Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I) Libertà di scegliere il proprio governo

 

L’assemblea nazionale del popolo (ANP), un organo legislative composto da 3.000 deputati, elegge il presidente e il vice presidente della repubblica, il capo del governo e il presidente della commissione centrale militare dello stato.  Gran parte dei membri dell’ANP proviene dal PCC, ma al suo interno vi sono anche alcuni rappresentanti di nove partiti minori che hanno giurato fedeltà al PCC e indipendenti. L’ANP, tuttavia, de facto ratifica le decisioni già prese dal PCC. L'assemblea in sessione plenaria si occupa solitamente del dibattito delle leggi e delle procedure da adottare, spesso con il contributo di esperti.L'ANP elegge il proprio comitato permanente (CP), un organo composto da 175 membri, che ha il compito di supervisionare le elezioni delle figure istituzionali di vertice e di stabilire l’agenda e le procedure per l’ANP.

 

Sia l’ANP che il CP sono sotto il diretto controllo del PCC.Sebbene la costituzione conferisca ampi poteri all’ANP, quest’organo non stabilisce alcuna politica o destituisce alcuna carica politica senza l’approvazione del PCC. I deputati dell’ANP sono eletti direttamente dal popolo, ma indirettamente, tramite un articolato sistema piramidale, dai deputati delle assemblee popolari provinciali, che sono a loro volta eletti dai deputati delle assemblee popolari distrettuali, a loro volta eletti dalle assemblee popolari locali, le uniche a essere elette direttamente dal popolo.

 

Questo articolato sistema presenta diversi problemi. Le elezioni per le assemblee popolari locali continuano ad avere un carattere circoscritto al territorio e legato al contesto locale e sono caratterizzate dalla presenza di corruzione, acquisto di voti e interferenze da parte dei funzionari del PCC.  Inoltre, i quadri del PCC o i rappresentanti del governo di alto livello controllano la maggioranza dei candidati a livello locale e selezionano le candidature per le elezioni distrettuali. I candidati per l’ANP e per le assemblee del popolo provinciali sono invece selezionati, rispettivamente, all’interno delle assemblee del popolo provinciali e distrettuali.  Nel 2012, i governi locali hanno escluso i candidati indipendenti dalle votazioni per le assemblee locali e nessun candidato dichiaratamente indipendente ha quindi vinto le elezioni.

 

I funzionari incaricati per le elezioni delle assemblee locali esercitano pressioni sui candidati indipendenti per farli rinunciare o modificano le circoscrizioni elettorali per diluire la loro base elettorale. 

 

Nel settembre 2013, un candidato all’assemblea del popolo della città di Foshan, nella provincia del Guandong, che era stato arrestato durante le elezioni del 2011 con l’accusa di avere cercato di compromettere le elezioni, è stato processato e condannato per “interruzione di elezioni”. A centinaia di suoi sostenitori che volevano assistere al suo processo è stato negato l’accesso al tribunale.

 

Secondo le dichiarazioni ufficiali, “il sistema politico adottato dalla Cina è quello della cooperazione multipartitica e della consultazione politica sotto la guida del PCC”. Il PCC continua però a mantenere un monopolio sul potere politico e il governo continua a proibire la costituzione di nuovi partiti politici, riconoscendo solo quelli fondati prima del 1949, i quali detengono il trenta percento dei seggi nell’ANP. Gli attivisti che sostengono i partiti non riconosciuti sono arrestati, detenuti o sottoposti a regime di confino.

 

L’ANP è, tuttavia, affiancata dalla conferenza politica consultiva del popolo, il più importante organo consultivo del paese, che comprende molti cittadini di spicco, molti dei quali non appartenenti al PCC.

 

II) Libertà di riunione e di associazione

 

Se le leggi del paese stabiliscono la libertà di riunione pacifica, vietano però di sfidare la leadership del partito o minare gli interessi dello stato. Le proteste contro il sistema politico o la classe politica del paese sono proibite. Le autorità negano permessi e reprimono qualsiasi dimostrazione pubblica di dissenso politico. Nonostante questo, i cittadini continuano a radunarsi pubblicamente in tutto il paese per contestare espropri, trasferimenti forzati e indennizzi, spesso in conflitto con le autorità locali. Le autorità continuano, inoltre, ad attuare politiche repressive contro la popolazione uigura nella regione autonoma dello Xinjiang, soffocando il dissenso politico pacifico e colpendo leader religiosi mussulmani, spesso con la giustificazione della lotta al terrorismo.

 

Per quanto riguarda il diritto di associazione, la politica del PCC e le normative emanate dal governo cinese stabiliscono che tutte le associazioni professionali, sociali e economiche debbano ottenere l’approvazione da parte dello stato. Nella pratica, tali normative impediscono la formazione di organizzazioni autonome di natura politica, di promozione dei diritti umani, di carattere religioso, spirituale, sindacale o di qualsiasi altro tipo che le autorità percepiscano come in contrasto con l’esercizio dell’autorità del PCC.  Inoltre, il governo continua a mantenere uno stretto controllo sulle organizzazioni della società civile esistenti. Per registrarsi e poter operare, le organizzazioni devono trovare un ente governativo che le sponsorizzi, avere un ufficio registrato e possedere un ammontare di fondi minimo. Trovare uno sponsor governativo può spesso rivelarsi difficile, poiché l’ente o dipartimento governativo può poi essere ritenuto responsabile del comportamento dell’associazione. Nel marzo 2013, l’ANP ha rimosso questa limitazione per le associazioni industriali, quelle filantropiche, di servizi per la comunità e di promozione della tecnologia.   Ma le organizzazioni per la promozione di campagne o diritti hanno continuato ad essere sottoposte al vecchio regime. Nonostante queste limitazioni, il numero delle associazioni nel paese continua a crescere. Secondo il ministero per gli affari civili, alla fine del 2012, operavano nel paese oltre un milione di associazioni senza uno status legale o registrate come imprese. A queste si aggiungevano circa 462.000 associazioni legalmente riconosciute. La mancanza di un riconoscimento legale crea diversi problemi alle associazioni, compresa la difficoltà ad aprire conti correnti bancari e ricevere finanziamenti esteri, assumere lavoratori, svolgere attività di raccolta fondi e affittare spazi a uso ufficio.  Le associazioni, a prescindere dal loro status, non possono inoltre ricevere donazioni estere dal National Endowment for Democracy, legata al congresso statunitense, e altre organizzazioni considerate sensibili dal governo cinese.

 

Le autorità sostengono la crescita di alcune ONG di sviluppo e impegnate per l’alleviamento dei problemi generati dalla povertà, ma hanno continuato a rimanere preoccupate che queste possano trasformarsi in opposizione politica. Le ONG presenti nel Tibet, invece, operano in un contesto di crescente difficoltà e molte di loro hanno dovuto ridurre le loro attività, a causa delle restrizioni sui viaggi, intimidazioni del loro personale  da parte delle autorità cinesi o per il mancato rinnovo degli accordi con i loro partner locali.

 

Non esiste alcuna legge che regoli, invece, la presenza di partiti politici. Il partito per la democrazia della Cina rimane al bando ed i suoi membri continuano ad essere tenuti sotto controllo ed arrestati.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Nel paese si registrano casi di omicidio arbitrario perpetrati dalle forze di sicurezza, anche se non ne vengono resi noti i particolari. Dopo le uccisioni da parte della polizia, le autorità spesso dichiarano di voler aprire delle inchieste, ma a queste dichiarazioni non seguono informazioni sulla identificazione e sanzione dei responsabili.

 

Ad esempio, nell’ottobre 2013, Shen Yong, un promotore di petizioni di Shangai è stato arrestato per il reato di “sconfinamento illegale”. L’uomo è stato fatto oggetto di percosse da agenti di polizia ed è stato riconsegnato alla famiglia dopo alcune ore. Yong è deceduto subito dopo a causa dei traumi fisici riportati. La polizia si è giustificata asserendo che Yong si sarebbe sentito improvvisamente male mentre in custodia e i mezzi di informazione locali hanno comunicato che il caso era sotto inchiesta, ma in seguito non hanno dato ulteriori aggiornamenti sul caso.  La polizia ha arrestato oltre un centinaio di promotori di petizioni durante una protesta dopo la morte di Yong.

 

Nella regione autonoma dello Xinjiang, dove le autorità continuano a promuovere una politica repressiva contro la minoranza etnica uigura, diverse persone sono morte in episodi di violenza che hanno visto il coinvolgimento delle forze di sicurezza cinesi. I resoconti ufficiali, di solito, accusano ”terroristi”, “separatisti” e “estremisti religiosi” di rendersi responsabili di aggressioni verso la comunità e le forze di sicurezza. Tuttavia, le associazioni per i diritti umani accusano le forze di sicurezza di eccessi nell’uso della forza, durante arresti e perquisizioni di gruppi di uiguri all’interno delle loro case o durante funzioni religiose.

 

Più in generale, in tutto il paese, migliaia di persone vengono condannate e giustiziate dalle autorità per un ampio spettro di reati, a seguito di processi penali che mancano delle più basilari regole di correttezza.

 

Nel paese si registrano anche sparizioni motivate da ragioni politiche, che coinvolgono anche personalità di rilievo. Nel settembre 2013, Cao Shunli, un avvocato e attivista per i diritti umani, è stata arrestata con l’accusa di riunione illegale all’aeroporto di Pechino, mentre si stava recando a Ginevra per partecipare a un seminario formativo in preparazione della revisione periodica della Cina presso il consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. La famiglia della donna non ha ricevuto dalle autorità alcuna notifica dell’arresto, come richiesto dalla legge, e ne ha ottenuto conferma solo cinque settimane dopo. Cao Shunli è deceduta il 14 marzo 2014, mentre ancora in stato di detenzione, in un ospedale militare cinese. Il suo corpo mostrava i segni dei maltrattamenti subiti nei cinque mesi e mezzo di detenzione.

 

Per quanto riguarda la tortura e le altre punizioni crudeli e degradanti, sebbene la legge proibisca gli abusi fisici sui detenuti e l’estorsione di confessioni sotto tortura, numerosi detenuti continuano a subire percosse, a essere sottoposti a elettroshock, a essere sottoposti all’obbligo di rimanere seduti su sgabelli per ore, alla privazione del sonno e ad altri abusi fisici e psicologici. Sebbene anche i detenuti comuni siano soggetti ad abusi fisici, le autorità applicano trattamenti particolarmente duri ai dissidenti politici e religiosi. In alcuni casi gli abusi sono compiuti anche sui parenti dei detenuti.  

 

Ci sono numerose informazioni su attivisti e promotori di petizioni imprigionati per ragioni politiche in strutture per malati mentali e sottoposti a trattamento psichiatrico.

Secondo il Legal Daily, un quotidiano pubblico specializzato in argomenti giuridici, il ministero per la sicurezza pubblica gestisce in tutto il paese ventiquattro ospedali psichiatrici di alta sicurezza per criminali malati di mente, conosciuti anche come ankang. Queste strutture ospiterebbero migliaia di detenuti, tra i quali attivisti politici, affiliati a gruppi religiosi, promotori di petizioni alle autorità e membri della setta religiosa falung gong. 

 

Le associazioni per i diritti umani riferiscono, inoltre, la continuazione della pratica da parte delle autorità di rimuovere organi dal corpo dei detenuti giustiziati a scopo di trapianto. Secondo l’ex ministro della sanità Huang Jiefu, gli organi dei detenuti contribuirebbero a oltre il cinquanta percento di tutti i trapianti di organi nel paese.

 

Non si conosce l’esatto numero delle esecuzioni capitali nel paese, in quanto il governo cinese non divulga informazioni in merito, essendo le esecuzioni capitali considerate un segreto di stato. Tuttavia, queste sono stimate dalle principali organizzazioni mondiali per i diritti umani tra le 3.000 e le 4.000 all’anno. La Cina è ritenuta essere il paese al mondo dove viene eseguito il più alto numero di pene capitali e, dopo l’Iran,  anche quello con il tasso di esecuzioni pro capite più alto.

 

Il codice penale cinese prevede la pena di morte per un elevato numero di reati, sia violenti che non. Dal 2011, tuttavia, il comitato permanente dell’ANP ha ridotto il numero di reati punibili con la pena capitale da sessantotto a cinquantacinque. I tredici reati esclusi dalla lista sono reati non violenti di natura economica, quali ad esempio il contrabbando di reperti di valore culturale, di oro, di argento e altri metalli preziosi; la vendita all’estero di animali rari e di loro prodotti; lo svolgimento di attività fraudolente di natura finanziaria che riguardano lettere di credito, l’emissione di false fatture per frodare i rimborsi alle esportazioni o per pagare meno tasse, e la contraffazione di fatture;  e l’insegnamento di metodi per compiere reati e derubare siti archeologici antichi.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Le detenzioni di durata superiore a trentasette giorni richiedono un’autorizzazione da parte della magistratura. Dopo l’arresto di un sospetto, la polizia ha il diritto di tenerlo in custodia per ulteriori sette mesi, durante il periodo di completamento delle indagini. Una volta concluse le indagini, la persona indagata può essere trattenuta per altri quarantacinque giorni, per permettere alla magistratura di decidere se procedere con accuse penali. In caso di decisione affermativa, il detenuto può rimanere in custodia ancora  per quarantacinque giorni, prima dell’inizio del processo. La polizia però detiene i sospetti oltre i limiti stabiliti dalla legge e i tempi di attesa per l’inizio del processo pari a un anno o più costituisco la norma.

 

La legge stabilisce che i detenuti possano avere contatti con i loro avvocati prima della presentazione delle accuse penali. In alcuni casi, gli avvocati hanno la possibilità di incontrare i loro assistiti in ogni momento e in forma privata. Tuttavia, questo in genere non accade nei casi considerati politicamente sensibili.

 

In base alle leggi del paese, alle persone in stato d’indigenza lo stato dovrebbe fornire un avvocato d’ufficio, ma questo spesso non avviene. Inoltre, raramente i tribunali concedono il rilascio temporaneo su cauzione. 

 

Sebbene la legge stabilisca che le famiglie delle persone poste in stato di arresto debbano essere informate entro ventiquattro ore, le autorità non sempre rispettano queste disposizioni, specialmente nei casi che riguardano la sicurezza dello stato e il terrorismo (vedere, ad esempio, il caso di Cao Shunli nella sottosezione I).

 

La legge prevede anche gli arresti domiciliari, come forma di detenzione alternativa al carcere fino a un periodo massimo di sei mesi, quando le autorità sospettano che la persona abbia compiuto reati quali attentato alla sicurezza dello stato, terrorismo e gravi casi di corruzione.   In questi casi, le autorità possono impedire agli avvocati di fare visita ai propri assistiti.

 

Ad esempio, le autorità hanno messo numerosi dissidenti, attivisti e organizzatori di petizioni agli arresti domiciliari durante le vacanze per la giornata nazionale di ottobre e in altre occasioni considerate sensibili, come ad esempio le visite di rappresentanti di governi stranieri di alto livello, la sessione plenaria dell’ANP e del comitato centrale del PCC, l’anniversario del massacro di piazza  Tienanmen e altri anniversari nelle zone del Tibet e nella regione autonoma uigura dello Xinjiang.

 

Sebbene la legge stabilisca il diritto di presentare petizioni al governo per denunciare ingiustizie, i cittadini che si recano a Pechino per consegnare petizioni al governo centrale sono spesso fatti oggetto di arresti arbitrari, molte volte da agenti di polizia inviati dallo stesso luogo di origine. Alcuni governi provinciali gestiscono prigioni a Pechino o altre località, dove le persone promotrici di petizioni vengono detenute illegalmente. Alcuni governi locali, come quello dello Shanxi, hanno adottano misure per limitare le petizioni e reprimerne i promotori.

 

Nel paese continuano a esistere forme di detenzione amministrativa, le quali consistono in programmi di custodia e educazione per prostitute e loro clienti, e di custodia e corsi professionali per piccoli criminali. La legge riconosce anche la detenzione in isolamento per la disintossicazione dalle sostanze stupefacenti. La permanenza minima nei centri di disintossicazione è di due anni e la legge prevede che i detenuti possano essere utilizzati per svolgere lavori al loro interno. Gli organi di sicurezza sono incaricati di autorizzare le detenzioni, come misura amministrativa e non penale. Tuttavia, la minaccia della detenzione amministrativa è usata come strumento di intimidazione nei confronti  di attivisti politici e per prevenire dimostrazioni pubbliche.  

Per soffocare il dissenso politico, le autorità compiono arresti in base ad accuse di sovversione e rivelazione di segreti di stato, categorie poco definite nell’ordinamento giuridico cinese, in modo da ricomprendervi un’ampia varietà di casi.

 

Le leggi stabiliscono che i tribunali debbano esercitare le loro funzioni in modo indipendente, senza interferenze da parte degli organi amministrativi, di associazioni private o altri soggetti terzi. Tuttavia, questo non avviene in quanto la dottrina dei “tre supremi” subordina la legge agli interessi del PCC e al mantenimento della stabilità sociale. I giudici ricevono regolarmente consigli politici dalle autorità di governo e del PCC sui casi da loro trattati, e persino istruzioni sulle sentenze da emanare, soprattutto in casi considerati politicamente sensibili. Il comitato giuridico e politico ha l’autorità di analizzare e influenzare il lavoro dei tribunali in tutti i gradi di giudizio. Il tema dell’indipendenza del potere giudiziario è considerato dal PCC uno degli argomenti proibiti nell’insegnamento universitario. Le sentenze dei tribunali sono influenzate anche dalla corruzione presente all’interno del potere giudiziario. Inoltre, i governi locali finanziano e nominano i giudici dei tribunali nei loro distretti e, spesso, ne influenzano l’operato. I tribunali non sono, inoltre, autorizzati a emanare sentenze sulla costituzionalità delle leggi.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni nei centri di detenzione, sia per i prigionieri politici sia  per i criminali comuni, sono estremamente dure e degradanti, come anche quelle nei centri di “disintossicazione dall’uso di stupefacenti” e di “educazione alla legalità” (ex campi di rieducazione attraverso il lavoro, o Laojiao). Il lavoro forzato ha comunque continuato a rimanere un problema sia nei centri di detenzione penali che in quelli di educazione e disintossicazione.

 

I detenuti sono costretti a condividere spazi sovraffollati con scarsi servizi igienici e sono spesso obbligati a dormire sul pavimento per mancanza di letti. Il vitto è spesso insufficiente e di scarsa qualità e molti detenuti devono fare ricorso ai parenti per ricevere generi alimentari, medicine e indumenti caldi. Il numero complessivo dei detenuti è di circa 1,64 milioni, distribuiti in 681 prigioni. La legge stabilisce che i detenuti minorenni siano di regola tenuti separati dagli adulti, a meno che non vi siano spazi sufficienti. I minori sono effettivamente a volte tenuti insieme agli adulti e soggetti a lavori obbligatori.  I prigionieri politici, invece, sono tenuti insieme al resto della popolazione carceraria e fatti oggetto di pestaggi da parte di altri detenuti, su istigazione delle guardie carcerarie. Ad alcuni dissidenti, inoltre, non è permesso ricevere cibo, medicine e indumenti dall’esterno.

 

Secondo la legge, le prigioni dovrebbero essere aerate, dotate di illuminazione naturale, pulite, riscaldate e dotate di servizi medici, igienici e abitativi. Tuttavia, le prigioni risultano spesso carenti di servizi igienici, aerazione, riscaldamento, illuminazione, servizi sanitari e forniture di acqua potabile. Le condizioni degli ex campi di rieducazione attraverso il lavoro sono simili a quelle delle prigioni. I detenuti all’interno di queste strutture sono oggetto di percosse e aggressioni di natura sessuale, e ricevono scarsa alimentazione e cure mediche inadeguate.

 

Le informazioni sui centri di detenzione sono considerate un segreto di stato e, come tale, le autorità non forniscono informazioni su di essi, e non permettono monitoraggi esterni, comprese le viste del comitato internazionale della croce rossa.

  

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione dell’apparato statale continua a costituire un grave problema e le attività di contrasto sono poco efficaci. Molti casi di corruzione riguardano settori che sono molto regolati dallo stato e  particolarmente suscettibili di essere oggetto di frodi e tangenti, come ad esempio i diritti d’uso sulla terra, le proprietà immobiliari e lo sviluppo di infrastrutture.

 

Le sentenze dei tribunali non possono essere fatte valere contro potenti entità speciali quali dipartimenti governativi, imprese pubbliche, personale militare e alcuni membri del PCC.  

 

Tuttavia, il governo del paese sta iniziando a riconoscere la gravità del problema della corruzione nel paese. Nel gennaio 2013, la commissione centrale per l’ispezione della disciplina, l’ente del PCC incaricato di combattere la corruzione all’interno del partito, ha riferito di avere svolto inchieste in tutto il paese su 155.144 casi di corruzione e di averne chiuse 153.704; e che il PCC e il governo avrebbero preso misure punitive nei confronti di 160.718 funzionari.

 

Nell’ottobre 2013, la procura suprema del popolo ha inoltre reso noto che nel periodo gennaio-agosto 2013, i magistrati in tutto il paese avevano svolto inchieste su 18.283 casi relativi al pagamento di tangenti e importanti casi di appropriazione di denaro pubblico. Tra le persone indagate figuravano 129 funzionari di livello elevato.

 

Nel febbraio 2012, il comitato permanente dell’ANP ha approvato un emendamento al codice penale per rendere i cittadini cinesi e le imprese che pagano tangenti a funzionari di governi stranieri e responsabili di organizzazioni internazionali punibili penalmente con detenzioni fino a dieci anni di carcere.  Nell’ottobre 2012, il governo ha stabilito inoltre regole di “stile lavorativo frugale” vietando ai funzionari di governo di spendere denaro pubblico in articoli di lusso come per esempio opulenti banchetti e automobili di lusso e accettare regali costosi. Nel settembre 2013, il governo ha vietato ai funzionari pubblici di utilizzare fondi pubblici per inviare torte tradizionali durante la festività della mietitura e, a dicembre, ha pubblicato linee guida che proibiscono ai funzionari di utilizzare pinne di squalo, nidi di uccelli e carni di animali selvatici nei banchetti. Sempre nello stesso mese, il governo ha vietato ai funzionari di affittare aeroplani o viaggiare all’estero con aerei privati.Nel dicembre 2013 il comitato centrale del PCC ha presentato un piano quinquennale per combattere la corruzione.

 

Molti sono i casi in cui pubblici funzionari anche di alto livello e top manager di imprese pubbliche, che in genere detengono importanti cariche all’interno del PCC, sono oggetto di indagine in inchieste su atti di corruzione. Ad esempio, nel luglio 2013, un tribunale di Pechino ha condannato alla pena di morte, con differimento di due anni, Liu Zhijun, un ex ministro al trasporto ferroviario, per avere intascato tangenti e avere abusato della propria posizione per la realizzazione della rete ferroviaria ad alta velocità del paese.

 

Nell’agosto 2013, il ministero alla supervisione ha reso noto che Wang Yongchun, un  vice presidente della China National Petroleum Corporation, l’azienda petrolifera di stato, e il direttore generale della Daqing oilfield, nella provincia di Heilongjiang, è finito sotto inchiesta per “gravi violazioni della disciplina”. L’uomo è stato espulso dal partito nel giugno 2014.

 

Oltre alla commissione centrale per l’ispezione della disciplina e il ministero alla supervisione, le organizzazioni di rilievo specializzate sulla corruzione nel paese sono:  l’ufficio nazionale per la prevenzione della corruzione, l’associazione internazionale delle autorità anti corruzione e  il centro ricerca anti corruzione e sulla governance dell’università di Tsinghua.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La legge stabilisce la libertà di parola e di stampa, ma le autorità non rispettano tali diritti e continuano a controllare strettamente le testate giornalistiche, le trasmissioni radiofoniche e televisive e i mezzi di informazione in internet. Le autorità utilizzano i mezzi di informazione per diffondere l’ideologia e i punti di vista del PCC , impongono la censura e manipolano  la stampa e internet.

 

Chiunque rilasci dichiarazioni pubbliche critiche verso il governo o su temi considerati politicamente sensibili è sottoposto dalle autorità a misure punitive, indipendentemente dal contesto in cui hanno avuto luogo ( in conferenze pubbliche, in ambito accademico o tramite i mezzi di comunicazione di massa). Tuttavia, in privato e in piccoli gruppi risulta più facile evitare ritorsioni.  

 

Nel marzo 2013, il governo ha creato, tramite la fusione di due enti separati, un’autority unica per la regolamentazione delle trasmissioni radiotelevisive e della stampa, denominata amministrazione generale della stampa, delle pubblicazioni, della radio, dei film e della televisione. Il PCC controlla la programmazione radiofonica e televisiva, stabilendo il divieto di pubblicare determinati argomenti e approvando tutte le trasmissioni.

 

Nel settembre 2013, la corte suprema del popolo e la procura suprema del popolo hanno emanato un’interpretazione giuridica che rende la diffusione di “voci” un reato punibile penalmente. Secondo questa interpretazione, l’autore di un post considerato diffamatorio su internet che è ripreso più di 500 volte o letto più di 5.000 volte, o un post che provoca proteste di massa, istiga scontri etnici o religiosi, danneggia l’immagine del paese o è causa di effetti internazionali negativi, può essere punito con una pena detentiva massima fino a tre anni di detenzione. Si teme che una tale interpretazione abbia un effetto frenante sui dibattiti in internet.

 

Il governo, spesso, monitorizza riunioni di intellettuali, studenti e dissidenti, dove vengono discusse questioni politiche o considerate sensibili.  Nel 2008, per celebrare il giorno internazionale per i diritti umani, un gruppo di oltre 300 intellettuali e attivisti ha pubblicato una petizione, chiamata Carta’08, che chiedeva al PCC di rispettare i diritti umani e attuare riforme democratiche. Da allora, i firmatari continuano a riferire di subire vessazioni e atti intimidatori da parte di agenti del governo, soprattutto in  coincidenza con particolari ricorrenze.

 

Per quanto riguarda la libertà di stampa, per essere pubblicati, tutti i libri e le riviste devono ottenere un codice speciale emesso dallo stato, il cui rilascio è costoso e difficile.

 

Nel paese esiste una piccola quantità di pubblicazioni con interesse parzialmente privato, ma nessuna televisione o stazione radiofonica privata. Praticamente, tutte le testate giornalistiche, i mezzi di comunicazione radiotelevisivi e le case editrici sono affiliate al PCC o ad articolazioni dell’apparato statale.

 

 

L’amministrazione generale della stampa, delle pubblicazioni, della radio, dei film e della televisione richiede a tutti i nuovi operatori di partecipare a lezioni settimanali sui principi giornalistici del PCC; e i giornalisti che devono rinnovare le proprie credenziali devono sostenere un esame sugli ideali giornalistici marxisti.

 

I giornalisti stranieri in Cina e gli stringer locali sono obbligati a operare in un contesto difficile. Nel luglio 2013, ad esempio, Du Bin, un regista, giornalista e fotografo che lavora per diverse testate giornalistiche internazionali è stato rilasciato temporaneamente su cauzione, dopo essere stato detenuto per cinque settimane per “turbativa di ordine in luogo pubblico”. Nel maggio precedente, Du Bin aveva pubblicato su internet un documentario sul campo di rieducazione attraverso il lavoro di Masanjia, nella provincia di Liaoning e, sempre lo steso mese, un editore con uffici a Hong Kong e New York aveva pubblicato un suo libro sul massacro di piazza Tienanmen.

 

Le limitazioni poste ai giornalisti stranieri dai dipartimenti della propaganda del PCC continuano a rimanere estremamente pesanti, soprattutto in occasione di momenti considerati sensibili e anniversari. I cittadini cinesi impiegati da agenzie di stampa straniere sono soggetti a restrizioni, devono attenersi ad un codice di condotta, ricevono istruzioni per dare una buona immagine del paese, e hanno riferito di subire vessazioni e intimidazioni.

 

Sebbene i tempi per l’ottenimento di visti giornalistici siano in diminuzione, alcuni giornalisti stranieri continuano ad avere difficoltà nell’ottenere visti o accrediti stampa, a causa delle loro attività o di quelle dei loro predecessori. Mentre alcuni reporter, autori di articoli particolarmente controversi, ottengono il rinnovo dei loro visti, le loro testate giornalistiche incontrano problemi nell’ottenere visti per nuovi giornalisti e altri membri del loro personale.

 

Il governo, comunque, invita agli eventi di comunicazione per la stampa solo i mezzi di informazione locali. La stampa estera e i diplomatici possono solo presenziare alle comunicazioni organizzate dal ministero degli esteri e a qualche evento speciale.

 

Ai giornalisti stranieri è negato il permesso di viaggiare nella repubblica autonoma del Tibet, tranne che in occasione di rarissime visite altamente controllate, appositamente organizzate dal governo per la stampa estera. Ai giornalisti stranieri è permesso recarsi a Urumqi, la capitale della regione autonoma uigura dello Xinjiang. Tuttavia, le autorità locali e provinciali controllano strettamente i viaggi, gli accessi e le interviste dei giornalisti stranieri, se necessario, obbligandoli a lasciare località nella regione.

 

Dopo che il canale televisivo France 24 ha trasmesso il documentario sul Tibet girato dal giornalista  Cyril Payen, nel maggio 2013, il personale dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Francia si è recato all’ufficio centrale del canale televisivo, a Parigi, per chiedere il ritiro del documentario dal suo sito web.  L’ambasciata cinese a Bangkok avrebbe, inoltre, minacciato Payen per telefono.

 

Le line guida per i giornalisti cinesi sono spesso vaghe, soggette a cambiamenti a discrezione dei funzionari della propaganda e applicate anche retroattivamente. Le autorità responsabili per la propaganda obbligano i quotidiani a licenziare i loro direttori e giornalisti responsabili di pubblicare articoli considerati incoerenti con la politica ufficiale o ordinano la chiusura delle pubblicazioni. Il sistema dell’analisi a posteriori delle pubblicazioni incoraggia i direttori delle testate giornalistiche a praticare l’autocensura, per evitare punizioni.   

 

Le autorità utilizzano persecuzioni penali, cause civili e altri sistemi quali la violenza, la detenzione e altri sistemi per  vessare e attuare forme di intimidazione contro i giornalisti; e  per prevenire la diffusione di contenuti controversi. Un giornalista cinese può perdere il lavoro o può subire penalizzazioni professionali se pubblica articoli contrari al governo. Sono decine i giornalisti detenuti nelle prigioni del paese, la maggior parte dei quali tibetani, uiguri e mongoli.

 

Nel gennaio 2013, un gruppo di giornalisti ed ex giornalisti della testata dello stato di Guangzhou, “settimanale del sud”, parte del gruppo Nanfang Daily, hanno scioperato contro la censura, accusando i funzionari provinciali della propaganda di avere alterato il messaggio per il nuovo anno cinese, che chiedeva un aumento di rispetto per i diritti costituzionali.  Studenti e attivisti hanno iniziato a tenere dimostrazioni pubbliche di sostegno davanti agli uffici della rivista; e le proteste hanno generato contestazioni pubbliche sempre più ampie contro la censura, sostenute dai direttori, dai giornalisti e dai social media. Un accordo tra il personale della testata giornalistica e le autorità locali ha alla fine posto fine allo sciopero e permesso la ripresa delle attività della testata giornalistica. Tuttavia, le autorità avrebbero in seguito attuato una repressione del dissenso, disperdendo le contestazioni anti censura, arrestando e detenendo numerosi attivisti, colpevoli di avere espresso solidarietà nei confronti della testata giornalistica; e bloccando o cancellando ogni riferimento alla controversia su internet.

 

Le autorità continuano anche a mettere al bando libri dai contenuti ritenuti controversi. Solo le case editrici approvate dal governo possono stampare libri.

L’amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni dello stato controlla tutte le licenze e approva tutte le pubblicazioni su carta stampata o elettroniche, i materiali audio e video. Le persone che aggirano questo sistema e pubblicano materiali non approvati rischiano pene detentive, multe, confische e altre sanzioni.

 

L’amministrazione generale della stampa, delle pubblicazioni, della radio, dei film e della televisione e il PCC continuano a emanare regolamenti restrittivi per controllare anche i contenuti delle trasmissioni radiotelevisive. Le autorità continuano, inoltre, a disturbare con successi alterni le trasmissioni in lingua cinese, uigura e tibetana della Voice of America (VOA), della BBC e della Radio Free Asia (RFA). Le trasmissioni in lingua inglese della VOA, in genere, non sono invece disturbate. Le notizie radio via streaming sono però spesso bloccate. Malgrado le attività di disturbo delle trasmissioni straniere, la VOA, la BBC, la RFA, Deutsche Welle e Radio France International hanno un ampio ascolto, tra i sostenitori dei diritti umani, i funzionari di governo, ma anche i cittadini comuni.

 

I canali televisivi stranieri sono confinati agli hotel e alle residenze per stranieri e, occasionalmente, sottoposti a censura, come ad esempio durante l’anniversario del massacro di piazza Tienanmen. Anche alcuni argomenti trattati su quotidiani esteri sono, occasionalmente, sottoposti a censura. Ad esempio, Bloomberg.com e il sito del New York Times sono stati bloccati dopo avere pubblicato due articoli che riguardavano le ricchezze della famiglia di Xi Jinping, segretario generale del PCC e Wen Jiabao, primo Ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese fino al marzo 2013.

 

L’utilizzo di internet sta registrando una crescita impetuosa. Alla fine del 2013, gli utenti erano stimati in 618 milioni, con una crescita di cinquantaquattro milioni rispetto al 2012.  Parallelamente a questa crescita, il PCC ha aumentato i suoi sforzi per monitorare l’utilizzo di internet, controllare i contenuti, limitare le informazioni, bloccare l’accesso a siti web nazionali e stranieri, promuovere l’autocensura e punire le persone critiche verso il governo. Oltre quattordici ministeri collaborano nella repressione del dissenso e dei contenuti considerati sensibili in internet. Tutti questi sforzi portano alla censura di migliaia di siti web, blog, messaggi su cellulare, social network, forum, giochi online ed e-mail, sia nazionali che stranieri. Tuttavia, poiché queste misure non riescono ad avere una completa efficacia, oltre al suo sistema di censura, il governo cinese impone maggiori responsabilità alle imprese  e cerca di proibire l’espressione anonima in internet. Un regolamento del consiglio di stato equipara i contenuti di blog, bollettini e messaggi di testo dei cellulari alle notizie dei mezzi di informazione, assoggettandoli alle medesime  restrizioni sui contenuti.


Gli ISP, i fornitori di servizi internet, possono utilizzare solo piattaforme nazionali, in modo da potere rintracciare gli utilizzatori e le loro abitudini. Gli stessi ISP devono anche installare programmi capaci di copiare e-mail e di interrompere la trasmissione di “materiale sovversivo”.  Il governo e le imprese che offrono servizi internet impiegano migliaia di persone nel controllo delle comunicazioni elettroniche. Dal paese partono anche attacchi cibernetici contro siti web stranieri che contengono informazioni considerate offensive dal governo cinese.

Tutti gli spazi pubblici che offrono accesso a internet, compresi bar e ristoranti, sono obbligati a installare costosi software che permettono alla polizia di rintracciare gli utilizzatori. Offrire accesso a internet senza l’installazione del software può comportare pesanti multe. In base a una legge del dicembre 2012, inoltre, le persone che vogliono accedere ai servizi internet o di telefonia devono utilizzare i loro nomi reali. Coloro che vogliono lasciare commenti nei portali di notizie devono registrarsi con i loro nomi reali e fornire un numero di identificazione. Mentre le persone che vogliono utilizzare internet nelle biblioteche devono registrarsi utilizzando la propria carta d’identità.     

 

Le autorità continuano ad arrestare e detenere anche numerosi blogger e individui che pubblicano notizie, commenti e opinioni in internet, solo per avere espresso in modo pacifico i loro punti di vista politici.