Rischio espropri e protezione degli investimenti

Il governo delle Filippine promuove una politica favorevole agli investimenti esteri, considerati uno strumento per promuovere lo sviluppo economico, e ha creato nel proprio territorio diverse zone di libero commercio.


Le leggi delle Filippine trattano gli investitori esteri alla pari di quelli nazionali, con alcune eccezioni, stabilite nella legge per gli investimenti esteri. Le imprese o le partnership devono registrarsi presso la Securities and Exchange Commission (SEC) e le imprese possedute in esclusiva da persone o entità straniere devono registrarsi presso il Bureau of Trade Regulation and Consumer Protection (BTRCP) del Department of Trade and Industry (DTI). La burocrazia filippina, in generale, non è discriminatoria, ma lenta nell’elaborazione delle registrazioni.


La legge sugli investimenti del 1991 demanda al governo delle Filippine il compito di pubblicare una lista di esclusione o di limitazione per gli investimenti esteri. La costituzione del 1987 proibisce ai cittadini o alle imprese straniere di possedere direttamente la terra. Tuttavia, la legge permette agli investitori di affittare fino a 1.000 ettari di terreno per cinquanta anni, termine rinnovabile una volta per altri venticinque. Gli atti di proprietà sono però difficili da stabilire e sono male documentati e regolati. Il sistema giudiziario, inoltre, è lento nel risolvere le dispute sulla terra.


Gli investimenti esteri sono estremamente limitati nel commercio al dettaglio. Altri settori in cui sono stabilite limitazioni agli investimenti esteri comprendono le radio private  le reti di comunicazione  (20%); gli appalti pubblici (25%); le agenzie di pubblicità (30%); l’esplorazione, lo sviluppo e l’utilizzazione di risorse naturali (40%); gli istituti di istruzione (40%); la gestione di servizi pubblici essenziali – utility (40%); la gestione di pescherecci (40%); gli appalti per forniture allo stato  (40% per la fornitura di cibo e altri prodotti; 25% per la costruzione  di manufatti finanziati localmente, con alcune eccezioni); l’elaborazione di riso e mais (40%, con alcune eccezioni); e le imprese finanziarie e di investimento (60%).


Le espropriazioni di proprietà private  sono permesse per ragioni di utilità pubblica o nell’interesse del benessere sociale o della difesa del paese. In tali casi, i funzionari del governo offrono indennizzi ai proprietari espropriati. Nel caso di esproprio, gli investitori esteri hanno il diritto di rimettere le somme ricevute nella valuta in cui l’investimento è stato effettuato e al tasso del giorno in cui avviene la transazione. Tuttavia, negoziare un prezzo accettabile da entrambe le parti può richiedere molto  tempo.


Negli ultimi dieci anni, comunque, non risulta che il paese abbia effettuato espropriazioni di patrimoni produttivi o attuato misure equivalenti ai danni di proprietà di cittadini stranieri o multinazionali estere, né che vi siano attualmente in atto programmi governativi che prevedano l'esproprio di patrimoni produttivi stranieri.


Molti investitori indicano nell’inefficienza e nell’incertezza del sistema giudiziario un importante disincentivo agli investimenti. I contenziosi sugli investimenti possono durare anni prima di essere risolti. Il sistema giudiziario è indipendente dal potere esecutivo e legislativo, tuttavia risulta gravato da carenze di organico e dalla corruzione. Inoltre il governo negli ultimi anni ha intrapreso alcune politiche che mettono in dubbio il rispetto dei contratti nelle Filippine.


Alcuni casi di alto profilo riguardano la revisione e la rinegoziazione promossa dal governo di alcuni contratti che considerava svantaggiosi, chiamati “Build, Operate and Tranfer”(BOT), con produttori di energia indipendenti; e le contestazioni di partecipazioni straniere ad attività di esplorazione di risorse naturali su larga scala.  


Nel luglio 2012, il presidente Aquino III ha firmato un ordine esecutivo che richiede l’inserimento di clausole per la soluzione alternativa dei contenziosi in tutti i contratti che coinvolgono partnership pubblico-private (PPP), accordi BOT e joint venture con il settore privato.  Secondo l’ordine, l’obiettivo è quello di risolvere i contenziosi commerciali in maniera meno costosa, più veloce, soprattutto per i contratti di sviluppo e nel caso di infrastrutture intensive di capitale e su larga scala.


Le Filippine sono membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID) e hanno ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA). Nonostante questo, i tribunali filippini continuano a mostrare riluttanza ad accettare i processi arbitrali o le loro decisioni. L’applicazione delle sentenze arbitrali nelle Filippine può durare anni. Il paese è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).


Non si registra alcuna restrizione al rimpatrio di utili d'impresa e capitali, o di fondiper il pagamento di rate per debiti contratti all’estero, o di royalties, pagamenti e altre spese simili. La moneta delle Filippine (il peso fillippino) risulta pienamente convertibile e liberamente quotata sui mercati internazionali.