Rischio espropri e protezione degli investimenti

La Mauritania è abbastanza aperta agli investimenti esteri, particolarmente nel settore della pesca, in quello minerario e dell’estrazione di idrocarburi. Il codice sugli investimenti, aggiornato nel giugno 2012, è strutturato in modo da incoraggiare gli investimenti diretti, facilitare le procedure amministrative e aumentare la sicurezza degli investimenti, con lo scopo di promuovere lo sviluppo del settore privato e attrarre capitali, sia interni sia internazionali. Ad eccezione dei settori gestiti in esclusiva da aziende pubbliche (servizi idrici ed elettrici), la Mauritania non ha politiche discriminatorie nei confronti degli investimenti diretti esteri.

 

Il governo della Mauritania impone uno screening obbligatorio per tutti gli investimenti esteri nel paese, per assicurarne la conformità con le leggi del paese. I meccanismi di screening sono comunque effettuati in maniera non discriminatoria e sono condotti, dal giugno 2012, dalla direzione generale per la promozione del settore privato.

 

Per quanto riguarda i rischi di espropriazioni, il codice degli investimenti del 2012 stabilisce maggiori garanzie e protezioni per gli investitori in caso di nazionalizzazioni, espropriazioni e requisizioni. Negli ultimi dieci anni, comunque, non risulta che il paese abbia effettuato espropriazioni senza compensazioni o con compensazioni inadeguate, o adottato misure equivalenti ai danni produttivi di proprietà di cittadini stranieri o multinazionali estere.  L’unico caso risale, infatti, al 1974 ed è relativo alla compagnia mineraria MIFERMA, che si era accordata con il governo per un programma di indennizzo. Non risulta neppure che il governo abbia attualmente in atto programmi che prevedano l'esproprio di patrimoni produttivi stranieri.

Il solo caso recente di un certo rilievo relativo a una controversia tra lo stato mauritano e un investitore straniero ha avuto luogo nel 2006 e ha riguardato la Woodside Petroleum Ltd, un’azienda petrolifera australiana . Nel 2003, l’azienda aveva firmato quattro contratti di concessione per la condivisione della produzione con il governo dell’ex presidente Taya. Nel febbraio 2006, un nuovo governo, subentrato a seguito del colpo di stato del 2005, ha promosso un contenzioso contro l’azienda australiana su quattro emendamenti riguardanti le entrate finanziarie per il governo mauritano provenienti dall’estrazione del petrolio e questioni ambientali. Le parti decisero di comune accordo di rivolgersi a un meccanismo di arbitrato internazionale e la controversia venne risolta con un accordo in cui la Woodside accettò di cancellare i quattro emendamenti e pagare al governo della Mauritania una somma di 100 milioni di dollari e costituire un fondo per la tutela dell’ambiente.

 

Le sentenze dei tribunali stranieri sono accettate dai tribunali locali, ma la loro applicazione resta limitata. Il governo riconosce e accetta i principali meccanismi di arbitrato internazionale come strumento di risoluzione dei contenziosi tra investitori esteri e lo stato.  La Mauritania è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID) e ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA). I contratti sono protetti anche dal codice civile e commerciale locale.

 

In generale, risolvere contenziosi commerciali o ottenere l’applicazione delle decisioni dei tribunali può rivelarsi difficile, perché il sistema giudiziario è debole, inefficiente e imprevedibile nell’applicazione della legge. I giudici mancano di formazione e esperienza sulle normative commerciali e finanziarie, e a volte  sono corrotti.

 

Il nuovo codice sugli investimenti stabilisce che gli investitori richiedano un certificato di investimento per godere dei vantaggi stabiliti dal codice stesso.  Gli investitori che vogliono investire nei settori minerario, della pesca o petrolifero devono invece contattare i ministeri competenti. La Mauritania è membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).

 

La valuta della Mauritania, l’ouguiya è liberamente convertibile. Nel paese non si registra alcuna presenza di vincoli o limiti al rimpatrio di utili d'impresa o capitali o altri trasferimenti in relazione agli investimenti. Agli investitori è garantito il libero trasferimento in valuta convertibile al tasso di mercato, garanzia soggetta alla disponibilità di quella valuta. Tuttavia le operazioni di trasferimento possono risultare complicate, per via delle difficoltà nell’ottenimento di valuta estera dalla banca centrale della Mauritania. In alcuni casi i ritardi possono superare anche diversi mesi. Le relazioni personali tra gli investitori (o i loro partner locali) e i funzionari della banca possono facilitare il processo.