Conflitti e rischio terroristico

L’aspro conflitto armato di matrice religiosa in corso dal 1999 nel nord del paese ha causato la morte di oltre 20.000 persone. Sebbene, nel corso del 2013, il governo abbia cercato di sviluppare un dialogo con Boko Haram, il principale gruppo integralista operante nel paese, questo ha continuato a attaccare le forze di sicurezza, chiese, moschee e scuole. Anche le forze di sicurezza del paese commettono gravi abusi nel quadro delle attività di antinsurrezionali, come arresti indiscriminati, torture e uccisioni extra-giudiziali di persone sospettate di fiancheggiare o far parte dei gruppi islamici, irruzioni  e distruzioni di case nelle comunità sospettate di sostenere i combattenti jihadisti.

 

Il tentativo del governo di sostenere la formazione di milizie armate di autodifesa (Civilian Joint Task Force) in funzione anti jihadista rischia di esacerbare il conflitto e di trasformarlo sempre di più in un conflitto interreligioso.  Nell’agosto del 2013, in un’imboscata tesa da combattenti di Boko Haram sono stati uccisi ventiquattro membri delle Civilian Joint Task Force, mentre altri trenta sono stati dichiarati scomparsi.

 

Nel primo semestre del 2014, nel nord del paese si è assistito a una ulteriore escalation del conflitto, con un’intensificazione delle rappresaglie da entrambe le parti. Il 14 marzo 2014, queste hanno raggiunto il loro culmine nell’attacco da parte di Boko Haram all’importante centro di detenzione e base militare di Maiduguri, nel cuore del sistema militare della Nigeria settentrionale. L’attacco ha causato la morte di oltre 500 persone, tra detenuti, semplici civili, jihadisti e membri delle forze di sicurezza. Nel corso del mese, oltre 1.200 persone, in gran parte civili, sarebbero state complessivamente uccise nel nord del paese, durante attacchi dei gruppi jihadisti, conflitti intercomunitari e operazioni militari dell’esercito nigeriano.  Secondo Human Rights Watch, nei primi sei mesi del 2014, oltre 2.053 persone sarebbero rimaste uccise a causa delle azioni di Boko Haram, mentre i ricercatori della John Hopkins University School of International Studies stimano che i morti tra il luglio 2013 e il giugno 2014 siano stati almeno 7.

 

Anche in alcuni stati della Nigeria centrale (Taraba, Benue e Nasarawa), diverse centinaia di persone sono morte e numerose abitazioni sono state distrutte a causa di violenti conflitti intercomunitari. Le autorità non sono riuscite a punire i responsabili e a fermare il ciclo della violenza. Il risultato di questa situazione è stato che i gruppi etnici e religiosi della regione hanno formato milizie armate per ottenere giustizia e sicurezza.

 

Nel sud del paese, nella regione del Delta del Niger, il programma di amnistia lanciato dal governo, che ha visto circa 26.000 guerriglieri e membri di organizzazioni criminali cedere le armi in cambio di un’amnistia e di un sussidio mensile, è riuscito a ridurre gli attacchi contro le installazioni petrolifere. Il programma è costato circa 400 milioni di dollari USA,  finanziati con le entrate derivanti dall’estrazione del petrolio, ma non ha risolto le vere cause dell’insoddisfazione e della violenza nella regione, come la povertà, la corruzione del settore pubblico, il degrado ambientale e l’impunità per la violenza politica. Nel giugno 2013, il governo ha dichiarato di voler terminare il programma entro il 2015, ammettendo al contempo la propria incapacità di creare lavoro per gli ex-membri delle milizie armate o attuare una strategia di uscita ordinata, cosa che fa presagire una possibile ripresa della violenza. Alcuni attacchi a un pattugliatore fluviale e a oleodotti e gasdotti negli stati di Bayelsa e del Delta, da parte del Movement for the Emancipation of the Niger Delta (MEND), avvenuti tra il gennaio e il marzo del 2014, sembrano confermare questi timori.

 

Per quanto riguarda il rischio di conflitti interstatali con paesi terzi, la Nigeria non presenta particolari criticità. Nel 2005 la Nigeria ha ceduto tredici villaggi al Benin, ma le tensioni tra i due paesi continuano a persistere a causa della presenza di organizzazioni criminali attive nelle zone di confine. I confini in corrispondenza della località del Tripoint, punto di incontro dei confini tra Niger, Benin e Nigeria, risultano ancora insufficientemente demarcati.

 

Un importante contenzioso con il Camerun ha avuto per oggetto la sovranità su Bakassi, una penisola affacciata sul golfo di Guinea. La penisola è governata dal Camerun dal 2008, in seguito ad un giudizio della corte di giustizia Internazionale, avvenuto nel 2002, basato su antichi accordi anglo-tedeschi. La sentenza è stata rigettata dal parlamento nigeriano nel novembre 2007, anche se questo non ha inficiato il passaggio dei poteri al Camerun.  L’accordo obbliga il Camerun a proteggere i diritti e le proprietà della popolazione residente, e il diritto della stessa a mantenere la cittadinanza nigeriana. Tuttavia, la popolazione nigeriana di Bakassi si lamenta del fatto che il governo camerunense non proteggerebbe pienamente i suoi diritti. Nel 2010 Camerun e Nigeria hanno demarcato i propri confini grazie ad un progetto sponsorizzato dalle Nazioni Unite.