Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I) Libertà di scegliere il proprio governo

 

Ai cittadini del Bunei Darussalam  non è riconosciuto alcun diritto di cambiare il proprio governo e il sultano Haji Hassanal Bolkiah continua a governare il paese per diritto di nascita. Sebbene il Brunei Darussalam sia un sultanato costituzionale, il sultano continua a governare il paese dal 1962 utilizzando poteri di emergenza, a lui concessi dalla stessa costituzione. Il controllo politico del paese rimane concentrato nelle mani del sultano. Nel paese non opera un vero e proprio parlamento, ma un consiglio legislativo, composto principalmente da membri nominati e dotato di pochi poteri indipendenti. L’organo, che si riunisce una volta l’anno per due settimane, opera come forum di discussione su programmi governativi e carenze amministrative.

 

II) Libertà di riunione e di associazione

 

Il Partito nazionale per lo sviluppo è l’unico partito permesso (e registrato) nel paese. Il partito, che dichiara di sostenere il sultano e il governo, promuove poche attività e riceve poca pubblicità, anche a causa delle limitazioni che ostacolano le sue attività. La libertà di associazione non è riconosciuta per legge e le autorità utilizzano i poteri di emergenza per limitare il diritto di riunione.


La legge richiede ai gruppi religiosi e sociali e alle organizzazioni con finalità culturali di registrarsi in un apposito registro delle società e fornire  resoconti periodici sui propri iscritti e i propri bilanci. Limitazioni vengono imposte anche alle attività di organizzazioni internazionali private come il Rotary, il Kiwanis e il Lions, che si sono costituite in seno alla comunità imprenditoriale. I regolamenti promulgati dal ministero degli affari religiosi e dell’ufficio del Mufti di stato hanno proibito ai mussulmani di far parte di queste organizzazioni. Nel paese non risulta che abbiano luogo dimostrazioni o tentativi di dimostrare, ma neppure uso della forza da parte delle autorità per prevenire dimostrazioni.

 

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Non risultano uccisioni illegali o arbitrarie, torture o altri trattamenti inumani da parte delle forze di sicurezza, così come non si è registrato alcun caso di sparizione di individui motivata da ragioni politiche. La legge prevede tra le punizioni la fustigazione con canne di bambù, per alcuni reati. Nel corso del 2013, le autorità hanno sottoposto a tale punizione 41 persone. Le fustigazioni sono state eseguite in presenza di un dottore con l’autorità di interrompere la punizione per ragioni mediche. La pratica della fustigazione è stata applicata nel paese in modo imparziale a tutti i gruppi etnici, linguistici e religiosi presenti nel paese, senza favoritismi.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge proibisce gli arresti e le detenzioni arbitrarie e le autorità in generale rispettano tali proibizioni, anche in presenza dei poteri di emergenza, che permetterebbero di aggirarle. Non esiste alcuna disposizione di legge che garantisca l’indipendenza del potere giudiziario. La nomina e la revoca dei giudici della corte suprema spetta al sultano. Tuttavia, non si registrano casi di interferenza da parte del governo sul sistema giudiziario.  Il sistema giuridico e giudiziario laico, basato sulla common law britannica, garantisce ai cittadini il diritto a un giusto e efficiente processo giudiziario.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le prigioni e i centri di detenzione del paese in generale rispettano gli standard internazionali. Il numero di detenuti è adeguato agli spazi disponibili. I detenuti hanno a disposizione acqua potabile. Nel settembre 2013 la popolazione carceraria ammontava a 530 individui, dei quali 47 donne, e non risultava alcuna presenza di detenuti minorenni. Nel corso del 2013 si è registrato un decesso in carcere. I detenuti in attesa di giudizio ammontavano a 46, meno del dieci percento del  totale. Nel 2013, le autorità carcerarie non hanno ricevuto richieste di visite da parte di associazioni umanitarie e per il rispetto dei diritti dei detenuti.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce condanne penali per i reati di corruzione e il governo, in generale, applica queste disposizioni in modo efficace. Tuttavia, occasionalmente, alcuni funzionari  pubblici hanno continuato a compiere atti di corruzione. Nel paese opera un Ufficio Anti-Corruzione, creato nel 1982. L’Ufficio ha promosso 2.469 inchieste, sottoponendo a giudizio penale 284 individui e ottenendo la condanna per 231 di questi per reati vari, trai quali la richiesta e/o l’accettazione di tangenti, la truffa e lo scambio di favori in cambio di prestazioni sessuali. 

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

I poteri di emergenza e la legge sulla sedizione sono usati dalle autorità per limitare notevolmente la libertà di parola e di stampa nel paese. Ai membri del consiglio legislativo è permesso di “esprimere liberamente le loro opinioni”, ma è loro proibito utilizzare linguaggi o esibire comportamenti considerati “irresponsabili, offensivi, scandalosi o ingiuriosi”. Secondo la legge sulla sedizione, è offensivo mettere in discussione l’autorità della famiglia reale. La legge considera reato mettere in discussione “l’esistenza o l’importanza della filosofia nazionale, il concetto di monarchia islamica malese”.  L’ideologia che pervade tutta la legge sulla sedizione è che l’islam è la religione di stato e che il regime monarchico è l’unico sistema di regole che sostiene i diritti e i privilegi della razza malese del Brunei.

 

La legge sulla sedizione richiede alle testate giornalistiche locali di ottenere licenze operative e prevede  l’approvazione del governo  sul personale editoriale straniero e sui giornalisti stranieri. Il governo ha il potere di chiudere testate giornalistiche senza preavviso o spiegazioni  e può vietare la distribuzione di pubblicazioni straniere, la cui distribuzione è comunque subordinata ad un’autorizzazione governativa. I quotidiani e le riviste straniere sono comunque regolarmente distribuiti nel paese, e i loro siti internet sono accessibili.

 

Il governo possiede la sola stazione televisiva del paese, ma vengono trasmessi tre canali televisivi malesi, insieme a due servizi televisivi satellitari. Qualche contenuto, per lo più di origine malese, viene censurato, ma non si tratta di un fenomeno sistematico.

 

La legge sulla sedizione stabilisce sanzioni per le riviste e i quotidiani, i proprietari ed i direttori di testate giornalistiche che pubblichino qualsiasi materiale con un intento sovversivo. Le autorità possono sospendere una pubblicazione fino a un anno,  proibire ai capiredattori, agli editori ed ai direttori di scrivere e pubblicare su qualsiasi altra pubblicazione, e sequestrare gli strumenti di stampa. Le persone giudicate colpevoli possono essere multate per un importo fino a 5.000 dollari del Brunei (circa 4.000 dollari USA) e condannate a pene detentive di durata fino a tre anni.  I giornalisti considerati colpevoli di pubblicare informazioni “false e calunniose” possono essere multati e condannati a pene detentive. Per evitare questi rischi, i giornalisti delle principali riviste e dei principali quotidiani del paese continuano a praticare forme di autocensura.