Conflitti e rischio terroristico

Esisterebbero otto gruppi armati di opposizione al regime eritreo, nessuno dei quali, però, con basi all’interno del paese: la Red Sea Afar Democratic Organization (RSADO); il Democratic Movement for the Liberation of the Eritrean Kunama (DMLEK);  l’Eritrean National Salvation Front (ENSF); il Democratic Movement of Eritrean Saho (DMES); l’Eritrean Movement for Democracy and Justice (EMDJ); l’ Eritrean Democratic Unity Front(EDUF) e l’Eritrean Liberation Front (ELF).


Di queste, la Red Sea Afar Democratic Organisation è attualmente  considerata il gruppo armato di opposizione al governo eritreo meglio organizzato. Il gruppo, fino al 2010, ha messo a segno con successo numerose azioni contro il governo e, nell’agosto 2014, ha minacciato di lanciare nuovi attacchi. Tuttavia, alla data di compilazione di questo rapporto, non risulterebbero esserci attività di gruppi armati all’interno dell’Eritrea.

 

Permane una situazione di rischio elevato di conflitto armato con la vicina Etiopia e con Gibuti. Con l’Etiopia, l’Eritrea ha siglato un trattato di pace ad Algeri, nel 2000, tuttavia alcune importanti questioni territoriali tra i due paesi sono rimaste irrisolte, come ad esempio il permanere dell’occupazione etiope di Badammè, cittadina che una commissione internazionale di arbitrato ha assegnato all’Eritrea sin dal 2002, ma di cui l’Etiopia si ostina a non volere cedere la sovranità. Inoltre, l’Etiopia continua a effettuare periodici attacchi contro basi di gruppi ribelli all’interno del territorio eritreo.

 

Nell’aprile 2008, l’Eritrea ha attaccato e parzialmente invaso la parte settentrionale di Gibuti (regione di Obok), ritirandosi poi nel giugno dello stesso anno, a seguito di pressioni internazionali. La disputa sui confini tra i due paesi risulta, però, tuttora rappresentare un elemento di potenziale conflitto tra i due paesi.