Violazioni dei diritti umani

LIBERTA’ POLITICHE E ASSOCIATIVE

 

I)          Libertà di scegliere il proprio governo

 

Per quanto la costituzione sancisca il diritto dei cittadini di cambiare il proprio governo, le autorità hanno limitato questo diritto sia durante le elezioni presidenziali del 2009, sia durante quelle legislative del 2012. In queste ultime elezioni, il partito laburista congolese (PCT), che sostiene il presidente, e i suoi alleati hanno conquistato il novantacinque percento dei seggi all’assemblea nazionale. I candidati dell’opposizione hanno conquistato solo sette seggi, tutti occupati dall’unione panafricana per la democrazia sociale (UPADS). Gli osservatori della società civile hanno stimato una partecipazione elettorale pari a circa il dieci-quindici percento dei votanti.

 

Nell’ottobre 2012, a seguito di diverse denunce di frode, la corte costituzionale ha inizialmente invalidato le vittorie dei candidati del PCT in tre distretti. Tuttavia, ne ha successivamente riconvalidate due, ordinando nuove votazioni nel terzo distretto. La corte costituzionale ha anche invalidato la vittoria di altri quattro candidati del PCT, conferendola a candidati dell’UPADS.

 

Denis Sassou-N’Guesso, leader del PCT, è stato eletto presidente nel 2009, con il settantotto percento dei voti. Ufficialmente, la percentuale di partecipazione al voto è stata del sessantasei percento degli aventi diritto, ma anche in questo caso, l’opposizione ha stimato una partecipazione molto più bassa. Sebbene le elezioni si siano svolte in modo pacifico e l’Unione Africana abbia le abbia considerate libere e corrette, i candidati dell’opposizione hanno denunciato irregolarità, come la manipolazione delle liste e la presenza di una discrepanza tra i tassi di partecipazione ufficiali e quelli registrati da osservatori indipendenti.

 

II)         Libertà di riunione e di associazione

 

Contrariamente al periodo elettorale del 2012, nel corso del 2013 e nel primo semestre del 2014, i partiti dell’opposizione non hanno subito restrizioni in termini di diritto di associazione. Tuttavia, le autorità hanno continuato a impedire il diritto di riunione, negando ad associazioni o partiti dell’opposizione l’autorizzazione per incontri pubblici e intervenendo con la forza contro gli eventi non autorizzati. Ad esempio, nel marzo 2013, la polizia ha arrestato, Joe Washington, il leader dell’ ”associazione delle vittime del 4 marzo” per avere organizzato un raduno non autorizzato. L’organizzazione ha contestato l’arresto dichiarando che l’evento pubblico era un “incontro” e non un “raduno”. Le autorità lo hanno rilasciato due giorni dopo, senza accuse.      

Nell’aprile 2013, la polizia ha utilizzato lacrimogeni per disperdere un’assemblea di protesta contro le posizioni del governo nei confronti dello sciopero degli insegnanti. Uno studente di legge è rimasto ferito mentre tentava di raccogliere un lacrimogeno.

 

GIUSTIZIA E OPERATO DEGLI APPARATI DI SICUREZZA

 

I)              Uccisioni arbitrarie / arresti, detenzioni sequestri e sparizioni politicamente motivati / torture e altri trattamenti degradanti perpetrati da parte degli apparati di sicurezza

 

Sebbene non ci siano stati casi di rapimenti, torture o uccisioni di oppositori politici, le autorità hanno arrestato almeno trentadue oppositori politici, tra i quali personale civile e militare arrestato in connessione con l’esplosione del marzo 2012 al deposito di armi del reggimento corazzato di stanza a Brazzaville.  Nell’agosto 2013, il tribunale penale di Brazzaville ne ha condannati sei, dichiarando gli altri ventisei non colpevoli. La stampa e le famiglie dei condannati hanno criticato la sentenza, per il fatto che la magistratura non aveva fornito alcuna prova della causa dell’esplosione e né dell’effettivo coinvolgimento dei condannati nell’attentato.

 

Alla metà di aprile del 2013, durante uno sciopero degli insegnanti durato dieci settimane, la polizia ha arrestato due leader del sindacato degli insegnanti, detenendoli per una decina di giorni, e rilasciandoli solo dopo averli fatti comparire in televisione per leggere una dichiarazione nella quale si scusavano per aver partecipato allo sciopero e chiedevano agli altri insegnanti di tornare al lavoro.  

 

Sebbene, in generale, le autorità civili mantengano il controllo sulle forze di sicurezza, molti membri di queste compiono diversi reati, in un contesto di generale impunità.  La polizia, ad esempio, continua a estorcere tangenti agli automobilisti, dietro minaccia di sequestrare le loro carte d’identità o i loro veicoli. I militari e la polizia, a volte, promuovono inchieste interne su alcuni di questi abusi, punendo i responsabili. Tuttavia, queste azioni vengono gestite internamente e non denunciate alla magistratura. Il governo ha creato anche una commissione per i diritti umani con lo scopo di ricevere le denunce da parte dei cittadini, tuttavia questa si è rivelata inefficace.  

 

La professionalità delle forze di sicurezza del paese è comunque in aumento, in gran parte grazie all’addestramento fornito dalla comunità internazionale e ai corsi per il rispetto dei diritti umani istituiti dal governo congolese. 

 

II)            Arresti e detenzioni arbitrarie, funzionamento dell’apparato giudiziario

 

Secondo le leggi della Repubblica del Congo, gli arresti possono avvenire solo se autorizzati da un mandato giudiziario, salvo i casi di flagranza di reato. Un avvocato deve essere presente durante gli interrogatori e le persone fermate devono essere portate al cospetto di un giudice entro tre giorni e successivamente ufficialmente accusate o rilasciate entro quattro mesi. Le autorità, tuttavia, normalmente non rispettano questi obblighi. La legge prevede anche che vengano assegnati avvocati d’ufficio ai detenuti indigenti, ma questo normalmente non accade. Il sistema giudiziario prevede il rilascio temporaneo su cauzione, ma la maggior parte della popolazione non può permetterselo. I detenuti, di solito sono informati delle accuse contro di loro al momento dell’arresto, ma le accuse formali vengono in genere presentate dopo almeno settimana. Ci sono stati casi di persone detenute anche sei mesi e oltre senza accuse, a causa di errori amministrativi o ritardi.

 

Per legge, i detenuti in attesa di giudizio dovrebbero rimanere in stato di detenzione per un periodo massimo di quattro mesi, periodo estendibile dall’autorità giudiziaria di due mesi. Passato questo periodo, i detenuti dovrebbero ottenere un rilascio temporaneo in attesa del processo. Tuttavia, questo non accade e i detenuti di solito rimangono in stato di detenzione in media per almeno un anno, a causa del sovraccarico del sistema giudiziario. Sebbene la costituzione e le altre leggi del paese garantiscano l’indipendenza del potere giudiziario, questo continua a essere sottoposto a influenza politica, oberato e corrotto.

 

III)           Condizioni di vita della popolazione carceraria

 

Le lunghe detenzioni in attesa di giudizio costituiscono un grave problema, contribuendo al sovraffollamento delle strutture penitenziarie. Secondo il governo, i detenuti in attesa di giudizio rappresentano circa il sessanta percento della popolazione carceraria totale, ma secondo associazioni locali, questa percentuale sarebbe in realtà vicina al settantacinque percento. 

 

A Brazzaville, le condizioni di vita nelle prigioni della popolazione carceraria più benestante, o con agganci nel sistema, è migliore rispetto al resto della popolazione carceraria. Ad esempio, i detenuti accusati delle esplosioni del marzo 2012 sono stati tenuti separate dagli altri detenuti, hanno avuto accesso a lettori DVD ed è stato concesso loro di tenere il proprio bagaglio e di avere l’aria condizionata installata all’interno di una delle celle.

 

Le condizioni di vita del resto della popolazione carceraria sono estremamente dure e tali da mettere a rischio la vita stessa dei detenuti.  In generale, le autorità tengono separati i detenuti adulti da quelli minorenni, e le donne dagli uomini. Tuttavia, i detenuti in attesa di giudizio sono, in genere tenuti insieme a quelli già condannati.

 

La maggioranza dei detenuti dorme sul pavimento, su cartoni o materassi sottili,  in celle piccole e sovraffollate, con aerazione e illuminazione insufficienti e fili elettrici che sporgono dalle pareti. Il rischio di contrarre malattie è alto,  l’assistenza medica è minima e il vitto consiste in un solo un pasto al giorno, costituito da un’insufficiente quantità di riso, pesce o carne. Tuttavia, le autorità carcerarie permettono ai parenti dei detenuti di portare loro alimenti. I detenuti hanno accesso ad acqua potabile, a volte fornita tramite rubinetti, altre volte in secchi.

 

Occasionalmente, i detenuti per reati non violenti possono usufruire di pene alternative alla carcerazione, che però, di solito, sono concesse solo a persone assistite da  un avvocato.  All’interno delle prigioni non vi sono difensori civici. Le visite dei parenti sono permesse, ma devono essere autorizzate di volta in volta da un giudice, e possono durare fino a un massimo di quindici minuti.

 

Le visite delle associazioni per i diritti umani alle strutture carcerarie sono limitate, è permessa l’assistenza consolare ai cittadini stranieri sia nelle prigioni gestite dalla polizia sia negli istituti penitenziari.

 

IV)           Lotta alla corruzione nel settore pubblico

 

La legge stabilisce sanzioni penali per gli atti di corruzione nella pubblica amministrazione. Tuttavia, rimane diffusa la percezione della  corruzione all’interno della pubblica amministrazione, e in particolare dell’uso improprio da parte dei governanti delle entrate provenienti dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e forestali. Alcune organizzazioni locali e internazionali sostengono che le élite politiche congolesi distraggano le entrate prima che queste vengano registrate. Tuttavia, la Extractive Industries Transparency Initiative (EITI), nel febbraio 2013, ha dichiarato il paese conforme ai suoi standard, che richiedono adeguate procedure per la  pubblicazione annuale delle entrate derivanti dall’estrazione estrazione del petrolio e del gas e dalle altre attività estrattive. 

 

Gli enti specificamente preposti alla lotta contro la corruzione sono la commissione nazionale per il contrasto alla corruzione, alle frodi e all’appropriazione indebita (CNLCCF) e l’osservatorio anti corruzione (OAC), creati rispettivamente nel 2004 e nel 2007.  La CNLCCF ha il compito di registrare i casi di frode denunciati, sia nel settore pubblico sia in quello privato, istituire un piano anti corruzione e offrire supporto tecnico a istituzioni pubbliche e private che vogliano adottare un proprio piano anti corruzione. L’OAC è, invece, un ente governativo indipendente creato sotto gli auspici del CNLCCF, con il compito di effettuare controlli finanziari sulle attività della pubblica amministrazione, applicare i piani anti corruzione nella pubblica amministrazione e sviluppare riforme delle regole di gestione del settore pubblico. Nel luglio 2013, tuttavia, le autorità hanno arrestato proprio il presidente dell’OAC, Joseph Mapakou, e quattro altri membri del comitato per malversazione di fondi pubblici, con l’accusa di avere sottratto migliaia di dollari USA, assegnati alla costruzione di un nuovo ufficio.

 

Secondo il rapporto annuale per l’anno 2012 del CNLCCF, pubblicato nel novembre 2013, inoltre, vi sarebbero discrepanze nella contabilità dei container in arrivo nel porto di Pointe-Noire per fare dogana, nell’esecuzione di progetti di costruzione regionali, nei dipartimenti per l’edilizia pubblica delle più grandi città del paese, negli uffici regionali incaricati di fornire assistenza gratuita contro l’HIV e servizi ostetrici, e nella distribuzione dei sussidi economici agli studenti universitari.  Il rapporto suggeriva diversi rimedi, tra i quali l’apertura di inchieste sulle possibili frodi doganali, lo svolgimento di inchieste per capire lo stato in cui si trovano i vari progetti di costruzione pubblica, la nomina di un nuovo direttore per l’edilizia pubblica, la creazione di un ufficio centralizzato per l’acquisto e la distribuzione dei medicinali forniti dal servizio pubblico.  

 

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

 

Sebbene la libertà di parola e di stampa siano garantite per legge, le autorità limitano tali diritti. Nel paese esiste un quotidiano direttamente controllato dallo stato, La Nouvelle République, e oltre 100 pubblicazioni private, alcune delle quali filogovernative e altre con posizioni occasionalmente più critiche verso il governo. I quotidiani, a volte, pubblicano lettere aperte scritte da oppositori politici. Tuttavia, come comune in molti paesi dell’Africa sub-sahariana, i giornali e le riviste non hanno una grande circolazione al di fuori dei centri urbani, e la maggior parte dei cittadini si informa esclusivamente tramite la radio e la televisione. Nel paese operano sessantuno stazioni radiofoniche e ventinove reti televisive. Lo stato controlla tre stazioni radiofoniche e due reti televisive. Sono inoltre disponibili diversi canali satellitari.

 

In base alle normative locali, gli operatori devono registrarsi presso il consiglio supremo per la libertà delle comunicazioni (CSLC). Uno studio dell’CSLC, pubblicato nel corso del 2013, ha messo in evidenza che solo undici dei 101 giornali pubblicati nel paese, due delle cinquantotto stazioni radiofoniche private e nessuna delle ventisette reti televisive private risultavano ufficialmente registrate. Tuttavia, non risulta che il governo abbia chiuso alcuna testata giornalistica, stazione radiofonica o televisiva, in seguito alla pubblicazione dello studio.

 

Nel corso del 2013, l’SCLC ha imposto crescenti restrizioni alla libertà dei mezzi di comunicazione, sospendendo e mettendo al bando un numero crescente di testate giornalistiche. Nel 2012, l’SCLC aveva bandito il giornale La Voix du Peuple, per nove mesi. Nel maggio 2013, l’SCLC ha sospeso anche il giornale  Le Glaive, per quattro mesi, per avere mancato di presentarsi all’ordine di convocazione emanato dalla stessa commissione. Nel giugno 2013, la commissione ha sospeso per quattro mesi i giornali Le Trottoir, Talassa, e l’Observateur per avere pubblicato materiale sedizioso, propagandistico, notizie false e per avere cercato di manipolare l’opinione pubblica e incitato alla violenza e alla divisione. I tre giornali avevano pubblicato articoli critici verso il governo o che parlavano di accuse di attività illegali nei confronti del presidente Sassou.

 

Nel novembre 2013, la commissione ha annunciato la sospensione per nove mesi dei giornali La Glaive, La Voix du Peuple e  Sel-Piment. La Glaive è stato punito per avere pubblicato un articolo dal titolo “Sassou non controlla più nulla; cancro nella gestione del porto di Pointe-Noire”; e per avere asserito in un altro articolo che i confini del paese erano in crisi e che l’esercito era un guscio vuoto. Sel-Piment è stato, invece, condannato per avere pubblicato informazioni false e diffamatorie in un articolo intitolato: “Come la polizia nazionale uccide i congolesi.” Nel dicembre 2013, l’CSLC ha bandito altre tre testate giornalistiche, La Griffe, Le Nouveau Regard e La Vérité, accusandoli di diffamazione, pubblicazione e propaganda di notizie false e sediziose e manipolazione dell’opinione pubblica. Nel comunicato stampa che informava dell’interdizione delle tre riviste, il CSLC ha deplorato le pratiche non professionali ricorrenti nell’industria della comunicazione del paese, chiedendo ai giornalisti a praticare i principi del “buon” giornalismo.

 

Sebbene non si siano segnalati casi di ritiro da parte delle autorità degli accreditamenti a giornalisti che davano un’immagine negativa del governo, molti giornalisti radiotelevisivi in tutto il paese hanno praticato l’autocensura.