Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Nel corso del 2013, si sono svolte due importanti consultazioni elettorali a livello nazionale: l’elezione dei consigli di villaggio, nell’ottobre 2013; e l’elezione di metà legislatura, nel maggio 2013, per il congresso, i governatori provinciali e i rappresentanti dei governi locali.  Gli osservatori locali e internazionali hanno considerato le elezioni, in generale, libere e corrette, sebbene caratterizzate da violenza, diffuso clientelismo e dalla presenza di dinastie politiche familiari che hanno continuato a monopolizzare la politica a livello nazionale e locale. Le donne in politica hanno continuato a essere utilizzate per “tenere il posto” degli uomini delle dinastie politiche che avevano lasciato gli incarichi per sopraggiunti limiti di mandato, limitando così le opportunità per le candidate non connesse alle famiglie dominanti.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

La legge sancisce il diritto di riunione e di associazione e le autorità, in generale, rispettano tale diritto in tutto il paese. La polizia dimostra professionalità e controllo nella gestione delle dimostrazioni e manifestazioni di piazza.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Il governo filippino continua a contendere il controllo del suo territorio a movimenti separatisti armati mussulmani, come il MILF e l’MNLF, a movimenti eversivi di matrice comunista operanti in tutto il paese, a gruppi terroristici più piccoli, ma altrettanto pericolosi,  come ad esempio il Grupong Abu Sayyaf (GAS) e la JI, così come a gruppi del crimine organizzato.

 

Nell’ambito delle loro atività anti insurrezionali, le forze governative si sono rese responsabili dell’uccisione di civili. Ad esempio, nel settembre 2013, circa 180-400 armati dell’MNLF hanno preso in ostaggio almeno cento residenti della città di Zamboanga, utilizzandoli come scudi umani. Nei successivi scontri tra truppe governative e ribelli sono morte oltre 137 persone, tra i quali 105 ribelli, diciotto soldati, cinque poliziotti e nove civili.

 

Nel 2012, il governo e il MILF hanno firmato un accordo quadro di pace che impegnava le parti a proseguire un negoziato per completare quattro appendici, entro un anno. Nel marzo 2014, le parti hanno completato il processo, firmando il quarto e ultimo di questi accordi, quello che istiuirà nel Mindanao, entro il 2016, una nuova entità autonoma chiamata “Bangsamoro” (Nazione Moro). Ai cittadini residenti nelle aree a maggioranza mussulmana del Mindanao sarà richiesto di esprimersi sulla nuova entità  tramite un plebiscito. In base all’accordo, il MILF diventerà un gruppo politico.

 

Tuttavia, nonostante la firma dello storico accordo di pace con il MILF, le attività degli altri gruppi armati anti governativi sono continuate. I gruppi separatisti mussulmani, tra i quali l’NPA e elementi del MILF, compresa la fazione scissionista del BIFF hanno continuato a effettuare attacchi,  imboscate e attentati dinamitardi contro militari, poliziotti, personalità politiche e comuni civili, tra i quali anche individui sospettati di essere informatori delle forze di sicurezza.

 

Ad esempio nel settembre 2013, militanti del BIFF hanno colpito un bar e un ristorante uccidendo sei persone e ferendone altre quarantasei. Elementi del MILF, del BIFF e altri gruppi terroristici, tra i quali l’NPA, il GSG e JI, hanno minacciato rappresentanti del governo, attività imprenditoriali  e infrastrutture per le telecomunicazioni, con il fine di esigere il pagamento di “tasse rivoluzionarie”.  Sempre nel settembre 2013, membri del gruppo Abu Sayyaf hanno effettuato un’imboscata e ucciso sei lavoratori di piantagioni di caucciù nella municipalità di Sumisip, nella provincia di Basilan, che si erano ribellati ad un tentativo di estorsione da parte dello stesso gruppo armato.

 

Molti gruppi armati, sia criminali sia terroristi, tra i quali Abu Sayyaf, hanno continuato a rapire decine di civili (principalmente impiegati pubblici, imprenditori e lavoratori di ONG) in numerose aree del Mindanao. Le autorità a volte pagano i riscatti, ma altre volte conducono operazioni militari per liberare gli ostaggi. Ci sono inoltre diverse segnalazioni sulla pratica da parte del BIFF di reclutare, armare e addestrare minorenni tra le proprie file, mentre l’NPA ha ammesso di reclutare ragazzi per coprire ruoli di supporto non combattenti. Ragazzi tra gli undici e  i sedici anni sarebbero stati reclutati  anche dal gruppo Abu Sayyaf per tali scopi.

 

Varie organizzazioni per i diritti umani accusano le autorità di operare arresti motivati da ragioni politiche, accusando le vittime di reati comuni o false accuse, continuando a mantenerli in stato di detenzione anche dopo che le loro sentenze sono state scontate. Esponenti della sinistra e attivisti per i diritti umani continuano a subire abusi dalle forze di sicurezza, compreso lo stupro, nei luoghi di detenzione. Nell’agosto 2013, si stimava una presenza di 327 prigionieri politici negli istituti penitenziari del paese.

 

Le forze governative e i gruppi ribelli continuano a rendersi responsabili di diverse sparizioni di individui.   Nel corso del 2013, l’associazione delle famiglie delle vittime di sparizioni involontarie (FIND) ha monitorato sette casi riguardanti otto persone. La FIND sospetta il coinvolgimento delle forze di polizia in due casi, delle forze armate delle filippine in uno caso, mentre per gli altri non è riuscita ad identificare i presunti responsabili. Cinque delle vittime sono state in seguito rinvenute vive in custodia, presso stazioni della polizia, e le altre tre morte.  Tuttavia, poiché in molti casi mancano le prove del rapimento e le autorità investigative e giudiziarie hanno un atteggiamento poco attivo, solo pochi casi finiscono per essere perseguiti.

 

Per quanto riguarda invece la tortura, sebbene vietata, è a volte usata su sospetti e detenuti da parte delle forze di sicurezza e della polizia. Forme comuni di abuso durante gli interrogatori includono elettro-shock, bruciature inflitte con sigarette e simulazioni di soffocamento.  Sono decine i casi documentati dalle autorità ogni anno, in tutto il paese.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Per quanto riguarda invece i meccanismi di arresto di persone sospettate di avere compiuto reati, la legge stabilisce che l’arresto debba avvenire solo tramite un mandato emesso dall’autorità giudiziaria. La legge proibisce inoltre le detenzioni in luoghi segreti o in isolamento.  Tuttavia, la polizia ha, in diversi casi, arrestato individui arbitrariamente.

 

La legge stabilisce che le persone accusate di un reato siano informate delle accuse nei loro confronti, abbiano il diritto di consultarsi con un avvocato, tempo adeguato per preparare la difesa e un processo rapido e pubblico davanti ad un giudice. Gli imputati godono della presunzione di innocenza e hanno il diritto di interrogare i testimoni contro di loro, presentare prove in loro favore, valutare le prove a loro carico, fare appello contro le condanne e non essere spinti a testimoniare o a dichiararsi colpevoli. Le autorità di solito rispettano tali diritti, salvo quello a un processo rapido.

 

Una volta sottoposti ai tribunali, la legge stabilisce che i casi devono essere risolti entro due anni (per la corte suprema), un anno (per le corti d’appello) e tre mesi (per le corti di prima istanza). Questi limiti temporali non sono però quasi mai rispettati. Le autorità stimano che ci vogliono da cinque a dieci anni per arrivare ad una sentenza di condanna definitiva e che il tasso di condanna è del 20%. Il sistema si basa prevalentemente sulla testimonianza e molto meno sulle prove circostanziali e forensi.

 

Le autorità rispettano il diritto degli imputati di essere rappresentati da avvocati, ma la povertà spesso non permette a questi di accedere a tale servizio. Per le persone indigenti, le autorità non hanno risorse sufficienti per garantire servizi di avvocatura d’ufficio sin dalle fasi iniziali dell’arresto e di solito impiegano quelle che hanno per difendere gli imputati solo durante le udienze.

 

La legge stabilisce l’indipendenza del potere giudiziario e il governo in generale rispetta tale disposizione. Tuttavia, la corruzione, il nepotismo, ke conoscenze personali e, a volte, il pagamento di tangenti, creano situazioni di impunità per i reati commessi da individui benestanti o influenti. Il sistema giudiziario continua a essere penalizzato da carenze di personale, processi inefficienti e ritardi procedurali, tutti fattori che creano un diffuso scetticismo sul sistema di giustizia penale.

  

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita della popolazione carceraria nelle prigioni del paese continuano a essere difficili e a volte estremamente dure. Le strutture spesso sono sovraffollate e ai detenuti sono forniti vitto e servizi medici inadeguati. Le strutture sono dotate di servizi igienici ed aerazione insufficienti e vi è carenza di acqua potabile. Le guardie abusano fisicamente dei detenuti che, però, non sporgono denunce formali per timore di ritorsioni. Le donne in custodia nelle stazioni di polizia sono particolarmente vulnerabili a aggressioni fisiche e sessuali da parte degli agenti di polizia.

 

Le strutture carcerarie gestite dal Bureau of Corrections (BuCor) e dal Bureau of Jail Management and Penology (BJMP) operano rispettivamente al 200 percento e al 260 percento della loro capacità. I detenuti ospitati in queste strutture sono circa 110.000, dei quali 38.000 nelle strutture gestite dal BuCor e 72.000 in quelle gestite dal BJMP. Il novantasei percento dei detenuti è in attesa di giudizio.

 

Le autorità carcerarie non applicano uniformemente le regole, come ad esempio quella per cui uomini e donne dovrebbero essere tenuti in strutture separate, supervisionate da guardie dello stesso sesso. In alcune strutture le autorità carcerarie non mantengono separati i detenuti minorenni da quelli adulti. All’interno delle prigioni continuano a rimanere scarse le opportunità ricreative, per l’apprendimento e per auto-migliorarsi. Le autorità carcerarie non hanno gli strumenti per adottare pene alternative per i detenuti accusati di reati non violenti. In generale, sono permesse le visite nelle prigioni, sebbene associazioni locali hanno riferito di limitaziomi alle visite dei famigliari peralcuni prigionieri politici. Le autorità carcerarie permettono, comunque, a dassociazioni internazionali di monitoraggio, tra i quali il comitato internazionale della croce rossa (ICRC) libero accesso alle strutture e ai detenuti.

 

IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni penali per gli atti di corruzione compiuti nella pubblica amministrazione. Le autorità, tuttavia, continuano a implementare debolmente tali leggi, favorendo frequenti atti di corruzione. Per contrastare la corruzione, la costituzione ha creato l’ufficio indipendente del difensore civico, il sandiganbayan (un tribunale anti-corruzione), e la commissione per il controllo dei conti. Sebbene queste strutture siano sgravate da carenze di risorse, il sandiganbayan e la commissione per il controllo dei conti sono parse operare in maniera indipendente ed efficace. In generale, però, nonostante gli sforzi delle autorità, i pubblici funzionari continuano a rendersi responsabili di atti di corruzione, in un contesto di quasi impunità. 

 

Tra i vari casi recenti di corruzione di un certo rilievo, vi è quello riguardante la JLN Corporation, un’azienda posseduta da Janet Lim-Napoles. Nell’ottobre 2013, il dipartimento di giustizia ha raccomandato l’apertura di un’inchiesta sull’ex presidentessa Gloria Arroyo e altre ventitré persone, tra i quali ex funzionari della sua amministrazione e l’imprenditrice Janet Lim-Napoles, per il loro presunto coinvolgimento in una frode riguardante 900 milioni di pesos filippini (20,6 milioni di dollari USA). I fondi, provenienti dagli utili generati dal progetto di estrazione di gas naturale di Malampaya al largo della costa della provincia di Palawan, erano stati destinati all’assistenza di aree colpite dal tifone del 2009, ma sarebbero spariti nelle tasche di venti finte associazioni non profit, create dalla Napoles. L’inchiesta risulta ancora in corso.

 

Nel paese si registra anche una diffusa corruzione tra le  guardie e i funzionari degli istituti penitenziari. Inoltre sono state mosse accuse nei confronti di membri delle forze di polizia per avere chiesto tangenti e compiuto reati, e contro impiegati del settore giudiziario per aver richiesto tangenti per non rallentare o sabotare i processi.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione sancisce la libertà di parola e di stampa e le autorità, in generale, hanno rispettano tali diritti. I mezzi di informazione indipendenti continuano a esprimere un’ampia varietà di punti di vista, anche critici verso il governo,  senza subire restrizioni da parte di questo.

 

Le organizzazioni per i diritti umani hanno continuato a essere critiche nei confronti del governo, accusandolo di non proteggere i giornalisti. Il sindacato nazionale dei giornalisti ha continuato ad accusare la polizia e i funzionari locali eletti di vessare i giornalisti. Il Centro per la Libertà dei Mezzi di Comunicazione e la Responsabilità ha denunciato l’uccisione di quattordici giornalisti nel solo 2013. In dieci di questi casi  la morte è avvenuta nello svolgimento delle loro attività, anche se la polizia ha classificato solo due di questi come omicidi riconducibili al contesto lavorativo. Le autorità hanno utilizzato accuse di diffamazione, punibili con pene detentive e multe, per vessare e intimorire giornalisti.  Le leggi sulla diffamazione sono anche spesso usate come arma di ritorsione. Ad esempio, nell’agosto 2013, l’imprenditrice Janet Napoles, dopo essere stata coinvolta in un’inchiesta per uno scandalo politico multimilionario, ha sporto diverse denunce contro un blogger e alcuni giornalisti.