Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)     Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le elezioni del 2010 hanno decretato la vittoria di  Alassane Ouattara, leader Rassemblement des Républicains , come nuovo presidente della Costa d’Avorio, ponendo fine a 10 anni di governo del precedente presidente Laurent Gbagbo, leader del Front Populaire Ivoirien, il quale però per cinque mesi si è rifiutato di cedere il potere al vincitore . Le elezioni,  giudicate libere e corrette, hanno quindi aperto la strada a un periodo di gravi violenze post-elettorali tra i sostenitori di entrambe le parti, che hanno causato circa 3.000 morti, la distruzione di numerose abitazioni e lo sfollamento di migliaia di persone. La crisi post-elettorale è cessata solo nel 2011, in seguito alla cattura di Gbagbo da parte delle forze francesi, intervenute su mandato ONU,  e alla sua consegna alla Corte Internazionale di Giustizia, presso la quale è attualmente detenuto.  

 

II)     Libertà di riunione e di associazione

 

La libertà di riunione e di associazione è garantita per legge. Il diritto di associazione è stato in generale rispettato dalle autorità, fatta eccezione per i partiti o politici formati su basi etniche o religiose. Tuttavia, le autorità sono restie a permettere manifestazioni pubbliche e in alcuni casi intervengono con la forza per disperderle.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Il governo Ouattara ha fatto progressi nel creare un quadro legislativo che assicuri un maggior rispetto per i diritti umani e una maggiore disciplina delle forze di sicurezza. Tuttavia, non sono stati fatti progressi sufficienti per garantire l’indipendenza del potere giudiziario, punire i responsabili delle violenze occorse nel periodo post-elettorale tra il 2010 e il 2011, e risolvere alla radice le cause delle violenze nel paese nell’ultimo decennio e, in particolare, la questione del rispetto della legge, della corruzione, dei conflitti sulla terra e della proliferazione delle armi nel paese.

                                      

Sebbene gli abusi delle forze di sicurezza siano diminuiti rispetto al 2012, in parte grazie agli sforzi del governo, queste continuano a commettere violazioni e reati, quali estorsioni ai posti di blocco, arresti arbitrari e trattamenti inumani dei detenuti, in un contesto di diffusa impunità. In alcuni casi, il governo ha cercato di ridurre le estorsioni ai posti di blocco stradali, anche arrestando alcuni soldati coinvolti, ma il fenomeno rimane generalizzato.

 

Il processo di riconciliazione del paese è stato compromesso da una giustizia di parte nella gestione delle violenze durante la crisi post-elettorale: solerte nell’investigare e condannare i numerosi sostenitori dell’ex-presidente Gadbo, ma quasi completamente inattiva per quanto riguarda i reati commessi dai sostenitori dell’attuale presidente. Tutto questo, unito alla debolezza, la mancanza di indipendenza e la corruzione del potere giudiziario, ha minato i progressi nella creazione di un quadro di rispetto delle regole nel paese.

 

La situazione della sicurezza è migliorata, sebbene l’azione del governo sulla questione dei conflitti sulla terra nella Costa d’Avorio occidentale sia parsa poco efficace. I conflitti sulla terra hanno contribuito a esporre il paese ad attacchi dalla vicina Liberia e a violenze intercomunitarie su piccola scala. Il processo di disarmo del paese procede lentamente e la presenza di numerose armi leggere nel paese, spesso nelle mani di ex-combattenti, rimane forte.

 

Alcuni partiti politici e associazioni per i diritti umani continuano a denunciare che membri del partito d’opposizione FPI, detenuti per reati economici, rapina a mano armata, saccheggio e malversazione, sarebbero prigionieri politici, soprattutto se denunciati per presunti reati commessi durante la crisi postelettorale.

Nell’agosto 2013, le autorità hanno rilasciato provvisoriamente quattordici sostenitori di Gadbo, tra i quali Pascal Affi N’Guessan, ex presidente dell’FPI e portavoce di Gbagbo.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

In base alla legge, gli arresti richiedono un mandato emanato dalla magistratura. Le persone arrestate devono essere informate delle accuse contro di loro in modo tempestivo e portate davanti a un magistrato entro quarantotto ore. Questo lasso può essere prolungato dalla magistratura di altre quarantotto ore, nei casi che riguardano la sicurezza dello stato. Le forze di sicurezza violano però spesso  queste disposizioni. Il magistrato inquirente può richiedere la custodia cautelare in carcere per persone in attesa di giudizio per un periodo massimo di quattro mesi, a eccezione delle persone incriminate per piccoli reati e incensurate, le quali possono essere tenute in carcere per un massimo di cinque giorni, dopo l’incontro con il magistrato inquirente. I soggetti recidivi e quelli accusati di reati gravi possono essere tenuti in custodia in carcere rispettivamente per tre e diciotto mesi.

 

Ai detenuti è permesso stabilire contatti con i loro avvocati e famigliari, tranne che per i casi che riguardano la sicurezza nazionale. Esiste anche un sistema di libertà temporanea su cauzione, che può essere concessa a discrezione del giudice competente. Ai detenuti indigenti non viene di solito fornita assistenza legale d’ufficio, tranne che per i casi più gravi. 

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita nelle prigioni del paese hanno continuato ad essere estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita degli stessi detenuti, per le condizioni di sovraffollamento e la carenza di acqua potabile e servizi medici. Nelle trentatré strutture carcerarie del paese  sono presenti 8.900 detenuti, dei quali 170 minorenni e 260 donne. Per risolvere il problema del sovraffollamento, nel settembre 2013, il governo ha emanato un indulto per 3.000 detenuti. Nel corso del 2013 sarebbero stati 105 i decessi avvenuti all’interno delle strutture carcerarie, principalmente per mancanza di cure mediche.

I detenuti minorenni sono in genere tenuti insieme agli adulti, e quelli in attesa di giudizio insieme a quelli condannati. I figli delle donne detenute spesso vivono con le loro madri all’interno delle strutture, sebbene le autorità non accettano responsabilità per il loro mantenimento. Le madri di solito ricevono supporto da associazioni umanitarie locali e internazionali.   

I detenuti benestanti possono acquistare celle più spaziose, cibo e altri confort, e persino pagare personale per lavare e stirare la propria biancheria. Il governo alloca per ogni detenuto circa 300 franchi CFA (0,62 dollari USA) al giorno, per le razioni alimentari, meno della metà di quanto necessario. Le famiglie dei detenuti e l’International Committee of the Red Cross (ICRC) devono integrare regolarmente le razioni alimentari.

Le condizioni di vita dei detenuti di alto profilo associati all’ex governo Gbagbo sono in generale migliori di quelle degli altri detenuti, anche se comunque al di sotto degli standard internazionali. Sebbene alcuni di questi siano tenuti separati dai detenuti comuni, altri lamentano che la convivenza con i detenuti comuni minacci la loro sicurezza. I sostenitori dell’ex governo Gbagbo sono anche oggetto restrizioni nell’accesso all’assistenza legale.  


IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni penali per gli atti di corruzione dei funzionari pubblici, ma le autorità non applicano le leggi in modo efficace e questa pratica continua a essere frequente all’interno dell’apparato statale, favorita da un contesto di impunità.

Il segretariato nazionale per la buona gestione e il miglioramento delle capacità è l’ente responsabile per il contrasto alla corruzione. L’agenzia nazionale indipendente per la regolamentazione degli appalti pubblici (ANRMP) ha invece il compito di supportare, monitorare e applicare procedure corrette nei contratti tra imprese private e lo stato. Ad esempio, nel febbraio 2013, l’ANRMP ha annullato un contratto già assegnato a una impresa privata per la costruzione di una strada per irregolarità nel processo di assegnazione dell’appalto. Il processo contro ventidue funzionari dell’industria del cacao e del caffè arrestati nel 2008 per essersi indebitamente appropriati di 100 miliardi di franchi CFA (207 milioni di dollari USA)  si è concluso con la condanna a venti anni di reclusione e una multa di oltre 100 milioni di dollari per ciascuno di quindici dei ventidue imputati.


LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Le leggi della Costa d’Avorio sanciscono il diritto alla libertà di espressione e, in generale, ai mezzi d’informazione è permesso di operare liberamente. Tuttavia, non mancano i casi in cui il governo arresta e interroga i giornalisti vicini all’opposizione. Ad esempio, nel giugno 2013, le autorità hanno interrogato per molte ore l’editore e capo redattore della rivisita satirica L’ Eléphant Déchainé, una, per scoprire le fonti di un articolo relativo al ministro della difesa Paul Koffi Koffi. I due uomini sono stati in seguito rilasciati senza accuse.

 

Il Consiglio Nazionale della Stampa (CNP), da parte sua, ha occasionalmente sospeso brevemente i quotidiani e i giornalisti vicini al partito d’opposizione dell’ex presidente Gbagbo, per l’uso di un linguaggio considerato “offensivo verso il presidente” e per avere pubblicato commenti “oltraggiosi”.

 

L’autorità suprema per la comunicazione audiovisiva supervisiona i regolamenti e le attività delle stazioni radiofoniche e televisive. Nel paese operano numerose stazioni radiofoniche private, ma la legge proibisce la trasmissione di qualsiasi commento politico. Il governo esercita una forte influenza sui contenuti e i programmi trasmessi dai due canali della televisione pubblica, la sola operante nel paese.