Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni politiche del paese hanno avuto luogo nel 2011 e sono state considerate dagli osservatori internazionali libere e corrette. Issoufou Mahamadou, leader dell’opposizione, è stato eletto presidente. La coalizione partitica che lo ha sostenuto  (il Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo o PNDS Tarayya) ha ottenuto ottantatré dei 113 seggi dell’assemblea nazionale. Il movimento nazionale per lo sviluppo della società, il partito che sosteneva  l’ex primo ministro Mamadou Tandja, ha ottenuto solo ventisei seggi.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Fatta eccezione per il divieto di costituire partiti politici su basi religiose, etniche o regionali, la costituzione sancisce la libertà di associazione e di riunione. Le autorità del paese possono proibire raduni in caso di situazioni di tensione sociale o se gli eventi non sono stati notificati con almeno quarantotto di preavviso.  La polizia è talvolta intervenuta per disperdere con la forza i dimostranti. Ad esempio, nel febbraio 2013, le forze di polizia hanno usato lacrimogeni e manganelli per disperdere una protesta organizzata dagli insegnanti,  ferendo nove persone, tra i quali quattro giornalisti. Durante lo stesso evento, la polizia ha anche arrestato un rappresentante del sindacato degli insegnanti. I sindacati, le associazioni dei mezzi di comunicazione e quelle per la difesa dei diritti umani hanno denunciato la violenza delle forze dell’ordine.

 

Sempre nel febbraio 2013, uno studente è stato accidentalmente ucciso da un proiettile vagante sparato presumibilmente da un agente di polizia durante una protesta contro il trattamento da parte delle autorità dei moto taxi di Gaya, una località a circa 120 Km a sud est della capitale Niamey. L’incidente ha fatto da catalizzatore a proteste, anche violente, da parte di gruppi di studenti della capitale.

 

Tra agosto e settembre del 2013, i residenti di Goudel, un sobborgo della capitale, hanno organizzato proteste contro l’installazione di barriere di sicurezza che bloccano il loro accesso diretto verso il centro della città e hanno  portato a un aumento del prezzo dei trasporti. Le autorità hanno reagito arrestando diversi dimostranti e un membro del parlamento, accusato di fomentarli. Tutti i fermati sono sati rilasciati dopo poco.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Nel paese non si registrano violenze ai danni di oppositori politici, come arrestai arbitrari, sequestri, sparizioni, omicidi, torture o maltrattamenti . Tuttavia, la crescente tensione crescente generata dalla presenza di minacce terroristiche porta, talvolta, la polizia a reagire con un uso eccessivo della forza, e ad uccidere arbitrariamente persone sospette. Ad esempio, nel giugno 2013, lo stesso giorno dell’attacco da parte di miliziani jihadisti contro la prigione centrale di Niamey, elementi della brigata anti terrorismo hanno aperto il fuoco a un posto di blocco contro un veicolo che non aveva rispettato l’ordine di fermarsi, uccidendo un occupante e ferendone un altro. I due uomini sono in seguito risultati estranei ai fatti, e le autorità hanno aperto un’inchiesta sull’accaduto. 

 

Si registrano casi di percosse e altri abusi da parte delle forze di polizia ai danni della popolazione civile. Ad esempio, secondo informazioni giornalistiche, nel settembre 2013, dei soldati a un posto di blocco vicino al confine con il Mali hanno picchiato e denudato un leader della comunità fulana (Peuhl), sospettato di far parte del MUJAO. Il consiglio dei pastori del Tillaberi settentrionale ha aiutato la vittima a sporgere denuncia alle autorità del distretto di Banibangou. Tuttavia alla fine del 2013, la sua denuncia non era stata ancora passata al tribunale di Ouallam.

 

Nel luglio 2013, le autorità nigerine hanno arrestato Abdouramane Lirwana, un avvocato, con l’accusa di frode e malversazione di fondi  pubblici. Mentre si trovava in carcere nell’istituto penitenziario di Zinder, alcune guardie lo hanno obbligato con la forza a tagliarsi i capelli, umiliandolo con insulti. Durante i primi giorni della sua permanenza nel carcere gli sono state inoltre negate le visite, comprese quelle del suo avvocato.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge stabilisce che gli arresti vengano effettuati solo dietro apposito mandato e le forze di polizia, in generale, rispettano questo requisito. La legge stabilisce inoltre che la polizia possa trattenere un individuo in stato di fermo fino a quattro giorni, senza accuse. In genere queste procedure sono rispettate, sebbene in alcuni casi i sospetti  coinvolti in casi sensibili siano trattenuti per periodi più lunghi. La polizia di solito informa tempestivamente i detenuti delle accuse contro di loro. Per i reati che comportano pene detentive superiori ai dieci anni di carcere, ai minorenni e alle persone in stato di indigenza viene fornito un avvocato d’ufficio.

 

Occasionalmente la polizia ha condotto rastrellamenti di presunti criminali senza un mandato, come nel caso della retata effettuata a Zinder nel giugno 2013.

 

Le detenzioni in attesa di giudizio eccessivamente lunghe costituiscono un problema. Sebbene la legge stabilisca la durata massima della custodia preventiva in trenta mesi per i reati gravi, e dodici per quelli meno gravi, ci sono stati casi di detenuti che hanno atteso fino a cinque anni prima di essere processati. I detenuti in attesa di giudizio rappresentano il cinquantotto percento della popolazione carceraria della prigione della capitale Niamey, e il cinquantaquattro percento nel resto del paese. Tra le cause principali delle lunghe attese per i processi vi sono l’inefficienza del potere giudiziario, le risorse inadeguate, la carenza di organico e la corruzione. Ad esempio, un detenuto nell’istituto di Niamey ha dovuto attendere più di tre mesi in carcere prima di essere condannato per avere rubato due piccioni. Per contro, Foukori Ibrahim, un parlamentare arrestato dalle autorità nel maggio 2013 con l’accusa di malversazione di fondi pubblici per un importo pari a 10,77 milioni di dollari USA, è stato rilasciato provvisoriamente il mese successivo.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita nelle carceri del paese rimangono estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. I detenuti sono soggetti a maltrattamenti da parte delle guardie carcerarie e rinchiusi in locali sovraffollati, poco illuminati e aerati. Le condizioni igieniche sono carenti e l’assistenza medica inadeguata. Sebbene i prigionieri abbiano accesso all’acqua potabile, il vitto è inadeguato, anche se è permesso alle famiglie portare cibo e medicine.   Nei trentotto istituti penitenziari del paese si registrano alcune morti per HIV, tubercolosi e malaria, tuttavia non esistono dati statistici affidabili.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene siano previste per legge sanzioni penali per gli atti di corruzione compiuti dai funzionari pubblici nell’esercizio delle proprie funzioni, le autorità non applicano queste disposizioni in modo efficace e gli atti di corruzione nella pubblica amministrazione continuano a essere frequenti e a rimanere impuniti.

 

La pratica di chiedere tangenti per la fornitura di servizi pubblici è facilitata dalla presenza di scarsi controlli ed alimentata da fattori quali i bassi salari, la politicizzazione dei servizi pubblici, le relazioni tradizionali e le alleanze etniche, e la mancanza di educazione civica. 

 

L’autorità suprema di lotta alla corruzione e crimini collegati (HALCIA), un ente supervisionato dall’ufficio del presidente, sottopone numerosi casi di corruzione al ministero della giustizia. I casi su cui l’HALCIA ha investigato scoprendo atti di corruzione e frode riguardano pubblici funzionari, giudici, forze di sicurezza e funzionari delle dogane.

Tuttavia, di solito i presunti responsabili, se arrestati, vengono liberati su cauzione dopo brevi periodi, e le condanne sono rarissime. Ad esempio, nel corso del 2013 non è stata emessa nessuna sentenza di condanna per corruzione.

 

La corte dei conti, un ente di supervisione della gestione finanziaria della pubblica amministrazione, ha anche l’autorità di punire eventuali frodi riguardanti la gestione delle finanze pubbliche. 

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione  sancisce la libertà di stampa e, in generale, le autorità rispettano tale principio. Si segnala solo un episodio di violenza contro alcuni reporter, malmenati dalla polizia mentre stavano seguendo una protesta organizzata dal sindacato degli insegnanti nella cittadina di Zinder, nel febbraio 2013.

 

Nel maggio 2013, la polizia ha interrogato Ali Cisse Ibrahim, direttore del quotidiano L’Actualité, in seguito a una querela sporta dal ministro degli esteri per un articolo intitolato: “Caso di arricchimento illecito da parte della figlia di un ministro dello stato della settima repubblica”.  Nel settembre del 2013, il tribunale di Niamey ha condannato il direttore per diffamazione, ordinandogli di pagare alla parte lesa un risarcimento pari a 5 milioni di franchi CFA (circa 10.000 dollari USA). Il ministro ha chiesto che la somma venisse donata all’ospedale nazionale.  

 

Nel giugno 2013, la corte d’appello di Niamey ha ribaltato la sentenza di primo grado che condannava Diaouga Hamani, direttore del quotidiano Le Capital, al pagamento di 500.000 franchi CFA (circa 1.000 dollari USA) per diffamazione e insulti a mezzo stampa, per un caso che riguardava il direttore generale dell’azienda nazionale di distribuzione dei carburanti (SONIDEP). La parte querelante ha a sua volta fatto ricorso contro il verdetto.