Conflitti e rischio terroristico

La rimozione del presidente Morsi nel luglio 2013 ha segnato un cambio di marcia della violenza in Egitto. Il governo militare che ha preso il controllo del paese ha agito con estrema durezza contro le organizzazioni islamiche, in particolare quelle legate ai Fratelli Mussulmani, uccidendo - tra il luglio e l'agosto 2013 - 1.300 persone e arrestando migliaia di dimostranti e attivisti politici pro-Morsi. A partire dal gennaio 2014, si è assistito ad una drastica impennata di condanne a pene capitali in casi riguardanti omicidi commessi nell’ambito di rivolte e dimostrazioni di massa. Con la repressione di massa ai danni dei Fratelli Mussulmani, gli attentati terroristici hanno iniziato a comparire con sempre maggior frequenza nel paese.


Negli ultimi anni l'Egitto è stato teatro di numerosi attentati terroristici, spesso contro località turistiche del Sinai o altri frequentati da turisti stranieri. Ad esempio, nel febbraio 2009, un piccolo ordigno è esploso davanti al Khan al Khalili bazaar al Cairo, causando la morte di un turista francese e il ferimento di molti altri,  mentre un secondo ordigno veniva rinvenuto inesploso e neutralizzato dalla polizia. Nel gennaio 2011, un attentato dinamitardo è avvenuto in una chiesa copta di Alessandria, causando 27 morti e 200 feriti. Nel settembre 2012, le autorità egiziane hanno invece arrestato membri di una rete terroristica che avevano cercato di mettere a segno attentati contro obiettivi governativi e interessi occidentali.


Più recentemente, Ansar Bayt al-Maqdis (ABM), un gruppo estremista tradizionalmente operante nel Sinai, ha rivendicato la responsabilità di numerosi attentati al Cairo, dimostrando una capacità di operare oltre i suoi ambiti territoriali storici. ABM ha in passato colpito prevalentemente obiettivi militari, come le forze di polizia e le sue installazioni, eseguendo attacchi dinamitardi suicidi contro le sedi centrali della polizia al Cairo e a Mansoura, e numerose azioni dinamitarde su più piccola scala, tra le quali una diretta alla stazione di polizia di Dokki. Il gruppo ha inoltre rivendicato la responsabilità del tentato assassinio del ministro degli interni nell'ottobre 2013, effettuato con un'auto bomba. Nel gennaio 2014, l'ABM ha anche rivendicato l'assassinio di un alto funzionario del ministero degli interni. Con questi attentati, il gruppo ha dimostrato capacità di pianificare e di portare a compimento azioni terroristiche complesse.


L'ABM ha anche recentemente rivendicato un attentato effettuato mediante il lancio di due RPG contro una nave da carico nel canale di Suez e l'abbattimento di un elicottero militare egiziano, effettuato tramite il lancio di un missile terra-aria nel Sinai. Nel febbraio 2014, l'ABM ha rivendicato anche la responsabilità di un attentato, effettuato da un attentatore suicida, contro un pullman turistico a Taba, vicino al confine israeliano, che ha causato la morte di tre turisti sud coreani e del loro autista egiziano. Questi attacchi suggeriscono un ampliamento  dell’ambito di attività da parte dell'ABM, verso obiettivi economici.


Un altro gruppo terroristico operante in Egitto, di più recente costituzione è Ajnad Misr (Soldati dell'Egitto) che, dal gennaio 2014, ha rivendicato diversi attentati dinamitardi contro le forze di sicurezza, con conseguenze fatali. Il gruppo ha finora operato esclusivamente nella città del Cairo.

Durante l'inverno 2013-2014 si è anche registrato un incremento nel numero di piccoli attentati dinamitardi nelle zone suburbane del Cairo. Uno di questi, il 14 gennaio 2014, durante il primo giorno di votazione del referendum per la nuova costituzione, ha causato notevoli danni al tribunale di Imbada.


Per quanto riguarda i rischi di coinvolgimento dell’Egitto in conflitti interstatali, le relazioni con l’Etiopia si sono deteriorate nel corso del 2013 e nella prima parte del 2014 a causa delle preoccupazioni egiziane per la costruzione sul Nilo della “Grande diga della Rinascita”, promossa dal governo etiopico.  Secondo gli egiziani, una volta terminata, la diga rischierà di drenare le preziose risorse idriche dal Nilo, vitali per l’Egitto, che dipende totalmente dalle acque di questo fiume per il soddisfacimento dei propri bisogni idrici. L’ottantacinque percento delle acque del Nilo si originano, infatti, negli altopiani etiopici. Per il governo etiope, però, la diga riveste un’importanza cruciale per lo sviluppo economico del paese, poiché sarà in grado di produrre 6.000 megawatt di elettricità all’anno. Iniziata nel 2012, la Grande Diga della Rinascita è il più grande progetto idroelettrico nel continente africano e dovrebbe essere ultimato nel 2018. All’inizio di marzo 2014, il governo etiope ha dichiarato che il trentadue percento del progetto era stato già completato. Agli inizi di gennaio del 2014 è fallito un terzo giro di negoziati, tenutosi a Khartum, tra Egitto, Sudan e Etiopia. La costruzione della grande diga etiopica rischia di deteriorare le relazioni con gli altri paesi a valle del fiume Nilo, con conseguenze politiche potenzialmente difficili da prevedere.