Rischio espropri e protezione degli investimenti

Nel novembre 2012 il presidente Thein Sein ha firmato una nuova legge sugli investimenti esteri. La legge rappresenta un passo positivo nella direzione di favorire lo sviluppo delle attività imprenditoriali nel paese e impone limitazioni agli investimenti esteri solo in un ristretto numero di settori, come ad esempio le attività su piccola  e media scala che possono essere svolte da cittadini di Myanmar.


Secondo la legge sulle imprese economiche possedute dallo stato del 1989 e attualmente in vigore, le imprese pubbliche hanno il diritto esclusivo di svolgere le seguenti attività: estrazione e vendita di teak, all’interno del paese e all’estero; coltivazione e conservazione delle piantagioni forestali; esplorazione, estrazione, produzione e vendita di petrolio e gas naturale; esplorazione, estrazione, esportazione di perle, giada e pietre preziose; esplorazione, estrazione, esportazione di metalli; acquacoltura di pesci e gamberi; servizi postali e di telecomunicazione; servizi aerei e ferroviari; trasmissioni e servizi televisivi; servizi bancari e assicurativi; servizi di produzione e distribuzione di energia elettrica, salvo quelle riconosciute dalla legge ai privati e ai servizi elettrici cooperativi; produzione di prodotti relativi alla sicurezza e alla difesa.


Tuttavia la Myanmar Investment Commission (MIC), "nell’interesse dello stato", può stabilire eccezioni a questa legge e, nel passato, lo ha fatto regolarmente nei settori minerario, petrolifero e dell’estrazione del gas naturale, delle telecomunicazioni, delle trasmissioni radiofoniche e televisive, e dei servizi di trasporto aereo.  Come tutte le principali decisioni politiche e economiche, questo potere discrezionale è normalmente esercitato solo dopo l’approvazione da parte del governo.


L’approvazione degli investimenti è fatta caso per caso, sebbene la nuova legge sugli investimenti potrebbe limitare questa autorità discrezionale, introducendo procedure standard. Prima di effettuare gli investimenti, le imprese devono sottoporre le loro proposte al MIC.

Tuttavia, le barriere burocratiche, i cambiamenti arbitrari nelle regolamentazioni e l’endemica corruzione del settore pubblico pongono importanti ostacoli agli investitori esteri. Gli investitori stranieri che investono in imprese locali non hanno alcun potere legale per fare rispettare i loro diritti, e la nuova legge sugli investimenti manca di riconoscergli un trattamento equo.


Nel giugno 2006, il ministero delle finanze e delle entrate ha emesso un regolamento per la tassazione degli utili generati dalla vendita e dal trasferimento dei patrimoni di imprese che conducono attività nel settore dell’estrazione del gas e del petrolio, con le seguenti aliquote: fino a  100 milioni di dollari: quaranta percento; da 100 a 150 milioni di dollari: quarantacinque percento; oltre 150 milioni di dollari: cinquanta percento. Questo livello di tassazione ha continuato a rimanere in vigore. Per tutte le altre attività, il governo ha fissato una tassa massima sul reddito e sugli utili al trenta percento.


Le forze armate di Myanmar sono coinvolte in molte attività commerciali tramite la Union of Myanmar Economic Holdings, Ltd. (UMEHL) e la Myanmar Economic Corporation (MEC). Le imprese straniere hanno riferito in passato che l’affiliazione all’UMEHL o al MEC li ha aiutati a ricevere permessi per svolgere attività economiche e nella creazione di joint venture. Tuttavia, entrare in affari con l’UMEHL o il MEC non è una garanzia di successo per i partner stranieri. Alcuni investitori hanno riferito che i partner militari possono avanzare pretese irragionevoli, rifiutarsi di dividere i costi e, a volte, anche estromettere i soci non appena gli investimenti diventano redditizi. In base alla Licenza generale N°17, emanata dall’ufficio per il controllo dei patrimoni stranieri del dipartimento del tesoro statunitense (OFAC) nel luglio 2012, alle imprese straniere non è permesso investire o entrare in affari con imprese in cui il ministero della difesa o le forze armate o altri gruppi armati abbiano una percentuale di possesso pari al cinquanta percento o superiore.

Negli anni passati, gli investitori esteri hanno avuto difficoltà nel trasferire legalmente i loro utili netti all’estero. Le imprese, in genere, si liberavano della loro valuta locale (Kyat) prima possibile. Inoltre, le sanzioni imposte nel 2003 dagli USA, proibivano l’esportazione o la riesportazione di servizi finanziari verso Myanmar, eliminavano le transazioni finanziarie in dollari e tagliavano il paese fuori dal resto del sistema finanziario mondiale.   


Tuttavia, a partire dal 2011, sono subentrati cambiamenti importanti nel sistema bancario e finanziario del paese.  Ad esempio, nell’ottobre 2011, la Banca Centrale di Myanmar ha permesso a undici banche locali di effettuare operazioni di cambio di valuta estera e transazioni internazionali a partire dall’aprile 2012. Alle banche straniere non è permesso operare nel paese, sebbene sia permesso loro di aprire uffici di rappresentanza per esplorare il mercato. Nel corso del 2012, diverse banche straniere hanno aperto uffici di rappresentanza a Rangoon.


Secondo l’articolo 28 della nuova legge sugli investimenti esteri, gli investimenti esteri una volta approvati dal MIC non saranno nazionalizzati, almeno nel periodo di durata degli stessi.   Inoltre, la legge garantisce che lo stato non terminerà le attività di un investimento senza una ragionevole causa, e  alla scadenza di un contratto,  lo stato garantisce agli investitori il ritiro del capitale investito nella valuta estera in cui è stato originariamente versato.

Le attività private sono state anche oggetto di pratiche predatorie da parte di soggetti legati al regime. Dato il debole rispetto delle regole e il pervasivo e potente sistema di corruzione presente nel paese, i soggetti più grandi e meglio connessi al potere, in generale, sono in grado di estromettere i concorrenti più piccoli, negando loro l’accesso al mercato, obbligandoli a vendere i patrimoni, o interrompendo le loro attività. Tuttavia, l’attenzione dell’opinione pubblica sulle attività imprenditoriali sta aumentando, grazie a una stampa più libera e attiva e  a un parlamento sempre più energico. Tutto questo sta iniziando a limitare, o almeno ridurre, tali comportamenti.


Secondo l’articolo 43 della nuova legge sugli investimenti,  quando un contenzioso non può essere risolto in maniera amichevole tra le parti, la disputa può essere risolta in base alle disposizioni contrattuali, o conformemente alla legge di Myanmar, se il contratto non contiene alcuna clausola per la soluzione alternativa delle controversie. Tuttavia, poiché la legge è stata approvata solo recentemente e le sue regole di applicazione devono ancora essere emanate, gli investitori esteri non sono stati in grado di verificare il funzionamento di queste disposizioni nella pratica.


Nel passato, sotto il regime militare, le imprese private e straniere hanno subito posizioni di forte debolezza nei contenziosi con lo stato di Myanmar e con le entità quasi-pubbliche del paese.


Attualmente, le imprese straniere hanno, almeno sulla carta, il diritto di rivolgersi all’autorità giudiziaria e difendersi nei tribunali locali. Il sistema giuridico è però ancora antiquato, con legislazioni vecchie e spesso formulate in modo vago, facilmente manipolabili. I tribunali sono strettamente controllati e gli investitori esteri coinvolti in conflitti con il governo hanno scarse probabilità di ottenere giustizia. L’ex regime militare continua a influenzare il sistema giudiziario, i tribunali non sono né indipendenti né imparziali e l’arbitrato locale non è uno strumento affidabile. Le imprese che subiscono decisioni amministrative in loro sfavore non anno strumenti reali per ricorrere in appello. Il paese ha ratificato la Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (CREFAA) solo nell’aprile 2013 e non è membro dell’International Center for the Settlement of Investment Disputes (ICSID), anche se ha iniziato a discutere e a mostrare segnali di interesse per la firma di quest’ultima convenzione. Myanmar è invece membro della Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA).


L’ufficio del procuratore generale e la corte suprema controllano il sistema legale del paese, ma nessuno di questi due organi è indipendente dal governo. Le leggi penali e civili di Myanmar sono modellate sulla common law, introdotta durante il periodo coloniale, terminato nel 1948. Ogni Stato, divisione e sotto divisone (township) ha i suoi funzionari legali e giudici. Dopo il trasferimento dei poteri a un governo civile, nel marzo 2011, i comandanti militari regionali e le autorità militari degli stati, divisioni e sottodivisioni non hanno più il potere supremo e l’autorità sulle decisioni dell’autorità giudiziaria, sebbene abbiano mantenuto una sostanziale influenza su di essa, variabile da regione a regione. 


Nel passato, Myanmar aveva tassi di cambio multipli fissati a un livello ufficiale che sopravvalutava notevolmente la valuta nazionale (il kyat, valutato a sei per dollaro). Nell’aprile 2012, il sistema dei tassi di cambio multipli è stato abbandonato e la Banca Centrale di Myanmar ha iniziato a gestire le fluttuazioni del kyat sul libero mercato, con un'asta iniziale che stabiliva un cambio di 818 kyat per un dollaro USA. Nel settembre 2014, il tasso di cambio era salito a 954 kyat per un dollaro USA.   Nel luglio 2012, il dipartimento del tesoro degli USA emanava la direttiva (General License) N°16, che autorizzava l’esportazione o la riesportazione di servizi finanziari verso Myanmar. La direttiva non si applica però al ministero della difesa, alle forze armate o a gruppi armati, o a qualsiasi entità in cui i summenzionati soggetti posseggano una percentuale di possesso pari al cinquanta percento o superiore. A partire dalla seconda metà del 2012, Myanmar ha lentamente iniziato a ricollegarsi al sistema finanziario mondiale e le imprese operanti nei sistemi di pagamento quali Western Union, Visa e MasterCard sono entrate nel mercato. Nel dicembre 2012, ben due banche di Myanmar offrivano già la possibilità di ritirare contante tramite bancomat con carte Visa e MasterCard . Sebbene la nuova legge sugli investimenti esteri del 2012 permetta agli investitori esteri di rimettere fuori dal paese valuta estera tramite banche autorizzate al tasso di cambio prevalente, in pratica tali operazioni hanno continuato a essere difficoltose, poiché molte banche sono lente a aggiornare le loro proibizioni interne a condurre operazioni con il paese, a causa della lunga storia di sanzioni USA e europee. Malgrado l’assenza di impedimenti legali, alcune banche hanno continuato a rifiutare trasferimenti da e verso Myanmar. Sebbene dall’1 gennaio 2012 il governo non tassi più le rimesse all’estero, molti lavoratori stranieri continuano a inviare i propri soldi all’estero utilizzando reti informali di trasferimento di denaro. Le banche hanno introdotto i servizi di rimessa di denaro all’estero nel 2012, ma i volumi di tali trasferimenti continuano a rimanere bassi.