Conflitti e rischio terroristico

Dopo la presa di Bangui da parte delle milizie della Seleka e la fuga dell’ex presidente Bozizé, il paese è piombato in una guerra civile a carattere interreligioso che vede opporsi da una parte le milizie della Seleka, islamiche, e dall’altra quelle anti-balaka, cristiane. A partire dal febbraio 2014,  i combattenti della Seleka si sono ritirati nel nord-est del paese, mentre gli anti- balaka hanno espanso il loro controllo oltre la capitale.

Gli abitanti di numerosi villaggi sono stati obbligati ad abbandonare le loro case e costretti a vivere nella boscaglia. Molti di questi sono morti a causa di malattie, ferite e dell’esposizione agli elementi atmosferici, mentre le agenzie umanitarie non hanno potuto prestare adeguato soccorso alla popolazione a  causa dei  sistematici attacchi da parte delle milizie armate. Dal suo inizio alla fine del 2012, si stima che il conflitto abbia già causato oltre 5.000 vittime tra militari e civili, oltre 550.000 sfollati interni, e 350.000 rifugiati nella vicina Repubblica Democratica del Congo e in altri paesi. Nel solo 2013, si stima che le morti dirette a causa del conflitto siano ammontate a circa un migliaio di persone (un tasso pari a oltre  2,2 per 10.000 abitanti). L’organizzazione umanitaria MSF,  invece, in base ai resoconti dei rifugiati, calcola il numero dei morti in oltre 2.599 persone, nel periodo novembre 2013 – aprile 2014, in corrispondenza con la rivolta degli anti-balaka e la conseguente cacciata della Seleka dalla capitale.

Nella parte centro-orientale della Repubblica Centrafricana è presente anche la Lord’s Resistance Army (LRA), un gruppo ribelle ugandese responsabile di una lunga serie di atrocità ai danni delle popolazioni civili. Si pensa che questo gruppo utilizzi le proprie basi nel paese come retrovia per organizzare attacchi in Uganda.

La Repubblica Centrafricana non ha contenziosi in corso con paesi terzi suscettibili di evolvere in conflitti armati.