Conflitti e rischio terroristico

L’India continua a ospitare al suo interno numerosi gruppi eversivi dediti ad attività terroristiche e insurrezionali. Tra  questi vi sono diverse organizzazioni di matrice islamica estremista, come ad esempio: Harkat ul Jihad i Islami (HuJI);  Harakat ul Mujahidin (HuM); Jaish e Mohammed (JeM); Indian Mujahideen (IM) e Lashkar e Tayyiba(LeT).


Gli attentati terroristici di matrice islamica in India hanno colpito soprattutto luoghi pubblici, alcuni dei quali frequentati da occidentali, come hotel, stazioni ferroviarie, treni, mercati, cinema, moschee e ristoranti di grandi città. Il più grave di questi episodi, sia per numero di vittime che per importanza degli obiettivi colpiti,  è stato l’attacco effettuato dalla LeT nel novembre 2008 contro diversi obiettivi a Mumbai, nel corso del quale sono morte almeno 173 persone, mentre altre 308 sono rimaste ferite. In questa circostanza, gli attentatori hanno attaccato hotel, un centro ebraico, una stazione ferroviaria, una caffetteria e un ospedale.

 

Tra i più recenti attentati terroristici di matrice islamica nel paese, invece, vi sono i seguenti:

•           il 27 ottobre 2013, a Patna, nello stato del Bihar, durante un raduno politico alcune esplosioni multiple hanno ucciso sei persone e ne hanno ferito altre ottantacinque;

•           il 7 luglio 2013, a Bodh Gaya, nello stato del Bihar, alcune esplosioni in un tempio hanno causato il ferimento di due persone;

•           il 13 febbraio 2012, un ordigno posto all’interno di un’auto appartenente al corpo diplomatico israeliano è stato fatto detonare nella zona delle ambasciate di Nuova Delhi. Nell’attentato sono rimasti feriti un membro del personale dell’ambasciata e due passanti.

•           il 17 settembre 2011, un ordigno è stato fatto esplodere all’interno della corte suprema  di Nuova Delhi, uccidendo dodici persone.  

•           il 13 luglio 2011, a Mumbai, tre diverse esplosioni all’Opera House, al bazar Zaveri e nella zona di Dadar occidentale, hanno causato la morte di ventisei persone e il ferimento di altre 130.

 

Nel Kashmir si registrano diversi scontri a Srinagar, Gulmarg, Pahalgam  e lungo la linea di controllo (LOC), il confine de facto che separa la regione del Kashmir sotto controllo indiano da quella sotto controllo pakistano. Dal 1989, almeno 70.000 persone sono rimaste uccise nel Kashmir, a causa del conflitto che affligge la regione.

 

Il gruppo insurrezionale più attivo in India è però quello dei maoisti (o naxalite), presente dal Maharashtra orientale e Andhra Pradhesh settentrionale al Bengala occidentale.

I maoisti sono particolarmente attivi nelle aree rurali degli stati di Chhattisgarh e Jharkhand e nelle regioni di confine dei vicini stati dell’Andhra Pradesh, Maharashtra, Madhya Pradesh, Uttar Pradesh, Bihar, Bengala occidentale, e Orissa. I maoisti attaccano normalmente funzionari governativi, forze di polizia e paramilitari, ma compiono anche attentati e sabotaggi contro edifici pubblici, infrastrutture ferroviarie, stradali e antenne per le telecomunicazioni. Il gruppo effettua, inoltre, occasionali rapimenti di cittadini stranieri. I maoisti operano principalmente in aree remote del paese, dove vi è una debole presenza dello stato.

 

Per quanto riguarda i rischi di conflitti interstatali, l’India ha in atto una disputa territoriale con la Cina per la sovranità sull’Aksai Chin, una regione del Tibet occupata dalla Cina durante la guerra sino-indiana del 1962. L’Aksai Chin è un territorio ampio oltre 37.000 kmq, praticamente disabitato e improduttivo, ma con una certa importanza strategica per la Cina, in quanto permette la connessione del Tibet con la regione dello Xinjiang.

 

Le autorità cinesi, per contro, rivendicano la maggior parte del territorio dell’Arunachal Pradesh come parte del Tibet. Il confine attuale tra  Arunachal Pradesh e Tibet riflette la linea McMahon, adottata a seguito di un controverso trattato del 1914, tra il Regno Unito e il governo del Tibet. Tale trattato, però, non è stato mai accettato dal governo cinese e non è stato pienamente applicato dal governo indiano fino al 1950.

 

Storicamente, le relazioni tra India e Pakistan sono state travagliate a causa di una serie di eventi storici e politici, originatisi a partire dalla divisione violenta dell’India britannica nel 1947, la disputa sulla regione del Kashmir e i numerosi conflitti militari tra i due paesi.

 

Sebbene esistano tra i due paesi forti legami storico-culturali ed economici, le loro relazioni sono spesso minate da ostilità e dal sospetto. Uno dei principali motivi di ostilità è rappresentato dalla disputa su Jammu e Kashmir, uno stato a maggioranza mussulmana governato dall’India, ma la cui sovranità è rivendicata dal Pakistan, come parte della regione del Gilgit-Baltistan. Per questi territori sono state combattute tre guerre, oltre a numerose schermaglie e scontri a fuoco di confine, gli ultimi dei quali, iniziati a metà luglio 2014, risultano ancora in corso al momento della chiusura di questa ricerca, nel settembre 2014.

 

A parte la disputa su Jammu e Kashmir, Pakistan e India si contendono anche il torrente Sir, una striscia d’acqua lunga circa novantasei chilometri che corre attraverso le paludi salate del Rann di Kutch. Nella sua parte finale, prima di gettarsi nell’oceano indiano, il torrente Sir si sviluppa lungo un’area di confine non demarcata tra India e Pakistan. Sebbene da un punto di vista militare il torrente abbia un valore strategico minimo, questo possiede un valore economico elevato per entrambi i paesi, poiché le acque antistanti la regione sarebbero ricche di giacimenti petroliferi e di gas naturale e il controllo sul torrente avrebbe un impatto sulla futura determinazione dei limiti della zona economica esclusiva e le rispettive piattaforme continentali.  Il Pakistan sostiene che la linea del confine debba seguire la riva orientale dell’estuario, mentre l’India insiste che questa debba passare al centro del torrente. La disputa deriva da un’interpretazione diversa della risoluzione del 1914 del governo di Bombay, firmata dal governo di Sindh e Rao Maharaj di Kutch. Dopo l’indipendenza, la regione del Sindh divenne parte del Pakistan, mentre il Kutch rimase parte dell’India. Oggi entrambi i paesi dispiegano truppe sui rispettivi lati del confine.