Rispetto dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

L'alleanza per la costruzione e l'orientamento patriottico (APRC) - il partito del presidente Yaya Jammeh, fondato da ufficiali dell'esercito nazionale in seguito al colpo di stato del 1994 – si è assicurato una facile vittoria alle elezioni legislative del  marzo 2012, dopo che sei dei sette partiti dell’opposizione avevano boicottato o deciso di non partecipare alle votazioni. L’APRC ha quindi conquistato quarantatré dei quarantotto seggi dell’assemblea nazionale  e continuato a mantenere uno stretto controllo sulla politica nazionale. Yaya Jammeh è stato rieletto presidente nel 2011, per la quarta volta, con il settantadue percento dei voti, in elezioni giudicate dagli osservatori internazionali, come ad esempio l’ECOWASS, né libere né corrette.

 

Durante le elezioni legislative del 2012, i partiti dell’opposizione hanno contestato il governo per il suo controllo sui mezzi d’informazione pubblici, la concessione di un periodo di campagna elettorale eccessivamente breve, l’utilizzo di risorse pubbliche da parte del partito di governo e l’aperta partecipazione alle attività politiche da parte di membri delle forze di sicurezza. Il principale partito dell’opposizione e i suoi alleati non hanno comunque contestato le irregolarità in tribunale, giustificando questa mancanza con il fatto di non avere ricevuto da parte delle autorità abbastanza tempo per farlo.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Il governo ha continuato a intimorire e perseguitare membri dei partiti dell’opposizione e della società civile, giornalisti e omosessuali. Le autorità hanno continuato a negare sistematicamente il permesso di tenere manifestazioni, anche pacifiche, e occasionalmente anche raduni politici dei partiti dell’opposizione. Il governo si è anche reso responsabile di intimidazioni e detenzioni in isolamento basate sulle opinioni politiche o l’affiliazione con l’opposizione. Durante il solo anno 2013 risultavano detenuti circa trenta prigionieri politici, la maggioranza dei quali era costituita da ex militari coinvolti in complotti per rovesciare il regime. Le autorità carcerarie hanno tenuto questi prigionieri in una apposita ala della  prigione centrale “Mile 2“, concedendo solo occasionalmente ai famigliari il permesso di visitarli, e negandolo invece alle organizzazioni umanitarie.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Nel paese si registrate numerose sparizioni illegali di persone motivate da ragioni politiche. A volte queste persone vengono rilasciate dopo mesi di detenzione senza accuse. Ad esempio, nel maggio 2013, le autorità hanno rilasciato senza accuse l’imam Baba Leigh, il solo capo religioso che ha condannato apertamente l’esecuzione dei nove prigionieri presenti nel braccio della morte. Arrestato dai servizi segreti nel dicembre 2012, l’imam  è stato detenuto per mesi in isolamento nella sede dei servizi segreti, senza la possibilità di contattare un avvocato o la propria famiglia.

 

Le autorità hanno anche continuato a maltrattare, picchiare e torturare sospetti criminali comuni e prigionieri politici. Tuttavia, contrariamente agli anni passati, non risultano casi di uccisioni illegali da parte delle forze di sicurezza.

 

Nell’ottobre 2013, la televisione di stato del Gambia (GRTS) ha mostrato tre membri del principale partito d’opposizione, lo United Democratic Party (UDP) e un commissario nell’atto di confessare pubblicamente la loro responsabilità per avere rilasciato false dichiarazioni scritte in supporto di una potenziale richiesta di asilo politico di uno di loro. I quattro erano stati tenuti in detenzione sin dal 19 settembre 2013. Uno dei membri dell’UDP, Amadou Sanneh è apparso particolarmente indebolito e provato, con le lacrime agli occhi e in grado di sedersi solo con difficoltà. La giornalista e presentatrice televisiva Fatou Camara, che al tempo si trovava in stato di prigionia nel centro di detenzione dei servizi segreti, ha dichiarato in un messaggio su Facebook che Sanneh e gli altri accusati erano grati gravemente torturati. In un comunicato del 22 ottobre 2013, l’organizzazione Amnesty International ha chiesto al governo del Gambia di ritirare le accuse di sedizione contro i tre membri dell’UDP arrestati, sottolineando le presunte torture subite dai tre allo scopo di estorcere loro le confessioni e facendo presente al governo del Gambia che “qualsiasi prova ottenuta con la tortura non può essere ammessa in un tribunale”. 

 

Anche l’imam Baba Leigh sarebbe stato torturato durante la sua permanenza nel centro di detenzione dei servizi segreti dal dicembre 2012 al Maggio 2013. In un’intervista alla IBTimes UK pubblicata nel novembre 2013, l’imam Leigh, fuggito all’estero, ha dichiarato di essere stato malmenato e preso a calci dopo il suo arresto. L’uomo ha dichiarato di essere stato tenuto segregato in una piccola stanza maleodorante, piena di ratti e ragni per cinque mesi.

 

Inoltre, nessuna giustizia risulta essere stata fatta per l’esecuzione ordinata dal presidente nell’ agosto 2012 di nove dei quarantasette prigionieri detenuti nel braccio della morte, sette dei quali prigionieri politici, condannati per tradimento per avere tentato di rovesciare il regime. La condanna è stata comminata senza che gli imputati abbiano avuto la possibilità di avere un giusto processo, l’assistenza di un avvocato  o contatti con le proprie famiglie.

 

II)         Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Sebbene la legge stabilisca che gli arresti debbano essere effettuati in presenza di un mandato emesso dalla magistratura, le forze di polizia spesso compiono arresti arbitrari, senza mandato. Sempre per la legge il periodo di fermo massimo senza accuse non deve eccedere le settantadue ore, tuttavia tale limite molte volte non è rispettato. Nel paese è presente un sistema di rilascio temporaneo su cauzione, ma la magistratura in genere non lo applica e, al contrario, spesso estende le custodie cautelari in carcere per la preparazione dei casi. I giudici e i magistrati stabiliscono anche cauzioni irragionevolmente alte e a volte decidono il rilascio temporaneo delle persone accusate di reato, solo per farle riarrestare dalle forze di sicurezza appena escono dai tribunali, a volte per dare più tempo ai magistrati per preparare i casi.

 

Inoltre, le autorità non permettono ai detenuti rapidi contatti con i loro avvocati e famigliari, sebbene ai detenuti già condannati sia concesso di incontrarsi privatamente con i propri legali. Alle persone in stato d’indigenza, accusate di omicidio, è fornito un avvocato d’ufficio a spese dello stato.

 

I decreti militari, approvati prima dell’adozione della costituzione riconoscono ai servizi d’intelligence e al ministero degli interni ampi poteri per arrestare e detenere persone  senza accuse per un tempo indefinito, “nell’interesse della sicurezza nazionale.” Tali decreti sono in contrasto con i principi costituzionali, ma non risultano oggetto di contestazioni giudiziarie. Sebbene il governo dichiari di non applicarli, si continuano a verificare detenzioni arbitrarie di giornalisti, alunni delle scuole islamiche, attivisti dei diritti umani e altri.

 

L’inefficienza e il sovraccarico del sistema giudiziario sono responsabili dell’elevato numero di detenuti in attesa di giudizio, i quali costituiscono circa il trenta percento della popolazione carceraria

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Ulteriori problemi del potere giudiziario consistono nella sua corruzione interna e nella mancanza di indipendenza dal potere esecutivo. I giudici che esprimono sentenze considerate sgradite al governo rischiano il licenziamento.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria


Le condizioni di vita nelle prigioni del paese continuano a rimanere dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Tra i principali problemi che affliggono le carceri del Gambia vi sono il sovraffollamento, l’umidità e le temperature elevate durante il periodo estivo, la scarsa aerazione e illuminazione dei locali, i servizi igienici e le forniture di acqua insufficienti, e il cibo scadente. Nelle prigioni del paese vi sono circa 1.000 detenuti, su una capienza di circa 500 posti. Occasionalmente, i detenuti sono obbligati a dormire sul pavimento. Ai soli detenuti in attesa di giudizio è permesso ricevere cibo dall’esterno. I servizi sanitari all’interno delle strutture sono mediocri e i detenuti malati vengono di solito mandati nelle strutture sanitarie pubbliche per le visite e le cure. Il tasso di mortalità all’interno degli istituti penitenziari continua a essere elevato, a causa della mancanza di cure adeguate.

Nelle strutture gestite dai servizi di intelligence la maggior parte dei detenuti è tenuta in isolamento, in celle buie e infestate da insetti e ratti, e in scarse condizioni igieniche. Ai detenuti sono in genere permessi contatti con visitatori, sebbene alla maggior parte dei detenuti politici e a quelli in attesa di giudizio non venga data tale possibilità.

Le autorità, a volte, promuovono inchieste basate su denunce dei detenuti. Nel paese opera un ufficio del difensore civico con potere d’inchiesta sui casi di violazione dei diritti dei detenuti. Tuttavia i risultati di tali inchieste non sono resi pubblici. Le autorità carcerarie non permettono il monitoraggio esterno delle strutture e negano l’accesso al comitato internazionale della croce rossa. Tuttavia, è permesso ad associazioni umanitarie locali o missioni diplomatiche di portare doni dentro le carceri.


IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene le autorità promuovano numerose inchieste riguardanti casi di presunta corruzione di pubblici funzionari, la corruzione nel settore pubblico continua a rappresentare un serio problema. Ad esempio, nel febbraio 2013, il tribunale di Banjul ha condannato un ex direttore delle operazioni della National Drug Enforcement Agency (NDEA), Mbye Njie, per corruzione, estorsione e abuso d’ufficio, multandolo  per un importo pari a 50.000 dalasi (circa 1.400 dollari) o, in caso di mancato pagamento, condannandolo a una pena detentiva di tre anni. Njie era stato arrestato nel luglio 2012 per avere accettato la somma di 20.000 dalasi (circa 570 dollari USA) per il rilascio di un sospetto ed evitare che questo venisse inquisito.

 

Nel maggio  2012, la polizia ha arrestato Foday Barry e Pa Habibou Mbye,  rispettivamente il Direttore e il  coordinatore della gestione dei reati della NDEA, con l’accusa di avere cercato di estorcere una  somma di denaro pari a 230.000 dalasi (circa 6.570 dollari USA) a un trafficante di droga. La magistratura ha però alla fine prosciolto dalle accuse entrambi.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Le autorità del Gambia continuano a limitare il diritto d’informazione in tutto il paese. Il governo ha continuato a rimanere ostile ai mezzi d’informazione indipendenti, i quali continuano a subire ostacoli amministrativi, arresti e imprigionamenti arbitrari, intimidazioni, persecuzioni giudiziarie e chiusure con lo scopo evidente di spingerli a praticare forme di autocensura. La repressione del dissenso nel paese è tale che persino singole persone che criticano il governo a titolo personale, privatamente o in pubblico, rischiano ritorsioni.

 

Sebbene i mezzi d’informazione privati del paese, in generale, pratichino l’autocensura per timore di ritorsioni, i punti di vista dei partiti dell’opposizione riescono comunque a emergere nella stampa indipendente in lingua inglese. Tuttavia, meno della metà della popolazione sa leggere e scrivere, e i giornali non sono la principale fonte di informazione del paese. Inoltre, sebbene l’inglese sia la lingua ufficiale ,(riconoscimento che il presidente Yaya Jammeh ha dichiarato di voler togliere, in quanto retaggio dell’età coloniale), è parlato solo da una piccola parte della popolazione.

 

Nel luglio 2013, l’assemblea nazionale del Gambia ha approvato un emendamento alla legge sull’informazione e la comunicazione, che prevede numerosi nuovi reati relativi alle dichiarazioni online. La legge criminalizza la diffusione di notizie false sul governo o i pubblici funzionari, le vignette satiriche, le dichiarazioni critiche nei confronti di pubblici funzionari, l’incitamento all’insoddisfazione con violenza o l’incitamento alla violenza contro il governo.  La  stessa legge prevede punizioni più severe per i trasgressori, consistenti fino a quindici anni di carcere e/o multe fino a tre milioni di dalasi (oltre 85.000 dollari USA).

 

Nel paese operano cinque quotidiani indipendenti, uno dei quali pubblicato dal partito di opposizione, che continua a essere estremamente critico nei confronti dell’attuale governo. Esiste inoltre una rivista bisettimanale indipendente specializzata in questioni politiche ed economiche.  

 

La radio è comunque il mezzo di comunicazione più diffuso. Complessivamente operano in Gambia dieci stazioni radiofoniche, nove delle quali private, che trasmettono in tutto il paese.

 

Da parte sua, il governo possiede un quotidiano, il Gambia Now e la GRTS, l’azienda per i servizi radiofonici e televisivi di stato, che possiede una stazione radio e un canale televisivo. Nel paese esiste inoltre il Daily Observer, quotidiano filogovernativo. I mezzi d’informazione pubblici continuano a  dare una limitata copertura delle attività dei partiti dell’opposizione. Tuttavia, per quanto riguarda i servizi televisivi, oltre al canale di stato, nel paese trasmettono anche canali stranieri via cavo e satellitari, che forniscono notizie indipendenti e senza restrizioni.

 

Le autorità continuano a perseguitare e arrestare i giornalisti del paese. Numerosi giornalisti si sono autoesiliati a causa delle minacce e delle vessazioni subite. I giornalisti impiegati in radio o testate giornalistiche ritenute critiche verso il governo non hanno accesso a informazioni relative alle attività del governo o a eventi ufficiali. Ad esempio, nel maggio 2013, a Lamin Sanyang, un reporter del quotidiano dell’opposizione Foroyaa, è stato impedito di entrare in un’aula del tribunale militare della caserma dell’esercito di Yundum per effettuare un servizio su un processo riguardante cinque soldati arrestati dopo il loro ritorno da una missione di peacekeeping in Darfur. 

 

In un altro caso, Lansana Jobarteh, un membro dell’UDP ha subito un arresto in quanto accusato di pubblicazioni senza licenza, in violazione  della legge sull’informazione e la comunicazione. Secondo le accuse, il 14 e 15 dicembre 2013, durante un raduno dell’UDP, Jobarteh avrebbe parlato via skype usando il suo IPOD, dando così informazioni a persone fuori dal Gambia  senza licenza, commettendo quindi un reato. Il suo processo risulta ancora in corso.

 

La repressione della libertà di espressione colpisce anche personalità note dei mezzi di informazione del paese: Fatou Camara, una giornalista televisiva molto conosciuta ed ex direttrice stampa del governo è stata tratta in arresto e detenuta in isolamento per venticinque giorni, nel settembre 2013, poiché accusata di diffondere false informazioni tramite internet e diffamare il presidente. Camara è stata accusata di fornire informazioni a un quotidiano online. La donna ha respinto le accuse durante un’udienza nell’ottobre 2013, fuggendo lo stesso mese dal paese mentre si trovava libera su cauzione.

 

Musa Sheriff e Sainey MK Marenah, invece, sono stati arrestati nel gennaio  2014 e sono inquisiti per avere riferito della defezione di membri dell’APRC verso l’UDP. Se riconosciuti colpevoli per i reati di “pubblicazione di false informazioni con l’intento di generare paura e allarmetra il pubblico” e “cospirazione al fine di commettere un reato”, potrebbero essere condannati fino a due anni di prigione. I due uomini sono stati rilasciati temporaneamente su cauzione dopo essersi dichiarati innocenti.

 

I mezzi di informazione sono anche soggetti a chiusura senza preavviso o regolare processo se criticano il governo. I quotidiani The Daily News e The Standard, ad esempio, continuano a rimanere chiusi  per avere riferito dell’esecuzione dei nove prigionieri detenuti nel braccio della morte di Mile 2 nel 2012. La chiusura è avvenuta preavviso. La stazione radio Taranga FM è stata chiusa anch’essa dopo avere tradotto notizie contenenti opinioni critiche al governo in lingue locali. Mentre la chiusura del The Standard e quella di Taranga FM sono state revocate dal presidente nel dicembre  2013, The Daily News continua a rimanere al bando.