Conflitti e rischio terroristico

In Libia esistono attualmente una miriade di gruppi armati, ciascuno con una propria strategia e alleanze. I principali tra questi sono:

-          l’Esercito Nazionale, un gruppo nazionalista e, probabilmente, attualmente il meglio addestrato e più organizzato gruppo armato del paese, comandato dall’ex generale dell’esercito libico Khalifa Haftar e composto da combattenti non islamici e ex soldati dell’esercito libico.  L’obiettivo dichiarato di questo gruppo è quello di annientare i terroristi islamici ai quali, secondo Haftar, il precedente consiglio dei deputati, a maggioranza islamica,  avrebbe permesso di mettere basi nel paese;

-          le milizie di Zintan, tra le più forti del paese, la cui base è nelle montagne di Nafusa, a 144 km da Tripoli;

-          la “Stanza delle Operazioni Rivoluzionarie Libiche”, formata nel 2013 come base principale dello “Scudo della Libia”, è la principale forza che si è opposta agli attacchi del generale Haftar contro il precedente consiglio dei deputati;

-          Ansar al-Sharia, una milizia islamica presente nella Libia Orientale che si pone l’obiettivo la creazione nel paese un califfato, non riconosce il governo ad interim e si oppone al generale Haftar e all’introduzione di istituzioni laiche e democratiche nel paese. Il gruppo è accusato dell’attacco all’ambasciata USA di Bengasi del 2012;

-          Milizie di Misurata, le forze più potenti operante nello scacchiere libico, equipaggiate con armamento pesante, carri armati e lanciarazzi montati su veicoli tattici. Costituiscono un elemento decisivo nella lotta tra Haftar e le forze islamiche.

Dallo scoppio del nuovo conflitto iniziato con l’attacco del generale Haftar contro le basi delle milizie islamiche a Bengasi il 16 maggio 2014, sarebbero decedute nel paese oltre 2.500 persone. A questa situazione di conflitto, si sono aggiunti anche gli scontri per il controllo territoriale da parte dei gruppi tribali, in aumento nelle montagne del Nafusa: a Zawiya e Warshafana, sulla costa occidentale; Sirte; e a Kufra e Sebha, nel sud del paese.

La Libia è stata colpita anche da numerosi attentati terroristici contro missioni diplomatiche estere e organizzazioni internazionali, favoriti dall’estrema instabilità politica e alla precaria situazione di sicurezza del paese dopo la rivoluzione che ha portato al crollo del regime di Gheddafi. Nel settembre 2012, un gruppo islamico integralista ha attaccato la missione diplomatica USA a Bengasi, uccidendo l’ambasciatore USA, John Christopher Stevens, e altri tre dipendenti dell’ambasciata. Attentati sono stati compiuti anche contro sedi diplomatiche francesi, egiziane, russe e degli Emirati Arabi Uniti.

Dopo la rivoluzione del febbraio 2011, migliaia di missili anti aerei e altri armamenti sono andati perduti e si pensa che gruppi estremisti possano usarli per compiere attentati.