Conflitti e rischio terroristico

Nonostante la questione sulla sua sovranità resti ancora irrisolta, il Marocco continua a reclamare e ad amministrare il Sahara Occidentale. Il Fronte Polisario, il gruppo di opposizione armata che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale, controlla circa il 20-25% del territorio, come Sahrawi Arab Democratic Republic (SADR). La SADR considera il Sahara Occidentale un territorio occupato dal Marocco, mentre il Marocco considera l’area ufficialmente controllata dalla SADR come una zona cuscinetto.

Il Fronte Polisario ha il controllo sui campi dei rifugiati sahrawi, situati nella provincia algerina di Tindouf. Un cessate il fuoco tra le parti per porre fine alle ostilità è in vigore dal 1991. Tuttavia, ogni tentativo fatto fino ad oggi per risolvere il conflitto è fallito. La situazione in Marocco e nei territori occupati continua a rimanere tesa, e il governo marocchino risponde alle contestazioni della popolazione sahrawi con violenza, reprimendo qualsiasi manifestazione pubblica e arrestando numerosi presunti attivisti sahrawi.

 

In Marocco hanno basi e sono attivi diversi gruppi islamici jihadisti locali, che hanno come obiettivo principale il governo del paese e come obiettivo secondario gli interessi occidentali.  Il principale di questi è il Groupe Islamique Combattant Marocain, conosciuto anche con l’acronimo di GICM. Tuttavia, organizzazioni regionali di matrice jihadista come l’AQMI non sembrano essere riuscite a mettere solide basi nel paese.

 

Dopo la morte di trentatré persone, uccise da dodici attentatori dinamitardi suicidi, a Casablanca, avvenuta il 16 maggio 2003, il governo marocchino si è impegnato nella lotta contro il terrorismo nel paese, arrestando negli anni numerosi individui sospettati essere militanti o fiancheggiatori di gruppi legati all’ integralismo islamico. Tuttavia, nel 2007, un nuovo grave attentato a Casablanca ha colpito una delle aree più popolate della città e il consolato degli USA. Nell’aprile  2011, un attentato al noto Argana Café di piazza Jamaa El Fnaa, a Marrakech, effettuato per mezzo di un ordigno a controllo remoto, ha causato la morte di diciassette persone e il ferimento di altre ventitré, in gran parte turisti occidentali.

 

Sebbene i servizi di sicurezza marocchini continuino a impegnarsi nell’identificazione e neutralizzazione di potenziali cellule terroriste prima che diventino operative, il rischio terroristico rimane molto alto. La maggioranza delle persone arrestate nel paese provengono da cellule jihadiste locali. Sebbene queste si possano ispirare a gruppi internazionali o comunicare con essi, il governo marocchino è riuscito finora a impedire alle reti terroristiche transnazionali di stabilire solide basi nel paese.

 

Dal gennaio 2013 all’aprile 2014 vi sono state continue notizie sullo smantellamento di cellule jihadiste, alcune delle quali dedite al reclutamento di combattenti per il Mali e la Siria, e altre composte da ex combattenti tornati dalla Siria che pianificavano attacchi nel paese.  Sebbene non esistano dati precisi, stima che il numero dei cittadini marocchini che combattono in Siria oscilli tra le 300 e le 3.000 persone.

 

Per quanto riguarda il rischio di conflitti interstatali, le periodiche contestazioni del Marocco alla sovranità spagnola sui territori di Ceuta, Melilla, Peñón de Vélez de la Gomera, e sulle isole di  Peñón de Alhucemas, Chafarinas e Perejil, non sembrano suscettibili di sfociare in un conflitto armato.