Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Dopo le elezioni del 22 febbraio 2013, vinte dall’Union pour la Majorité Présidentielle (UMP), la coalizione partitica che sostiene l’attuale presidente in carica, i partiti di opposizione hanno denunciato presunti brogli, consistenti principalmente in voti multipli. Contrariamente agli anni precedenti, il governo non ha comunicato i risultati dei singoli seggi elettorali, facendo in questo modo aumentare i dubbi sulla regolarità del processo. Durante lo svolgimento delle votazioni, le forze di polizia sono rimaste presenti fuori dai seggi, controllando le carte d’identità dei votanti e gestendo i flussi dei votanti. Le elezioni sono state giudicate libere e corrette da osservatori internazionali dell’Unione Africana, dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica e della Lega Araba,  ma criticate da una larga parte della società civile a livello nazionale e da organizzazioni non governative internazionali. Nei mesi successivi, i leader dell’opposizione politica hanno continuato a contestare le elezioni sia con mezzi legali, boicottando il parlamento e formando un governo ombra, che con contestazioni di piazza non autorizzate. Il governo ha reagito negando il permesso allo svolgimento delle proteste e reprimendole con la forza, perseguitando i leader e arrestando gli attivisti dell’opposizione. Nella composizione del nuovo parlamento e nell’assegnazione degli incarichi ministeriali del nuovo governo, l’UMP è comunque riuscito a rappresentare in modo equilibrato la composizione etnica presente nel paese, principalmente divisa tra Afar e Issa, sebbene alcuni Afar abbiano denunciato una rappresentanza non altrettanto adeguata ai livelli più bassi del governo.

 

II) libertà di riunione e di associazione

 

Sebbene la costituzione del paese garantisca la libertà di riunione, questa è fortemente limitata dalle autorità governative. Il ministero degli interni è incaricato di concedere autorizzazioni per le riunioni pacifiche, ma questi vengono negati ai partiti dell’opposizione. Nonostante le restrizioni, l’opposizione organizza grandi raduni, per reprimere i quali la polizia fa uso eccessivo della forza utilizzando lacrimogeni, sfollagente, ferendo e arrestando centinaia di dimostranti.

Le forze di sicurezza interrompono persino incontri organizzati in abitazioni private dai partiti dell’opposizione, arrestandone i  leader. Ad esempio, tra l’1 e il 2 giugno 2013, a Balbala Warabaley, le forze di sicurezza hanno arrestato sette leader dell’opposizione e diciotto attivisti durante alcune riunioni in abitazioni private. Tra gli arrestati vi erano Ahmed Yusuf Houmed (presidente del USN), Omar Elmi Khaireh (presidente del CDU) e Ali Mohamed Ali (leader dell’alleanza repubblicana per lo sviluppo, o RAD). Tutti gli arrestati sono stati rilasciati il mese successivo. Le autorità governative continuano anche a molestare e fare oggetto di atti intimidatori anche i leader dei gruppi per la difesa dei diritti umani e  i dirigenti dei sindacati dei lavoratori.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Si registrano alcuni sporadici casi di presunte uccisioni arbitrarie da parte delle forze di sicurezza, dovute all’eccessivo uso della forza. Il 20 giugno 2013, la World Organization Against Torture ha riferito che  Sahal Ali Youssouf sarebbe stato arrestato e percosso a morte da un gruppo di individui, presumibilmente membri della polizia. In base alle informazioni emerse sui social media,  cinque persone, alcuni in abiti civili e altri in uniforme hanno fermato  Youssouf vicino al Djibouti Hotel e lo hanno caricato su un veicolo della polizia. Testimoni hanno dichiarato che lo stesso veicolo ha poi abbandonato l’uomo a Carton, un sobborgo della capitale, vivo, ma in condizioni critiche. L’uomo è in seguito deceduto in ospedale a causa delle ferite riportate. I testimoni avrebbero anche riferito di avere visto sul suo corpo macchie nere e tagli sulle piante dei piedi. Un altro caso di morte sospetta è accaduto nel 2012, quando un detenuto è deceduto mentre in custodia in una stazione di polizia della capitale, presumibilmente a causa delle percosse ricevute. Nel dicembre 2012, un dimostrante sarebbe stato ucciso dalla gendarmeria durante una manifestazione pubblica. Le autorità non hanno ancora accertato le responsabilità per tutti questi casi.

 

Nei mesi successivi alle elezioni legislative del febbraio 2013, i partiti di opposizione al governo hanno denunciato la presenza nelle prigioni del paese di quaranta persone che scontavano pene detentive per avere svolto attività politica durante le elezioni,  e il fermo e il successivo rilascio di circa 300 persone, tra queste anche alti esponenti del principale partito di opposizione e personalità religiose.  Ad esempio, la polizia ha arrestato e rilasciato più volte il portavoce e il leader dell’opposizione Daher Ahmed Farah, accusandolo di vari presunti reati come “collusione con una potenza straniera”, “incitamento alla violenza e alla rivolta”, “non conformità con l’ordine giudiziale”. Le autorità hanno imprigionato Farah nel carcere di Gabode, in condizioni leggermente migliori rispetto a quelle normali, permettendogli di ricevere visite, comprese quelle di organizzazioni umanitarie internazionali. 

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Le leggi del paese richiedono che gli arresti debbano avere luogo solo dietro mandato emesso dalla magistratura e stabiliscono che i fermi debbano essere sottoposti a giudizio preliminare della magistratura, entro quarantotto ore dal loro inizio. Tuttavia, le autorità in generale non rispettano tali disposizioni, specialmente nelle aree rurali. Con l’approvazione di un magistrato, lo stato di fermo può essere prolungato per ulteriori quarantotto ore. Sebbene la legge faccia obbligo alle autorità di informare tempestivamente il detenuto delle accuse a suo carico, questo non sempre avviene. La legge stabilisce che tutte le persone, comprese quelle accusate di reati contro la sicurezza nazionale, siano giudicate entro otto mesi dal momento della formulazione ufficiale delle accuse nei loro confronti.


La legge riconosce la possibilità di richiedere il rilascio temporaneo su cauzione, ma le autorità raramente lo concedono. I detenuti hanno il diritto di avere un rapido contatto con un avvocato di loro scelta, cosa che normalmente avviene. Nel caso di reati gravi, alle persone indigenti lo stato fornisce un avvocato d’ufficio a proprie spese.


In caso di detenzione illegale, i detenuti possono chiedere un ordine di rilascio da parte del tribunale, ma non ottenere indennizzi.


Le forze di sicurezza hanno arerstato centinaia di giornalisti, attivisti politici, dimostranti e leader religiosi, senza mandati giudiziari. Ad esempio, il 23 giugno 2013, hanno arrestato un centinaio dimostranti dell’Unione per la Salvezza Nazionale (USN), riunitisi davanti alla Corte Suprema per protestare contro la condanna di tre prigionieri politici a due anni di reclusione per avere partecipato a dimostrazioni postelettorali. La maggioranza dei detenuti è stata rilasciata il giorno successivo, mentre gli altri nella settimana seguente. Tuttavia, durante la loro permanenza nelle prigioni della polizia, i  fermati sarebbero state tenuti senz’acqua, cibo, cure mediche e molti di essi avrebbero anche subito abusi fisici.


Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese sanciscano l’indipendenza del potere giudiziario, questo continua a essere oggetto d’influenza politica, inefficiente e corrotto.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Sebbene negli ultimi anni vi siano stati alcuni miglioramenti, le condizioni di vita all’interno delle prigioni continuano a rimanere estremamente dure. Esistono una grande prigione centrale, Gabode, a Gibuti, una più piccola a Obock, e alcune prigioni gestite dalla gendarmeria e dalla polizia,  utilizzate come centri di transito verso la prigione centrale. Esiste inoltre un centro di detenzione per immigrati sprovvisti di documenti.

 

La prigione di Gabode, con una capacità di 350 posti, ospita circa 550 detenuti, tra cui trenta donne e venti minori.  Le autorità permettono ai bambini di vivere con le madri detenute all’interno delle strutture carcerarie. A causa dei problemi di spazio, i detenuti in attesa di giudizio, che rappresentano circa la metà della popolazione carceraria totale, non sempre sono tenuti separati da quelli già condannati. I prigionieri politici vengono invece separati da quelli comuni.

 

I detenuti a Gabode hanno accesso all’acqua potabile, servizi igienici e a tre pasti al giorno, un giorno su due a base di carne.  I familiari possono, inoltre, portare alimenti ai detenuti ogni giorno. La prigione dispone di una infermeria con quattro infermieri e un dottore, disponibile una volta alla settimana. Ai detenuti con gravi problemi di salute vengono prestate cure tramite il principale ospedale pubblico di Gibuti. Le autorità carcerarie tengono i detenuti gravemente malati isolati dagli altri. 

Tuttavia, i detenuti con problemi mentali non ricevono cure adeguate. Una ventina di detenuti affetti da HIV ricevono cure da un centro specializzato del ministero della sanità. Le condizioni delle prigioni temporanee gestite dalla gendarmeria e dalla polizia sono invece mediocri e ai detenuti non viene fornito alcun servizio medico o cibo. 

Anche nel centro di detenzione per immigrati sprovvisti di documenti di Nagad, i detenuti hanno accesso a acqua potabile, cibo e cure mediche. Le autorità carcerarie permettono l’accesso alle prigioni ai rappresentanti di ambasciate estere e all’International Committee of the Red Cross (ICRC).

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce condanne penali per gli atti di corruzione compiuti da pubblici funzionari, tuttavia le autorità non applicano tali leggi efficacemente, contribuendo così a creare un contesto di impunità per tali reati. 

 

LIBERTA' DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la costituzione permetta la libertà di stampa e di parola, il governo non rispetta questi diritti e la legge stabilisce pene severe per i reati commessi dai mezzi d’informazione. Nel paese non esistono giornali privati o indipendenti, e il  monopolio dell’informazione è detenuto dal quotidiano “La Nation”, controllato dal governo. Il governo possiede inoltre tutte le stazioni radiofoniche e televisive del paese. I mezzi governativi non hanno un atteggiamento critico verso i leader o la politica di governo e l’accesso alle radio e alla televisione da parte dei partiti dell’opposizione rimane limitato. I mezzi d’informazione stranieri trasmettono nel paese, così come sono accessibili le notizie via cavo e quelle via satellite.

 

Nonostante il monopolio sui mezzi di informazione interni, il governo continua a vessare arrestare i giornalisti. Ad esempio, il 19 maggio 2013 le autorità hanno arrestato e condannato a cinque mesi di reclusione e a una ingente multa un giornalista de La Voix de Djibouti, membro dell’USN, per avere pubblicato alcune fotografie di poliziotti che intervenivano per reprimere una manifestazione sulla propria pagina di Facebook. Durante la sua detenzione, il giornalista e attivista politico ha subito schiaffi sulle mani e in faccia. Houssein Ahmed Farah, giornalista e leader dell’opposizione, è stato arrestato e rilasciato arbitrariamente diverse volte.