Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE


I)     Libertà di scegliere il proprio governo


Le elezioni politiche del 2010, boicottate da alcuni partiti d’opposizione, hanno portato alla rielezione del presidente Pierre Nkurunziza e all’elezione di una nuova assemblea nazionale (una delle due camere di cui è composto il sistema parlamentare del Burundi).  Il Conseil National Pour la Défense de la Démocratie–Forces pour la Défense de la Démocratie (o CNDD-FDD), il partito del presidente, ha conquistato ottantuno dei 106 seggi in palio. All'UPRONA, il partito sostenuto dalla minoranza tutsi, sono andati diciassette seggi, e al FRODEBU, un partito principalmente sostenuto dalla minoranza hutu di matrice progressista, cinque.


Durante il periodo elettorale il governo in carica ha operato pesanti restrizioni delle  attività di alcuni partiti d’opposizione, impedendo loro di tenere riunioni.  Inoltre alcuni membri di questi partiti hanno subito intimidazioni, minacce e arresti.

Le elezioni sono state caratterizzate da gravi violenze ai danni dei membri dei partiti dell’opposizione, tra le quali torture, arresti arbitrari e persino esecuzioni sommarie, perpetrate dai servizi segreti e le forze di polizia, controllate dal partito al potere. Durante la campagna elettorale, inoltre, il partito al governo ha fatto un uso scorretto di strutture e fondi pubblici. Anche alcuni giornalisti e esponenti della locale società civile che avevano criticato il governo e il CNDD-FDD sono stati fatti oggetto di molestie e intimidazioni.


II)     Libertà di riunione e di associazione


La gran parte dei leader dei partiti di opposizione, come ad esempio l’MSD e l’FNL, che erano fuggiti all’estero dopo aver boicottato le elezioni del 2010, sono tornati nel paese, incoraggiati dal governo. Tuttavia, continuano a essere sottoposti a molestie e ostruzionismi. Giornalisti ed esponenti della  società civile continuano a subire intimidazioni e vessazioni da parte del governo e dal CNDD-FDD, poiché accusati di simpatizzare per l’opposizione.


Con l'approssimarsi delle elezioni presidenziali, fissate per il giugno 2015, nel primo semestre del 2014 si è assistito ad un aumento delle tensioni, non solo interne ma anche  tra il governo del Burundi e le principali istituzioni internazionali. Nel marzo 2014, l'alto commissario delle Nazioni Unite  per i diritti umani Navi Pillay ha criticato il governo del Burundi per le crescenti limitazioni delle libertà civili e politiche nel paese, esprimendo particolare preoccupazione per i violenti incidenti causati dagli Imbonerakure, l'ala giovanile del partito al governo.


L'1 maggio 2014, Alexis Sinduhije, il leader dell'MSD, un partito membro dell'alleanza democratica per il cambiamento (ADC-Ikibiri),  è stato arrestato a Bruxelles su mandato internazionale di cattura spiccato dalle autorità del Burundi nel marzo precedente, per “partecipazione ad attività insurrezionale e ribellione”. Sinduhije è stato rilasciato il 6 maggio. Il suo arresto è avvenuto per gli scontri avvenuti nel marzo dello stesso anno tra membri del suo partito e le forze di polizia. In tutto sono quarantasette i membri dell'MSD attualmente in carcere per avere partecipato agli scontri, che hanno causato il ferimento di diversi dimostranti e due agenti di polizia. Ventuno membri dell'MSD attualmente detenuti sono stati condannati all'ergastolo, mentre altri ventisei a pene detentive variabili, tra i due e i sei anni di carcere. Le forze dell'opposizione hanno denunciato l'arresto di Alexis Sinduhije come un tentativo del governo di eliminare voci dell'opposizione, in vista delle elezioni presidenziali del giugno 2015. Il ministro degli interni, Edouard Nduwimana, da parte sua ha dichiarato che l'MSD potrebbe essere sospeso per sei mesi o cancellato  dalla lista dei partiti legalmente riconosciuti.


Il 20 aprile 2014, le autorità avevano già arrestato Leonce Ngendakumana, il presidente dell'ADC-Ikibiri, per avere inviato lettere che criticavano l'operato del governo.  Nel marzo 2014, in occasione del mandato di cattura spiccato contro Alexis Sinduhije, Ngendakumana aveva denunciato apertamente il governo di volere escludere ogni oppositore politico che potesse costituire una minaccia per le elezioni del giugno 2015.


Il 15 maggio 2014, anche Pierre Claver Mbonimpa, il presidende dell'organizazzaione per i diritti umani APRODH, è stato arrestato con l’accusa di avere messo in pericolo la sicurezza dello stato, dopo avere denunciato il fatto che l'ala giovanile del CNDD-FDD (Imbonerakure) stava ricevendo  addestramento militare nella RDC. Il timore è che il CNDD-FDD utilizzi gli Imbonerakure per diffondere il terrore tra l'elettorato per obbligarlo a votare per il partito di governo.


Nel febbraio 2014, le relazioni tra il CNDD-FDD e l'UPRONA, il partner di minoranza, sono andate rapidamente deteriorandosi. Questo ha portato alle dimissioni del vice presidente Busokoza (UPRONA). Altri tre ministri dell'attuale governo appartenenti all'UPRONA si sono dimessi per protesta. Questo ha causato un rimpasto di governo  e la nomina di un nuovo vice presidente, Prosper Banzombanza, sempre appartenente all' UPRONA, ma privo del supporto della maggioranza del suo partito.


GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA


I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Il sistema giudiziario del Burundi rimane debole e sotto finanziato, fortemente influenzato dal potere politico e minato da un elevato livello di corruzione interna.  Gli apparati dello stato e giovani attivisti del CNDD–FDD hanno continuato a rimanere impuniti per i loro abusi, e in particolare per gli omicidi politici commessi  tra il 2010 e il 2012.

Come già negli anni passati, si sono registrate decine di casi di omicidi extragiudiziali commessi dalle forze di sicurezza, soprattutto ai danni di ex o attuali membri dell'FNL. In alcuni casi, la polizia o la magistratura hanno aperto delle inchieste, che però raramente hanno condotto ad arresti. 

Sebbene la tortura sia proibita per legge, si sono continuati anche a registrare numerosi casi di tortura e maltrattamenti di prigionieri ad opera delle forze di sicurezza.

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario


Le leggi del paese proibiscono gli arresti arbitrari, ma tali disposizioni non vengono rispettate. Sebbene la legge stabilisca che gli arresti di persone sospettate di avere compiuto reati debbano avvenire solo in presenza di apposito mandato, la polizia può arrestare una persona sospettata di avere compiuto un reato previa notifica al proprio superiore. Entro sette giorni la polizia deve terminare la propria investigazione e presentare il caso a un giudice per le indagini preliminari, ma può richiedere anche una ulteriore proroga di altri sette giorni. Queste norme spesso non vengono rispettate.


La magistratura può ordinare il rilascio della persona fermata o confermare le accuse e continuare a tenere il fermato in stato di detenzione, inizialmente per quattordici giorni e poi per altri sette, per preparare il caso per il processo. Tuttavia, i magistrati spesso mancano di dare udienze preliminari ai detenuti, giustificandosi con l'arretrato lavorativo o con l'inadeguata documentazione presentata dalla polizia.  La mancanza di mezzi di trasporto è invece spesso il motivo addotto dalla polizia per mancare l'udienza preliminare.


La polizia può rilasciare temporaneamente la persona in stato di fermo, tuttavia tale possibilità viene raramente concessa. Alle persone sospettate di reato è permesso l'ausilio di un avvocato solo a proprie spese. Sebbene la legge proibisca la detenzione in isolamento, questa viene utilizzata e le autorità occasionalmente proibiscono le visite dei parenti. I detenuti in attesa di giudizio rappresentano oltre la metà della popolazione carceraria e il tempo medio di attesa per un processo  è di circa un anno. Secondo l'ufficio dell'alto commissario per i diritti umani (OHCHR), solo nel corso del 2013, la polizia e i servizi segreti hanno arrestato illegalmente 437 persone.


III)            Condizioni di vita della popolazione carceraria


Gli istituti penitenziari del paese sono sovraffollati e le condizioni di vita al loro interno rimangono estremamente dure e a volte tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Nel settembre 2013, nelle undici prigioni del paese si trovavano 7.389 detenuti, su una capienza massima di poco più di 4.050 posti. Non sono disponibili informazioni sui centri di detenzione dei servizi segreti (SNR) e della polizia. Secondo  funzionari dell'amministrazione carceraria e delle associazioni per i diritti umani, i detenuti soffrono principalmente a causa di malattie all'apparato digerente e per la malaria. Il numero di decessi per malattia all'interno delle strutture carcerarie è tuttavia sconosciuto.


A ciascun detenuto vengono allocati 350 grammi di fagioli e 350 grammi di manioca al giorno, mentre olio e sale vengono forniti solo ogni tanto. Amici e famigliari devono coprire tutte le altre eventuali necessità. I prigionieri hanno comunque accesso all'acqua potabile.  Nel corso del 2013, si sono registrate due rivolte di detenuti per protestare contro l'aumento delle tangenti alimentari imposte da gruppi criminali operanti all'interno delle prigioni. Le rivolte hanno causato la morte e il ferimento di detenuti e la riduzione delle razioni di cibo.


Ogni prigione ha almeno un’infermiera qualificata e riceve una visita settimanale da parte di un dottore.  Tuttavia, i detenuti non sempre ricevono cure mediche con rapidità. Nei casi più gravi, questi vengono di solito portati in strutture ospedaliere esterne. Il comitato della croce rossa internazionale  è la sola organizzazione a fornire medicine. I prigionieri possono ricevere visite dall'esterno e all'interno delle strutture esiste un difensore civico a cui inoltrare eventuali lamentele. Tuttavia, le autorità giudiziarie raramente aprono inchieste sulla base delle denunce dei detenuti.


Dall'agosto 2012 è in funzione un nuovo sistema di pene alternative al carcere, come il lavoro per la comunità.


IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene la costituzione del paese sancisca l'indipendenza del potere giudiziario, vi sono stati casi in cui l'influenza politica o le tangenti hanno determinato che si lasciassero cadere inchieste e procedimenti, che le sentenze fossero predeterminate o gli ordini del tribunale disattesi. Rappresentanti del potere giudiziario, tra i quali il presidente della corte suprema, responsabile di perseguire casi di corruzione di alto profilo, sono stati fatti oggetto di minacce dirette o indirette, da parte di persone indagate o loro sostenitori.


In generale, la corruzione del settore pubblico rappresenta un problema molto serio. Le autorità hanno talvolta attuato alcune misure di contrasto. Nel caso dell’autorità per le entrate fiscali e doganali, si è proceduto a licenziarne il personale, introdurre regole più restrittive e metterla sotto gestione straniera. Questa politica ha aumentato notevolmente il gettito fiscale nel paese, cresciuto tra il 2010 e il 2012 del 76 percento.


L'ispettore generale dello stato e la brigata anti corruzione del ministero per il buon governo e la privatizzazione sono responsabili di investigare sui casi di corruzione nel settore pubblico. All'interno del potere giudiziario esiste poi un magistrato generale e un tribunale ad hoc per i reati di corruzione. La brigata anti corruzione ha l'autorità di arrestare sospetti e di sottoporre I casi al magistrato generale per i reati di corruzione. Nel corso del 2013, la brigata anti corruzione ha svolto inchieste su 193 casi. Sebbene il governo non autorizzi la pubblicazione di dati e informazioni sui casi trattati, la brigata ha dichiarato di avere recuperato 318 milioni di franchi burundesi, circa 200.000 dollari USA.


A causa della difficoltà nell'ottenere condanne per i reati di corruzione, la brigata anti corruzione in molti casi propone alle persone inquisite accordi extra-giudiziali, in cui l'individuo inquisito accetta di restituire i fondi sottratti in cambio di una cessazione dell'attività inquisitoria nei suoi confronti. In questi casi, però, gli inquisiti continuano a mantenere le proprie posizioni professionali.


LIBERTA' DI ESPRESSIONE


Sebbene la costituzione sancisca la libertà di parola e di stampa, le autorità non sempre rispettano tali diritti.  Le leggi proteggono i funzionari pubblici e il presidente da “parole, gesti, minacce, o scritture di ogni tipo” considerate “indebite e diffamatorie” e  che “danneggino la dignità e il rispetto per il loro ufficio”. Queste inoltre proibiscono discorsi razzisti o con motivazioni etniche. Per i trasgressori è prevista una pena detentiva  da sei mesi a cinque anni e una multa variabile da 10.000 a 50.000 franchi burundesi (da 6,40 a 32 dollari) per oltraggio al capo dello stato. Alcuni giornalisti, avvocati, membri di associazioni e leader di partiti dell'opposizione sostengono che le autorità del paese utilizzino questa legge per intimidirli e vessarli.


Il governo controlla direttamente Le Renouveau, l'unico quotidiano del paese, e la Radio Télévision Nationale du Burundi, l'unica stazione radiofonica e televisiva con una copertura su tutto il territorio nazionale.  Le leggi del paese proibiscono ai partiti politici, ai sindacati e alle ONG straniere di possedere mezzi di informazione  e vietano ai mezzi di informazione di diffondere  messaggi di incitamento all'odio, che diffamino i rappresentanti dello stato o che possano danneggiare  la dignità e il rispetto della funzione pubblica.


Nel giugno 2013, il parlamento ha approvato una legge sui mezzi d’informazione che richiede ai giornalisti di rivelare le fonti dei loro articoli e proibisce la pubblicazione di articoli che costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale. Tra gli articoli proibiti vi sono quelli che riguardano la difesa nazionale, la sicurezza pubblica e dello stato, la moneta locale, le inchieste giudiziarie; e quelli che denigrino il capo dello stato.


Le sanzioni pecuniarie per i giornalisti trasgressori sono superiori alle loro risorse economiche, a quelle della maggior parte delle testate giornalistiche  e sproporzionate rispetto a altre multe per reati simili. Il consiglio nazionale per le telecomunicazioni (CNC), l'ente di stato che supervisiona l'applicazione della legge sui mezzi di informazione, inoltre ha il potere di decretare la chiusura delle testate giornalistiche, stazioni radiofoniche e televisive che agiscano in violazione della nuova legge.

Sebbene l'ente sia penalizzato da una carenza di risorse e non abbia denunciato direttamente alcun operatore, questo ha continuato a inoltrare casi  al magistrato generale  della provincia competente perché eserciti i suoi poteri di sospendere operatori o sanzionare giornalisti..

Il 7 gennaio 2014, la corte costituzionale ha parzialmente invalidato la nuova legge sui mezzi di informazione, tuttavia il sindacato dei giornalisti del Burundi ha denunciato la continuazione della sua applicazione da parte delle autorità.


Alcuni giornalisti che investigavano su argomenti controversi come ad esempio corruzione e violazioni dei diritti umani hanno denunciato di avere ricevuto minacce da parte di agenti della polizia, dei servizi segreti (SNR) e del CNDD-FDD. Ad esempio, nell'ottobre 2013, il capo dell'SNR della provincia di Cibitoke ha minacciato un reporter di Radio Bonesha, intimandogli di non diffondere informazioni sulle torture di membri dei partiti dell'opposizione nella provincia.


Nel marzo 2013, il giornalista radiofonico  Hassan Ruvakuki, reporter di Radio Bonesha FM e corrispondente di Radio France Internationale, è stato liberato  dopo sedici mesi di detenzione. Nel 2012 Ruvakuki era stato condannato  all'ergastolo con l'accusa di avere compiuto “atti di terrorismo”, dopo avere partecipato a una riunione di un gruppo ribelle e un incontro di pianificazione nella vicina Tanzania. Le associazioni locali e internazionali per la difesa dei diritti umani avevano contestato la sentenza, facendo notare al governo del Burundi che Ruvakuki aveva visitato il campo del gruppo ribelle in veste di giornalista. Dopo il suo rilascio Ruvakuki ha ripreso il suo posto di lavoro a Radio Bonesha FM.


Il governo esercita la censura e penalizza i giornalisti che pubblicano articoli e trasmettono servizi critici verso il presidente e altri rappresentanti dello stato.  Un artificioso sistema di leggi contro la diffamazione, i discorsi di incitamento all'odio e il tradimento, insieme alla nuova legge sui mezzi di informazione hanno creato un contesto dominato dall'autocensura e il timore di ritorsioni.


La legge sulla diffamazione proibisce la diffusione pubblica di informazioni che espongano  una persona al pubblico sdegno. La trasgressione comporta sanzioni penali (pene detentive e multe).


In Burundi esiste anche il reato di tradimento, che comprende anche quello di demoralizzazione dell'esercito o del paese in modo da mettere in pericolo la difesa e la sicurezza nazionale in tempo di guerra, il quale comporta la condanna all'ergastolo. E' un reato anche disseminare o pubblicizzare informazioni false che creino allarme o incitino il pubblico  contro lo stato o  promuovano guerre civili. E' altresì illegale mostrare in pubblico disegni, poster, fotografie e altro materiale grafico che possa recare disturbo alla pace pubblica. Le sanzioni vanno da due mesi a tre anni di prigione, oltre al pagamento di multe. Alcuni giornalisti e leader politici dell'opposizione denunciano il governo di utilizzare tali leggi per esercitare intimidazioni e vessazioni nei loro confronti.