Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)              Libertà di scegliere il proprio governo


L’Eritrea continua a essere governata da un regime repressivo e autoritario, dominato dal presidente Isaias Afewerki e dal fronte popolare per la democrazia e la giustizia, il partito unico che lo sostiene al potere. No si sono mai svolte elezioni dall’acquisizione dell’ indipendenza dall’Etiopia, avvenuta nel 1993.

 

II)            Libertà di riunione e di associazione

 

I partiti politici sono proibiti, ad eccezione delfronte popolare per la democrazia e la giustizia. Il regime di Afewerki limita con ogni mezzo la libertà di espressione, riunione e associazione, fatta eccezione per le organizzazioni affiliate ufficialmente al partito di governo.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

La situazione dei diritti umani nel paese è drammatica. Tra i principali abusi commessi dal governo vi sono la limitazione della libertà di espressione e di associazione e della libertà di religione, gli arresti arbitrar, le torture e l’ obbligo del servizio militare per i cittadini a tempo indeterminato. Il regime obbliga ogni anno decine di migliaia di eritrei a lasciare il paese, una sorte recentemente toccata anche all’ex ministro dell’Informazione e all’ex vice capo degli affari economici del partito unico al potere, che controlla la maggior parte delle principali imprese del paese.

 

Nel gennaio 2013, un gruppo di soldati comandati da alcuni alti ufficiali ha occupato brevemente il ministero dell’informazione e obbligato il direttore della televisione di stato a leggere una dichiarazione in cui si chiedeva il rilascio dei prigionieri politici e l’attuazione della Costituzione del 1997. La trasmissione è stata però interrotta dopo un paio di frasi e i contestatori si sono arresi dopo aver constatato di non essere sostenuti da  altre unità militari. Secondo quanto riportato da fonti attendibili, in coincidenza con questa rivolta, il governo ha provveduto all’arresto di oltre sessanta persone di alto livello che avevano collaborato nella rivolta, molte delle quali sarebbero morte, alcune presumibilmente in seguito a suicidio. Tra questi, vi sarebbe Abdella Jaber, amministratore capo del partito di governo.

 

Il regime eritreo obbliga tutti gli uomini e le donne non sposate  a servire nel servizio nazionale, per una durata ufficiale di diciotto mesi. Tuttavia, la maggior parte dei coscritti è obbligata a prestare servizio per la maggior parte della loro vita lavorativa. I coscritti del servizio nazionale sono utilizzati dal regime come veri e propri forzati per svolgere lavori di ogni tipo. Ad esempio, nel 2013, Human Rights Watch ha denunciato che i coscritti venivano utilizzati dalla Segen Construction Co., un’impresa di costruzioni statale, ingaggiata dalla società mineraria canadese Nevsun Resources, per costruire infrastrutture nella miniera d’oro di Bisha. Ex-coscritti hanno raccontato di essere stati obbligati a lavorare per molte ore al giorno per razioni di cibo minime, alloggi precari e salari sotto la soglia di sopravvivenza.

 

Dalla metà del 2012 anche tutti i cittadini di sesso maschile dai 50 ai 70 anni sono obbligati a portare armi, sottoporsi ad addestramento militare e effettuare pattugliamenti.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Sebbene la non applicata costituzione e le altre leggi dell'Eritrea sanciscano l'indipendenza del potere giudiziario, il governo continua a esercitare su di esso uno stretto controllo. Il potere giudiziario continua a essere afflitto internamente da problemi di corruzione e parzialità, minato dalla carenza di personale qualificato e dalla mancanza di risorse e infrastrutture

 

Per quanto le leggi stabiliscano una formale presunzione di innocenza degli imputati e il loro diritto ad essere tempestivamente informati delle accuse a loro carico, molti detenuti vengono imprigionati senza processo, e tra questi vi sono politici o persone considerate una minaccia per la sicurezza nazionale. Durante i processi penali e civili, agli imputati è permessa l'assistenza di un avvocato di loro scelta. Tuttavia, le autorità non forniscono assistenza legale d'ufficio alle persone in stato di indigenza. 

 

La legge stabilisce che, a parte i casi di arresto in flagranza di reato, le persone sospettate di reato debbano essere arrestate solo su mandato emesso dalla magistratura. Tuttavia, questo accade raramente. Gli individui fermati devono essere condotti dinanzi a un giudice entro quarantotto ore dal loro arresto e possono essere trattenuti senza accuse per un massimo di ventotto giorni. Tuttavia, i sospetti vengono in generale detenuti per periodi molto più lunghi, senza incontrare un giudice e essere formalmente accusati di un reato. Le autorità a volte cambiano le accuse durante il periodo di detenzione. Il sistema giudiziario eritreo riconosce la libertà provvisoria su cauzione, ma questa viene di solito applicata in modo arbitrario e, a volte, dietro pagamento di tangenti.

 

Migliaia di comuni cittadini vengono arrestati e incarcerati dalle autorità senza accuse, processo o opportunità di ricorrere in appello; e senza poter contattare la famiglia o un avvocato.  Alcuni di questi vengono rilasciati e viene loro imposto di non parlare con nessuno dell’accaduto.

 

Ventuno ex-rappresentati di governo e giornalisti arrestati nel settembre 2001  sono ancora incarcerati senza possibilità di comunicare con l’esterno e senza che nessuno di loro sia stato formalmente accusato o processato. Alcune guardie carcerarie fuggite dall’Eritrea hanno dichiarato che metà di questi sarebbe già deceduta.

 

Nessun avvocato può esercitare la propria professione all'interno dei tribunali speciali, che gestiscono i casi di alto profilo e operano sotto il controllo del potere esecutivo. I giudici fungono anche da magistrati inquirenti e possono chiedere agli imputati di esporre le loro posizioni. La maggioranza di questi processi avviene a porte chiuse.

 

I tribunali rurali, invece, seguono normalmente le leggi tradizionali consuetudinarie piuttosto che quelle ufficiali, e sono presieduti da anziani o rappresentanti eletti. Gli amministratori locali nelle aree rurali incoraggiano i cittadini a riconciliarsi per via extra giudiziale nei contenziosi meno gravi. I tribunali comunitari sono largamente usati in tutto il paese, i loro processi sono aperti al pubblico e le udienze gestite da una giuria.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di detenzione nelle prigioni del paese hanno continuato a rimanere estremamente dure e tali da mettere in pericolo la stessa vita dei detenuti. Non esistono statistiche sul numero totale di detenuti presenti nelle strutture carcerarie. Le autorità eritree continuano a detenere nelle proprie prigioni almeno 10.000 prigionieri politici o di coscienza, tra i quali oppositori politici, giornalisti, membri di comunità religiose registrate e non registrate o individui renitenti agli obblighi del servizio nazionale o della milizia nazionale. Inoltre, le autorità hanno detenuto o interrogato tra 900 e i 1200 individui, in seguito all'occupazione dell'edificio del ministero dell'informazione da parte  di elementi delle forze armate del gennaio 2013, almeno 180 dei quali risulterebbero ancora detenuti.  Il governo continua a negare l'accesso alle prigioni alle organizzazioni internazionali umanitarie, compreso il comitato internazionale della croce rossa.

 

I detenuti non ricevono cure mediche adeguate né cibo sufficiente. L'acqua potabile è a volte disponibile, ma solo a pagamento. Esistono anche numerosi centri di detenzione informali, alcuni dei quali ubicati all'interno di strutture militari. I detenuti condannati per ragioni di sicurezza nazionale o renitenza al servizio nazionale, sono tenuti in isolamento e privati del diritto di ricevere visite da parte dei parenti, mentre a quelli imprigionati per reati comuni è permesso ricevere visite, anche se in modo irregolare. Le autorità carcerarie permettono normalmente ai soli detenuti mussulmani di pregare. I detenuti non possono inoltrare denunce o reclami all'autorità giudiziaria, mentre le autorità mancano di investigare o monitorare di casi di abuso.

 

Sebbene esista un carcere minorile ad Asmara, le autorità tengono alcuni detenuti minorenni, in particole adolescenti, con gli adulti a causa del sovraffollamento delle strutture carcerarie per minori. Quando la polizia arresta una madre per piccoli reati come l'accattonaggio, il bambino di solito viene detenuto insieme a lei.

 

Secondo i racconti di ex-detenuti, morire in prigionia non è una cosa inusuale. Molti prigionieri scompaiono e le loro famiglie non vengono  informate. Ex- prigionieri raccontano di essere stati tenuti in celle sotterranee, ampie e sovraffollate, o in container senza neppure lo spazio per distendersi, con poca luce ed esposti al caldo o al freddo, con il rischio di contrarre  malattie.  Le cure mediche nelle prigioni sono scarse o inesistenti e il cibo consiste in due pezzi di pane al giorno e, occasionalmente, lenticchie o fagioli, una tazza di tè e poca acqua. Nelle prigioni eritree la tortura è una pratica comune e consiste in percosse e elettroshock.

 

I familiari di alcuni renitenti alla leva o disertori del servizio nazionale sono puniti con multe pari a 50.000 nafka (circa 3.300 dollari USA), una cifra esorbitante in un paese con un reddito pro-capite annuale di poco più di 500 dollari USA, o con la detenzione.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene le leggi del paese stabiliscano condanne penali per I reati di corruzione, il governo non implementa tali leggi in modo efficace e la corruzione nel settore pubblico continua a rimanere un problema grave, così come il contesto di impunità che la circonda. La corruzione è presente in maniera diffusa in gran parte dell'amministrazione statale, come ad esempio all'interno del potere giudiziario e nelle forze di sicurezza.

 

Le autorità giudiziarie di solito evitano di perseguire casi di esproprio da parte di membri delle forze di sicurezza o di persone considerate vicine al regime. Il gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia, l’Eritrea e altri paesi riferisce di presunti legami tra capi militari e il traffico di esseri umani attraverso il confine con l'Etiopia e il Sud Sudan. Elementi delle forze armate sono inoltre responsabili di commerci illeciti di armi e vendita sul mercato nero di carburante e cemento. Alla corruzione non sfuggono neppure le forze di polizia. Queste a volte userebbero la loro influenza per aiutare amici e familiari, o dietro pagamento di tangenti, per rilasciare prigionieri in loro custodia. La corruzione esiste anche all'interno dei processi di rilascio di documenti di viaggio e identificazione (visti, passaporti).

 

Nel paese non esistono enti o uffici specializzati nella lotta alla corruzione e neppure meccanismi efficaci idonei a combattere gli abusi da parte della pubblica amministrazione.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE 


Il governo mantiene un monopolio completo dei mezzi di comunicazione dal 2001, quando ha chiuso tutti gli organi di stampa e arrestato il loro personale.  I telefoni e le comunicazioni via internet sono intercettate. L’ultimo corrispondente straniero nel paese è stato espulso nel 2008. Sebbene le trasmissioni in lingua straniera siano accessibili, all’inizio del 2013 il governo ha disturbato il segnale di Al Jazeera e da lungo tempo disturba il segnale delle emittenti della diaspora eritrea. Nel 2009 e nel 2011 si sono registrati almeno sei arresti di giornalisti, che risultano ancora imprigionati in isolamento e senza processo.

Nessuna organizzazione della società civile ha il permesso di operare nel paese e i sindacati sono controllati dal governo. Le gravi violazioni dei diritti umani da parte del regime eritreo sono state anche duramente condannate dalle Nazioni Unite nel corso del 2013.