Rischio espropri e protezione degli investimenti

L’Egitto ha attraversato profondi cambiamenti politici dopo la deposizione del regime di Hosni Mubarak, avvenuta nel febbraio 2011. Il paese ha comunque continuato a onorare le leggi, gli accordi commerciali e i trattati internazionali del passato regime. Nella maggior parte dei settori economici lo stato non fa distinzione legale tra investimenti esteri e nazionali.  Tuttavia esistono requisiti particolari per le imprese che desiderano operare in settori particolari - come ad esempio quello dell’estrazione del petrolio e del gas naturale, dove sono richieste joint venture con imprese locali - e ostacoli legali alla partecipazione ai processi di privatizzazione delle imprese pubbliche. Alcuni settori, come quelli bancario e assicurativo sono particolarmente chiusi, per via della ritrosia delle autorità a concedere nuove licenze. Le imprese possono, quindi, entrare in questi mercati solo tramite acquisizioni di altre imprese esistenti o aprendo uffici di rappresentanza.


Dopo la rivoluzione di febbraio 2011, è stata limitata la possibilità delle imprese straniere di trasferire all’estero utili generati nel paese o capitali, imponendo loro un limite massimo di 100.000 dollari USA all’anno. Oltre tale limite, occorre che l’impresa presenti  un valido motivo commerciale, documentazione originale e approvazione da parte della banca centrale del paese. Il limite per i ritiri giornalieri di contante è stato ridotto a 30.000 dollari USA. Nel 2012, l’Egitto ha annunciato la decisione di porre ulteriori limiti al trasferimento di denaro all’estero anche da parte delle persone fisiche, fissando un tetto di 10.000 dollari USA. Trasferire denaro all’estero è divenuto un processo lungo e laborioso che può richiedere parecchie settimane di tempo.

Sebbene l’Egitto abbia sottoscritto accordi di arbitrato internazionale, i tribunali egiziani non sempre riconoscono le sentenze internazionali e la soluzione dei contenziosi è molto lenta e, in alcuni casi, soggetta a influenze politiche.


La legge sugli incentivi agli investimenti egiziana stabilisce tutele contro la nazionalizzazione o la confisca di investimenti da parte dello stato. Alle imprese private è riconosciuto il diritto di appellarsi contro gli espropri utilizzando il sistema giudiziario. Tuttavia, questo può risultare estremamente lento nella soluzione dei casi.


Nel settembre 2011, la divisione commerciale del tribunale amministrativo egiziano ha stabilito l’illegittimità della privatizzazione di tre ex aziende pubbliche – Shebin El-Kom Textile Company, Tanta Linen Company, and El Nasr Steam Boilers Company. La decisione impone agli acquirenti di restituire la proprietà delle imprese allo stato egiziano dietro rimborso delle spese sostenute per l’acquisto delle aziende. In precedenza, nel giugno 2011, un tribunale egiziano aveva emesso una sentenza simile sulla privatizzazione dei grandi magazzini Omar Effendi, avvenuta nel 2006. Nel settembre 2011, un tribunale egiziano ha ordinato la cancellazione di un contratto di privatizzazione relativo alla Assiut Cement, posseduta sin dal 1999 dalla CEMEX, una multinazionale messicana, leader mondiale nella fornitura dei materiali da costruzione.


Nel dicembre 2012, la magistratura egiziana ha confermato la cancellazione della privatizzazione della Steam Boilers Company, controllata dalla Orascom Construction Industries, una impresa di costruzioni egiziana. Risulta ancora in corso la causa contro la privatizzazione della Banca di Alessandria (AlexBank), avvenuta nel 2006 e attualmente controllata dal gruppo italiano Intesa SanPaolo, ma contestata da un gruppo di cittadini.

L’Egitto è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) ed è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).