Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Nel corso del 2013, in un contesto di transizione da un regime autoritario a uno democratico, si è assistito a mesi di violente proteste che hanno coinvolto militanti dell’opposizione, appartenenti al Rassemblement du Peuple Guinéen (RPG), e le forze di sicurezza, e che hanno causato decine di morti e circa 400 feriti.

 

Le elezioni del settembre 2013, giudicate libere e corrette,  hanno visto l’affermazione dell’RPG. Durante il periodo elettorale, malgrado le rigide regole di ingaggio e la proibizione di utilizzare armi letali per arrestare le dimostrazioni di strada, le forze di sicurezza del paese hanno occasionalmente agito al di fuori del proprio mandato, commettendo alcuni gravi abusi contro i dimostranti, tra i quali l’eccessivo uso della forza per disperdere le manifestazioni, l’arresto arbitrario dei partecipanti, la negazione di un equo processo, e la detenzione in condizioni pessime condizioni, che in qualche caso hanno causato la morte dei detenuti.  Altri problemi hanno riguardato l’arresto e la detenzione ingiustificata di attivisti dell’opposizione, ed attacchi alle abitazioni e agli uffici dei leader dell’opposizione e dei loro sostenitori.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Sebbene il paese abbia fatto progressi nel garantire il diritto di riunione, alcune limitazioni continuano a persistere. Tuttavia, contrariamente agli anni passati, nel 2013  le autorità hanno permesso che si tenessero diverse proteste di massa, organizzate dai partiti dell’opposizione a Conakry.   

 

Le prime di queste proteste hanno avuto luogo in modo pacifico. Tuttavia, successivamente, sono divenute sempre più violente, causando la morte di decine di persone e il ferimento di centinaia di altre, e degenerando in diverse giornate di saccheggi e scontri tra i sostenitori dei partiti dell’opposizione, quelli del partito al governo e la polizia. Per ripristinare l’ordine, il governo, non ha comunque fatto uso dell’esercito, ma ha impiegato solo reparti della gendarmeria e della polizia.  Le autorità hanno rispettato il diritto di associazione di ogni tipo, politico, sociale, culturale o religioso.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Le autorità non hanno aperto alcuna inchiesta sulle uccisioni avvenute durante le proteste politiche di Conakry, tra il febbraio e il maggio 2013. Nessuna inchiesta è stata, inoltre, aperta sulla morte di almeno 98 persone e il ferimento di 160 altre , in seguito allo scoppio di un conflitto tribale a N’Zerekore, Beyla e Koule, nel luglio 2013. In quest’occasione le forze di sicurezza, sebbene non responsabili delle violenze, sarebbero intervenute tardivamente e in maniera poco efficace.  Tensioni tra comunità, anche se di gran lunga di minor portata, si sono registrate anche nella prima parte del 2014, nei distretti di Boké e Dubreka.

 

I massacri e le altre gravi violenze compiuti tra il 2007 e il 2009 dalle forze di sicurezza, compresa la guardia presidenziale, sono rimasti impuniti e i presunti hanno continuato a operare nelle forze di sicurezza. 

 

Sebbene illegale, la tortura  ai danni delle persone tratte in arresto ha continuato a essere una pratica comune. La maggior parte degli abusi più gravi avviene durante l’arresto e nei centri di detenzione della gendarmeria. 

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La polizia può arrestare senza mandato solo persone colte in flagranza di reato. Le persone sospettate di avere compiuto un reato possono essere trattenute senza accuse fino a quarantotto ore, rinnovabili una sola volta da un giudice. Nei casi che riguardano la sicurezza nazionale, i sospetti possono essere detenuti legalmente fino a novantasei ore senza accesso a un avvocato, anche se talvolta la polizia li trattiene per periodi più lunghi.

 

La polizia continua a compiere arresti arbitrari e a detenere persone sospetteper periodi più lunghi, senza formulare  accuse nei loro confronti. Sebbene la legge lo vieti, continuano anche ad registrarsi detenzioni in isolamento, senza che i detenuti abbiano la possibilità di contattare le proprie famiglie.A volte i contatti con le famiglie sono permessi solo in  presenza di una guardia o previo pagamento di tangenti. 

 

Le autorità arrestano un gran numero di dimostranti, spesso rilasciando i sostenitori del partito al governo e tenendo in stato si arresto a tempo indefinito quelli dei partiti dell’opposizione. Nelle prigioni della gendarmeria, costruite per ospitare detenuti solo per quarantotto ore, le detenzioni possono durare anche svariati mesi. 

 

I tempi di attesa per il completamento dei processi continuano a essere lunghi, in media circa tre anni. L’inefficienza della magistratura e la corruzione contribuiscono ai ritardi. Il sessantacinque percento della popolazione carceraria del paese risulta detenuta a tempo indefinito in attesa di giudizio.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita dei detenuti continuano ad essere estremamente dure e tali da mettere a rischio la loro stessa vita. Le guardie carcerarie regolarmente minacciano, picchiano e, a volte, torturano i prigionieri per estorcere confessioni o denaro. Particolarmente gravi sono le condizioni nelle prigioni della gendarmeria, dove torture, percosse, tangenti e l’imprigionamento di minori, donne e uomini negli stessi spazi continuano a rimanere un problema.

 

Le prigioni continuano a essere gravemente sovraffollate e la malnutrizione è endemica tra la popolazione carceraria. Spesso i detenuti sono costretti a dormire sul pavimento delle celle, o per mancanza di letti o perché nei posti più alti dei letti a castello, vicino ai soffitti metallici, fa troppo caldo per riposare. Le famiglie portano ai detenuti cibo e medicine, dopo avere pagato tangenti alle guardie. I prigionieri non hanno accesso a cure ospedaliere. In alcune prigioni i detenuti affetti da tubercolosi sono tenuti insieme a quelli non infetti. Per le cure, i detenuti possono contare solo sull’operato delle associazioni umanitarie e delle famiglie, ma i visitatori spesso devono pagare tangenti per fornire medicine ai malati. Le autorità permettono a associazioni religiose e umanitarie di visitare le prigioni e offrire aiuto ai detenuti più bisognosi.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Nonostante le leggi del paese stabiliscano condanne penali per i reati di corruzione nel settore pubblico, questa rimane un grave problema, favorita anche da un contesto di impunità. Fondi pubblici continuano ad essere utilizzati per fini privati o usi pubblici illegittimi, come l’acquisto di costose auto di rappresentanza. I contratti di vendita di terreni e gli appalti pubblici continuano a mancare di trasparenza. Il governo  ha fatto solo qualche piccolo passo per perseguire e punire i responsabili di questo tipo di reati, non solo per quelli commessi di recente, ma anche per quelli commessi negli anni passati.  

 

L’unico ente specializzato nella lotta alla corruzione è l’ agenzia nazionale per la lotta alla corruzione (ANLC), che dipende dal ministero dell’economia e delle finanze. L’ente non può perseguire direttamente i casi di corruzione, ma può sottoporli alla magistratura. Tuttavia, non risulta che alcun caso sottoposto alla magistratura da parte dell’ANLC nel 2013 sia stato perseguito.

 

La corruzione negli apparati di sicurezza è endemica. Polizia e gendarmeria estorcono denaro ai posti di blocco, nelle prigioni e negli istituti penitenziari del paese. Anche il sistema giudiziario continua a essere colpito da corruzione diffusa. Le autorità giudiziarie chiedono regolarmente tangenti per emettere sentenze favorevoli. Gendarmi, polizia e guardie carcerarie continuano a offrire ai detenuti scarcerazioni in cambio di denaro, anche nei casi in cui i tribunali hanno già decretato la liberazione.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

In generale i mezzi di informazione indipendenti e dell’opposizione sono attivi e esprimono un ampia varietà di opinion e punti di vista. La radio è il mezzo d’informazione più diffuso nel paese, mentre la carta stampata ha una circolazione piuttosto limitata. I programmi radiofonici in cui gli ascoltatori esprimono i loro punti di vista in diretta sono estremamente popolari e permettono ai cittadini di dare voce al loro dissenso nei confronti del governo. Tuttavia, le autorità sospendono e multano i mezzi di comunicazione come ritorsione ad accuse personali di corruzione o dichiarazioni considerate un oltraggio verso il governo.

 

Durante la campagna  elettorale del 2013, la libertà di espressione del paese ha subito restrizioni. Numerosi giornalisti che informavano sulle rivolte politiche del 2013 nella capitale Conakry, sono stati aggrediti, imprigionati e minacciati dalle autorità. A metà agosto 2013, Bate FM, una stazione radio di Kankan, è stata oggetto di un’irruzione e chiusa dalle forze di sicurezza per aver mandato in onda i fischi indirizzati dalla platea al presidente Condé durante un comizio.  Nell’occasione, almeno tre giornalisti sono stati fermati dalle autorità per un breve periodo e la stazione radio è stata in seguito attaccata e saccheggiata da presunti sostenitori del presidente.

 

Le autorità hanno anche imposto la censura su stazioni radiofoniche e giornalisti “colpevoli” di mandare in onda contenuti critici verso i rappresentanti del governo e le loro azioni. Ad esempio, il 30 maggio 2013, il consiglio nazionale per la comunicazione ha annunciato trenta giorni di sospensione per la radio Planet FM, citando una vecchia legge del 1991 sul reato di diffamazione verso il governo. In seguito a proteste e una sentenza della corte suprema, la stazione radio è riuscita a riaprire pochi giorni dopo.

 

Alcuni giornalisti denunciano tentativi del governo di influenzare il tono dei loro servizi o articoli, con pressioni inappropriate o l’offerta di tangenti. Alcuni giornalisti assumono guardie del corpo e molti praticano forme di autocensura.