Rischio espropri e protezione degli investimenti

Ufficialmente il governo del Madagascar vede con favore gli investimenti esteri e non vi sono leggi che limitino o proibiscano questi investimenti. Anche nella pratica sia delle autorità pubbliche sia delle istituzioni private non si registrano comportamenti discriminatori contro gli investitori stranieri.  Le autorità pubbliche non operano valutazioni ex ante sugli investimenti esteri e non esiste alcun obbligo a carico delle imprese straniere di operare in joint venture con operatori locali. 


Il sistema giuridico del Madagascar è basato sul diritto francese e le sue disposizioni contengono protezioni adeguate per la proprietà privata. Il diritto commerciale è retto dal codice di commercio e altre leggi connesse, e di regola è applicato in maniera non discriminatoria. Nell’ambito delle leggi sulla privatizzazione, il governo accetta in maniera vincolante i principi dell’arbitrato internazionale nei contenziosi tra lo stato e le imprese private straniere. I giudizi di arbitrato internazionali sono riconosciuti e applicati, almeno in linea teorica, dai tribunali,  e l’arbitrato internazionale è accettato anche come strumento di risoluzione di dispute tra privati.


Nel 2000, il Madagascar ha creato il centro per l’arbitrato e la mediazione (CAMM), un ente privato finalizzato a promuovere e facilitare l’uso dell’arbitrato per risolvere le dispute commerciali e ridurre i contenziosi legali. Molti contratti tra privati comprendono ormai clausole di arbitrato, anche internazionale.  Il Madagascar è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) ed è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).


Tuttavia, la crescente corruzione nel paese rappresenta un ostacolo per le imprese straniere potenzialmente interessate a investire in Madagascar e scoraggia quelle già presenti. La credibilità del paese è inoltre minata dalla debolezza deI sistema giudiziario, che  non funziona in modo indipendente ed è soggetto ad una forte influenza del potere esecutivo.

 

Nel 2011 il governo ha tentato di espropriare i quattro principali giacimenti petroliferi del paese,  appartenenti alla Madagascar Oil, un’impresa quotata alla borsa di Londra, con sede centrale alle Bermuda. L’azienda ha però reagito sottoponendo il caso ad una corte arbitrale internazionale,  che le ha dato ragione, obbligando il governo del Madagascar a rispettare i contratti.

 

Nel marzo 2009, in seguito al colpo di stato, il nuovo presidente Andry Rajoelina  ha rescisso un controverso contratto con laMadagascar Future Enterprise, una filiale della multinazionale sud coreana Daewoo Logistics, che prevedeva un leasing della durata di 99 anni per lo sfruttamento agricolo di 1,3 milioni di ettari di terreno, circa metà della terra arabile del paese. Il contratto aveva suscitato numerose perplessità e contestazioni, sia a livello locale che internazionale,  soprattutto in termini di rispetto dei diritti umani delle popolazioni locali, che non erano state consultate prima della firma, e per le quali non era previsto nessun indennizzo. 

 

A parte la rescissione del contratto di leasing con la Daewoo e il tentativo di esproprio dei giacimenti della Madagascar Oil, negli ultimi dieci anni non risulta che il paese abbia effettuato espropriazioni  di patrimoni produttivi o adottato misure equivalenti ai danni di proprietà di cittadini stranieri o multinazionali estere; e neppure che vi siano programmi attualmente in atto che prevedano l'esproprio di patrimoni produttivi stranieri. Tuttavia, durante il periodo del governo sostenuto dai militari, si nono riscontrati tentativi di estorsione ai danni di imprese sia nazionali sia internazionali, attuati da alti funzionari pubblici  per il loro personale tornaconto. I tentativi di estorsione sono consistiti in minacce di rifiutare o sospendere permessi e licenze.  Continuano attualmente a persistere timori da parte degli investitori locali su possibili nazionalizzazioni in alcuni settori chiave, quali quello  delle telecomunicazioni e quello minerario.


Dal 1998, il Madagascar ha rimosso tutte le restrizioni alla conversione di valuta, ai pagamenti e ai trasferimenti di denaro verso l’estero, compresi gli utili d’impresa realizzati nel paese, i capitali, i pagamenti per interessi e quota capitale di debiti contratti con soggetti esteri, quelli per i leasing, le royalties, etc. Gli investitori esteri e gli esportatori hanno il diritto di mantenere i propri conti in valuta estera.