Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)     Libertà di scegliere il proprio governo

 

Il paese è guidato dal presidente Blaise Compaoré, rieletto nel 2010 con oltre l’ottanta percento dei voti, al potere dal 1987, quando è andato al governo a seguito di un colpo di stato. Dopo le proteste di massa e un ammutinamento dell’esercito, avvenuti nel 2011, il paese è andato apparentemente stabilizzandosi. Le ultime elezioni legislative e comunali del dicembre 2012, hanno visto la riaffermazione del Congress for Democracy and Progress (CDP), il partito del presidente, che con il 48,66 percento dei voti ha conquistato settanta dei 127 seggi in parlamento, nonché la grande maggioranza dei posti a livello locale. Sebbene gli osservatori abbiano dichiarato le elezioni libere e ordinate, i partiti dell’opposizione hanno denunciato frodi e irregolarità, in seguito alle quali sono stati invalidati i risultati in 691 seggi e sono state ordinate nuove elezioni, avvenute nel febbraio 2013. Per queste nuove elezioni, in risposta alle richieste dei partiti dell’opposizione e delle associazioni della società civile, ai votanti in possesso di documenti di identificazione validi o certificate di nascita sono state fornite tessere elettorali con foto.

 

II)     Libertà di riunione e di associazione

 

La costituzione garantisce il diritto di riunione e di associazione. Il diritto di associazione è stato rispettato senza restrizioni, mentre quello di riunione ha subito delle limitazionin seguito al divieto ed alla soppressione de manifestazioni. I partiti politici e i sindacati possono tenere raduni o incontri pubblici senza permesso da parte delle autorità, sebbene una notifica anticipata sia necessaria per le dimostrazioni di strada che potrebbero causare problemi di circolazione e all’ordine pubblico. Nel caso in cui le manifestazioni pubbliche siano causa di violenze o danni alle proprietà, gli organizzatori possono essere multati con un’ammenda di importo compreso tra 100.000 e due milioni di franchi CFA (da 200 a 4.000 dollari USA) e a pene detentive fino a cinque anni di carcere. Queste pene possono essere raddoppiate nel caso di manifestazioni non autorizzate.

Nel luglio 2013, la polizia è intervenuta in un campus dell’ Università di Ouagadougou per sgomberare gli studenti che si rifiutavano  di liberare i dormitori. Gli studenti hanno reagito lanciando pietre, danneggiando i locali e bruciando autoveicoli, e la polizia a sua volta ha risposto facendo uso di lacrimogeni e arrestando cinquanta persone, tra cui quarantaquattro studenti. Negli scontri sono rimasti feriti ventitré studenti e due poliziotti.  In questa occasione è stata applicata, per la prima volta dal 2008, la legge sul vandalismo che permette alle forze dell’ordine di arrestare tutti manifestanti quando non è possibile identificare i singoli responsabili della violenza. Le organizzazioni dei diritti umani e gli avvocati della difesa hanno contestato la costituzionalità di tale legge, in quanto violerebbe il principio della presunzione di innocenza e minerebbe la libertà di riunione. Nell’agosto 2013, la corte d’appello del tribunale di Ouagadougou ha, comunque, concesso agli studenti la libertà provvisoria fino alla fine del processo.

 

Nel giugno 2013, la polizia ha fatto un eccessivo uso della forza per disperdere dimostranti pacifici, sparando gas lacrimogeni, proiettili a salve e di gomma contro la folla, dopo che molti dimostranti erano usciti da un percorso autorizzato. Nel corso dell’azione una ventina di persone sono rimaste ferite.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Sebbene non si segnalino casi di violenza di alcun genere contro oppositori politici, le forze di sicurezza del paese sono responsabili di atti di violenza, come per esempio minacce e abusi, contro persone sospettate di avere commesso reati. A parte qualche caso di alto profilo, le autorità raramente prendono provvedimenti contro i presunti responsabili.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Durante gli arresti di persone sospettate di avere compiuto reati, le autorità non sempre seguono le procedure corrette, come ad esempio l’uso di mandati, la formulazione rapida delle accuse contro il detenuto, il rilascio su cauzione e l’assistenza legale d’ufficio.  La legge non garantisce alla persona in stato di fermo il diritto di rimanere in contatto con i propri famigliari, sebbene tale diritto venga di solito concesso dal tribunale. Il periodo massimo di custodia cautelare senza accuse è limitato per legge a un massimo di cinque giorni. Tuttavia, questo diritto è raramente rispettato. Una volta formulate le accuse, è permesso tenere in custodia cautelare i sospetti per un periodo di sei mesi, rinnovabile per un numero di volte illimitato, finché le accuse rimangono sotto investigazione da parte della polizia.  Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese sanciscano l’indipendenza del potere giudiziario, questo al suo interno continua a essere minato da carenze di organico,  atti di corruzione, inefficienze, e dall’influenza esercitata dal potere esecutivo.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita nei penitenziari del paese sono estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Le strutture sono fatiscenti, affollate e l’assistenza medica è minima.  I detenuti in attesa di giudizio sono tenuti insieme a quelli già condannati. L’alimentazione dei detenuti è inadeguata e questi, spesso, devono ricorrere all’aiuto delle famiglie per sopravvivere. Nella MACO, la più grande prigione del Burkina Faso, e nelle altre prigioni del paese, il grave sovraffollamento delle celle aggrava il problema dell’inadeguatezza dell’aerazione, sebbene ogni cella sia dotata di elettricità e i detenuti possono avere ventilatori. I detenuti hanno comunque accesso ad acqua potabile e a rudimentali servizi sanitari. Nella sola MACO, sei detenuti sarebbero morti nel corso del 2013. Attivisti dei diritti umani stimano che circa uno o due detenuti muoiano ogni mese a causa delle dure condizioni di vita nelle prigioni del paese.  Ad esempio, nel marzo 2013, tre uomini sono morti durante la loro detenzione nella stazione della polizia anti sommossa di Fada N’Gourma. I tre individui erano stati arrestati durante un’operazione di contrasto al crimine organizzato, effettuata agli inizi dello stesso mese nella parte orientale del paese. Per quanto le cause della loro morte non siano chiare, Il movimento per i diritti umani del Burkina Faso sostiene che sia stata dovuta alle dure condizioni didetenzione.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge prevede sanzioni penali per gli atti di corruzione nella pubblica amministrazione. Tuttavia, il governo non applica queste norme in modo efficace e i reati di corruzione nella pubblica amministrazione continuano a essere compiuti in un contesto di impunità. Le associazioni locali riferiscono della presenza nel paese di un livello di corruzione pervasiva, nei servizi doganali, nella gendarmeria, nella polizia nazionale e municipale, nelle agenzie di riscossione fiscale, nell’istruzione, nel settore degli appalti e nel ministero della giustizia. Le autorità stanno perseguendo diversi casi di presunta corruzione riguardante pubblici funzionari. Tuttavia, nessuna personalità di alto profilo risulta essere stata condannata. Nel paese opera un’autorità suprema per l’auditing dello stato (ASCE), responsabile per le inchieste sui casi di corruzione e la buona gestione dei fondi pubblici. Tuttavia, le attività di questo ente hanno un impatto molto ridotto, perché manca di indipendenza e del potere di perseguire direttamente i casi di corruzione.     

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione sancisce il diritto di parola e di stampa e le autorità in genere rispettano questi diritti. Tuttavia, i giornalisti occasionalmente subiscono denunce penali per diffamazione e altre forme d’intimidazione.

 

Nell’agosto 2013, le forze di polizia della brigata anticrimine hanno fatto irruzione in una stazione radiofonica di Ouagadougou per arrestare un individuo accusandolo di stare preparandosi a incitare gli studenti a compiere atti di vandalismo contro beni pubblici. L’associazione per la libertà dei mezzi di comunicazione in Burkina Faso ha pubblicato

una dichiarazione criticando l’azione della polizia e facendo notare che solo il consiglio supremo della comunicazione (CSC) aveva il diritto di autorizzare una tale azione. Il direttore della polizia si è in seguito scusato per l’accaduto, dichiarando che la polizia aveva commesso un errore.  

 

Nel paese esistono numerosi quotidiani indipendenti, settimanali satirici e stazioni radiofoniche e televisive, alcune delle quali critiche verso il governo.

Le stazioni radiofoniche straniere mandano in onda le loro programmazioni senza interferenze da parte delle autorità. I mezzi di comunicazione pubblici, tra i quali quotidiani, televisione e radio, a volte mostrano influenze filo governative, ma lasciano anche notevole spazio di espressione e partecipazione all’opposizione politica.

 

Tutti i mezzi di comunicazione sono sotto supervisione tecnica e amministrativa del ministero della comunicazione, che è responsabile dello sviluppo e dell’implementazione delle politiche governative sull’informazione e la comunicazione.  Il CSC, un ente semi autonomo all’interno dell’ufficio della presidenza, monitorizza i contenuti dei programmi radiofonici e televisivi, quotidiani e siti web per assicurare standard etici professionali. Nel giugno 2012, la costituzione è stata modificata con l’obiettivo di istituzionalizzare il ruolo del CSC, con il compito di convocare i giornalisti ed emettere richiami nei loro confronti. Le udienze del CSC dovrebbero riguardare casi di diffamazione, disturbo della pace, incitamento alla violenza o violazioni della sicurezza dello stato.

 

Nel dicembre 2013, Boureima Ouedraogo, il proprietario della rivista bimestrale Le Reporter, e il reporter Ladji Bama sono stati riconosciuti colpevoli del reato di diffamazione

e condannati a pagare  1.600.000 franchi CFA f(circa 3.300 dollari USA), la multa massima prevista dalla legge, oltre alle spese processuali. Nel settembre 2013, la rivista aveva accusato un magistrato locale di avere intascato tangenti per il rilascio di due criminali senza processo.

 

La censura nel paese riguarda i casi di oltraggio al capo di stato, la pubblicazione di immagini scioccanti o materiali che denotino una mancanza di rispetto per i defunti. Anche i giornalisti dei mezzi di comunicazione pubblici subirebbero una censura da parte del ministero della comunicazione e impedimenti a coprire alcune attività  dell’opposizione, un’accusa negata però dal governo. Nel giugno 2013, i giornalisti dei mezzi di comunicazione di stato hanno organizzato una dimostrazione davanti al ministero della comunicazione per protestare contro la censura e l’interferenza nelle questioni editoriali e per richiedere migliori compensi e benefici.