Conflitti e rischio terroristico

In termini di sicurezza, il Kenya è stato negli ultimi anni costantemente esposto a un rischio terroristico di matrice jihadista,  sia endogeno che proveniente dalla vicina Somalia. Il paese ospita attualmente oltre 500.000 rifugiati provenienti da questo paese, concentrati prevalentemente nei campi profughi situati nel Kenya nordorientale, a Mombasa e a Nairobi.

 

I principali fattori di questo rischio sono la posizione geografica, contigua ad aree a forte presenza di gruppi armati di matrice jihadista,  il  coinvolgimento militare nel conflitto somalo, e la presenza di gruppi jihadisti locali. Tra l’ottobre 2011 e il giugno 2012, il  Kenya, in collaborazione con l’esercito somalo e altri paesi, ha promosso una vasta operazione militare nel sud della Somalia con lo scopo di colpire l’organizzazione integralista islamica al Shabaab. A partire dal luglio 2012, le truppe keniane di stanza in Somalia, consistenti in oltre 4.000 uomini, sono state inglobate nell’AMISOM, la Missione dell’Unione Africana in Somalia. Dall’ottobre 2012, le truppe keniane hanno continuato a occupare l’importante città portuale somala di Kisimayo, strappata alle forze di al Shabaab.  Le truppe dell’AMISOM, attualmente consistenti in oltre 20.000 uomini, stanno svolgendo un ruolo cruciale nell’appoggiare il governo federale somalo nella riconquista del paese. Tuttavia, in risposta a queste azioni, al Shabaab e i suoi simpatizzanti hanno condotto rappresaglie contro obiettivi civili e governativi in territorio keniano.

 

Attentati terroristici di grave portata sono avvenuti in Kenya nel recente passato, tra questi l’attentato all’ambasciata USA dell’agosto del 1998 e l’attacco a un Hotel e a un velivolo di una compagnia charter di proprietà israeliana a Mombasa del novembre 2002.  Il 21 Settembre 2013, un gruppo di terroristi armati ha attaccato il lussuoso centro commerciale Westgate a Nairobi. L’attacco, che è durato quattro giorni, ha causato complessivamente la morte di almeno sessantasette persone, quattro delle quali tra gli assalitori. Oltre 175 persone sono invece rimaste ferite.  L’attacco al Westgate Mall, rivendicato dal gruppo integralista islamico al Shabaab, è stato eseguito come rappresaglia all’intervento militare keniano in Somalia.

 

A parte questi gravi attentati su vasta scala, il paese è stato oggetto di numerosi attentati terroristici minori, attuati da gruppi estremisti locali mediante l’uso di granate, armi da fuoco e esplosivi, principalmente nella parte nordorientale del paese e a Nairobi. Circa quattordici attacchi con granate e ordigni improvvisati a controllo remoto hanno avuto luogo a Nairobi contro stazioni e veicoli della polizia, locali notturni e bar, chiese e moschee, raduni religiosi, centri commerciali e stazioni degli autobus. Il 14 dicembre 2013, un ordigno improvvisato è esploso su un autobus vicino a Eastleigh, uccidendo 6 persone e ferendone una trentina.

 

Nel corso dei primi sette mesi del 2014, si sono susseguiti attentati e operazioni antiterrorismo. Nel gennaio 2014, dieci persone sono rimaste ferite a seguito di un attacco contro un locale notturno di Diani, località sulla costa a breve distanza da Mombasa. Il 14 marzo 2014, a Mombasa, le forze di sicurezza keniane hanno arrestato due terroristi mentre trasportavano su un’automobile due ordigni esplosivi improvvisati. L'1 aprile 2014, a Nairobi, sei persone sono state uccise e diverse decine ferite in due attentati dinamitardi. Il 23 aprile 2014, sempre a Nairobi, un'autobomba è esplosa uccidendo quattro persone. Il 3 maggio 2014, a Mombasa, tre persone sono rimaste uccise in due diversi attentati terroristici. Il 14 maggio 2014, a Nairobi, due ordigni sono simultaneamente su due autobus,  uccidendo almeno tre e ferendone altre sessantadue. Due giorni dopo, al Gikomba Market di Nairobi, due esplosioni  hanno ucciso dieci persone. Il 23 maggio, invece, una granata lanciata contro la polizia che traduceva due individui sospetti a Mombasa, ha causato il ferimento di due persone.

 

Gli attacchi terroristici non hanno risparmiato neppure le zone turistiche. Il 15 giugno 2014, un gruppo composto da decine di uomini armati ha attaccato il centro della cittadina costiera di Mpeketoni, vicino a Lamu, a breve distanza dal confine somalo, colpendo hotel, ristoranti, un distributore di carburanti, banche, la stazione di polizia e gli uffici dell'amministrazione locale. Durante l'attacco il gruppo armato ha aperto il fuoco contro la popolazione inerme uccidendo decine di persone. Il 17 giugno 2014, sono stati attaccati anche i vicini villaggi di Majembeni e Poromoko. Anche qui i terroristi hanno effettuato un rastrellamento porta a porta in cerca di persone di fede non mussulmana, giustiziandole sul posto. Dopo gli attacchi un gruppo di uomini armati, presumibilmente coinvolto nell’attacco, è stato intercettato dalle forze di sicurezza keniane mentre fuggiva dall'area. Nel violento scontro che ne è seguito sono rimasti uccisi cinque presunti terroristi, mentre altri sono riusciti a scappare. Complessivamente i due attentati, rivendicati da al Shabaab, hanno causato oltre sessanta morti.  Il 6 luglio 2014, un ulteriore doppio attacco, in un centro commerciale nel villaggio di Hindi, a Lamu, e a una stazione di polizia nel villaggio di Gamba, anch’essi rivendicati dalle milizie islamiste di al Shabaab ha causato almeno ventinove  morti. Lo stesso giorno, uomini armati hannop ucciso una turista russa al forte Jesus di Mombasa,.

 

Complessivamente, dall'1 gennaio al 6 luglio 2014, sono oltre 117 le persone rimaste uccise in seguito ad attacchi terroristici nel paese. Oltre alle cellule del gruppo estremista somalo al Shabaab, in territorio keniano è presente il gruppo estremista autoctono al Hijra, ad esso affiliato.

 

A parte i gruppi jihadisti, nel paese non sembrano presenti altri gruppi eversivi armati. Nella zona costiera di Mombasa, opera il Mombasa Republican Council (MRC), un gruppo separatista. In seguito alle rivolte di Mombasa dell’ottobre 2012, il gruppo è stato colpito da un’ondata di arresti, in quanto accusato dalle autorità governative di incitamento alla violenza e di avere legami con  al Shabaab. Tuttavia i leader di questo movimento hanno respinto le accuse del governo, sostenendo che l’MRC non possiede né farebbe uso di armi.

 

Oltre che in Somalia, il Kenya è presente militarmente anche nel Sud Sudan, nel quadro della missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite (UNMISS), alla quale   contribuisce con circa 1.000 soldati.

 

Non risultano invece esserci contenziosi con paesi terzi suscettibili di evolvere in conflitti armati. Il Kenya ha un controllo de facto del cosiddetto triangolo Ilemi, una zona marginale al confine con il Sud Sudan e l’Etiopia, la cui sovranità risulta controversa. Tuttavia, fino ad oggi, né l’Etiopia né il Sud Sudan l’ hanno mai ufficialmente rivendicata.