Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Un colpo di stato militare, avvenuto nell’aprile 2012, ha interrotto le elezioni presidenziali e portato alla formazione di un governo di transizione, composto da tutte le correnti del Partido Africano da Independência da Guiné e Cabo Verde (PAIGC) e guidato dal presidente Serifo Nhamadjo.

 

Il 13 aprile 2014, nuove elezioni legislative e la prima parte delle elezioni presidenziali si sono svolte  in modo pacifico e con una partecipazione vicina al novanta percento. Gli osservatori internazionali si sono dichiarati soddisfatti per la gestione dei seggi elettorali, anche se hanno espresso preoccupazione per l’alto numero di voti invalidati. Alle legislative il PAIGC è uscito vincitore conquistando cinquantasette seggi e la maggioranza assoluta nell’assemblea nazionale. Il  Partido para a Renovação Social (PRS), in forte ascesa, se ne è assicurati quarantuno. Nella corsa alle presidenziali, José Mario Vaz, del PAIGC, e Nuno Nabiam, sostenuto dagli ambienti militari, sono andati al ballottaggio, conclusosi con la vittoria di Vaz, con il sessantadue percento dei voti.

 

II)         Lbertà di riunione e di associazione

 

Il governo garantisce la libertà di riunione e di associazione nel paese.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Non si registrano gravi casi di violenza politica, come ad esempio uccisioni, sparizioni o arresti arbitrari o torture di oppositori politici o comuni cittadini da parte delle forze di sicurezza del paese.

 

Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese proibiscano la tortura, l’esercito e le forze di polizia si sono occasionalmente rese responsabili di torture e altri abusi ai danni dei detenuti, in un contesto di impunità. In un caso, a farne le spese è stato anche un membro dello stesso governo. Nel novembre 2013, Orlando Viegas, ministro per i trasporti e le telecomunicazioni, è stato aggredito e picchiato all’interno della sua residenza da individui rimasti sconosciuti, che potrebbero essere stati militari. A causa delle ferite riportate, l’uomo è stato in seguito ricoverato in un ospedale di Dakar, in Senegal. Nessuno sviluppo invece si è registrato sul caso del sequestro e del pestaggio di Iancuba Indjai and Sylvestre Alves, due dirigenti dell’opposizione, avvenuto nell’ottobre 2012.

 

Nell’aprile 2013, un tribunale militare ha condannato a pene detentive tra i tre e gli otto anni nove individui per l’attacco a una base militare avvenuto nell’ottobre 2012, nell’ambito di un presunto tentativo di colpo di stato che avrebbe causato la morte di almeno sette persone.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Sebbene la legge stabilisca che gli arresti debbano avvenire dietro apposito mandato emanato dalla magistratura, spesso questo non avviene, particolarmente durante gli arresti di immigrati irregolari. La legge stabilisce che i detenuti debbano essere condotti davanti ad un magistrato entro 48 ore, ma le autorità non sempre rispettano tale procedura. In generale, le forze di sicurezza informano tempestivamente i detenuti delle accuse contro di loro..

 

Secondo la legge ai detenuti in stato di indigenza deve essere fornito un avvocato d’ufficio a spese dello stato, tuttavia per mancanza di fondi, tale servizio non viene garantito. Nel paese funziona comunque un sistema di rilascio temporaneo e ai detenuti in attesa di giudizio viene data la possibilità di ricevere viste dalle proprie famiglie. Sebbene la grande maggioranza dei detenuti presenti negli istituti penitenziari sia rappresentato da persone in attesa di giudizio, pochi rimangono in prigione per più di un anno.  La maggioranza dei detenuti lascia il carcere prima della conclusione dei loro processi per via dell’inadeguatezza delle strutture, la mancanza di sicurezza e la diffusa corruzione.

 

Il potere giudiziario del paese è carente da un punto di vista operativo e non è indipendente dal potere esecutivo. I giudici sono poco preparati, malpagati, inefficienti e influenzabili. Le sentenze di condanna sono estremamente rare. Una volta emessi, gli ordini dei tribunali sono, però, in genere fatti rispettare dalle autorità.

 

III)              Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni dei detenuti nelle prigioni del paese sono varie. Nelle prigioni provvisorie (di solito ubicate all’interno delle stazioni della polizia giudiziaria o di basi militari) le condizioni sono estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. In alcune di esse, come ad esempio in Bissau, ai detenuti in attesa di giudizio non viene neppure dato da mangiare. Queste strutture di solito non dispongono di acqua corrente, aerazione adeguata, illuminazione, servizi sanitari e neppure servizi igienici. Le autorità non tengono un adeguato registro dei detenuti, non dispongono di un supervisore che risponda alle lamentele dei detenuti e mancano delle risorse per attuare sistemi di pena alternativi per i condannati per reati non violenti.

 

Nelle nuove prigioni di Bafata e Mansoa la situazione risulta però radicalmente diversa. Queste nuove strutture hanno elettricità, acqua potabile, spazi adeguati e guardie addestrate nel rispetto dei diritti umani. Nel corso del 2013 non si sono registrate morti avvenute all’interno delle carceri o gravi abusi sui detenuti (percosse, violenze sessuali o altro). Alle famiglie è permesso fare visita ai detenuti almeno due volte alla settimana, di più nel caso di buona condotta. Il governo permette monitoraggi indipendenti da parte di associazioni per i diritti umani sia locali sia internazionali.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione rappresenta un grave problema nel paese.  I reati di corruzione compiuti nella pubblica amministrazione sono punibili per legge con pene variabili da un mese a dieci anni di carcere. Tuttavia, le autorità non compiono progressi nell’applicazione di queste leggi e gli atti di corruzione e le pratiche non trasparenti risultano endemiche in tutti i settori e ad ogni livello dell’apparato statale, in un contesto di impunità. 

 

Ad alto livello, diversi membri delle forze armate e dell’amministrazione civile sono coinvolti in traffici di droga e forniscono sostegno a cartelli internazionali, in termini di accesso al paese,  appoggio logistico e di transito verso paesi terzi. L’insuccesso del governo nel contrastare tali attività ha contribuito a fornire una percezione di connivenza dello stato e, in particolare, delle forze di sicurezza con le attività del narcotraffico. 

 

Ad esempio, nell’aprile 2013, la magistratura federale statunitense ha iscritto il generale Antonio Injai, capo delle forze armate della Guinea-Bissau, nel registro degli indagati con l’accusa di traffico d’armi e cocaina. Secondo le accuse, il generale avrebbe riferito a informatori sotto copertura della Drug Enforcement Administration (DEA) degli Stati Uniti, che fingevano di appartenere alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), di essere disponibile a confezionare e spedire tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Il generale sarebbe accusato anche di essersi reso disponibile ad acquistare armi per le FARC, considerate un’organizzazione terroristica dagli USA.

 

Sempre nello stesso mese, lamagistratura federale statunitense ha iscritto nel registro degli indagati l’ammiraglio di squadra José Americo Bubo Na Tchuto, ex capo di stato maggiore della marina, vicino al generale Injai. L’ammiraglio è stato arrestato al largo delle coste dell’Africa occidentale nell’atto di contrabbandare una presunta partita di droga, nell’ambito di un’operazione della DEA. Durante l’operazione, l’ammiraglio aveva accettato di ricevere un milione di dollari per tonnellata di cocaina fatta entrare e immagazzinata in un bunker sotterraneo in Guinea-Bissau.

 

L’assemblea nazionale ha un comitato responsabile per le attività anti corruzione, ma nel corso del 2013 è risultato inattivo, così come l’unità di Informazione sui crimini finanziari, creata nel 2011 per combattere  il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite e la corruzione. Le forze di polizia risultano inefficaci, male equipaggiate e impreparate a combattere il problema.

 

Per la sua scarsa affidabilità, i finanziamenti per lo sviluppo provenienti da istituzionali internazionali, trai i quali quelli provenienti dalla banca per lo sviluppo africana, il fondo monetario internazionale e la banca mondiale, sono stati sospesi.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la costituzione sancisca la libertà di parola e di stampa, le autorità non sempre rispettano tali diritti. Dopo il colpo di stato dell’aprile 2012, la giunta militare ha chiuso per tre giorni le stazioni radiofoniche e televisive del paese. Dopo la riapertura, i giornalisti hanno ricevuto minacce e sono stati ammoniti di non criticare l’istituzione militare o il colpo di stato  e di non informare sulle contestazioni pubbliche. Queste minacce sono durate circa un mese, fino all’insediamento del governo di transizione. 

 

Nel paese sono presenti molti giornali privati, tutti pubblicati da un’unica tipografia pubblica. Il governo controlla solo un quotidiano, No Pintcha.

 

Nell’agosto 2013, investigatori delle forze armate hanno convocato Justino Sa, un reporter di Radio Bobolom, per interrogarlo su alcuni commenti nei confronti dell’esercito. Durante un programma, il giornalista aveva commentato che l’esercito della Guinea-Bissau aveva nei suoi ranghi “più ufficiali che soldati”. Dopo molti giorni di interrogatorio, il suo caso è stato passato alla polizia per ulteriori approfondimenti.