Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Dalle elezioni  legislative del maggio 2012, giudicate credibili, trasparenti e professionali dagli osservatori internazionali, non è uscita nessuna maggioranza assoluta.  Fino al giugno 2014, il paese è stato guidato da una coalizione formata da tre partiti di minoranza, l’ All Basotho Convention (ABC), il Lesotho Congress for Democracy (LCD) e il Basotho National Party (BNP) che insieme detenevano sessantuno dei 120 seggi del parlamento nazionale.  Il Democratic Congress (DC), il partito di maggioranza relativa, è rimasto all’opposizione.  

 

Il 19 giugno 2014, il primo ministro Tom Thabane ha sospeso il parlamento, a seguito di timori per un colpo di stato, evitando così anche un possibile voto di fiducia nei suoi confronti. Malgrado le critiche del reLetsie III e dell’opposizione, nei mesi seguenti la situazione politica è rimasta immutata fino al 30 agosto 2014,  quando si è verificato un tentativo di colpo di stato quasi incruento. A causa del tentato golpe un funzionario della polizia è rimasto ucciso, e altri tre feriti, e il primo ministro è momentaneamente fuggito in Sudafrica.  

 

La crisi ha iniziato a rientrare solo a partire dal 3 settembre 2014, quando Thabane è tornato sotto scorta della polizia sudafricana, che ha ripristinato la sicurezza nella capitale e ordinato alla polizia locale di riprendere servizio attivo. Come richiesto dall’opposizione e dall’LCD, nell’ottobre 2014 il parlamento è stato riaperto e i partiti si sono accordati per indire nuove elezioni per il febbraio 2015.

                                                       

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Se si esclude il periodo di sospensione del parlamento, durato dal giugno all’ottobre 2014, nel paese on si è registrata alcuna restrizione alla libertà di riunione e associazione.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Sebbene la legge proibisca la tortura, le forze di polizia del Lesotho (Lesotho Mounted Police Service) si sono rese responsabili di alcuni casi di tortura e trattamenti inumani, crudeli e degradanti ai danni di persone sospettate di avere compiuto reati, che in alcuni casi avrebbero portato anche alla morte. La polizia ha aperto inchieste su ventiquattro casi di presunta tortura, dietro denuncia delle vittime. Diversi di questi casi sono stati passati alla magistratura ordinaria.

 

La Police Complaints Authority o PCA è l’autorità incaricata di gestire le denunce di abusi e la cattiva condotta delle forze di polizia. Tuttavia, questa può investigare solo su casi segnalati dall’ufficiale con grado più elevato nella polizia o dal primo ministro (in quanto capo delle forze di polizia) e può agire su casi segnalati da semplici cittadini solo previa approvazione di queste autorità. Ogni anno la PCA esamina decine di casi. 

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La costituzione e le leggi del paese proibiscono l'arresto e la detenzione arbitrari e le autorità del paese in generale rispettano tali disposizioni. La legge stabilisce anche che gli arresti debbano essere effettuati solo dietro mandato giudiziario e che questo debba essere basato su indizi sufficienti. La polizia deve informare le persone arrestate dei loro diritti e sottoporre l’arresto al giudizio di un magistrato entro quarantotto ore. I famigliari del detenuto devono essere informati del suo arresto ed avere la possibilità di visitarlo, ma questo non sempre avviene.   La legge del Lesotho proibisce  che le persone accusate di reato rimangano in stato di detenzione in attesa di processo per oltre novanta giorni, salvo casi eccezionali.

 

I detenuti hanno diritto a ricevere assistenza legale, ad avere un avvocato d’ufficio in caso di indigenza, e a richiedere il rilascio temporaneo su cauzione. Questi diritti vengono in genere rispettati dalle autorità.

 

La costituzione e le altre leggi del paese sanciscono l’indipendenza del potere giudiziario e il governo in genere rispetta questo principio.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Secondo il Lesotho Correctional Services, nel 2013, erano presenti nelle prigioni del paese oltre 2.326 detenuti (dei quali circa 474 in attesa di giudizio), su una capienza totale di 2.936 posti. Gli uomini vengono tenuti separati dalle donne, così come i detenuti minorenni da quelli adulti e i detenuti condannati da quelli in attesa di giudizio. Nonostante questi aspetti positivi, lo stato delle prigioni del paese è mediocre. Sebbene le prigioni forniscano acqua potabile, i servizi igienici sono scarsi, l’aerazione non è adeguata e in alcuni casi anche l'illuminazione interna è insufficiente.

 

L'alimentazione nei penitenziari è quantitativamente adeguata, ma carente in termini qualitativi. Tutte le prigioni dispongono di una infermeria per curare problemi di  salute minori, che però sono carenti di medicinali. Nei casi più complicati, i detenuti vengono trasportati negli ospedali pubblici. Alcune prigioni dispongono di apposite ambulanze per tale scopo.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce condanne penali per i casi di corruzione dei pubblici funzionari e il governo ha compiuto passi significativi per combattere questo fenomeno, anche se alcuni funzionari hanno continuato a commettere atti di corruzione nell’impunità.

 

Ad esempio, nel febbraio 2013, la magistratura ha inquisito per concussione e frode Monyane Moleleki, il numero due del DC ed ex ministro delle risorse naturali, e quattro dirigenti dell’impresa estrattiva Refela Holdings, con riferimento alla concessione di licenze minerarie assegnate nel 2012.  Nel giugno dello stesso anno, la magistratura ha inquisito Moleleki per avere distratto una somma pari a quindici milioni di maloti (circa 1,45 milioni di dollari USA), assegnati per l’elettrificazione di siti minerari, per fornire invece energia elettrica a villaggi nel proprio distretto elettorale. Insieme a Moleleki sono stati denunciati anche un altro membro del parlamento, l’ex direttore generale della Lesotho Electricity Company e  due direttori della Daystar Electrical Construction, uno dei quali nipote di Moleleki.

 

Nel paese esiste anche un Directorate on Corruption and Economic Offences (DCEO) che ha il compito di investigare e perseguire i casi di corruzione nella pubblica amministrazione, compresa quella nelle forze di polizia. L’organo agisce su iniziativa del governo o in base a segnalazioni circostanziate da parte del pubblico.  Il DCEO investiga su centinaia di casi ogni anno e ne deferisce alla magistratura ordinaria diverse decine. Il 24 ottobre 2013, il DCEO ha inquisito il ministero per l’energia, la meteorologia e gli affari idrici, Timothy Thahane, e il segretario capo delle finanze, Mosito Khethisa, per frode  e corruzione, con riferimento ad acquisti pubblici effettuati nel 2010, quando Thahane ricopriva la carica di ministro delle finanze. Il 4 novembre 2013, lo stesso ente ha inquisito Thahane anche per malversazione di ventiquattro milioni di maloti (circa 2.3 milioni di dollari USA) di un programma agricolo, avvenuta tra il 2006  e il 2012. Thahane è stato successivamente rimosso dalla sua posizione, divenendo il primo ministro in carica ad essere rimosso dalla sua funzione per corruzione.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE


La costituzione del Lesotho sancisce la libertà di espressione, anche se non menziona direttamente la libertà di stampa. Tuttavia, il governo in generale rispetta entrambi i diritti. Contrariamente al 2012, non sono emersi casi di vessazioni a giornalisti nel paese, ma continuano a sussistere forme di autocensura. Non risultano, in ogni caso, denunce da parte di rappresentanti del governo contro giornalisti o mezzi d’informazione, finalizzate a mettere a tacere il dissenso.  I mezzi d’informazione indipendenti sono molto attivi ed esprimono un’ampia gamma di punti di vista.

 

Dal luglio 2012, il governo  di coalizione proibisce la copertura mediatica delle manifestazioni politiche del Democratic Congress, il vincitore morale delle ultime elezioni legislative e che detiene in parlamento la maggioranza relativa dei seggi. I mezzi di informazione privati coprono, però, gli eventi senza alcuna interferenze da parte delle autorità pubbliche.