Cochabamba e Trinidad. Nelle prigioni di Morros Blancos, Tarija; Montero, Santa Cruz; Riberalta, Beni e Oruro, uomini e donne dividono gli stessi dormitori. In altre strutture, uomini e donne sono alloggiati in aree separate, ma la popolazione è tenuta insieme durante il giorno. Le condizioni di detenzione degli uomini e delle donne sono simili.

 

A causa della diffusa corruzione, è spesso la capacità dei detenuti di pagare tangenti a determinare l’ampiezza delle loro celle, privilegi nel ricevere visite, possibilità di presentarsi alle udienze e altri benefici. I detenuti hanno accesso all’acqua potabile, ma la loro dieta è insufficiente e quelli che possono permetterselo integrano le razioni di cibo acquistandolo esternamente. Ai detenuti è fornito un servizio medico inadeguato e spesso è difficile per loro ottenere permessi per accedere a servizi medici esterni. In generale, le autorità permettono visite nelle prigioni da parte di associazioni private e al Comitato Internazionale della Croce Rossa, giudici e giornalisti.

 

IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni penali per i reati di corruzione che coinvolgono i pubblici funzionari, ma questa continua a rimanere diffusa nella pubblica amministrazione, anche grazie ad un contesto di impunità. La corruzione costituisce un problema anche all’interno delle forze di polizia, dove è favorita dai salari bassi e dalla mancanza di preparazione del personale, e dell’apparato giudiziario del paese. Nel febbraio 2013, il procuratore generale Ramiro Guerrero ha dichiarato che circa cento magistrati inquirenti erano sotto inchiesta o erano già stati condannati e sospesi per corruzione e altre accuse. Cristina Mamani, presidente del consiglio dei giudici, ha dichiarato che nei soli primi sei mesi del 2013, erano in corso 1698 cause legali contro giudici, giuristi e magistrati inquirenti. Di queste, 428 avevano condotto a sanzioni, 300 erano state rigettate, mentre i casi rimanenti erano ancora in corso. La maggioranza dei casi di colpevolezza aveva dato luogo però solo a piccole sanzioni amministrative e solo tre giudici risultavano essere stati rimossi dai loro incarichi. Il ministero per il contrasto alla corruzione e la trasparenza e l’ufficio della magistratura inquirente sono responsabili per la lotta alla corruzione nel paese. Nell’agosto 2013, Nardy Suxo, ministro per il contrasto alla corruzione e la trasparenza, riferiva di avere inoltrato all’ufficio del procuratore generale 400 casi, ma che solo ottanta erano terminati con condanne.

  

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la costituzione del paese sancisca la libertà di parola e di stampa, il governo non sempre rispetta tali diritti e si registrano violenze e molestie contro gli operatori dell’informazione perpetrate a fini politici.

 

Ad esempio, nel maggio 2013, durante uno scontro tra due federazioni di contadini: la Federación Agraria Provincial de Colonizadores de Caranavi (FAPCA) e la Federación Agraria Especial de Colonizadores de Carrasco, alcuni contestatori - che accusavano una stazione radiofonica comunitaria (Radio AM 1080 Radio de la Mayoría a Caranavi, dipartimento di La Paz) di essere di parte -  vi hanno fatto irruzione, minacciando di uccidere il giornalista Franz Eddy Loza e il  tecnico Juan Carlos Mazarro, e distruggendo gli impianti. Il ministero della comunicazione ha condannato l’atto come un attacco alla libertà di stampa, ma le autorità non hanno però in seguito intrapreso alcuna azione contro i responsabili.

 

Mentre il dibattito pubblico è apparso vivace e ricco di un’ampia gamma di punti di vista, occasionalmente il presidente Morales o i suoi ministri hanno criticato la stampa in modo aggressivo, accusando i giornalisti di mentire e di distorcere le informazioni con finalità politiche. Nell’agosto 2013, il ministro della presidenza ha accusato il quotidiano di La Paz, Página Siete, di essere indecoroso, malizioso, ingannevole e inaffidabile, e di avere legami con politici di destra cileni. I commenti del ministro hanno seguito un discorso pronunciato lo stesso mese durante il giorno dell’indipendenza in cui il presidente Morales aveva accusato le testate giornalistiche e le stazioni televisive di avere un atteggiamento pro-cileno, sulla questione di una perdurante disputa sui confini marittimi tra i due paesi.

 

Dall’agosto 2012, il governo ha intrapreso un’azione penale contro Página Siete e altri due quotidiani per “incitamento al razzismo,” per avere pubblicato un titolo che secondo il governo distorceva un discorso del presidente sulla carenza di cibo.

 

Alcuni mezzi d’informazione accusano il governo di esercitare pressioni nei loro confronti per avere commenti favorevoli alle loro politiche e di esercitare rappresaglie in caso d’inadempimento, come ad esempio la cancellazione di spot governativi a pagamento e la promozione di controlli fiscali severi. L’associazione boliviana per le trasmissioni ha continuato a esprimere preoccupazione per la nuova legge sulle telecomunicazioni del 2011 che stabilisce una redistribuzione delle licenze e ne riserva al governo il trentatré percento. L’associazione sostiene che tale legge restringe la libertà di espressione e potrebbe fare perdere a 400 attuali licenziatari la possibilità di rinnovare le licenze al loro scadere, nel 2017.