Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Nel 2011 si sono tenute le ultime elezioni politiche nazionali (presidenziali, governative e legislative). Goodluck Jonathan, del People’s Democratic Party (PDP), già presidente ad interim dal 2010, è stato eletto alla presidenza. Le elezioni sono state giudicate dagli osservatori internazionali ordinate e credibili, sebbene macchiate da violenze, frodi e irregolarità.   Alcuni candidati hanno denunciato irregolarità presso i tribunali elettorali, i quali hanno difeso alcuni risultati e ne hanno cambiati altri. Durante la campagna elettorale e dopo le elezioni si sono verificati alcuni di episodi di violenza. Il partito al potere, il PDP ha usato tutta la sua influenza politica, derivante dal controllo dell’apparato statale, per influenzare l’elettorato, conferendo vantaggi ai propri membri, compresa l’assegnazione di posti di lavoro pubblici. Occasionalmente, le forze di polizia hanno arrestato leader dei partiti dell’opposizione o voci dissenzienti all’interno dello stesso partito. Nello stato di Cross River si è avuta la percezione che il PDP, il partito al potere localmente, abbia vessato giornalisti e politici dell’opposizione.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Sebbene la costituzione e le leggi del paese garantiscano la libertà di riunione, le autorità impediscono occasionalmente manifestazioni pubbliche considerate, per la loro natura politica, etnica o religiosa, suscettibili di provocare violenze o rivolte. Le forze di sicurezza fanno spesso un uso eccessivo della forza per disperdere dimostrazioni pubbliche, utilizzando armi da fuoco e causando numerosi morti e feriti tra i dimostranti.

  

Per quanto riguarda il diritto di associazione, questo è garantito dalla costituzione e dalle altre leggi del paese, e pienamente rispettato dalle autorità. Questo diritto comprende la possibilità di costituire partiti politici, sindacati e altre associazioni di natura diversa. Alla fine del 2013 ne risultavano iscritti presso l’INEC (Independent National Electoral Commision) venticinque partiti politici.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza


Dal 1999 è in corso un aspro conflitto armato di matrice religiosa nel nord del paese, che ha causato la morte di oltre 20.000 persone (vedi sotto, sezione 3). Nel quadro delle attività di antinsurrezionali, le forze di sicurezza commettono gravi abusi, come arresti indiscriminati, torture e uccisioni extra-giudiziali di persone sospettate di fiancheggiare o far parte dei gruppi islamici,  irruzioni e distruzioni case nelle comunità sospettate di sostenere i combattenti jihadisti. A Baga, una cittadina dello stato di Borno, le truppe nigeriane hanno distrutto più di 2.000 abitazioni e ucciso numerose persone, probabilmente oltre 200, come rappresaglia per l’uccisione di un soldato da parte di Boko Haram. 

 

Anche al di fuori del contesto dei conflitti in corso, in generale, la polizia nigeriana si è resa responsabile di frequenti gravi abusi,  tra i quali uccisioni extragiudiziarie, arresti arbitrari, torture e estorsioni.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La legge richiede che anche durante lo stato di emergenza, i detenuti debbano essere portati davanti ad un magistrato quarantotto ore dopo l’arresto  e che possano avere contatti con i propri avvocati e famigliari. Tuttavia, le forze di sicurezza continuano a rispettare tali disposizioni solo in cambio del pagamento di tangenti. Le famiglie dei detenuti nel carcere del campo militare di Giwa si dichiarano timorose a recarvisi, per paura di subire ritorsioni.

La concessione della libertà temporanea su cauzione da parte del potere giudiziario rimane arbitraria o soggetta a influenza esterna. In molte aree del paese, dove non funziona tale sistema, gli individui sospettati di avere computo reati rimangono in stato di detenzione per periodi illimitati, in attesa del completamento delle inchieste. Le autorità tengono i detenuti in isolamento per lunghi periodi. La polizia trattiene persone sospette, allo scopo di interrogarle, per periodi che variano da alcune ore a parecchi mesi, e dopo il rilascio spesso le riconvoca per ulteriori interrogatori. A molti detenuti vengono estorte tangenti per essere portati in tribunale, per presenziare alle udienze o per ottenere la libertà.  Anche i parenti dei detenuti devono pagare tangenti per poter assistere ai processi.

 

Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese sanciscano l’indipendenza del potere giudiziario, questo rimane permeabile all’influenza del settore politico, sia a livello locale sia nazionale, e di quello imprenditoriale. I tribunali funzionano male a causa di carenze nell’organico, dell’inefficienza e della corruzione interna. 

 

I giudici spesso non si presentano ai processi, sia perché svolgono altre professioni sia per le minacce che ricevono. E’ diffusa la percezione che i giudici siano facilmente corrompibili e che nei tribunali le parti in causa non possano far valere i propri diritti in maniera imparziale. I cittadini sono anche spesso obbligati a lunghe attese e sottoposti a  richieste di tangenti per sveltire le pratiche o ottenere sentenze favorevoli.

 

La costituzione sancisce il diritto di creare tribunali basati sulla common law o sulle leggi tradizionali. Questo permette, agli stati che lo scelgono, di utilizzare la sharia come codice penale. La sharia, applicata in diciotto dei trentasei stati del paese, stabilisce pene molto severe, tra le quali amputazioni, bastonature e lapidazioni.

 

Dove la sharia è presente, gli imputati hanno il diritto di contestarne la costituzionalità tramite i tribunali di secondo grado, che applicano la common law.   Tuttavia, non risulta che alcuna contestazione sia stata inoltrata a tali tribunali. La più alta corte d’appello per le sentenze basate sulla sharia è la corte suprema, presieduta da giudici che conoscono esclusivamente la common law e non hanno alcuna conoscenza della legge coranica.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di detenzione sono molto dure e tali da mettere a rischio la vita dei detenuti. La maggioranza della popolazione carceraria è costituita da detenuti in attesa di giudizio. I detenuti sono esposti al rischio di esecuzioni extragiudiziali e torture da parte delle autorità. Le strutture penitenziarie sono vecchie, gravemente sovraffollate e carenti di servizi idrici, igienici e sanitari. I prigionieri sono esposti al caldo e al sole, a volte incidentalmente e altre volte di proposito. Le guardie carcerarie estorcono denaro ai detenuti per il vitto fornito loro dall’amministrazione carceraria, per il mantenimento della struttura e per il loro eventuale rilascio. Gli uomini non sono sempre separati dalle donne, soprattutto nelle aree rurali, e neanche i minorenni dagli adulti. In alcuni casi, le detenute sono esposte al rischio di stupro. Le donne incinte partoriscono e accudiscono i propri figli all’interno delle prigioni.

 

Nel paese esistono anche prigioni militari non ufficiali, tra le quali quella del campo militare di Giwa, a  Maiduguri, nello stato di Borno, e Sector Alpha (conosciuta anche come Guantanamo) e la  Presidential Lodge (conosciuta come the Guardroom) a Damaturu, nello stato di Yobe. All’interno di queste strutture i detenuti – che sarebbero diverse centinaia, sebbene manchino stime precise - sono esposti a detenzioni illegali, trattamenti inumani e degradanti, percosse, torture e omicidi. Nell’ottobre 2013, Amnesty International ha pubblicato un rapporto che denunciava l’uccisione illegale di 950 detenuti nelle prigioni militari del paese.

 

All’interno delle strutture penitenziarie sono estremamente diffuse le malattie infettive (HIV, malaria e tubercolosi), favorite dalla scarsa igiene, dall’insufficiente aerazione dei locali e dall’inadeguatezza delle cure mediche fornite.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La corruzione è endemica in tutto il settore pubblico e l’Economic and Financial Crimes Commission (EFCC) ha fatto pochi progressi nel combatterla, così come l’Independent Corrupt Practices and Other Related Offences Commission (ICPC), creata nel 2000 per combattere la corruzione nel settore pubblico, ma che non ha intrapreso alcuna azione veramente incisiva per contrastarla. La corruzione è particolarmente diffusa nella magistratura e nelle forze di polizia. Malgrado lo smantellamento di molti “posti di blocco” gestiti dalla polizia per estorcere denaro ai viandanti, continua la pratica di chiedere tangenti alle vittime di reati per aprire indagini, o ai sospetti, per chiuderla. I funzionari di polizia amministrano male e in modo disonesto i fondi a loro assegnati, spesso chiedendo anche un corrispettivo ai propri subordinati per i soldi che questi estorcono ai cittadini.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La libertà di parola e di stampa sono in generale rispettate. La società civile e i mezzi di informazione criticano apertamente il governo e le sue politiche, alimentando un forte dibattito pubblico. Tuttavia, i giornalisti sono oggetto di minacce e arresti quando le loro esternazioni coinvolgono le élite politiche e economiche locali. Ad esempio, nell’agosto 2013, due giornalisti politici del quotidiano Leadership sono stati arresati e denunciati per avere divulgato un articolo basato su documenti presumibilmente pubblicati dal presidente della Nigeria. Nel settembre del 2013, l’editore del Desert Herald è stato arrestato per avere pubblicato un libro che criticava il ministro del territorio della capitale federale. Non mancano neppure casi di uccisioni di giornalisti, come quello del direttore dell’Anambra News, un mensile dello stato di ’Anambra, ucciso a colpi di arma da fuoco nel gennaio 2013, o del giornalista della rivista Mahangar Arewa il cui corpo mutilato è stato trovato lungo una strada nello stato di Kaduna nel settembre dello stesso anno.