Conflitti e rischio terroristico

La pluridecennale lotta armata dei separatisti mussulmani e dell’insurrezione comunista ha continuato a causare l’uccisione e lo sfollamento di civili, e l’uccisione di militari e poliziotti in scontri armati.

 

Organizzazioni sovversive come l’ASG e JI, l’NPA, così come i gruppi scissionisti del MILF, tra i quali il Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (BIFF), e il Moro National Islamic Liberation Front (MNLF) hanno continuato la loro lotta armata contro il governo filippino, colpendo obiettivi militari, civili e governativi, a compiere rapimenti a scopo estorsivo, attentati dinamitardi con vittime civili, e a utilizzare bambini soldato in compiti di combattimento e ausiliari.

 

L’NPA è una formazione insurrezionale di matrice comunista, responsabile di attacchi, attentati e rapimenti anche contro obiettivi stranieri. Nelle aree in cui opera, l’NPA spesso chiede “tasse rivoluzionarie” sia a imprese locali che straniere. Per sostenere le sue richieste, l’NPA esegue attacchi anche a centrali elettriche e altre infrastrutture connesse al trasporto di energia elettrica, ripetitori, tralicci per le telecomunicazioni e ponti, macchinari dell’industria mineraria e autobus. Il gruppo ha effettuato anche attacchi complessi contro le forze armate, uccidendo e ferendo numerosi soldati.  

 

Dal 2008, il Moro Islamic Liberation Front (MILF) e altri elementi in precedenza associati con il MILF si sono scontrati con l’esercito filippino nel Mindanao e nelle province del Nord Cotabato, Lanao del Sur, Lanao del Norte, Zamboanga, Zamboanga Sibugay e nell’arcipelago delle Sulu. Nel 2012, il governo e il MILF hanno firmato un accordo quadro che impegnava le parti a proseguire un negoziato per completare quattro appendici entro un anno. Nel settembre 2013, le forze del MILF e del MNLF  hanno lanciato un assedio in grande scala sulla città di Zamboanga. Durante gli scontri, una larga parte della città è stata rasa al suolo, numerosi civili sono stati sequestrati e usati come scudi umani e l’esercito è riuscito a riguadagnare il controllo dell’abitato solo dopo giorni di combattimenti. Nel marzo 2014, le parti hanno completato il processo di pace, firmando il quarto e ultimo degli accordi previsti nell’accordo quadro, quello che formerà nel Mindanao una nuova entità autonoma chiamata “Bangsamoro” (Nazione Moro) entro il 2016. Ai cittadini residenti nelle aree a maggioranza mussulmana del Mindanao sarà richiesto di esprimersi sulla nuova entità  tramite plebiscito. In base all’accordo, il MILF diventerà un gruppo politico. Se l’accordo  presenta un grande potenziale per ristabilire la pace tra le due parti, continua a rimanere difficile capire come questo influenzerà gli altri gruppi insurrezionali e criminali operanti nel paese. L’organizzazione attualmente può essere considerata un gruppo armato antigovernativo non attivo, anche se continua a mantenere tutte le potenzialità militari e sarebbe in grado di riprendere la lotta armata in qualsiasi momento.  Il BIFF, un gruppo scissionista del MILF , continua a combattere contro l’esercito e altri gruppi del Mindanao.

 

L’ASG continua ad essere molto attivo nel Mindanao,  in particolare a Zamboanga e nell’arcipelago delle Sulu. Nel corso del 2013, membri dell’ASG e loro affiliati hanno condotto numerosi raid contro l’esercito e la polizia filippini, hanno rapito civili e  compiuto attentati in queste regioni.

 

L’MNLF, creato nel 1972 con l’obiettivo di costituire uno stato nazionale indipendente e mussulmano nel sud delle Filippine, si oppone alla firma degli accordi per la creazione della Bangsamoro, siglati tra il governo e il MILF.  Malgrado l’influenza del gruppo continui, questo è andato indebolendosi negli anni, a causa di fratture interne, che hanno dato luogo alla crazione di gruppi distinti, tra i quali lo stesso MILF.

 

II conflitti interni alle Filippine hanno causato nel corso del 2013 circa 300 morti.

 

Per quanto riguarda il rischio di conflitti interstatali, le principali rivendicazioni territoriali delle Filippine riguardano attualmente soprattutto alcuni gruppi di isole del mar cinese meridionale, come le Spratley e le Scarborough. Le Filippine continuano a rivendicare cinquantadue tra isole e scogli del gruppo delle isole Spratley, ma sono riuscite ad occupare solo sette isole e due scogli dell’arcipelago. Le isole occupate sono: Thitu (o Pagasa, la seconda più grande dell’arcipelago), West York (o Likas, la terza più grande), Northeast (o Parola, la quinta), Nanshan (o Lawak), Loaita (Kota), Flat (o Spratly o Patag) e Lankiam (Panata).

Altre parti del gruppo di isole rivendicate dalle Filippine sono occupate dal Vietnam, dalla Cina, da Taiwan, dalla Malesia o disabitate. Per rafforzare le proprie rivendicazioni, le Filippine hanno cerato nelle Spratley una municipalità chiamata Kalayaan, ricadente sotto la provincia di Palawan.

 

Le Filippine rivendicano anche la loro sovranità sull’arcipelago delle Scarbogough, un gruppo di isole, atolli e scogli situato a partire da 221 km dall’isola di Luzon, nel mare cinese meridionale. Le isole sono rivendicate però anche dalla Cina. Nell’aprile 2012, le Filippine hanno accusato pescherecci cinesi di pescare illegalmente in quei mari, chiedendo alle imbarcazioni di allontanarsi. Questo ha aperto una disputa tra Filippine e Cina, che ne rivendica anch’essa la sovranità. Le Filippine sostengono di avere diritto alle isole avendo esercitato sulle isole Bajo e Masinloc, due isole appartenenti all’arcipelago, effettiva sovranità sin dall’acquisizione della loro indipendenza. I cinesi contestano, però, queste rivendicazioni, affermando che le isole furono scoperte per la prima volta nel tredicesimo secolo da cinesi e storicamente utilizzate dai pescatori cinesi.


Tali dispute hanno portato a un aumento delle tensioni e degli incidenti con la Cina, che hanno coinvolto anche mezzi navali di entrambi i paesi. Nel marzo 2014, le Filippine hanno sottoposto un appello formale al tribunale di arbitrato internazionale delle nazioni unite per il conflitto sulla sovranità sulle isole Spratley e Scarborough.  Tuttavia, le autorità cinesi hanno risposto che non avrebbero accettato alcun arbitrato internazionale sulla questione e hanno invece chiesto che la disputa fosse risolta tramite dialoghi bilaterali.


 All’inizio di giugno la corte permanente di arbitrato ha dato alla Cina tempo fino al 15 dicembre 2014 per replicare alle accuse delle Filippine, secondo le quali la Cina occuperebbe illegalmente otto atolli e scogli appartenenti alle Filippine. La tensione tra Cina e Filippine rimane elevata e suscettibile di evolvere, potenzialmente, in un conflitto armato tra i due paesi. Tra giugno e luglio 2014, le Marine di Stati Uniti e Filippine hanno condotto una esercitazione militare congiunta a novanta miglia dall’atollo di Scargborough. 


Le Filippine storicamente hanno rivendicato anche la regione orientale di Sabah, attualmente ricadente sotto la sovranità de facto della Malesia. La disputa è però attualmente da considerarsi dormiente.