Rischio espropri e protezione degli investimenti

Le leggi sugli investimenti dell’Etiopia non sono ancora molto aperte verso gli investimenti esteri, ma prevedono incentivi per gli investimenti stranieri e hanno gradualmente rimosso parte delle limitazioni esistenti in precedenza. Molte di queste continuano, comunque, a permanere, come ad esempio il divieto di investire nei settori  bancario, assicurativo, dei servizi finanziari, delle telecomunicazioni, della trasmissione e distribuzione di energia e dei servizi postali, ad eccezione dei corrieri espressi.

 

Non risulta che negli ultimi dieci anni il paese abbia effettuato espropriazioni di patrimoni produttivi o adottato misure equivalenti ai danni di proprietà di cittadini stranieri o multinazionali estere, né sembra avere attualmente in atto programmi che prevedano l'esproprio totale o parziale di patrimoni produttivi stranieri. Secondo il proclama sugli investimenti del 1996 e successivi emendamenti, i patrimoni di investitori nazionali o stranieri non possono essere nazionalizzati in toto o in parte, fatta eccezione per ragioni di pubblico interesse. In ogni caso, l’esproprio deve avvenire in modo conforme alle leggi e dietro un adeguato indennizzo.

 

Il proclama sugli investimenti del 1996 stabilisce, inoltre, che eventuali contenziosi che coinvolgono investitori esteri e lo stato possono essere risolti con i mezzi scelti dalle parti. Il contenzioso può, qualora non siano possibili soluzioni amichevoli, essere sottoposto a un tribunale etiope competente o a un arbitrato internazionale, all’interno di eventuali accordi bilaterali o multilaterali dei quali il paese dell’investitore e il governo etiope siano parte.  

 

Tuttavia, gli investitori esteri e locali continuano a esprimere scarsa fiducia nel sistema giudiziario etiope, considerato lento, sovraccarico e spesso dotato di personale poco qualificato in questioni commerciali. La camera di commercio di Addis Abeba dispone di un centro per l’arbitrato per assistere le parti nei processi di arbitrato. Non esiste, però, garanzia che i tribunali etiopi accettino pienamente le decisioni dei tribunali di arbitrato internazionali, poiché il paese non ha mai firmato o ratificato la Convenzione di New York sul riconoscimento e l’applicazione dell’arbitrato estero del 1958 e non è membro neppure dell’ICSID.

 

Tutte le transazioni finanziare verso l’estero devono essere approvate dalla banca centrale dell’Etiopia, la National Bank of Ethiopia (NBE). La moneta locale non è liberamente convertibile.  Una direttiva del 2004, permette agli etiopi non residenti e ai non residenti stranieri di origine etiope di aprire e operare conti correnti nel paese in valuta estera fino ad un massimo di 50.000 dollari USA. Il proclama sugli investimenti del 1996 permette a tutti gli investitori registrati di rimettere nei propri paesi profitti e dividendi realizzati nel paese, nonché la quota capitale, gli interessi di prestiti contratti all’estero, i pagamenti per il trasferimento di tecnologia e  i capitali derivati dalla liquidazione di patrimoni nel paese.