Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Tra l’aprile e il giugno 2011, si sono tenute in Perù le elezioni presidenziali, per il congresso nazionale e per il parlamento andino.  Ollanta Humala Tasso  è stato eletto presidente, mentre  il suo partito, l’alleanza Gana Perú, ha conquistato 47 dei 130 seggi del congresso. Le elezioni sono state considerate libere e corrette dai principali  osservatori nazionali e internazionali,  malgrado alcune controversie sul finanziamento della campagna elettorale e piccole irregolarità in alcune aree.

Nel luglio dello stesso anno si sono tenute anche elezioni a livello locale in 124 distretti, ubicati in venti regioni, per l’elezione di 120 sindaci e 513 consiglieri comunali.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

I partiti politici operano senza restrizioni o interferenze esterne, sebbene continuino a essere strutture deboli, dominate da  singole personalità. Nelle elezioni regionali e municipali, i movimenti regionali hanno continuato a riguadagnare terreno a spese dei partiti nazionali. Per legge ai gruppi che propagandano il rovesciamento violento del governo, compreso il gruppo politico legato a Sendero Luminoso, il MOVADEF, non è permesso il riconoscimento come partiti politici.  

 

Sebbene la costituzione sancisca la libertà di riunione e associazione, questi diritti talvolta non sono pienamente rispettati. Lo svolgimento di manifestazioni pubbliche non richiede autorizzazioni specifiche, ma gli organizzatori sono tenuti ad informare le autorità locali circa il tipo di dimostrazione programmata e il luogo dell’evento. Il governo può negare il premesso per ragioni di salute e sicurezza pubblica ed ha sospeso il diritto di svolgere manifestazioni nelle aree dove sono presenti cellule armate di Sendero Luminoso e nelle regioni colpite da disastri naturali. La polizia fa uso di lacrimogeni e occasionalmente anche della forza per disperdere i dimostranti. Sebbene la maggior parte delle dimostrazioni siano pacifiche, alcune proteste in certe zone hanno carattere violento e causano occasionalmente morti e feriti.    

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Nel periodo tra il gennaio 2013 e l’aprile 2014, non risulta la presenza di prigionieri politici nelle carcere del paese, né si  sono registrate uccisioni arbitrarie o sparizioni di oppositori politici perpetrate dalle forze di sicurezza.  Tuttavia, queste, in particolare unità della polizia, continuano a fare uso della forza e commettere anche omicidi isolati.  Per esempio, nel luglio 2013, durante una protesta sociale a Lima, le forze di sicurezza hanno ucciso un dimostrante e ne hanno ferito altri cinque. Nell’ottobre 2013 nella regione di Rimac, alcuni dimostranti contrari ai combattimenti di tori hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, la quale avrebbe usato lacrimogeni e getti d’acqua contro la folla. Durante la manifestazione, la polizia avrebbe arrestato cinque attivisti e due agenti di sono risultati feriti. Sempre nell’ottobre 2013, a Lima, un gruppo di studenti sospettati di avere legami con il MOVADEF ha cercato di fare irruzione nell’università mentre le lezioni erano state temporaneamente sospese dopo minacce di violenza. Durante gli scontri, sono rimasti feriti due poliziotti e quindici studenti, e tredici sono stati arrestati. Nel settembre 2014, in una manifestazione contro il progetto di costruzione del gasdotto meridionale in prossimità della cittadella di Machu Picchu, un dimostrante di 16 anni, Huillca Pereyra, è stato ucciso durante uno scontro con la polizia. Secondo la versione ufficiale, alcuni poliziotti, contravvenendo agli ordini ricevuti, avrebbero aperto il fuoco per disperdere un gruppo di circa duecento dimostranti, uccidendo Pereyra. Il colonnello René Jesús Cabrera, comandante della provincia di La Convención è stato sospeso dall’incarico e tre polizotti sono finiti sotto inchiesta.

 

Al settembre 2013, ammontavano a 27 i civili uccisi durante dimostrazioni pubbliche dall’arrivo al potere del presidente Ollanta Humala, nel luglio 2011. Tuttavia il numero di dimostranti uccisi ha registrato un forte declino nel corso del 2013 e nel primo semestre del 2014. Nell’agosto 2012, al fine di promuovere il dialogo e la ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti sociali che generano le proteste, il governo ha creato l’ufficio nazionale per il dialogo e la sostenibilità. Tuttavia, le autorità continuano a fare poco per indagare sui casi di uccisioni di dimostranti e sul comportamento delle forze di sicurezza.

 

Tra il gennaio 2013 e l’aprile 2014, il gruppo eversivo Sendero Luminoso ha condotto decine di attacchi armati principalmente nei dipartimenti di Ayacucho e Cusco, in zone remote caratterizzate dalla presenza di attività di coltivazione e produzione di coca. Se la maggioranza di queste attività è consistita in scorribande in piccoli paesi, attuate con l’obiettivo di ottenere rifornimenti o reclutare membri per l’organizzazione, in circa un terzo dei casi si è trattato di attacchi con armi leggere a installazioni dell’esercito o della polizia nazionale. Durante queste operazione sarebbero rimasti uccisi almeno tre membri delle forze di sicurezza e due civili. Le attività di Sendero Luminoso e gli sforzi compiuti dalle forze di sicurezza per contrastarle sono causa di uccisioni, ferimenti e abusi.

 

Ad esempio, nell’ottobre 2013, un civile è morto e quattro sono rimasti feriti a causa di una granata caduta in un paese ubicato in prossimità di una base miliatre a Mazangaro, nella regione di Junín. La granata è stata lanciata per errore durante una operazione anti-terrorismo. I militari hanno riconosciuto la responsabilità dell’episodio e hanno aperto un’inchiesta sul caso.

 

Nel gennaio 2013, Sendero Luminoso ha sequestrato alcuni addetti ad un progetto di costruzione, nel distretto di Silvia, regione di Ayacucho. Gli ostaggi sono  stati rilasciati poche ore dopo incolumi. Esistono informazioni secondo le quali Sendero Luminoso avrebbe rapito dei ragazzi per reclutarli nelle proprie attività militari e nel traffico di stupefacenti.

 

Sebbene la tortura sia proibita per legge, le associazioni della società civile locale, il consiglio internazionale per la riabilitazione delle vittime della tortura e il comitato delle nazioni unite contro la tortura (UNCAT) hanno denunciato che questa continua a costituire un problema nel paese, principalmente ad opera delle forze di polizia, e che le autorità non hanno provveduto in maniera efficace a prevenirla e punirne i responsabili. Gli abusi avvengono spesso immediatamente dopo l’arresto, quando alle famiglie è negato fare visita ai detenuti ed anche gli avvocati hanno  scarsa possibilità di entrare in contatto con loro. Molte vittime non inoltrano denunce formali per le torture subite. In alcuni casi, la polizia o l’esercito hanno minacciato le vittime, i loro parenti o testimoni, per impedire loro di sporgere denuncia.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

La costituzione e le leggi del paese proibiscono gli arresti e le detenzioni arbitrarie, e in generale le autorità  rispettano tali divieti. Tuttavia si sono continuati a verificare alcuni casi di detenzione arbitraria in seguito a dimostrazioni pubbliche e in alcune zone di emergenza è stato sospeso il diritto costituzionale a non essere arrestati senza mandato.

 

Per legge, un arresto può avvenire solo dietro apposito mandato giudiziario scritto, eccezion fatta per i casi di flagranza di reato. Le persone arrestate devono essere condotte davanti ad un giudice entro 24 ore, salvo in casi di terrorismo, traffico di droga e spionaggio, per i quali il limite è fissato in 15 giorni. Nelle aree rurali remote l’arresto dei sospetti deve essere valutato da un giudice non appena possibile. Qualora l’esercito fermi individui sospetti, è tenuto consegnarli alla polizia entro 24 ore. I giudici hanno 24 ore di tempo per decidere se rilasciare un sospetto e tale disposizione è generalmente rispettata.

 

Sebbene esista un sistema di libertà temporanea su cauzione, molte persone indiziate di reato non ne fanno richiesta poiché prive dei mezzi economici per pagarla. Per legge ai detenuti è data la possibilità di comunicare con i propri famigliari e con avvocati di loro scelta. La polizia può però detenere le persone sospettate di terrorismo in stato di isolamento per dieci giorni. Il ministero della giustizia fornisce avvocati d’ufficio ai detenuti indigenti, sebbene gli avvocati forniti spesso siano poco preparati.

 

La lunghezza delle detenzioni in attesa di giudizio ha continuato a costituire un problema. Infatti, solo circa il quarantacinque percento dei detenuti presenti nelle prigioni del paese risultava già condannato. I ritardi nei processi sono stati principalmente dovuti all’inefficienza della struttura giudiziaria, la corruzione e la mancanza di personale. La legge stabilisce il rilascio dei detenuti dopo 18 mesi, qualora questi non siano stati sottoposti a processo o abbiano ottenuto una sentenza. Il periodo è esteso a 36 mesi nei casi più complessi. In base al nuovo codice di procedura penale, non ancora applicato a Lima e Callao, i tempi di custodia cautelare dovrebbero venire dimezzati. Mentre in generale le autorità rispettano gli ordini dei tribunali, un problema persistente dell’apparato giudiziario peruviano consiste nella sua scarsa indipendenza, imparzialità e libertà dall’influenza politica e dalla corruzione.

 

III)        Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le condizioni di vita dei detenuti nelle prigioni del paese hanno continuato a essere estremamente dure, a causa del sovraffollamento delle strutture, della scarsità di servizi igienico-sanitari, dell’inadeguatezza del vitto e dei servizi sanitari, e della corruzione presente tra le guardie carcerarie. Il personale carcerario non ha una formazione specifica e non è sottoposto a supervisione adeguata.

 

Nell’agosto 2013, a fronte di una capienza massima pari a 29.617 posti, risultavano presenti nei penitenziari del paese 65.181 detenuti, dei quali 2.385 donne e 1.345 minori. Uomini e donne erano detenuti separatamente, in strutture distinte, come anche i minori.  

 

All’interno delle prigioni si verificano abusi ad opera di guardie carcerarie ed altri prigionieri, compresi alcuni omicidi tra detenuti. Tra i problemi principali vi sono l’accesso irregolare all’acqua potabile, l’inadeguata possibilità di lavarsi, la scarsa igiene delle cucine e le condizioni di sovraffollamento, che obbligano spesso i detenuti a dormire in corridoi o altre aree collettive. I detenuti con maggiori disponibilità economiche hanno accesso a cellulari, stupefacenti e cibi preparati fuori dalla prigione, mentre quelli con meno mezzi sono sottoposti a maggiori privazioni.

 

I detenuti ricevono solo servizi medici minimi e sono obbligati a pagare per ricevere cure. La tubercolosi e l’HIV sono presenti nelle strutture a livelli quasi epidemici. Secondo  l’ufficio del difensore civico l’incidenza della tubercolosi nelle prigioni risulta cinquanta volte più alta che fuori, mentre il tasso di HIV sarebbe otto volte superiore. I detenuti con problemi mentali continuano a avere scarso accesso a cure di tipo psicologico. Le autorità permettono le visite di associazioni umanitarie e per i diritti umani indipendenti e al comitato Internazionale della croce rossa, nonché all’ufficio del difensore civico, che conducono numerose ispezioni alle strutture.

 

IV)        Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni penali per i reati di corruzione commessi da pubblici funzionari, anche se non sempre questa viene adeguatamente applicata. I funzionari ad ogni livello e in ogni branca dello stato spesso si rendono responsabili di atti di corruzione in un contesto di impunità. L’applicazione delle politiche anticorruzione è responsabilità dell’ufficio del revisore dei conti generale, che pubblica le informazioni richieste dalla legge e informa il Congresso dei risultati. L’ufficio ha l’autorità per sanzionare in modo indipendente i pubblici funzionari che commettono atti di corruzione. Le sanzioni possono variare dalla sospensione temporanea al licenziamento e alla denuncia penale. La persecuzione dei reati di corruzione è di competenza di un’apposita unità che rende conto del suo operato al ministero della giustizia e ha un ruolo di guida nell’investigazione di questi reati. Tutti i distretti giudiziari del paese hanno il compito di gestire i casi di corruzione tramite i tribunali penali, tranne che a Lima, dove esistono tribunali specializzati sui reati di corruzione presso la corte suprema. Gli enti statali anti corruzione collaborano attivamente con i gruppi della società civile e operano liberamente e indipendentemente.

 

Durante il periodo in cui rimangono in carica, i membri del congresso godono dell’immunità parlamentare; questo significa  che non possono essere perseguiti per qualsiasi reato compiuto durante il periodo della legislatura. Nel caso in cui un membro del congresso venga colto in flagranza di reato, la magistratura può chiedere che il congresso rimuova l’immunità  per permetterne l’arresto. Per legge, l’immunità non vale per i reati commessi prima dell’assunzione della carica congressuale. Tuttavia, queste norme, nel complesso, impediscono che la maggior parte delle inchieste contro membri del congresso vengano portate avanti. Tra il gennaio 2013 e l’aprile 2014, il comitato etico del congresso ha svolto inchieste su diverse presunte attività illecite di diversi membri del congresso. Tali attività vanno dal coinvolgimento in attività minerarie illegali, al nepotismo, riciclaggio di denaro sporco e traffico di sostanze stupefacenti.  Nel settembre 2013, il procuratore generale dello stato ha dichiarato che ben cinque membri del congresso, due presidenti regionali e undici sindaci risultavano sotto inchiesta per reati di traffico di sostanze stupefacenti e riciclaggio di denaro. Nel settembre 2014, Jaime Antezana un riconosciuto esperto di narcotraffico peruviano, ha dichiarato in un’intervista che ben 14 membri del congresso avrebbero presunti legami con il narcotraffico, esprimendo preoccupazione per l’aumento dei vincoli tra il narcotraffico e i membri del parlamento peruviano.

 

Nel maggio 2013, il procuratore generale dello stato ha aperto un’inchiesta contro l’ex presidente Alejandro Toledo per riciclaggio di denaro e frode in connessione con l’acquisto di proprietà statali. Nel settembre 2014, l’inchiesta risultava ancora in corso. Nel luglio 2013, l’ex membro del congresso Nancy Obregón è stata arrestata (insieme a decine di altri) con accuse di terrorismo e traffico di droga. Nel marzo 2014, risultava ancora detenuta e l’inchiesta a sua carico ancora in corso.

 

La corruzione ha continuato a rappresentare un grave problema anche all’interno del sistema penitenziario e delle forze armate. In alcuni casi, le guardie carcerarie hanno collaborato con gruppi del crimine organizzato per contrabbandare all’interno delle prigioni pistole e stupefacenti.

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

La costituzione garantisce la libertà di parola e di stampa e le autorità in generale rispettano tali diritti. Nell’ottobre 2013, il gruppo editoriale El Comercio ha acquisito il pacchetto di controllo del gruppo editoriale EPENSA, ottenendo così il controllo del settantotto percento del mercato dei quotidiani del paese. I sostenitori della libertà di stampa hanno criticato tale manovra perché ha condotto alla creazione di un quasi monopolio che metterebbe a rischio la libertà di stampa nel paese.

 

In Perù non esistono leggi contro i discorsi che incitino all’odio e il MOVADEF (gruppo politico extraparlamentare vicino a Sendero Luminoso) ha continuato liberamente a lanciare appelli per il rilascio di terroristi e altri detenuti.

 

Un certo numero di giornalisti e società operanti nel settore dell’informazione pubblica riferiscono di subire minacce e intimidazioni. Secondo l’Istituto per la Stampa e la Società (IPYS) la maggior parte delle minacce è rivolta contro giornalisti radio-televisivi durante inchieste su autorità pubbliche locali, spesso legate al tema della corruzione. L’IPYS denuncia aggressioni da parte di funzionari pubblici (sindaci, capi di uffici pubblici, presidenti regionali). L’Asociación Nacional de Periodistas denuncia ogni anno parecchie decine di casi di vessazioni contro i giornalisti.

 

I giornalisti operanti nel paese continuano a subire pene detentive “sospese” e  multe per il reato di diffamazione. Ad esempio, nel maggio 2013, un giudice di Huaraz, nel dipartimento di Ancash, ha condannato Alcides Peñaranda, giornalista e direttore della rivista Integración, a una pena sospesa di due anni di reclusione e al risarcimento dei danni, per avere diffamato il presidente regionale dell’Ancash, César Álvarez. Poiché l’articolo oggetto dell’accusa, riguardante la corruzione nel governo regionale, riportava contenuti di un articolo pubblicato dal giornalista investigativo César Hildebrandt su una rivista di Lima,  Álvarez ha promosso un’ azione penale anche contro quest’ultimo ed una sua collega. Un giudice di Lima li ha dichiarati però non colpevoli, citando una decisione della corte suprema  che stabiliva che  le personalità pubbliche dovevano portare una più ampia quantità di prove nei casi di diffamazione in cui è coinvolto un pubblico interesse.

 

Nel luglio 2013, i reporter di Radio Studio 97, Santos Pasapera Portilla, Nexar Jaramillo Dávila e Jeston Vásquez Tocto sono stati condannati per diffamazione a tre anni di pena detentiva sospesa e al pagamento di 100.000 nuovi sol (circa 35.000 dollari USA) a Euler Bery Jave Díaz, il direttore della municipalità provinciale di San Ignacio, nel dipartimento di Cajamarca. Nel marzo 2012 Jave aveva fatto causa ai tre reporter per diffamazione per i loro commenti sulla sua presunta corruzione. I tre hanno fatto ricorso in appello contro la sentenza.

 

Nell’aprile 2013, un tribunale ha dichiarato definitivamente non colpevole per il reato di diffamazione il blogger José Godoy. Nel 2010 Godoy era stato il primo blogger peruviano a essere stato condannato in prima istanza per la diffamazione dell’ex membro del congresso e ministro Jorge Mufarech Nemy. Una corte di appello aveva però ribaltato la sentenza nel gennaio 2012. Mufarech, tuttavia aveva fatto ricorso contro la sentenza di appello, e solo con la terza sentenza si è ottenuta  la chiusura del caso con la  dichiarazione di non colpevolezza di Godoy.

 

Una legge che sostituisce le pene detentive per il reato di diffamazione con l’affidamento ai servizi sociali e pene pecuniarie è in discussione in parlamento. Sebbene il Congresso l’abbia approvata nel luglio 2011, l’ex presidente García ha avanzato delle obiezioni, e la versione emendata non è mai stata approvata.

 

Le autorità non impongono restrizioni sull’accesso a internet e non risulta monitorizzino comunicazioni via e-mail o internet senza un’apposita autorizzazione da parte delle autorità competenti. Secondo stime delle Nazioni Unite, nel 2012 circa il 38 percento della popolazione aveva accesso a internet e il 25,5 percento disponeva di una connessione fissa.

 

Nell’ottobre 2012, il governo ha approvato una legge contro i reati cibernetici, strutturata per combattere la condivisione dei dati e l’accesso illegale alle informazioni. Tuttavia, l’IPYS e altre organizzazioni della società civile criticano questa legge per l’ambiguità del suo contenuto e per il fatto che potrebbe prestarsi per colpire i giornalisti e limitare la libertà di stampa.