Namibia

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Nel 2009 si sono tenute le ultime elezioni presidenziali e legislative, che hanno riconfermato il presidente Hifikepunye Pohamba per un secondo mandato, con oltre il settantacinque percento dei voti e attribuito al suo partito, la SWAPO, cinquantaquattro dei settantadue seggi eleggibili dell’assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento composta complessivamente da ottanta membri.   Gli osservatori internazionali hanno giudicato le elezioni libere e corrette, malgrado la presenza di un sistema di raccolta dei voti inefficiente, problemi con le liste elettorali e un diseguale accesso ai mezzi di comunicazione e alle risorse finanziarie, che ha favorito il partito di governo. La corte suprema ha respinto denunce di frode elettorale, presentate dai partiti dell’opposizione. Durante la campagna elettorale, comunque, il governo non ha limitato il diritto degli oppositori politici di organizzarsi, fare campagna e pubblicizzare i loro punti di vista.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Le leggi della Namibia stabiliscono la libertà di associazione e il governo, in generale, rispetta questo diritto. Nel paese non si registrano casi di violenza da parte delle autorità con motivazioni politiche.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Si registrano episodici casi di uccisioni arbitrarie da parte delle forze di sicurezza, ma nessun caso di arresto o detenzione arbitraria o sparizioni di persone motivate da ragioni politiche. Sebbene sia proibito dalla legge, la polizia occasionalmente, fa  un uso eccessivo della forza nelle fasi di arresto, interrogazione e detenzione di persone sospette. Nell’ottobre 2013, ad esempio, Kajere Sake ha dovuto essere ricoverato in ospedale dopo avere subito un pestaggio da parte delle forze di polizia, durante un interrogatorio per il furto di una gallina. I detenuti sono spesso tenuti in condizioni di sovraffollamento. Vi sono denunce da parte di prostitute secondo cui gli agenti di polizia le arresterebbero e le obbligherebbero a rapporti sessuali prima del rilascio. 

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

I mandati di arresto non sono necessari nei casi di flagranza di reato. Le autorità sono tenute a informare la persona arrestata  del motivo del suo arresto e a condurla davanti a un magistrato entro quarantotto ore, ma non sempre seguono queste disposizioni.   La costituzione garantisce il diritto, rispettato dalle autorità, di ricevere assistenza legale di propria scelta. I detenuti in stato di indigenza ricevono assistenza legale gratuita che, quando le risorse lo permettono, viene fornita anche su questioni civili, compreso il divorzio. Le autorità fornisco assistenza legale nell’ottantacinque percento dei casi trattati in tribunale. Esiste un sistema di rilascio temporaneo su cauzione e le autorità permettono ai detenuti contatti tempestivi con i loro famigliari.

 

In caso di stato di emergenza, la costituzione permette di arrestare e detenere persone senza processo, ma richiede che nomi delle persone arrestate siano pubblicati nella gazzetta ufficiale entro quattordici giorni e che i casi siano valutati da un consiglio ad hoc. Negli ultimi anni lo stato di emergenza è stato dichiarato temporaneamente nelle regioni del nord, a causa della siccità. La lunghezza eccessiva delle detenzioni in attesa di giudizio continua a rimanere un problema piuttosto grave. Questa situazione è dovuta soprattutto alla mancanza di magistrati  e altro personale giudiziario qualificato, agli alti costi dell’assistenza legale fornita dal governo e  alla lentezza e incompletezza delle indagini da parte della polizia. Nei casi più gravi, i tempi di attesa possono durare anche anni. Nell’ottobre 2013, ad esempio, il tribunale regionale di Windhoek ha giudicato non colpevoli tre uomini accusati di una rapina dopo che questi avevano passato otto anni in carcere in attesa di giudizio.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le prigioni continuano a rimanere sovraffollate, ma i detenuti ricevono un vitto adeguato (tre pasti al giorno), le strutture sono dotate di servizi igienici adeguati, acqua potabile, spazi sufficienti, letti e servizi di lavanderia. Ciascuna prigione è dotata di un infermiere e nei casi più gravi i detenuti vengono trasferiti negli ospedali pubblici. Le condizioni di detenzione sono spesso peggiori nelle celle per detenuti in attesa di giudizio, dove vi è maggiore sovraffollamento, i servizi igienici sono più carenti, la tubercolosi è diffusa e le cure mediche sono inadeguate.

 

In base all’ultimo dato disponibile, nel 2012 erano presenti nelle prigioni del paese 4.314 detenuti, in strutture costruite per contenerne 4.475. Tra i prigionieri si trovavano 117 donne e 238 minorenni. I minorenni sono talvolta detenuti insieme  agli adulti, soprattutto nelle prigioni gestite dalla polizia nelle aree rurali, a causa della mancanza di strutture specifiche. Nelle prigioni gestite dalla polizia le condizioni di detenzione continuano a essere inadeguate.

 

Le condizioni di detenzione sono in generale migliori per le donne. Negli anni passati le donne sono state trasferite in strutture più ampie fuori dalla capitale. Questo, se ha da una parte costituito un miglioramento, ha però reso più difficili le visite dei parenti. Per risolvere questo problema, nel corso del 2013 le autorità hanno iniziato la costruzione di un nuovo carcere. Le detenute hanno il diritto di tenere i bambini con loro fino a due anni di età e le autorità forniscono ai bambini cibo e vestiario.

 

Secondo l’ufficio del difensore civico, il sette percento della popolazione carceraria è positiva all’HIV e pochi sono i programmi delle autorità per prevenire la diffusione del virus all’interno delle prigioni.   Le autorità continuano a negare l’esistenza di rapporti omosessuali nelle strutture penitenziarie e si rifiutano di distribuire profilattici ai detenuti, nonostante le loro richieste.  Questo rifiuto è conseguenza del fatto che in Namibia è in vigore una legge che vieta la sodomia.

 

Le autorità permettono l’accesso alle prigioni del paese da parte delle associazioni umanitarie e di difesa dei diritti dei detenuti sia locali che internazionali, come ad esempio il comitato internazionale della croce rossa (ICRC).

 

Secondo l’ufficio del difensore civico delle prigioni, la prigione centrale di Windhoek, la seconda più grande del paese, ha fatto progressi negli ultimi tre anni, introducendo un nuovo sistema di gestione dei detenuti. Secondo questo sistema, i detenuti vengono classificati in base al rischio e da questa classificazione dipendono l’assegnazione degli alloggi e l’accesso a corsi e programmi di orientamento. La prigione gestisce inoltre cinque laboratori di formazione professionale per promuovere il futuro impiego e la reintegrazione nella società dei detenuti e ridurre la recidività.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Le leggi prevedono condanne penali per i casi di corruzione di pubblici funzionari, tuttavia, il governo non le applica efficacemente e i pubblici funzionari che si rendono responsabili di atti di corruzione rimangono impuniti.

 

La commissione anti corruzione, l’ufficio del difensore civico, l’ufficio del revisore generale dei conti, l’ufficio del pubblico ministero generale e la polizia sono gli organi incaricati di combattere la corruzione. Queste strutture collaborano attivamente con la società civile, conducono inchieste e sono efficaci e indipendenti.

Dal gennaio 2005 al dicembre 2013, i processi per corruzione istruiti dalla magistratura nel paese sono stati 418, dei quali ottanta sarebbero giunti a una sentenza finale.

 

Tra i casi di corruzione che riguardano gli apparati dello stato, alcuni riguardano la magistratura. Ad esempio, nel 2012, Melanie Theron, un magistrato di Oshakati è stata denunciata per aver intascato  6.600 dollari namibiani (circa 660 dollari USA) da autisti multati, morosi e gravati da mandato di arresto, per insabbiare i loro casi.  Il processo contro di lei è iniziato nel marzo 2014 e risulta tuttora in corso.

 

Diffusi sono anche i casi di estorsione da parte delle forze di polizia, durante le operazioni di controllo del traffico stradale.

 

Nel settembre 2013,  tre impiegati pubblici sono stati arrestati per aver chiesto somme di denaro a contravventori del codice stradale, per fare sparire le multe e i mandati di cattura nei loro confronti. Nella casa di uno degli impiegati, la polizia ha scoperto oltre 1.100 pratiche, delle quali 300 riguardanti mandati di cattura.

 

Nel 2012, con l’aiuto di esperti forensi sudafricani, la polizia ha condotto un’inchiesta su diversi prestiti non ripagati che la Development Capital Portfolio (DCP) avrebbe concesso ad imprese namibiane tra il 1990 e il 2002. I prestiti ammonterebbero a novantasette milioni di dollari namibiani (circa 9,7 milioni di dollari USA).  La DCP è un’azienda che operava nell’ambito del venture capital per conto del fondo pensioni delle istituzioni governative della Namibia (GIPF).  Nel 2006 un controllo sull’azienda ha rivelato numerose irregolarità, tra le quali richieste fraudolente di prestiti da parte di uomini d’affari legati al mondo della politica, che avrebbero permesso loro di ricevere i prestiti poco prima del fallimento delle loro imprese. Cinque funzionari di alto livello del GIPF sarebbero stati implicati nella concessione dei prestiti. La polizia ha continuato a investigare sul caso, che però si presenta estremamente complesso, in quanto riguarderebbe ben ventuno episodi di corruzione, implicherebbe oltre 200 testimoni e comporterebbe l’analisi di 600.000 documenti.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione sancisce la libertà di parola e di stampa e il governo rispetta questo diritto. Lo stato possiede dieci stazioni radiofoniche e tre canali televisivi, tramite la Namibian Broadcasting Corporation (NBC), il mezzo di comunicazione più seguito nel paese. I canali televisivi e le stazioni radio della NBC hanno programmazioni in inglese e nelle varie lingue indigene. I contenuti della NBC sono considerati indipendenti rispetto alle posizioni del governo. Oltre alla NBC, vi sono anche nove stazioni radio private e due network televisivi. La SWAPO controlla invece l’unica televisione via cavo e satellite del paese, della quale possiede il cinquantuno percento del pacchetto azionario.   

 

L’ufficio del difensore civico per i mezzi di informazione promuove inchieste e si pronuncia sulle denunce contro i mezzi d’informazione. Il difensore civico è nominato dai direttori dei quotidiani locali e, sebbene sia stipendiato dallo stato,  agisce in modo indipendente e libero da interferenze politiche. Nel corso del 2013, l’ufficio ha gestito quindici denunce, principalmente contro giornalisti, per presunta inaccuratezza, scorrettezza, e parzialità. Durante l’anno, l’ufficio ne ha risolti sette. In genere, la soluzione avviene quando (su richiesta dell’ufficio) il quotidiano o la stazione televisiva o radiofonica da una risposta alla denuncia. Se la risposta non è soddisfacente, l’ufficio può  facilitare una soluzione tra le parti.

 

Non risultano casi di persecuzione o intimidazione a giornalisti nel paese. Si segnala solo un caso isolato, relativo a Gareth Amos, direttore del quotidiano comunitario Namib Independent, arrestato per avere ostacolato la giustizia, dopo che aveva scattato alcune foto di alcuni poliziotti durante l’arresto di un giornalista all’interno degli uffici del quotidiano, per una multa non pagata. La polizia ha obbligato Amos a cancellare le foto e lo ha percosso durante la sua detenzione nella stazione di polizia, prima di rilasciarlo senza accuse. 

 

Sebbene non ci siano state persecuzioni da parte del governo contro i giornalisti che lavorano nei mezzi di comunicazione controllati dallo stato, questi talvolta ricevono pressioni da parte dei membri del parlamento,  che li accusano di avere posizioni critiche nei confronti del governo. Questi atteggiamenti spingono i giornalisti delle emittenti pubbliche a praticare forme di autocensura.  Inoltre, a seguito di tali critiche, il governo non ha rinnovato il contratto al direttore del quotidiano New Era.