Rischio espropri e protezione degli investimenti

L’Indonesia presenta numerosi ostacoli agli investimenti esteri, di natura infrastrutturale, giuridica e legati agli elevati livelli di corruzione interna del paese. Le limitazioni relative agli investimenti diretti esteri sono contenute nel decreto presidenziale 36/2010, anche chiamato “Lista Negativa”. Il consiglio di coordinamento degli investimenti (BKPM) è l’organo responsabile di emettere le licenze di investimento agli investitori stranieri e opera come un ufficio unico per molti settori. Tuttavia, gli investimenti in settori quali quello minerario, petrolifero, dell’estrazione di gas naturale e  agricolo richiedono ulteriori licenze da parte delle autorità locali.


Per quanto riguarda le espropriazioni e le nazionalizzazioni, il governo indonesiano, in generale, riconosce e fa valere i diritti di proprietà sia degli investitori esteri sia di quelli nazionali. La legge sugli investimenti del 2007 ha aperto i principali settori dell’economia agli investitori esteri, rassicurandoli sulla protezione in caso di nazionalizzazioni, salvo il caso in cui l’impresa si sia resa responsabile di reati.  Tuttavia, sebbene non risultino negli ultimi dieci anni casi di palese espropriazione forzata di investitori esteri, il crescente nazionalismo sulle risorse e la conseguente azione dello stato nel settore minerario, hanno aumentato le preoccupazioni degli investitori esteri riguardo alla volontà del governo di proteggere e compensare in modo equo le imprese minerarie straniere operanti nel paese.


Quelle che posseggono ancora contratti validi con il governo centrale sono attualmente obbligate a rinegoziarne i termini, compresi i livelli di tassazione e le royalties, così come la cessione del patrimonio a interessi indonesiani. Nel 2012, il governo indonesiano ha emanato, infatti, un regolamento per la vendita della maggioranza azionaria delle operazioni minerarie straniere a azionisti indonesiani entro dieci anni dall’inizio delle operazioni. Sembra, inoltre, che il governo indonesiano pianifichi di utilizzare il “costo sostenuto per l’investimento”, piuttosto che il ”valore di mercato”, per la valutazione dei disinvestimenti.


Il sistema giudiziario indonesiano è composto dai tribunali distrettuali (tribunali di primo grado), i tribunali alti (corti d’appello) e la corte suprema (l’ultima istanza). L’Indonesia possiede inoltre una corte costituzionale. La gestione giudiziaria delle controversie commerciali è mista. L’Indonesia è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID) e ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA).  Quindi, i giudizi arbitrali internazionali dovrebbero, in teoria, essere legalmente riconosciuti e applicabili dai tribunali indonesiani. La legge indonesiana, in più, riconosce il diritto delle parti di applicare qualsiasi regola o arbitrato su cui le parti stesse si siano accordate. Tuttavia, nella pratica, questi principi non sono sempre applicati. Inoltre il sistema giudiziario indonesiano spesso non fornisce gli strumenti per risolvere contenziosi su proprietà o contratti. I giudici sono vincolati ai casi precedenti e molte leggi sono aperte a varie interpretazioni. L’Indonesia ha inoltre uno storico mediocre nel garantire il rispetto dei contratti.


La rupia indonesiana è liberamente convertibile. In base alla legge sugli investimenti del 2007, il governo si impegna a garantire agli investitori esteri il trasferimento e il rimpatrio dei fondi, in valuta estera, per quanto riguarda il capitale, gli utili, gli interessi, i dividendi e le altre entrate, i pagamenti per l’acquisto di materiali grezzi o prodotti semilavorati o finali, la sostituzione di beni di investimento per la continuazione delle attività, i pagamenti per i debiti contratti per l’investimento, royalties, il reddito dei lavoratori stranieri impiegati nel progetto di investimento, i guadagni derivanti dalla vendita o liquidazione dell’impresa creata con l’investimento e gli indennizzi derivanti da perdite, compresi quelli derivanti da espropriazioni.