Conflitti e rischio terroristico

Nel Ciad è presente L’Union des Forces de Résistance (UFR), una coalizione di gruppi armati che hanno firmato nel 2009, in seguito ad una sconfitta militare, un accordo di pace con il governo, ma che tuttavia non hanno mai completamente smobilitato. L’UFR avrebbe basi anche nel Darfur, in Sudan. Nel marzo 2013, l’UFR avrebbe deciso di riprendere la lotta armata contro il governo ciadiano. Il fatto che nel novembre 2013, l’esercito ciadiano e quello sudanese abbiano attaccato una delle principali basi dell’UFR a Tissi, in Darfur, al confine con il Ciad, farebbe pensare a una ripresa della minaccia di questo gruppo.

 

Il conflitto armato nella regione del Darfur, in Sudan, è divenuto negli ultimi anni fonte di periodico attrito tra Sudan e Ciad. Il conflitto in Darfur rappresenta un grave problema interno per il Ciad, sia dal punto di vista umanitario (per la presenza di un elevato numero di rifugiati sudanesi nei campi profughi in territorio ciadiano), sia per le incursioni dell’esercito e delle milizie filo governative sudanesi “Janjaweed” oltre il confine ciadiano. Il paese continua a essere impegnato in operazioni militari anti-insurrezionali congiunte con forze sudanesi, nel corso delle quali sarebbero morti numerosi soldati.

 

L’esercito ciadiano ha giocato un ruolo chiave negli sforzi internazionali per stabilizzare la Repubblica Centrafricana, tramite la sua partecipazione alla MISCA, la Missione di Peacekeeping promossa dall’Unione Africana. Tuttavia, all’inizio di aprile del 2014, ha annunciato la volontà di ritirarsi dalla Repubblica Centrafricana. Il Ciad continua comunque a rimanere impegnato nella lotta contro i gruppi islamici jihadisti in Mali, paese in cui, nel corso del 2013, ha inviato un ulteriore contingente di circa 2000 uomini. Come tutti i paesi dell’area coinvolti militarmente in questi paesi, il Ciad può considerarsi a rischio di rappresaglie da parte dei movimenti Jihadisti operanti nella regione.

 

Si ritiene, inoltre, che il paese venga utilizzato come retrovia da cellule dell’organizzazione jihadista Boko Haram, gruppo operante prevalentemente nella Nigeria settentrionale. Questa ipotesi sarebbe suffragata anche dal recente invio in Ciad di ottanta marines USA, per supportare le ricerche delle 276 studentesse nigeriane rapite da Boko Haram tra il 14 e il 15 aprile 2014, e dare la caccia ai membri dell’organizzazione jihadista.