Rischio espropri e protezione degli investimenti

La Libia si trova attualmente in una situazione di conflitto armato interno e di insicurezza che continua a rappresentare un grave problema per gli investimenti esteri. La questione aperta della revisione dei contratti firmati dalle imprese internazionali con il governo libico prima della rivoluzione del febbraio 2011,  così come la presa del controllo diretto da parte delle milizie armate delle risorse economiche, tra le quali pozzi petroliferi e infrastrutture chiave, continuano a rappresentare una spada di Damocle sul presente e futuro degli investimenti esteri nel paese.


Una nuova legislazione, varata dopo la rivoluzione del febbraio 2011, sembrerebbe precludere alle imprese straniere la possibilità di operare nel paese tramite filiali interamente controllate, ma riconoscerebbe loro la possibilità di operare tramite joint venture partecipate con partner locali. Il governo libico ha dichiarato che nessuna impresa, sia straniera che locale potrà possedere più del 10 percento in ciascuna entità. Tuttavia, il quadro giuridico continua a rimanere estremamente confuso e incerto, così come quello politico. Inoltre non risulta chiaro come la nuova legislazione si integrerebbe con quella già esistente.  


Prima della rivoluzione del febbraio 2011, la legge sugli investimenti libica dava la possibilità agli investitori esteri di creare filiali nel paese, sebbene non nei settori più interessanti, come quelli petrolifero, delle telecomunicazioni e della distribuzione. La legislazione permetteva il rimpatrio dei profitti e l’accesso ai sistemi di arbitrato internazionale, anche se la Libia non era parte di alcuna convenzione in materia di arbitrato internazionale. Il paese risulta ufficialmente  membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).


Attualmente la situazione di grave instabilità non solo ha causato interruzioni operative delle attività delle imprese straniere presenti nel paese, ma ha anche interrotto o fortemente compromesso le attività bancarie nel paese,  bloccando le transazioni finanziarie in valuta estera dal paese per gli investitori stranieri.