Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)     Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni politiche si sono tenute nel luglio 2013 e sono state in prevalenza prive di violenza. Il Cambodian People's Party (CPP), il partito al potere, è uscito vincitore di stretta misura, ottenendo il 48,8 percento dei voti,  contro il 44,5 percento del Cambodia National Rescue Party (CNRP), il principale partito dell’opposizione. Contrariamente alle precedenti elezioni, a tutti i partiti è stato permesso di parteciupare senza impedimenti e intimidazioni. Il processo di voto è stato tuttavia caratterizzato da irregolarità. Il CNRP ha boicottato per molti mesi la nuova assemblea nazionale, riunitasi a partire dal 23 settembre 2013, dichiarando che non avrebbe partecipato ai suoi lavori finché il CPP non avesse acconsentito ad apriere un’inchiesta sulle irergolarità  avvenute durante le elezioni, e ad adottare misure per equilibrare il potere tra i due partiti.

 

Alcune associazioni e partiti politici hanno accusato il CPP di avere comprato voti, concedendo vantaggi materiali, quali ad esempio l’accesso all’aiuto pubblico d’emergenza e concessioni economiche sulla terra. Il CPP ha anche dominato i mezzi d’informazione radiofonici e televisivi. Il boicottaggio dell’assemblea nazionale da parte del CNRP è terminato solo nel luglio 2014, con un accordo siglato dal leader del CNRP, Sam Rainsy, e quello del CPP, Hun Sen, all’interno del quale vi è stata anche la decisione di adottare un emendamendo costituzionale per trasformare la Commissione Elettorale Nazionale (NEC) in un organo indipendente, composto da quattro membri scelti dal CPP, quattro dal CNRP e uno sceltro di mutuo accordo tra le parti.

 

II)     Libertà di riunione e di associazione

 

La costiutuzione garantisce la libertà di riunione, ma le autorità non sempre rispettano tale diritto. In particolare, a Phnom Penh queste negano regolarmente i permessi per  manifestazioni critiche verso il partito al governo, adducendo come motivi la necessità di mantenere una situazione di “stabilità” e di “sicurezza pubblica”, anche questi termini non sono definiti dalle leggi del paese. In alcuni casi, la polizia ha disperso con la forza i dimostranti durante manifestazioni non autorizzate, a volte provocando contusioni e ferimenti non gravi.

 

Sebbene la costituzione garantisca il diritto di associazione, il governo non sempre rispetta questo diritto, soprattutto con riferimento ai diritti sindacali dei lavoratori. La stampa continua a riferire di numerose proteste pubbliche, relative principalmente a contenziosi sulla terra o sul lavoro. Dopo le elezioni del luglio 2013, le dimostrazioniorganizzate dai partiti dell’opposizione e altri soggetti  hanno attratto un numero senza precedenti di partecipanti.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Sebbene le dimostrazioni avvenute dopo le elezioni siano state in generale pacifiche, nel settembre 2013, a un posto di blocco stradale, un dimostrante è stato ucciso durante uno scontro con le forze di sicurezza. Il ministero degli interni ha condotto un’inchiesta sul caso.

 

Altri scontri tra le forze di sicurezza e lavoratori manifestanti hanno avuto luogo nel novembre 2013 e nel gennaio 2014, causando numerosi feriti e sette morti.

 

Nell’aprile 2013, un membro della polizia comunale nel distretto di Chantrea, provincia di Svay Rieng, ha sparato uccidendo una persona, durante un tentativo di fermare una rissa  scoppiata ad una festa. Sull’episodio non è stata aperta alcuna inchiesta e il poliziotto non è stato sospeso dal servizio, in quanto I funzionari di polizia hanno raggiunto un accordo extra-giudiziale con la famiglia della vittima, consistente in un indennizzo economico.

 

Non si registrano nel paese casi di sequestro osparizioni motivate da ragioni politiche. Si continuano invece a verificare, per quanto in numero minore rispetto agli anni passati, casi di percosse e altri maltrattamenti fisici e psicologici ai danni di presunti criminali comuni, soprattutto durante gli interrogatori.  Complessivamente, le associazioni per i diritti umani hanno denunciato trenta casi di tortura, ventinove dei quali durante la custodia presso la polizia e uno all’interno di un istituto penitenziario. Calci, pugni e colpi con il calcio della pistola sono stati i metodi più diffusi, ma sono stati praticati anche elettroshock, soffocamenti, flagellazioni con canne di bambù e percosse con cavi di ferro. I tribunali utilizzano le confessioni forrzate come prove durante i processi, nonostante la loro inammissibilità secondo la legge.

 

Durante il 2013, la Cambodia Human Rights and Development Organization (ADHOC) ha identificato ventisei casi di uso della forza contro civili da parte di autorità locali, membri delle forze di sicurezza dello stato e guardie del corpo private di funzionari del governo, contro ottantasei del 2012. La polizia ha utilizza la forza per contrastare minacce di violenza da parte di dimostranti o per disperdere manifestazioni pacifiche che interferivano con il traffico autombilistico.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La costituzione sancisce l’indipendenza del potere giudiziario, ma il governo continua a non rispettare questa disposizione. La carenza di risorse, i bassi salari e la scarsa preparazione del personale contribuiscono a alimentare un alto livello di corruzione e inefficienza all’interno del potre giudiziario. Secondo le associazioni che si occupano di diritti nel paese, la carenza di giudici e tribunali ha rallentato molti casi. I funzionari pubblici e i loro famigliari responsabili  reati spesso hanno potuto godere di una difffusa impunità.  In molti processi penali, imputati ricchi o influenti, tra cui membri delle forze di sicurezza, pagano somme di denaro alle vittime e alle autorità giudiziarie per fare cadere le accuse contro di loro.

 

Per quanto riguarda le procedure di arresto, invece, la legge stabilisce la necessità di un mandato emesso dalla magistratura, salvo i casi di arersto in flagranza di reato. La legge stabilisce, inoltre, che una persona possa essere momentaneamente trattenuta in custodia per quarantotto ore, weekend e festività escluse, prima della formalizzazione delle accuse. Nel caso di reati gravi, indicati dalla legge, la polizia può detenere un sospetto per altre quarantotto ore, con l’approvazione di un magistrato. Le autorità continuano, però, a detenere persone senza accuse per periodi lunghi. Nel paese esiste un sistema di libertà temporanea su cauzione, ma molti detenuti, soprattutto quelli sprovvisti di rappresentanza legale, non hanno la possibilità di richiederla. In base al codice penale, i detenuti possono essere assistiti da un avvocato, dopo quarantotto ore dal loro arresto, ma le autorità continuano a detenere regolarmente sospetti in condizioni d’isolamento per molti giorni prima di concedere loro il contatto con un avvocato o con i loro famigliari.

 

Nel apese si registrano diversi casi di detenzione arbitraria, difficilmente stimabili in termini numerici, in quanto in molte aree rurali le vittime non sporgono denuncia all’ADHOC,  l’associazione cambogiana per i diritti umani e lo sviluppo, la più importante associazione per i diritti umani nel paese, sia per la loro oggettiva distanza dagli uffici dell’associazione, sia per paura di ritorsioni. Le autorità continuano a non intraprendere azioni disciplinari contro i responsabili delle detenzioni arbitrarie.

 

Solo a Phnom Penh le autorità municipali effettuano retate sistematiche, arrestando decine di persone, in genere senzatetto, malati mentali, tossicodipendenti o individui dediti alla prostituzione. Durante tali retate, i detenuti perdono normalmente tutti i loro averi. Le autorità dichiarano di effettuare tali operazioni nell’intento di “ordinare la società”. Occasionalmente, le autorità traducono le persone oggetto di questi arresti in una struttura riabilitativa ubicata a quindici miglia dalla capitale, gestita dal ministero per gli affairi sociali, i veterani e i giovani (MOSAVY).

 

Il codice di procedura penale permette la detenzione in attesa di processo un massimo di sei mesi per i reati minori e diciotto mesi per i reati più gravi. Non risulta che i detenuti siano stati tenuti in custodia oltre tali limiti.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita nelle prigioni del paese contionuano a rimanere molto dure e tali da mettere a rischio la stessa vita dei detenuti, principalmente a causa del sovraffollamento degli spazi, problemi sanitari e igienici, carenza di servizi idrici, malnutrizione e scarsa sicurezza. Secondo il dipartimento penitenziario del minsitero degli interni, a metà 2013 erano presenti nelle strutture carcerarie del paese 15.102 detenuti, a fronte di una capacità massima di 11.000 posti. Sul totale dei detenuti, 1.177  erano di sesso femminile, 419 minorenni e il trentasette percento risultava in attesa di giudizio.

 

A causa della corruzione interna nella gestione delle strutture carcerarie, gli stanziamenti per l’acquisto di cibo per i prigionieri sono usati in modo scorretto e illegale, esacerbando i proplemi di malnutrizione e le malattie all’interno delle strutture. Le prigioni continuano a non avere adeguate strutture per le persone con disabilità mentali e fisiche. Le famiglie sono costrette a pagare tangenti alle autorità carcerarie per avere trattamenti “preferenziali”, come l’accesso alle visite, trasferimenti dei detenuti in celle migliori e la possibilità  per i detenuti di lasciare le celle durante il giorno.

 

I detenuti possono inoltrare reclami per gli abusi subiti tramite i loro avvocati, senza censura. Tuttavia, solo pochi possono permettersi una rappresentanza legale. Il dipartimento penitenziario è incaricato di svolgere le inchieste e, su richiesta, rende pubblici i contenuti. Le autorità, in generale, permettono alle associazioni per i diritti umani e umanitarie, locali e internazionali, come ad esempio l’International Committee of the Red Cross (ICRS) e l’Office of the UN High Commissioner for Human Rights (OHCHR), l’accesso alle prigioni.

 

Alcune associazioni non governative riferiscono difficoltà occasionali ad avere contatti con detenuti in attesa di giudizio. Il minsitero dell’interno richiede che gli avvocati e le associazioni di monitoraggio sui diritti umani ottengano un apposito permesso per visitare i detenuti, ma non risulta che tali permessi vengano negati.

 

Nel paese esistono anche dieci centri di disintossicazione dall’uso di sostenze stupefacenti. La maggioranza dei detenuti in queste strutture, circa il due percento dei quali è costituito da minorenni, è obbligata a entravi dalle forze di sicurezza o dalle famiglie. Il personale di questi centri spesso controlla i detenuti con impedimenti fisici (catene, ferri e manette) o sottoponendoli a esercizio fisico intenso ed elelttro shock. Il governo riconosce l’importanza di trattare la dipendenza dalle droghe come una questione medica più che criminale, tuttavia ha continuato a non fare ababstanza per andare in questa direzione.

 

IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione è considerata endemica in tutto il paese ed estesa a tutti i settori della società, compresi i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario dello stato. I magri salari ai bassi livellli dell’amministrazione pubblica hanno contribuito ad alimentare una cultura della “corruzione di sopravvivenza”, mentre una diffusa impunità ha permesso alla corruzione di prosperare a livelli più alti. La legge anti corruzione del paese ha fornito le basi per la creazione del consiglio nazionale per la lotta alla corruzione (National Council Against Corruption, NCAC) e l’unità anticorruzione (Anti-Corruption Unit, ACU), incaricata di svolgere inchieste sui casi di corruzione. L’ACU non collabora con frequenza con la società civile, manca di sufficienti risorse e continua a non essere reputata come uno strumento valido di contrasto alla corruzione. Tra le sentenze più ecclatanti che hanno avuto luogo nel paese, vi è quella emessa dalla corte d’appello del febbraio 2013, che ha condannato all’ergastolo il luogotenente generale Moek Dara, in passato uno dei funzionari antidroga più alti in grado del paese, per falsificazione di rapporti e accettazione di tangenti.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione garantisce la libertà di espressione, ma le autorità non sempre rispettano questo diritto.  La costituzione stessa impone dei limiti, stabilendo che la libertà di parola non deve avere un impatto negativo sulla sicurezza pubblica. La stessa costituzione, inoltre, dichiara che il re è inviolabile; e una direttiva del minsitero degli interni, coerente con la legge sulla diffamazione, ribadisce tali limitazioni e proibisce la pubblicazione di storie che insultino o diffamino i leader del governo e le istituzioni dello stato.

 

La legge proibisce la censura delle pubblicazioni ex-ante o le pene detentive per l’espressione di opinioni. Tuttavia, il governo utilizza i reati di “diffamazione”, “diffusione di disinformazione” e “incitamento” per perseguire i cittadini. Il codice penale non stabilisce pene detentive per il reato di diffamazione, ma lo fa per i reati di “incitamento” e “diffusione di disinformazione”, per i quali sono previste pene detentive fino a tre anni. I tribunali possono anche comminare sanzioni pecuniarie, le quali se non pagate possono trasformarsi in pene detentive addizionali.

 

Tutti i principali partiti politici hanno un ragionevole e regolare accesso ai mezzi d’informazione. Tutti i principali quotidiani in lingua khmer ricevono sostegno da individui legati a partiti politici e sono allineati politicamente. Sebbene i cinque principali quotidiani sono considerati filo-governativi, la maggioranza di essi critica il governo, soprattutto con riferimento alla corruzione e alle questioni relative all’acquisizione delle terre.

 

Il governo, le forze armate e il partito al potere continuano a dominare i mezzi di comunicazione radiotelevisivi, influenzandone le trasmissioni e i contenuti. Nel paese sono attualmente presenti una dozzina di stazioni televisive e circa un centinaio di stazioni radiofoniche, diverse delle quali trasmettono contenuti indipendenti o risultano allineate con partiti diversi da quello di governo.

 

Il 25 giugno 2013 il ministero dell’informazione ha emanato una direttiva alle stazioni radiofoniche, intimando loro di non trasmettere programmi di notizie prodotti all’estero durante il mese delle elezioni. Il bando è rimasto però in vigore solo un giorno, a causa delle diffuse proteste del pubblico. Nel corso del 2013, si sono registrati inoltre diversi casi di vessazioni e intimidazioni da parte delle autorità contro giornalisti, editori o distributori. La maggioranza dei quotidiani e delle stazioni televisive, su pressione del CPP, hanno evitato di riferire del ritorno, avvenuto il 19 luglio 2013,  del leader dell’opposizione Sam Rainsy da un esilio autoimposto.