Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le garanzie costituzionali sono state parzialmente ripristinate nel 2009, dopo le elezioni presidenziali vinte dal generale Mohamed Ould Abdel Aziz (ex leader del consiglio di stato supremo, la giunta militare che governava il paese in seguito al colpo di stato dell’anno precedente) con il cinquantatré percento dei voti. Sebbene le elezioni del 2009 siano state denunciate come fraudolente da alcuni partiti dell’opposizione, il consiglio costituzionale del paese le ha convalidate. 

 

Nel novembre e dicembre 2013 si sono tenute anche le elezioni municipali e legislative. Alle elezioni legislative, l’Union pour la République (UPR) – il partito che sostiene il presidente Aziz - ha conquistato settantaquattro dei 147 seggi all’assemblea nazionale, mentre il Twassoul, il principale partito dell’opposizione, ne ha ottenuti sedici. Alle municipali, l’UPR ha conquistato il settantaquattro percento dei seggi nei consigli comunali. Le elezioni sono state boicottate da dieci partiti appartenenti  al coordinamento dell’opposizione democratica (COD), in segno di protesta contro la presenza del presidente Aziz alla guida del paese.

 

Nel giugno 2014, il presidente Aziz è stato rieletto per il suo secondo mandato, ottenendo l’ottantadue percento dei voti. Sebbene osservatori dell’unione africana abbiano constatato che le operazioni di voto si sono svolte in un contesto di calmo e pacifico, come già le elezioni legislative dell’anno precedente, queste sono state boicottate dalla maggioranza dei partiti dell’opposizione per mancanza di correttezza e imparzialità nella loro organizzazione. 

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Il governo ha continuato a garantire la libertà di associazione e quella di tenere riunioni e dimostrazioni dei partiti politici registrati, sebbene talvolta le autorità impediscano alcune manifestazioni apartitiche organizzate dalla società civile, in circostanze che fanno pensare ad una volontà politica di ostacolarle. Ad esempio, nel marzo 2013, un sito di notizie online ha riferito dell’arresto di nove attivisti anti schiavitù, appartenenti a un’organizzazione non riconosciuta di Kaedi, per non aver richiesto alle autorità il permesso di tenere una riunione privata. La polizia  ha fatto irruzione nella sede della riunione lanciando lacrimogeni e ha arrestato i partecipanti. Tutti gli attivisti sono stati rilasciati entro una decina di giorni.  Nel settembre 2013, la polizia ha arrestato cinque membri della stessa associazione durante una protesta contro il rifiuto delle autorità di perseguire una famiglia accusata di avere ridotto in schiavitù una ragazza diciottenne. I responsabili dell’associazione hanno denunciato percosse da parte delle forze di polizia contro i dimostranti. Tuttavia, in generale, le autorità non impediscono le attività delle associazioni della società civile non registrate.  

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Nel paese non risultano presenti prigionieri politici e non ci sono notizie di sparizioni o uccisioni di individui motivate da ragioni politiche. Per motivi di sicurezza, dal maggio 2011, le autorità detengono in località segrete quattordici persone, condannate per reati di terrorismo.

 

Si registrano diversi casi di tortura, specialmente di persone sotto custodia. Ad esempio, nell’aprile 2013, Aaron Yoon, un cittadino canadese condannato per partecipazione ad attività terroristiche, ha accusato la polizia e gli agenti di custodia di averlo torturato durante la detenzione. I fatti sono stati accertati da una delegazione canadese giunta in Mauritania nel giugno 2013, che ha osservato inoltre che decine di altri uomini e ragazzi avevano subito torture durante la detenzione. Le autorità hanno rilasciato Yoon nel luglio 2014, ma non hanno intrapreso alcuna azione contro i responsabili degli abusi nei suoi confronti.

 

La Mauritania continua a essere il paese al mondo dove è più diffuso il problema della schiavitù. Sebbene  sia illegale, le autorità continuano a fare poco per contrastarla. Le persone ridotte in schiavitù rappresentano tra il dieci e il venti percento della popolazione totale, di circa 3,4 milioni di persone.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario


La legge stabilisce che gli arresti debbano avvenire in presenza di mandati debitamente autorizzati, ma queste disposizioni non vengono di solito rispettate. Le autorità solitamente non informano le persone arrestate delle accuse nei loro confronti fino alla conclusione delle indagini. Solo dal momento in cui le accuse sono formalmente mosse, i fermati possono contattare i loro avvocati. In teoria alle persone indigenti viene fornito un avvocato d’ufficio, tuttavia questo spesso non avviene o gli avvocati forniti non sono in grado di parlare le lingue locali.  La legge stabilisce che il tribunali debbano rivedere la legalità degli arresti entro quarantotto ore, ma la polizia può estendere questo periodo di altre quarantotto ore. I magistrati inquirenti o i giudici possono estendere questo periodo fino a quindici giorni, ma solo in casi che riguardano la sicurezza nazionale, e le autorità normalmente rispettano tali limiti.  Nel paese esiste un sistema di scarcerazione temporanea, ma i giudici a volte rifiutano le richieste in modo arbitrario o stabiliscono cauzioni eccessivamente elevate. Le forze di sicurezza a volte hanno arrestato dimostranti, trattenendoli oltre i limiti di legge, spesso perincapacità di gestire i casi in modo tempestivo.

Sebbene la costituzione sancisca l’indipendenza del potere giudiziario, questo continua a subire l’influenza politica del potere esecutivo, che ha la facoltà di nominare e destituire i giudici.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita della popolazione carceraria sono estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. Le prigioni mancano di spazi sufficienti,  e di servizi igienici e medici adeguati. I detenuti sono esposti a malnutrizione, cattive condizioni igieniche e sanitarie, mancanza di acqua potabile, aerazione inadeguata e calore eccessivo.

 

Le condizioni di sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie sono carenti. I detenuti pericolosi sono tenuti insieme a quelli meno pericolosi, obbligando questi ultimi a vivere in un clima di violenza e, in alcuni casi, a pagare tangenti per non subire brutalità e molestie. Rapporti ufficiali e di Amnesty International denunciano anche alcuni casi di tortura, percosse e abusi nei centri di detenzione della polizia, della gendarmeria e dell’esercito e negli istituti penitenziari. Nelle prigioni, i detenuti in attesa di giudizio sono tenuti insieme a quelli già condannati e, a volte, gli uomini sono tenuti insieme alle donne. Nel 2013, ci sono stati almeno due casi di bambini in età di allattamento detenuti insieme alle loro madri. Le autorità a volte affidano i figli delle detenute ad altre famiglie, per evitare di tenerli con le madri in prigione. Nel giugno 2013, le autorità hanno riferito del decesso di un detenuto a causa di una malattia cronica non curata.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione è frequente a tutti i livelli e in tutte le branche dello stato. I funzionari pubblici utilizzano la loro influenza per evitare di pagare le imposte, ottenere l’assegnazione di terre e avere trattamenti preferenziali nelle gare di appalto pubbliche. La corruzione è particolarmente pervasiva nel settore degli appalti pubblici, nell’emissione di documenti amministrativi, licenze di pesca e prestiti bancari, nella distribuzione di terre e nel pagamento delle imposte.

 

La brigata per i reati economici del ministero dell’interno, la divisione per i reati economici e finanziari (DCEF) del consiglio giudiziario e l’ufficio dell’ispettore generale dello stato sono responsabili di indagare sui casi di corruzione. Tuttavia, le autorità perseguono pochi casi l’anno, in quanto la corruzione nella magistratura ostacola le inchieste.  Il governo ha implementato diverse misure per ridurre la corruzione, ha  proibito l’uso dei veicoli ufficiali fuori dall’orario di lavoro e ha eliminato vantaggi per i funzionari pubblici di alto livello, come ad esempio gli alloggi gratuiti. Nel 2011, ha creato un’autorità per gli appalti pubblici, con il fine di monitorare gli acquisti dell’apparato statale.

 

Nel paese sono emersi alcuni casi eclatanti di corruzione ad alto livello. Nel giugno 2013 la gendarmeria ha arrestato Ehbib Ould Ahmed Salem, un importante ufficiale delle forze armate e marito di un’ex ministro alla cultura. L’uomo è stato denunciato per partecipazione ad associazione a delinquere con il fine di assicurarsi tre miliardi di ouguiya (poco meno di 10  milioni di dollari USA) di commesse per la costruzione di un nuovo stadio a Nouadhibou. In relazione alla stessa inchiesta, la polizia ha anche arrestato due altre persone,  una delle quali è l’ex funzionario capo addetto agli acquisti del ministero della cultura. L’altra persona inquisita è Mahfoud Ould Zeidane, il fratello più piccolo dell’ex primo ministro Zeine Ould Zeidane. Dopo una breve custodia cautelare, le autorità hanno garantito a tutti gli inquisiti il rilascio provvisorio su cauzione. Nell’ottobre 2013, Salem, ora divorziato dalla moglie, è stato condannato anche a cinque anni di carcere  per reati diversi, relativi all’emissione di assegni a vuoto.

 

Nel luglio 2013, l’ispettore generale dello stato ha accusato Ahmed Ould Hamza, sindaco di Nouakchott e cugino del presidente Aziz, di essersi appropriato indebitamente di 366 milioni di ouguiya (circa 1,2 milioni di dollari USA). Le autorità hanno chiesto a Hamza di rimborsare al governo l’ammontare o affrontarne le conseguenze legali.  Sebbene l’uomo abbia denunciato le accuse come motivate da fini politici e si sia dichiarato innocente, alla fine ha accettato di pagare a rate quanto richiesto per evitare la prigione. 

 

La corruzione e l’impunità rimangono un problema grave anche all’interno delle forze di polizia. Nell’agosto 2013 a Timbedra, quarantasette agenti dell’unità tattica speciale della polizia hanno organizzato un sit-in di protesta contro il rifiuto del loro comandante di rimborsare loro le spese di per diem durante una missione durata cinque giorni. Tre giorni dopo, le autorità hanno arrestato diciassette dimostranti, licenziandone uno, degradandone due e sospendendo i rimanenti per tre mesi. Il comandante oggetto della contestazione, Saleck Ould Ghazwani, fratello del capo delle forze di difesa, ha subito invece alcuna punizione, sebbene i suoi uomini lo accusassero di essersi appropriato dei loro per diem.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Il governo rispetta la libertà di parola e di stampa, come sancito dalla costituzione. Due quotidiani e la maggior parte delle programmazioni radiofoniche e televisive sono nelle mani del governo, mentre cinque stazioni radiofoniche e cinque reti televisive sono indipendenti. Numerose pubblicazioni quotidiane esprimono un’ampia varietà di punti di vista, subendo poche restrizioni.  Si registrano, tuttavia, decine di denunce di violenze e molestie ai danni di giornalisti.

 

Le agenzie di notizie online riferiscono dell’arresto di giornalisti da parte delle forze di polizia e della gendarmeria, per avere trattato inchieste delicate, come ad esempio un  caso di stupro a Tidjikia, un incidente che ha coinvolto un aereo militare a Aoujeft o una conferenza stampa tenuta da un gruppo integralista islamico all’interno di una moschea.

 

Alcuni giornalisti praticano l’autocensura su argomenti considerati politicamente delicati, come ad esempio l’esercito, la corruzione e l’applicazione della sharia. In alcuni casi, la polizia ha arrestato giornalisti che trattavano il tema della schiavitù, illegale, ma ancora molto diffusa nel paese.

 

Inoltre, alcuni leader dell’opposizione lamentano di non avere adeguato accesso ai mezzi di informazione pubblici. I mezzi di comunicazione indipendenti rimangono, comunque, la principale fonte d’informazione.