Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni legislative e presidenziali in Ciad si sono tenute rispettivamente nel febbraio e nell’aprile 2011. Le elezioni hanno decretato il successo del Mouvement Patriotique de Salut (MPS), il partito del presidente in carica Idriss Deby, che ha conquistato 118 dei 188 seggi in palio al parlamento del paese, e dello stesso presidente, rieletto per il quarto mandato consecutivo con l’83,6 percento dei voti. I principali partiti dell’opposizione hanno boicottato le elezioni che sono quindi state caratterizzate da una bassa affluenza alle urne. Tuttavia, gli osservatori internazionali hanno considerato entrambe le elezioni legittime e credibili, mentre le forze di sicurezza del paese hanno mantenuto un atteggiamento neutrale durante la campagna elettorale.


II)         Libertà di riunione e di associazione


Sebbene la costituzione garantisca il diritto di riunione, le autorità non sempre lo rispettano. La libertà di associazione, in generale, è invece rispettata.


GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

In seguito al presunto complotto per attuare un colpo di stato il primo maggio 2013, la situazione politica del paese è divenuta tesa. Le forze di sicurezza hanno reagito uccidendo civili disarmati e arrestando arbitrariamente diversi membri del parlamento, militari, ex ribelli e altri presunti responsabili. Per sopprimere le voci indipendenti, le autorità hanno attuato minacce e arresti arbitrari contro attivisti universitari, giornalisti, blogger e membri della società civile.

 

L’1 maggio, in connessione con il presunto complotto, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro un gruppo di persone disarmate in un complesso abitato vicino a Bout Albagara, uccidendo tra quattro e otto persone e ferendone molte altre. Molti dei feriti sono stati arrestati, il che ha impedito loro di ricevere un trattamento medico immediato, sebbene molti fossero in condizioni critiche. Il governo ha dichiarato che il gruppo era armato e stava pianificando un golpe.

 

Nonostante il clima politico teso, non si sono registrate sparizioni con motivazioni politiche o detenzioni segrete di oppositori del governo.  Tuttavia, le autorità hanno tenuto diverse persone in isolamento, tra le quali sei parlamentari, arrestati in seguito ai fatti del primo maggio e tenuti in isolamento assoluto per venti giorni.  Quattro delle persone arrestate per il presunto complotto del primo maggio continuano a rimanere in stretto isolamento, nonostante le continue richieste dei familiari. 

 

Nella stretta repressiva successiva alla scoperta del presunto complotto, il governo ha tentato di procedere anche contro Saleh Kebzabo, un membro del parlamento, leader dell’opposizione e presidente dell’Union Nationale pour la Démocratie et le Renouveau. Nel mese di settembre il parlamento si è però rifiutato di rimuovere la sua immunità.  

 

Le forze di sicurezza e le guardie carcerarie del paese hanno continuato a rendersi responsabili di maltrattamenti e torture in un contesto di impunità. Nell’agosto 2013, l’associazione ciadiana per la promozione delle libertà fondamentali (APLFT) ha riferito che le autorità locali hanno torturato gravemente undici prigionieri e che nel maggio precedente un detenuto del carcere di Amsenene era  morto a causa delle torture subite.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Sebbene le leggi del paese stabiliscano che la polizia debba fermare persone sospettate di reato solo con un mandato emesso dalla magistratura, questo non sempre accade. Nel paese non esistono leggi che obblighino le autorità giudiziarie a accusare, processare o rilasciare detenuti entro un certo periodo di tempo; e questi non sempre vengono informati tempestivamente delle accuse a loro carico. La legge riconosce il diritto del detenuto a ottenere il rilascio su cauzione e a contattare un avvocato, ma ci sono casi in cui questi diritti non sono rispettati. Sebbene la legge riconosca ai detenuti in stato di indigenza il diritto a essere assistiti da un avvocato d’ufficio e a mettersi in contatto con i propri famigliari, le autorità di solito non rispettano questi diritti. I detenuti sono inoltre spesso tenuti in isolamento.

 

La lunghezza delle detenzioni in attesa di giudizio continua a rimanere un problema. I detenuti in attesa del completamento delle indagini su di loro o di processo, possono rimanere in stato di detenzione anche per molti anni, soprattutto se accusati di reati gravi e trasferiti dalle province alla prigione di Moussoro. Ci sono casi in cui la durata del periodo di detenzione in attesa di giudizio ha superato quella della condanna per il reato commesso. Il protrarsi dei periodi di detenzione in attesa di giudizio è dovuto al cattivo funzionamento del potere giudiziario della capitale e al suo non funzionamento al di fuori di questa. 

 

All’inizio di maggio del 2013, in seguito alle notizie sul presunto colpo di stato, le forze di sicurezza hanno arrestato arbitrariamente diversi parlamentari, ufficiali dell’esercito e professori universitari.  Le accuse mosse dalle autorità per giustificare gli arresti sono state quelle di cospirazione e di messa in pericolo dell’ordine costituzionale.  I parlamentari sono stati arrestati nonostante fossero protetti dall’immunità. Alcuni arresti sono stati compiuti senza mandato e agli arrestati è stata negata per molte settimane la possibilità di contattare avvocati, medici o famigliari.

 

Il potere giudiziario del paese è minato dalla carenza di fondi, dall’eccessivo carico di lavoro, dall’interferenza da parte del potere esecutivo  e dalla corruzione. Si registrano casi di magistrati minacciati di morte e rimossi per non avere soddisfatto richieste da parte del potere politico.  Tuttavia, contrariamente al 2012, nel 2013 il governo non risulta avere sospeso giudici dalla loro funzione. Secondo Amnesty International, il governo fa pressione al potere giudiziario per falsare i processi riguardanti funzionari pubblici e per vessare gli oppositori politici.  Sebbene la legge stabilisca la presunzione di innocenza, i giudici a volte partono dal presupposto che l’imputato sia colpevole al fine di estorcergli denaro.  

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita della popolazione carceraria continuano a rimanere dure e tali da mettere a repentaglio la vita dei detenuti. Non esistono statistiche sul numero di persone presenti negli istituti penitenziari, ma le prigioni si trovavano in stato di grave sovraffollamento. I detenuti adulti vengono tenuti insieme ai giovani, quelli in attesa di giudizio insieme ai condannati,  e le donne non sempre sono separate dagli uomini. Alimentazione, acqua potabile e servizi sanitari all’interno degli istituti penitenziari sono inadeguati. Sebbene manchino statistiche, secondo l’organizzazione locale Diritti Umani Senza confini, molti prigionieri sono morti a causa della mancanza di cure mediche. Le associazioni locali di difesa dei diritti umani denunciano la presenza di prigioni segrete  in cui militari e civili sarebbero detenuti in condizioni di isolamento.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni penali per i reati di corruzione nella pubblica amministrazione. Tuttavia, questa continua a rimanere pervasiva a ogni livello dello stato, facilitata da un contesto di diffusa impunità. Le organizzazioni per i diritti umani locali denunciano estorsioni da parte della polizia ai danni di viaggiatori, che se non pagano possono essere arrestati arbitrariamente, spesso per piccole violazioni del codice della strada.

 

Le forze di polizia sono inefficienti, corrotte e responsabili di atti estorsivi in un contesto di diffusa impunità. Tuttavia, a differenza degli anni passati non sembra che sia stata coinvolta in atti di comune banditismo o traffici di armi. La corruzione continua a rappresentare un problema anche all’interno della magistratura.

 

Il Ministero della buona gestione ha il compito di promuovere inchieste su casi di corruzione nel settore pubblico e condurre training e campagne di sensibilizzazione sul tema. Tuttavia, non risulta che il ministero, per quanto abbia investigato su diversi casi, abbia promosso alcuna azione contro presunti casi di corruzione nel corso del 2013.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la costituzione sancisca la libertà d’informazione e, in generale - in precedenza al presunto tentativo di colpo di stato del maggio 2013 - ai mezzi d’informazione sia stato permesso di criticare il governo senza ritorsioni, in seguito alla scoperta del presunto complotto, il governo ha  portato avanti una politica repressiva del dissenso, arrestando e processando anche alcuni giornalisti e blogger, con l’accusa di avere complottato contro lo stato.

 

Il 6 maggio, Eric Topona, segretario generale del sindacato dei giornalisti (UJT) e giornalista radiotelevisivo è stato arrestato e accusato di “minare l’ordine costituzionale”, per avere pubblicato alcune informazioni sul blog di Makaila Ngueba, un blogger ciadiano residente all’estero. L’uomo è stato detenuto in cattive condizioni in un carcere della capitale N’Djamena, e in seguito condannato a tre anni di prigione con sospensione della pena. Gli individui che beneficiano della sospensione della pena sono sottoposti a un costante monitoraggio, possono essere convocati in ogni momento a conferire con le autorità e rischiano il riarresto se parlano in pubblico. Secondo Amnesty International simili sentenze costituiscono uno strumento per zittire la stampa indipendente e costituiscono una limitazione alla libertà di espressione e informazione.    

 

In Ciad esiste un solo quotidiano distribuito a livello nazionale, Le Progress, che viene sovvenzionato dallo stato. Lo stato possiede inoltre direttamente la rivista settimanale L’Info. A parte queste testate giornalistiche, esistono poche altre pubblicazioni, che però hanno una limitata diffusione fuori dalla capitale, a causa del basso tasso di alfabetizzazione e della mancanza di distribuzione nelle aree rurali. Il governo possiede inoltre una rete televisiva, Télé Tchad, mentre una seconda rete privata, al Nassour, ha iniziato a operare nel 2011.

 

La radio rimane di gran lunga il più importante mezzo di informazione del paese. Il governo controlla numerose stazioni radiofoniche attraverso Radiodiffusion Nationale Tchadienne. Esistono numerose radio private in tutto il paese, molte delle quali appartenenti ad organizzazioni religiose. Alcuni programmi radiofonici  sono aperti agli interventi degli ascoltatori e trasmettono i loro punti di vista, che possono essere  anche critici verso il governo.

 

Solo raramente il consiglio supremo della comunicazione emette ammonimenti a praticare giornalismo “responsabile” o commina punizioni.

La legge sui mezzi d’informazione del 2010 ha abolito le pene detentive per I reati di diffamazione e oltraggio, tuttavia j critici del governo possono essere condannati a pene detentive sospese.

 

Il 7 maggio 2013, le forze di sicurezza hanno arrestato Moussaye Avenir de la Tchire, redattore capo della testata Abba Garde e tesoriere dell’UJT. Il governo lo ha accusato di avere incitato all’odio e alla rivolta, per un articolo in cui  criticava il governo per non fare abbastanza contro la criminalità. Nell’agosto dello stesso anno il giornalista è stato inoltre condannato a due anni di prigione con sospensione della pena e a una multa di un milione di franchi CFA (circa 2.000 dollari USA) per diffamazione e incitamento all’odio razziale, per avere pubblicato una parte di una pagina di un blog critica verso il gruppo etnico del presidente Déby.