Conflitti e rischio terroristico

Il paese è caratterizzato dalla presenza sul suo territorio di numerosi gruppi ribelli armati, alcuni dei quali sostenuti da governi e ambienti militari stranieri. I conflitti armati nell’area orientale del paese, che vedono contrapposto il governo di Kinshasa a gruppi ribelli che controllano parte di quest’area del paese, si sono intensificati a partire dal 2012 e hanno causato lo sfollamento di un elevato numero di persone.

 

Durante il 2013, il gruppo armato M23, sostenuto dal Ruanda, si è reso responsabile di numerosi crimini di guerra, tra cui esecuzioni sommarie, violenze sessuali e reclutamento forzato di bambini. In seguito a denunce pubbliche di questa situazione e alla sospensione degli aiuti internazionali al Ruanda da parte degli alleati occidentali, il Ruanda ha ritirato il suo appoggio a questo gruppo armato. Privato del sostegno esterno e sconfitto militarmente, il 12 dicembre 2013, l’M23 ha raggiunto con il governo un accordo per il cessate il fuoco, che comprende un’amnistia per i responsabili dei crimini di guerra e la smobilitazione dei combattenti. Tuttavia, il rischio di una ripresa delle ostilità nella regione del Kivu rimane tutt’altro che remoto.

 

Oltre all’M23, operano nella RDC anche altri gruppi armati che conducono attacchi contro la popolazione civile nel Nord e nel Sud del Kivu, tra cui i raia mutomboki (cittadini indignati); i nyatura, i mai mai kifuafua e le forze democratiche di liberazione del Ruanda (FDLR), composte principalmente da hutu ruandesi, alcuni dei quali responsabili del genocidio del 1994.

 

Nel territorio di Beni, nel Nord Kivu, opera l’Allied Democratic Force (ADF), un gruppo ribelle ugandese la maggioranza dei cui membri si pone l’obiettivo di introdurre la sharia in Uganda. Il gruppo è responsabile di centinaia di rapimenti ai danni della popolazione civile.

 

Nella Provincia Orientale, i combattimenti tra la Forces de Résistance Patriotique d’Ituri (FRPI) e altri gruppi armati con l’esercito congolese hanno causato lo sfollamento di 80.000 persone.

 

In Katanga, i mai mai continuano a reclutare forzosamente centinaia di bambini, uccidendo, violentando e mutilando civili. Alcuni di questi combattenti sono guidati dal pastore Gédéon Kyungu Mutanga, un signore della guerra e telepredicatore, già condannato per crimini di guerra nel 2009 ma fuggito dal carcere nel 2011, responsabile di un fallito tentativo di colpo di stato il 30 dicembre 2013. 

 

Anche il gruppo ribelle ugandese Lord’s Resistance Army (LRA) ha continuato a commettere una lunga serie di atrocità ai danni delle popolazioni civili nel Congo settentrionale e nella parte centro orientale della Repubblica Centrafricana. A causa della persistente instabilità interna, circa 450.000 rifugiati congolesi rimangono nei paesi confinanti (Burundi, Ruanda, Tanzania e Uganda), mentre la popolazione sfollata all’interno del paese ammonta a 2,8 milioni. La mancanza di dati affidabili rende difficile stimare le perdite umane dovute ai conflitti in corso nella parte orientale del paese, ma si può ipotizzare comunque un minimo di 2.000 morti nel corso del solo 2013. Queste cifre non tengono conto però delle morti indirette prodotte dalla guerra, dovute al deterioramento delle condizioni economiche e igienico-sanitarie, provocato dalla situazione di conflitto.

 

I continui conflitti interni della Repubblica Democratica del Congo hanno attratto e continuano ad attrarre forze militari e gruppi ribelli di matrice etnica e politica da stati vicini.

I conflitti in Sudan, Uganda, Angola, Ruanda e Burundi hanno in passato creato tensioni bilaterali e regionali che hanno coinvolto la RDC.  La maggior parte dei confini con la Repubblica del Congo rimangono, inoltre, tuttora indefiniti e nessun accordo è stato fino ad oggi raggiunto sulla divisione del fiume Congo o delle sue isole, a parte la regione di Pool Malebo/Stanley Pool. L’instabilità politica della RDC continua a essere fonte di periodiche tensioni tra i due paesi.