Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni politiche per il rinnovo della presidenza e dell’assemblea nazionale, le assemblee provinciali e i membri del parlamento andino, si sono tenute in Ecuador nel febbraio 2013 e hanno sancito la riconferma del presidente Rafael Correa e del suo partito, Alianza País, che ha conquistato 100 dei 137 seggi dell’assemblea nazionale. Delegazioni dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e di altri osservatori nazionali e internazionali, presenti durante lo svolgimento delle elezioni, le hanno giudicate aperte, libere e ben organizzate, malgrado alcune irregolarità. Sebbene i gruppi di osservazione non abbiano riscontrato gravi frodi, si sono registrate denunce di cartelle elettorali mancanti o già marcate, e irregolarità nel conteggio dei voti.    I candidati dell’opposizione hanno accusato il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) e il tribunale sui contenziosi elettorali (TCE) di non avere affrontato il problema in maniera trasparente. L’OSA ha dichiarato che, durante il periodo pre-elettorale e elettorale, i diversi partiti e i contendenti alla presidenza non hanno avuto un uguale accesso ai mezzi di informazione. Secondo l’associazione Participación Ciudadana, il Presidente Correa ha goduto di una presenza molto maggiore rispetto agli altri candidati sia sui mezzi di informazione pubblici sia su quelli privati.

 

Nel 2012 si era verificato  uno scandalo sul processo di registrazione dei partiti presso il CNE, il quale era stato accusato di avere ritardato la  registrazione dei partiti per molte settimane, limitando la possibilità di organizzare e tenere primarie al loro interno. Inoltre, sempre il CNE non ha concesso a molti di essi l’autorizzazione a partecipare alle elezioni nazionali del 2013, per irregolarità nelle firme depositate per la registrazione. I partiti dell’opposizione e le organizzazioni della società civile, infine, hanno criticato il CNE per non avere operato con la dovuta trasparenza.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

La legge stabilisce la libertà di svolgere riunioni pacifiche e il governo, in generale, ha rispettato tale diritto, salvo alcune eccezioni. Negli ultimi anni, le autorità hanno aperto inchieste e denunciato per il reato di “terrorismo e sabotaggio” dimostranti accusati di avere organizzato blocchi stradali e impedito lo svolgimento di servizi pubblici. Nel dicembre 2012, circa quarantasette leader di comunità indigene, rappresentanti sindacali e studenti sono stati sottoposti a procedure penali con l’accusa di avere commesso atti di sabotaggio e terrorismo. Molte di queste azioni legali sono iniziate nel 2010, ma rimaste congelate allo stadio investigativo. Le associazioni indigene hanno dichiarato che le autorità hanno accusato complessivamente di tali reati circa 200 dei loro membri.

 

Nel luglio 2013, una corte d’appello ha confermato la condanna a dodici anni di carcere per sabotaggio e terrorismo a Pepe Acacho, membro dell’assemblea nazionale e leader della Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (CONAIE). L’accusa era sorta in seguito alla morte di un insegnante durante una protesta indigena contro la legge sui servizi idrici del 2009. La corte ha anche confermato un’analoga condanna peri il leader indigeno Pedro Mashiant. 

 

Nel febbraio 2013, dodici studenti sono stati accusati di ribellione, un reato che comporta fino a sei anni di carcere, per avere partecipato a violenti scontri durante una dimostrazione a Quito contro la decisione di cambiare il nome dell’università. Un giudice ha successivamente respinto le accuse, in quanto il pubblico ministero non era stato in grado di sostanziarle. Dopo che il presidente Correa aveva criticato la decisione del giudice, il caso è stato però riaperto. Nel luglio 2013, in un altro processo, è stata comminata una pena di soli ventuno giorni di reclusione.

 

La legge garantisce il rispetto della libertà di associazione, tuttavia il governo cerca di limitare tale diritto.  Nel giugno 2013, ha emanato il decreto presidenziale 16 che chiede a tutte le organizzazioni sociali, comprese le associazioni del terzo settore, di registrarsi in un nuovo sistema online entro un anno, pena cancellazione. La legge conferisce al governo il potere di sciogliere le organizzazioni (fondazioni, associazioni della società civile e chiese) per diversi motivi, tra i quali compromettere gli interessi dello stato, impegnarsi in attività politiche, minacciare la pace pubblica, deviare dal proposito dello statuto o non fornire accesso alle informazioni richieste dal governo.  

Il decreto limita, inoltre, la possibilità delle organizzazioni di scegliere i propri membri e fa obbligo alle stesse di dichiarare tutti i progetti che ricevono finanziamenti dall’estero.

 

Nel dicembre 2013, le autorità hanno utilizzato il decreto 16 per chiudere la Fondazione Pachamama, un’associazione ambientalista che si opponeva a un progetto di sfruttamento petrolifero in Amazzonia. Il governo ha dichiarato che l’organizzazione aveva disturbato l’ordine pubblico durante una protesta in occasione dell’ultimo negoziato con l’azienda petrolifera interessata al progetto, il mese precedente.

 

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Nel periodo tra il gennaio 2013 e l’aprile 2014, non risulta la presenza di prigionieri politici nelle prigioni del paese, né si sono registrate uccisioni arbitrarie o sparizioni di oppositori politici perpetrate dalle forze di sicurezza. 

 

Tuttavia, le forze di sicurezza, in particolare unità della polizia, hanno fatto un uso eccessivo della forza e commesso anche omicidi isolati. L’unità per gli affari interni è responsabile dell’esame dei casi avvenuti all’interno delle forze di polizia, mentre un’unità di intelligence, con simili funzioni, si trova all’interno dell’esercito e si occupa dei casi che riguardano quest’ultimo.

 

Nel luglio 2013, un tribunale ha stabilito che i soldati Oscar Sanchez Mino, Nicanor F. González, Julio Cesar Cumba Gavidia, Daniel Eduardo Choez Solís, Luis Alberto Naranjo Verdesoto, Luis Ivan Valdez, Alberto Estupiñán Sandoval, e Jefferson Oswaldo Barrangán Guzmán sono stati responsabili della sparizione uccisione di Walter Tapia, Julio Áviles e Pedro Castro, avvenuta nel 2012. La corte ha stabilito che Sanchez Mino è stato la mente degli omicidi e lo ha condannato a 35 anni di prigione. González, Cumba Gavidia e Choez Solís sono stati condannati a sedici anni ciascuno, mentre gli altri sono stati condannati a otto anni ciascuno, per complicità negli omicidi.

 

Nell’ottobre 2013, il ministro degli interni ha annunciato l’arresto da parte delle forze dell’ordine di sei agenti di polizia per l’omicidio, avvenuto nel 2012, di George Michael Murillo, ucciso mentre si recava ad assistere a una partita di calcio. Il caso non aveva ancora raggiunto la fase processuale alla fine del 2013.

 

Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese proibiscano le torture o altri abusi ai danni dei detenuti, alcuni membri della polizia praticano torture e altri abusi su sospetti e prigionieri nelle stazioni di polizia, a volte in un contesto di impunità. La polizia con frequenza fa un uso eccessivo della forza durante gli arresti, picchiando e minacciando i sospetti durante gli interrogatori allo scopo di estorcere confessioni.

 

La costituzione e le altre leggi del paese riconoscono alle comunità indigene il diritto di utilizzare i loro sistemi di giustizia basati sulle tradizioni e le regole consuetudinarie. Tuttavia, suscitano preoccupazione punizioni come ad esempio le “purificazioni” (ossia percosse alternate a bagni freddi che causano dolore sulla pelle irritata).

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge subordina l’arresto di individui sospetti al rilascio di appositi mandati giudiziari. Per legge gli individui arrestati devono comparire davanti ad un giudice entro 24 ore. Le autorità, in genere, osservano tali limiti, sebbene in alcune province i fermi di polizia siano stati molto più lunghi. I detenuti hanno il diritto ad essere informati delle accuse contro di loro. In attesa che si completino le indagini, i detenuti possono contestare la loro detenzione presentando una richiesta scritta a un giudice della località dove è avvenuto l’arresto. I detenuti possono anche chiedere un rilascio temporaneo su cauzione o altre alternative alla detenzione, compresi gli arresti domiciliari. Queste alternative sono disponibili per reati punibili con pene detentive fino a cinque anni.

 

Le autorità giudiziarie spesso ammettono la presentazione di accuse futili, a volte sotto pressioni politiche esterne. Le parti in causa dei processi spesso utilizzano questo sistema per molestare la parte avversa durante cause civili, cercando di farla arrestare con accuse penali. Sebbene la legge lo proibisca, si sono registrati anche occasionali casi di detenzione in condizioni di isolamento, così come casi di ritardi nei contatti con gli avvocati e i famigliari. Vi sono stati anche alcuni casi di arresti arbitrari, sebbene le vittime di solito non denuncino i casi per paura di ritorsioni, mancanza di mezzi o sfiducia nelle istituzioni, a causa della corruzione presente nel sistema giudiziario e nelle forze di polizia.

 

I detenuti hanno il diritto costituzionale di essere rappresentati da un avvocato. Se indigenti, hanno il diritto di richiedere un avvocato d’ufficio, a spese dello stato.  Gli avvocati d’ufficio hanno continuato a seguire un elevato numero di casi, a scapito della qualità del loro lavoro.

 

Sebbene la costituzione garantisca l’indipendenza del potere giudiziario, questo è rimasto sensibile alle pressioni esterne e soggetto a corruzione. I giudici, occasionalmente, emettono le loro sentenze sotto l’influenza dei mezzi di informazione o pressioni politiche e economiche. I casi contro il governo vanno avanti lentamente, mentre quelli promossi dal governo avanzano rapidamente.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita della popolazione carceraria hanno continuato a essere scadenti, soprattutto nelle aree costiere tropicali. Le  strutture sono sovraffollate: nel dicembre 2013, a fronte di una capacità pari a 12.089 posti, i  detenuti erano 24.772. Le autorità tengono i detenuti in attesa di giudizio insieme a quelli  già condannati. Il sovraffollamento cronico e la mancanza di cure sanitarie preventive permette una rapida diffusione delle malattie all’interno delle strutture, le cui infermerie spesso sono sfornite di medicinali. I detenuti lamentano anche l’assenza di servizi per la cura dentale. Molti detenuti riferiscono di problemi di asma a causa della polvere e dell’inquinamento, lamentandosi di non avere la possibilità di ricevere antistaminici.

 

La sicurezza all’interno delle carceri rappresenta un problema. Ad esempio, i metal detector all’ingresso del carcere di Quito non funzionano o non vengono usati. Sempre all’interno delle carceri, esiste un commercio di pistole, coltelli e cellulari tra detenuti.

 

All’interno degli istituti penitenziari i servizi sono minimi e le autorità carcerarie si aspettano che i detenuti o le loro famiglie forniscano i materassi, gli indumenti e le medicine necessarie. Gli istituti di detenzione forniscono ai detenuti tre pasti al giorno, cinque per i minorenni, e accesso all’acqua potabile.

 

A Quito le condizioni nelle prigioni femminili sono migliori di quelle maschili. Tuttavia, le guardie carcerarie richiedono alle donne detenute favori sessuali in cambio di migliori condizioni di detenzione. Ex prigionieri denunciano la presenza di giri di prostituzione che hanno per oggetto donne detenute, gestiti da guardie carcerarie e gruppi criminali. I centri di detenzione forniscono comunque servizi giornalieri di accudimento per i bambini di età inferiore ai tre anni.

 

I detenuti sono spesso obbligati a pagare tangenti alle guardie, ai funzionari e ad altri prigionieri per migliorare la qualità e la quantità delle  loro razioni alimentari, avere accesso all’infermeria della prigione, cambiare o migliorare la propria cella. La maggior parte dei detenuti rimane in prigione anche dopo il completamento della pena, a causa delle inefficienze burocratiche e della corruzione presente nel sistema penitenziario.

 

I detenuti hanno il diritto di denunciare gli abusi a un difensore civico per i diritti umani, ma spesso sono riluttanti a farlo per paura di subire ritorsioni o perché convinti che sia inutile. Le autorità non aprono inchieste sulle segnalazioni di condizioni inumane all’interno delle strutture penitenziarie.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Il governo riconosce la presenza di un elevato grado di corruzione nel settore giudiziario, e ha continuato il processo di riforma dei suoi organi. La riforma, in qualche maniera, ha migliorato la capacità del sistema giudiziario di fornire servizi al pubblico, grazie a un miglioramento delle infrastrutture e della tecnologia, la rimozione di giudici corrotti o inefficaci e la riduzione dei casi arretrati. Tuttavia, i tribunali continuano a non promuovere i casi a meno che non siano elargite tangenti alla polizia e a funzionari del potere giudiziario.  Leader sindacali e imprenditori hanno denunciato la presenza di corruzione nel sistema di controllo dell’ispettorato del lavoro ecuadoriano. Osservatori indipendenti, invece, hanno notato che i giudici delle corti più alte appaiono particolarmente allineati all’attuale governo, sollevando dubbi sulla loro imparzialità.

 

Per quanto riguarda i casi più eclatanti di corruzione emersi nel paese, nell’aprile 2013, Juan Salazar López, il sindaco di Riobamba, ha denunciato un furto di  $13,3 milioni di dollari USA dal conto corrente della municipalità tenuto presso la banca centrale dell’Ecuador. Di questi, solo dieci milioni sono stati recuperati. Inizialmente Salazar aveva denunciato che hackers si erano infiltrati nel conto corrente e sottratto i fondi.  Tuttavia, gli investigatori hanno alla fine scoperto che Salazar aveva mostrato la password a numerose persone non autorizzate. Nell’aprile 2013, il comune ha approvato la rimozione del sindaco dal suo incarico. La magistratura ha messo sotto inchiesta l’uomo, iscrivendolo nel registro degli indagati per sottrazione di fondi pubblici.

 

Al settembre 2014, era ancora in corso anche l’inchiesta sull’ex presidente della Banca centrale dell’Ecuador, Pedro Delgado, adesso latitante, fuggito all’estero dal dicembre 2012. Le autorità hanno promosso alcune inchieste su prestiti irregolari autorizzati da Delgado durante il suo incarico. L’uomo risulta anche responsabile di falsificazione di credenziali accademiche e si è rifiutato di fare ritorno per rispondere agli inquirenti.

 

Il consiglio per la partecipazione dei cittadini e il controllo sociale (Consejo Participacion Ciudadana y Control Social) è  incaricato dello sviluppo delle politiche per la promozione della trasparenza, del controllo e della rendicontazione dei settori pubblico e privato e, come tale, guida il piano nazionale contro la corruzione. All’interno della sezione per la trasparenza, l’ufficio del revisore generale dei conti ha il compito di promuovere inchieste sui casi di corruzione nel settore pubblico. Quando esistono le condizioni per promuovere un’inchiesta penale, l’ufficio sottopone i casi alla magistratura inquirente. Il segretariato nazionale per la gestione della trasparenza, parte del segretariato nazionale della pubblica amministrazione, ha la responsabilità per la promozione di inchieste sui casi di corruzione  nel settore pubblico e per la promozione della trasparenza nella gestione delle risorse dello stato.  

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Ai cittadini è  permesso di criticare il governo senza ritorsioni, mentre i mezzi di comunicazione indipendenti in generale continuano a rimanere attivi e a esprimere un’ampia varietà di punti di vista, anche critici verso il governo. L’organizzazione Freedom House ha comunque abbassato la valutazione del paese da “parzialmente libero”, nel 2012, a “non libero”, nel 2013, a causa della notevole riduzione della libertà di stampa negli ultimi cinque anni.

 

Il governo possiede o gestisce almeno ventuno stazioni radiofoniche o televisive e un quotidiano e utilizza una notevole quantità di fondi per influenzare il dibattito pubblico. Il governo, infatti, continua a essere il più importante singolo committente di spot pubblicitari e utilizza i contratti come un sistema per dispensare premi e punizioni nei confronti dei mezzi d’informazione.

 

Nel giugno 2013, l’assemblea nazionale ha approvato una legge sulla comunicazione che contiene disposizioni formulate in modo vago, tale da permettere persecuzioni e limitazioni nei confronti dei giornalisti.    La legge, invocando il diritto costituzionale a un’informazione “verificata, bilanciata, precisa e contestualizzata”, apre la strada alla censura nella misura in cui conferisce al governo o alla magistratura il potere di decidere se l’informazione è, o meno, veritiera.

 

Un sovraintendente all’informazione e alla comunicazione può ordinare ai direttori delle testate giornalistiche o delle stazioni radiofoniche o televisive di rettificarsi e scusarsi pubblicamente per l’informazione considerata non veritiera, imporre multe in caso di episodi ripetuti, e promuovere azioni legali. La legge conferisce inoltre al governo poteri molto ampi per limitare la libertà di parola nel paese, definendo la comunicazione sociale tramite i mezzi d’informazione come un “servizio pubblico” che, come tale, deve essere fornito con “responsabilità e qualità” e “contribuire al buon vivere delle persone”.  I giornalisti responsabili di “linciaggio mediatico”, definito come comunicazione persistentemente critica “con l’obiettivo di minare il prestigio o la credibilità di una persona fisica o giuridica ” possono essere obbligati a pubblicare pubbliche scuse ed esposti a denunce penali.

 

Nell’agosto 2013, citando la legge, il ministro per le comunicazioni ha ordinato al quotidiano El Universo di scusarsi pubblicamente per la pubblicazione di alcuni messaggi di twitter che minavano l’onore e la reputazione del presidente. Il ministro ha accusato El Universo di avere pubblicato “menzioni fuori contesto”, “frivolezze” e informazioni senza “rilevanza pubblica”. El Universo aveva pubblicato messaggi di twitter di Correa che spiegava la sua decisione di permettere lo sfruttamento di giacimenti petroliferi nel parco nazionale Yasuní, e i relativi commenti di lettori.

 

Il presidente Correa continua a utilizzare le leggi penali contro la diffamazione per reprimere la critica nei suoi confronti. Ad esempio, nel settembre 2013, la corte nazionale di giustizia ha confermato la condanna a diciotto mesi di reclusione per José Cléver Jiménez, un politico dell’opposizione, per oltraggio al presidente, ordinandogli di scusarsi pubblicamente e pagare un indennizzo pari a circa 140.000 dollari USA. Insieme a due sindacalisti, anch’essi condannati, Jiménez aveva chiesto al procuratore generale di aprire un’inchiesta sulle responsabilità del presidente Correa per la violenza che ha causato cinque morti durante un ammutinamento delle forze di polizia, avvenuto nel settembre 2010, accusando il presidente di avere ordinato un assalto armato a un ospedale dove si trovavano civili. Il procuratore generale – che durante parte del suo primo mandato era stato avvocato personale del presidente Correa - ha riscontrato prove insufficienti per aprire un’inchiesta sul caso, e nel maggio 2012 un giudice aveva archiviato il caso. Nell’agosto 2012, Correa ha però sporto denuncia alla corte nazionale contro Jiménez, accusando lui e i due sindacalisti di diffamazione.

 

Il governo Correa richiede anche ai mezzi d’informazione privati di mettere in onda trasmissioni ufficiali per rispondere alle informazioni o le opinioni critiche,  giustificandosi con la necessità di adempiere all’obbligo del governo di respingere le falsità e le distorsioni generate dai mezzi di comunicazione.

 

Nel solo periodo gennaio - luglio 2014, Fundamedios, un’organizzazione locale per la promozione della libertà di espressione in Ecuador,  registrava complessivamente un totale di 141 aggressioni (comprese minacce, violenze fisiche, verbali o arresti) in tutto il paese contro giornalisti, mezzi di comunicazione e cittadini per motivi legati alla libertà di espressione. Dal 2008 al luglio 2014, Fundamedios ha rilevato 919 aggressioni: 22 nel 2008; 103 nel 2009; 151 nel 2010; 156 nel 2011; 172 nel 2012; e 174 nel 2013.

 

Nel settembre 2014, la corte costituzionale dell’Ecuador ha respinto le richieste di incostituzionalità della legge sulla comunicazione. Le richieste erano state avanzate da sessanta personalità del giornalismo, della società civile, dell’arte, della cultura e del mondo universitario,  compresa la facoltà di legge e diritti umani dell’Universidad San Francisco de Quito, e dall’oppositore Luis Fernando Torres, esperto in questioni giuridiche.