Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Le ultime elezioni politiche del 2011 avevano visto la riconferma di Francois Bozizé, che occupava la presidenza dal colpo di stato del 2003.  Osservatori elettorali locali e internazionali avevano rilevato frodi, intimidazioni e carenze per quanto riguarda la segretezza del voto. Il governo Bozizé si è caratterizzato per avere sottoposto i partiti politici a dure restrizioni e a uno stretto monitoraggio, negando sistematicamente loro il permesso di organizzare riunioni e altri eventi pubblici e utilizzando le forze di sicurezza per prevenirle ed intimorire i potenziali partecipanti.

 

Dal 24 marzo 2013, la Seleka, una coalizione di gruppi ribelli formatasi verso la fine del 2012 nelle regioni del nord del paese a prevalenza mussulmana, ha preso il controllo della capitale Bangui, obbligando l’ex presidente Bozizé alla fuga, stabilendo un nuovo governo, nominando Michel Djotodia come presidente ad interim, e indicendo nuove elezioni per l’inizio del 2015. Le forze della coalizione sono state responsabili di gravi e diffuse violenze, compresi saccheggi e uccisioni indiscriminate ai danni della popolazione civile, prevalentemente cristiana, sia nella capitale che nel resto del paese. Tuttavia, verso la fine del 2013, gruppi armati a suo tempo creati dall’ex presidente Bozizé per combattere il banditismo, i cosiddetti “anti-balaka” (anti-machete), hanno iniziato a scontrarsi con la Seleka e ad attaccare le comunità mussulmane, responsabili secondo loro di appoggiarla. Questo scontro ha aperto un nuovo scenario di conflitto nel paese, quello interreligioso, dal momento che i gruppi anti-balaka, sono in maggioranza cristiani.

 

Il 10 gennaio 2014, il presidente ad interim Djotodia e il primo ministro  Tiangaye sono stati obbligati alle dimissioni durante il summit convocato dalla comunità economica degli stati dell’Africa centrale (ECCAS) a Ndjamena, per discutere la situazione del paese. Il consiglio nazionale di transizione ha quindi eletto il sindaco di Bangui, Catherine Samba Panza, presidente ad interim e formato un nuovo governo composto da venti ministri, principalmente tecnocrati, tre dei quali appartenenti alla Seleka e uno agli anti-balaka.

 

Tuttavia, sempre a partire dal gennaio 2014,  gli attacchi da parte degli anti-balaka contro le comunità mussulmane sono andati intensificandosi, nonostante il rafforzamento  della  Mission Internationale de Soutien à la Centrafrique (MISCA), una forza di peacekeeping dell’Unione Africana, sostenuta dalla Francia, e appoggiata dalle Nazioni Unite  e l’Unione Europea. Nel febbraio 2014, incalzati dagli anti-balaka, i combattenti della Seleka si sono ritirati nel nord-est del paese, mentre gli anti- balaka hanno espanso il loro controllo oltre la capitale, anche se sembrano adesso divisi tra i sostenitori dell’ex-presidente Bozizé e quelli delle nuove autorità nazionali.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione


La costituzione transitoria riconosce la libertà di riunione, ma il governo di Bozizé e quelli successivi hanno, in generale, limitato tale diritto, negando permessi ai gruppi dell’opposizione e utilizzando le forze di sicurezza per impedire le dimostrazioni pubbliche.

Durante il periodo del governo Djotodia, alcuni miliziani della Seleka hanno circondato aperto il fuoco contro un gruppo di dimostranti che protestava per un incidente avvenuto nella capitale, in cui un camion della Seleka aveva investito un gruppo di persone durante un funerale, ferendone tre. Nell’episodio sono rimasti uccisi due manifestanti.


Per quanto riguarda il diritto di associazione, ha continuato a rimanere in vigore la legge che proibisce alle associazioni non politiche di unirsi per perseguire scopi politici. Le associazioni, compresi i partiti politici, devono registrarsi presso il ministero degli interni.


GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Dopo la conquista di Bangui e l’insediamento del governo ad interim nel marzo 2013, i miliziani della Seleka hanno compiuto gravi e diffuse violenze, tra cui torture e abusi ai posti di blocco, in centri di detenzione e in altri luoghi, con lo scopo di estorcere denaro; saccheggi e uccisioni indiscriminate. Tali abusi sono stati perpetrati ai danni della popolazione civile, prevalentemente cristiana, sia nella capitale, che nel resto del paese.

Nonostante il rafforzamento  della  Mission Internationale de Soutien à la Centrafrique (MISCA), una forza di peacekeeping dell’Unione Africana, sostenuta dalla Francia, e appoggiata dalle Nazioni Unite  e dall’Unione Europea, gli scontri tra Seleka e milizie prevalentemente cristiane anti-balaka si sono intensificati, ostacolando anche la distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione, stremata dal conflitto.

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

In base alle leggi locali, le forze di sicurezza possono effettuare arresti anche senza un mandato della magistratura. La legge stabilisce che la persona fermata per motivi diversi da quelli relativi alla sicurezza nazionale, debba essere informata delle accuse nei suoi confronti e condotta davanti ad un magistrato entro settantadue ore, periodo che può essere esteso fino a 144 ore.  Tuttavia, queste scadenze spesso non vengono rispettate a causa dell’inefficienza della struttura giudiziaria.  

 

In seguito all’offensiva della Seleka, gran parte del personale giudiziario è fuggita e  in vari tribunali sono stati rubati i documenti e le posizioni dei giudici sono state occupate da esponenti della Seleka. La Seleka ha arrestato centinaia di persone, senza conoscere le procedure d’arresto. A Bangui la Seleka ha aggredito magistrati e avvocati, in ritorsione per vecchi processi e verdetti.

 

Dopo la cacciata della Seleka, le forze di polizia e della gendarmeria, di nuova costituzione, hanno in generale cercato di seguire le procedure di arresto. Tuttavia, a causa del collasso del sistema giudiziario, gli abusi commessi sono rimasti impuniti.   

 

Sebbene non esistano dati ufficiali, a causa della distruzione dei registri da parte della Seleka, le detenzioni eccessivamente lunghe in attesa di giudizio hanno continuato a rappresentare un grave problema.  Le principali cause di questa situazione risiedono nelle cattive condizioni in cui versa il sistema giudiziario locale, fortemente danneggiato dal clima d’insicurezza, dai saccheggi e dalle distruzioni operate dalla Seleka in tutto il paese.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Già prima dell’avvento al potere della Seleka, le condizioni di vita della popolazione carceraria erano estremamente dura e tale da mettere a rischio la stessa vita dei detenuti. Il vitto, il vestiario e i medicinali forniti erano spesso inadeguati. Durante l’avanzata della Seleka, le prigioni sono state svuotate e molti prigionieri liberati sono entrati nei suoi ranghi. La Seleka ha preso il controllo delle strutture carcerarie, utilizzando anche comuni abitazioni, caserme e altri edifici pubblici come prigioni. Secondo l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCR), i prigionieri detenuti dalla Seleka hanno subito torture e maltrattamenti e molti di loro sono stati uccisi durante la detenzione.  

 

Prima dell’arrivo della Seleka, a Bangui le autorità carcerarie tenevano i detenuti uomini separati dalle donne, mentre nel resto del paese uomini e donne venivano tenuti negli stessi edifici, ma in celle separate. Sempre in quel periodo, a volte, i detenuti minorenni erano tenuti insieme agli adulti e i detenuti già condannati insieme a quelli in attesa di giudizio.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

Sebbene le leggi del paese stabiliscano condanne penali per i reati di corruzione compiuti nella pubblica amministrazione, questa ha continuato a essere molto frequente, in un contesto di impunità favorito dall’instabilità politica e dalla debolezza dell’apparato statale.

 

LIBERTA’ DI PAROLA E STAMPA

 

Sebbene le leggi del paese sanciscano la libertà di parola e di stampa, sia le autorità del governo transitorio, sia quelle del governo di Bozizé,  hanno occasionalmente mancato di rispettare tali diritti. 

 

La radio è il più importante mezzo di comunicazione di massa, ed esiste un certo numero di stazioni indipendenti alternative a quella pubblica, Radio Centrafrique, che hanno continuato ad operare liberamente. Nel paese trasmettono inoltre Radio France Internationale e la BBC.

 

Il governo esercita, invece, un monopolio sulle trasmissioni televisive nazionali, sebbene queste siano disponibili solo nella capitale e per poche ore al giorno.

 

Durante il periodo del governo ad interim guidato dalla Seleka, i giornalisti hanno denunciato di avere ricevuto minacce e violenze. Secondo l’associazione IFEX, Geoffroy Dotte, il direttore del settimanale Dernières Minutes, è stato sequestrato il tre agosto 2013 a Miskine, dopo essere stato trovato con una copia di un comunicato stampa rilasciato dai sostenitori dell’ex ministro  Mohamed Moussa Dhaffane. Dotte è strato consegnato alla Seleka e portato bendato in un luogo segreto, dove ha subito un interrogatorio per due ore, nonostante avesse mostrato la sua tessera di giornalista. La Seleka, dopo averlo rilasciato, gli ha ordinato di non dire nulla sull’accaduto.

 

Nel gennaio 2013, membri della Seleka ha fatto irruzione nella stazione radiofonica comunitaria Radio Be-Oko, a Bambari, dove ha sequestrato e torturato Elizabeth Olofio, una giornalista che aveva trasmesso resoconti sulle violenze e gli eccessi della Seleka. La donna è sopravvissuta alle violenze, ma ha dovuto ricorrere alle cure mediche.

 

Durante il periodo del governo ad interim guidato dalla Seleka, le autorità hanno anche cercato di imporre la censura ai mezzi di comunicazione. Ad esempio, giornalisti di Radio Centrafrique hanno denunciato che il ministro della comunicazione Christophe Gazam-Betty ha richiesto che gli si inviassero degli articoli giornalistici gli articoli prima della pubblicazione,  per approvarli. Nel luglio 2013, Gazam-Betty e le sue guardie del corpo della Seleka hanno fatto irruzione negli uffici di Le Confident, un quotidiano indipendente, allo scopo di sequestrare materiale anti-governativo. In un altro episodio, Gazam-Betty avrebbe espresso rabbia per un articolo che trattava presunti disaccordi in seno al governo ed avrebbe in seguito bandito i giornalisti del quotidiano dalla copertura di eventi ufficiali.  Gazam-Betty è stato rimosso dalla sua carica dal presidente Djotoia nell’ottobre 2013.

 

Per protestare contro le minacce, le intimidazioni e la violenza,  i mezzi di informazione pubblici hanno indetto uno sciopero il 29 aprile 2013.