Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

II paese è governato dal partito democratico gabonese (PDG), al potere ininterrottamente dal 1968. Il PDG continua a dominare il panorama politico del paese anche esercitando un controllo sui mezzi di informazione locali e di una vasta rete clientelare. Fare parte del PDG offre infatti vantaggi, come ad esempio l’ottenimento di posti pubblici.

 

Le ultime elezioni legislative si sono tenute nel 2011 e sono state giudicate dagli osservatori internazionali libere e corrette, sebbene alcuni partiti dell’opposizione le abbiano boicottate e il tasso di astensione abbia raggiunto il sessantacinque percento. Il partito di governo ha conquistato 114 dei 120 seggi.  Le elezioni sono state considerate una vittoria morale per i partiti dell’opposizione e le organizzazioni della società civile che avevano lanciato un appello per il boicottaggio delle urne.

 

Alì Bongo Ondimba, figlio dell’ex presidente Omar Bongo, rimasto al potere per quarantuno anni, è stato eletto alla morte del padre nel 2009 con il quarantuno percento dei voti. Le elezioni presidenziali, anche queste giudicate dagli osservatori  internazionali libere e corrette, sono state caratterizzate però da violenza post-elettorale.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

La costituzione sancisce la libertà di riunione e di associazione. Sebbene il governo rispetti il diritto di associazione, le autorità hanno occasionalmente negato il permesso per tenere riunioni pubbliche e, all’occorrenza, la polizia ha interrotto manifestazioni non autorizzate con mezzi violenti.

 

Nell’aprile 2013, le autorità non hanno risposto a una richiesta dell’associazione contro gli omicidi rituali di effettuare una marcia pacifica, richiedendo invece all’associazione di partecipare a una marcia in maggio, insieme alla first lady, nella quale il presidente Bongo ha letto una dichiarazione di denuncia di tali reati. George Mpanga, il leader dell’associazione contro gli omicidi rituali, che si era rifiutato di prendere parte alla marcia organizzata dal governo, ha organizzato lo stesso giorno una contromarcia di protesta contro il governo. Mpanga ha riferito di essere stato arrestato dalla polizia durante l’evento; e che questa avrebbe picchiato cinque attivisti della sua associazione, imprigionandoli per quattordici ore senza acqua né accesso ai servizi igienici.      

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Nel paese non si registrano casi di uccisioni illegali di oppositori politici o comuni cittadini o sparizioni di individui politicamente motivate. Tuttavia, le forze di polizia occasionalmente si rendono responsabili di percosse ai danni di individui sospettati di aver compiuto reati, al fine di estorcere confessioni. Nel giugno 2013, la gendarmeria ha arrestato il presidente del sindacato indipendente degli autotrasportatori, Jean Robert Menie, per disturbo della quiete pubblica. Menie aveva partecipato a uno sciopero indetto dal suo sindacato per protestare contro presunti abusi da parte della polizia ai danni dei taxisti. Menie ha denunciato di essere stato imprigionato e percosso dalla polizia. La polizia ha ammesso l’arresto, ma ha respinto le accuse di percosse.

 

Le forze di sicurezza hanno continuato a rendersi responsabili di arresti arbitrari ai danni di studenti universitari e immigrati irregolari. Ad esempio, tra gennaio e settembre 2013, la polizia è intervenuta numerose volte a sedare violente proteste all’università Omar Bongo, arrestando alcuni studenti e rilasciandoli di solito poco dopo senza accuse.

 

Si registrano anche denunce, non ufficiali, provenienti dalla comunità di immigrati in Gabon, secondo le quali la polizia e i militari sarebbero responsabili di occasionali pestaggi ai danni di stranieri africani, durante le operazioni di raccolta e deportazione di immigranti irregolari. I rifugiati continuano a lamentare vessazioni ed estorsioni da parte delle forze di sicurezza.

 

II)         Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Sebbene la legge richieda mandati di arresto basati su indizi sufficienti, le forze di sicurezza a volte non osservano tale norma, detenendo persone sospettate di reato oltre il limite delle quarantotto ore previsto dalla legge. Ai detenuti viene comunque regolarmente concesso un rapido contatto con le famiglie e con un avvocato. La legge garantisce assistenza legale alle persone indigenti, tuttavia questa non sempre è fornita. In Gabon funziona un sistema di rilascio provvisorio su cauzione per i detenuti in attesa di giudizio. Tuttavia, la lunghezza eccessiva delle custodie cautelari in carcere continua a rappresentare un problema serio, a causa del sovraccarico dei tribunali. 

 

Sebbene la legge sancisca l’indipendenza del potere giudiziario, questo continua a essere inefficiente, corrotto e soggetto all’influenza da parte del governo. Il presidente del Gabon nomina e può destituire i giudici, tramite il ministero della giustizia.

 

Contenziosi di minore entità possono essere sottoposti ai capi tradizionali locali, in particolare nelle aree rurali, anche se il governo non ha sempre riconosciuto le loro sentenze. Le autorità in generale rispettano gli ordini dei tribunali.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le prigioni del paese continuano a essere vecchie, sovraffollate, male illuminate, con insufficienti servizi igienici e poco aerate. Le condizioni di vita dei detenuti al loro interno  sono estremamente dure e tali da mettere a rischio la loro stessa vita, sebbene le autorità forniscano servizi medici essenziali.

 

Secondo associazioni della società civile che hanno condotto visite alle nove prigioni del paese, dal 2011 al 2013, la popolazione carceraria consisterebbe in 3.500 detenuti. Questa, tuttavia, sarebbe una stima, in quanto le autorità non tengono registri statistici. Le prigioni operano in situazione di forte sovraffollamento: la sola prigione centrale di Libreville, costruita per contenere 300 detenuti, ne ospita 1500. Le autorità continuano a detenere i detenuti già condannati con quelli in attesa di giudizio, gli adulti con i giovani. All’interno delle prigioni le razioni di cibo e l’accesso all’acqua potabile sono inadeguati, e si registrano casi di abusi sessuali ai danni dei detenuti più giovani.

 

Nell’ottobre 2013, i detenuti della prigione centrale di Libreville hanno annunciato uno sciopero di protesta contro le cattive condizioni di detenzione e le forze di polizia sono intervenute con la forza usando gas lacrimogeni, causando la morte, secondo fonti giornalistiche non confermate, di tre detenuti. Contrariamente al 2012, nel corso del 2013 non ci sono state notizie di decessi di prigionieri causati dalle cattive condizioni di prigionia.

 

I detenuti possono sottoporre lamentele scritte alle autorità senza censure, tuttavia queste risultano estremamente rare, sia per l’ignoranza dei detenuti che per la mancanza di fiducia nella loro efficacia

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Il governo, comunque, incoraggia il monitoraggio delle condizioni delle prigioni da parte di associazioni della società civile. Inoltre per fare fronte al problema del sovraffollamento ha iniziato la costruzione di un nuovo istituto penitenziario con una capacità di 1.400 posti.

 

IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene il governo si sforzi di combatterla, e le leggi del paese la sanciscano penalmente, la corruzione nel settore pubblico rimane un grave problema. La commissione nazionale contro gli arricchimenti illeciti (CNLCEI) è l’organo principale preposto al contrasto degli atti di corruzione e ha il potere di condurre inchieste su casi specifici di corruzione, sviluppare politiche e adottare misure preventive, comprese le attività di sensibilizzazione. Nel 2012, la commissione ha fatto arrestare e condannare a cinque anni di prigione il direttore provinciale del ministero delle acque e delle foreste di Moyen-Ogooue, Noel Ekoum Mengue Ngoua, per complicità nelle attività di disboscamento illegale.

 

Durante il 2013, la stessa commissione ha fatto arrestare il sottoprefetto di Bolossoville per avere collaborato con la caccia di frodo e avere tratto profitti illeciti dal commercio di avorio. Nell’ottobre 2013, Franck Aliko, un ex impiegato dell’agenzia nazionale per le grandi opere, è stato condannato a cinque anni di prigione e a pagare 1,9 miliardi di franchi CFA (3,8 milioni di dollari USA) per avere facilitato attività di malversazione ai danni dello stato, facendo lievitare il prezzo d’acquisto di alcuni autobus di due milioni di Euro (circa 2,7 milioni di dollari USA).

 

A livello più basso, alcuni membri della polizia continuano a chiedere tangenti per integrare i propri salari, spesso estorcendo denaro a viaggiatori fermati ai posti di blocco stradali.  Per fare fronte a questo problema, il ministero dell’interno ha obbligato le forze di polizia a portare in servizio un cartellino di riconoscimento visibile, per facilitare le denunce da parte dei cittadini. Questa misura ha ridotto la frequenza e la gravità degli atti di corruzione tra le forze di polizia. Nel febbraio 2013, il capo della polizia ha fatto arrestare sei agenti di polizia, per abusi e atti di corruzione ai danni di comuni cittadini.   

 

Nel gennaio 2014, il presidente Bongo ha lanciato la campagna “mani pulite” con lo scopo di sconfiggere la corruzione nel settore pubblico. Tuttavia, alcuni hanno criticato questa iniziativa come uno stratagemma da parte del presidente per arrestare detrattori e leader politici dell’opposizione in vista delle elezioni presidenziali del 2016. Come parte di questa campagna, nell’agosto 2014, il dipartimento del tesoro del Gabon ha pubblicato un’inchiesta in base alla quale 800 milioni di dollari USA allocati a progetti di sviluppo sarebbero stati indebitamente appropriati.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la costituzione del paese sancisca la libertà di parola e di stampa, le autorità hanno sospeso diverse testate giornalistiche e reti televisive per turbamento dell’ordine pubblico e diffamazione e il il codice di comunicazione in vigore dal 2001 è considerato dall’associazione Reporters Sans Frontiers non adeguato agli standard internazionali sulla libertà di espressione e stampa.

 

I principali quotidiani sono legati al governo. Nel paese esistono oltre venti pubblicazioni periodiche appartenenti a soggetti privati indipendenti, alcune delle quali sono però discontinue, sia a causa di problemi finanziari sia per la sospensione delle licenze da parte del governo. 

La maggior  parte delle testate giornalistiche sono filo-governative o allineate con i partiti dell’opposizione. Sebbene tutti i mezzi di informazione, compresi quelli legati al governo, abbiano espresso critiche verso il governo o i leader politici, i giornalisti hanno adottato occasionalmente pratiche di autocensura al fine di compiacere le rispettive parti.

 

Si registrano casi di arresti ai danni di giornalisti a causa delle loro attività, e alcuni giornalisti dichiarano anche di subire vessazioni. Ad esempio, nel febbraio 2013 il direttore del mensile Gabon d’Abord, Prospère Prince Zambakamiye, sarebbe stato picchiato nell’ufficio di un esponente di alto livello del PDG, il partito al potere, per avere accusato la leadership del partito di effettuare manovre illecite nella preparazione delle elezioni provinciali della parte nordorientale del paese. Nel settembre 2013, le autorità aeroportuali di Libreville hanno vietato l’ingresso nel paese di due giornalisti sudafricani, senza spiegazioni.

 

Il consiglio nazionale per le comunicazioni (CNC) emana ogni anno numerosi avvertimenti di sospensione, utilizzando l’accusa di turbamento dell’ordine pubblico per controllare e censurare i mezzi d’informazione. Nel maggio 2013, il CNC ha sospeso per un periodo di sei mesi due importanti testate dell’opposizione, Ezombolo e Le Grigri de la Griffe, per oltraggio alle istituzioni dello stato e diffamazione ai danni di un alto rappresentante del governo. Nell’ottobre 2013, il CNC ha sospeso la testata Fraternité alla sua prima uscita, per calunnia e istigazione all’odio.